UniCredit SpA (BIT:UCG) ha riportato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative del mercato, con un utile netto di 2,905 miliardi di euro, circa il 2% oltre il consenso degli analisti. Nonostante la performance positiva, il titolo ha perso il 2,3% dopo che la banca ha illustrato il proprio piano per assumere il controllo di Commerzbank e il relativo impatto previsto sul capitale.
Il progetto Commerzbank modifica la strategia patrimoniale
UniCredit ha annunciato l’intenzione di acquisire il controllo di Commerzbank, un’operazione che comporterebbe una riduzione di circa 200 punti base del coefficiente CET1 e la cancellazione dell’attuale programma di riacquisto di azioni.
La banca ha inoltre rivisto al rialzo le sinergie ante imposte attese dall’operazione, portandole da 800 milioni a 1,2 miliardi di euro. Anche gli investimenti ante imposte previsti sono stati aumentati da 1,7 miliardi a 2,2 miliardi di euro.
Il management prevede di ottenere le necessarie autorizzazioni regolamentari già nel quarto trimestre del 2026 e stima un coefficiente CET1 intorno al 13% a fine anno dopo il completamento dell’operazione Commerzbank.
La performance operativa supera le aspettative
L’utile operativo core prima degli accantonamenti ha superato il consenso di circa il 2,5%, sostenuto da commissioni superiori di circa il 3% rispetto alle stime e da un contributo del comparto assicurativo superiore del 19% alle previsioni. Il margine di interesse netto e i costi operativi sono risultati sostanzialmente in linea con le aspettative del mercato.
Escludendo le attività in Russia, l’utile core ha superato il consenso di circa l’1%. Il costo del rischio si è attestato a 17 punti base, leggermente inferiore alle stime degli analisti e pienamente all’interno dell’intervallo di guidance compreso tra 15 e 20 punti base.
Rivista al rialzo la guidance sugli utili
UniCredit ha aumentato la guidance sull’utile netto per il 2026 da almeno 11 miliardi di euro a ben oltre 11 miliardi, ovvero 11,5 miliardi di euro escludendo i costi di integrazione, rispetto a un consenso di mercato pari a 11,4 miliardi.
Anche l’obiettivo di utile netto per il 2028 è stato innalzato da 13 miliardi a ben oltre 13 miliardi di euro, a fronte di un consenso degli analisti di 13,2 miliardi.
Alla fine del trimestre, il coefficiente CET1 si è attestato al 14,3%, in linea con le attese del mercato e in aumento di 10 punti base rispetto al trimestre precedente, nonostante un impatto temporaneo di 19 punti base derivante dagli attivi ponderati per il rischio del portafoglio strategico.
I prestiti netti, esclusi i pronti contro termine, sono aumentati del 3,3% rispetto al trimestre precedente e dell’8,0% su base annua, mentre i depositi sono cresciuti del 2,4% trimestre su trimestre e dell’8,3% rispetto all’anno precedente. L’Italia ha registrato la crescita più forte, con un incremento dei prestiti del 3,4% nel trimestre.

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