I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo giovedì, con gli investitori che continuano a valutare il miglioramento delle prospettive sull’offerta di greggio dal Medio Oriente, pur mantenendo alta l’attenzione sui rischi geopolitici ancora presenti.
Alle 08:20 GMT, i futures sul Brent, riferimento internazionale, cedevano lo 0,7% a 71,10 dollari al barile, mentre il WTI statunitense perdeva anch’esso lo 0,7%, attestandosi a 68,12 dollari al barile.
I mercati seguono i negoziati tra Washington e Teheran
Gli operatori continuano a monitorare gli sviluppi dei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran svoltisi a Doha.
Dopo due giorni di discussioni tecniche, i negoziatori hanno concluso i lavori senza raggiungere un accordo definitivo. Tuttavia, il Qatar ha definito positivi i progressi compiuti, confermando che entrambe le parti hanno accettato di proseguire il dialogo.
I colloqui si sono concentrati sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e su altre misure volte a rafforzare la fiducia reciproca, mantenendo vive le speranze di una soluzione diplomatica.
Lo Stretto di Hormuz resta sotto osservazione
Sebbene le tensioni nella regione si siano attenuate dopo il recente conflitto, il mercato continua a seguire con attenzione la situazione nello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio mondiale di petrolio.
Qualsiasi interruzione dei flussi attraverso questo passaggio marittimo rappresenterebbe ancora un rischio significativo per l’offerta globale di greggio.
Nel frattempo, i volumi trasportati attraverso lo Stretto hanno superato i 10 milioni di barili al giorno, rafforzando la fiducia sulla continuità delle forniture.
La produzione record degli Stati Uniti pesa sul mercato
I nuovi dati della U.S. Energy Information Administration mostrano che la produzione petrolifera americana ha raggiunto il livello record di 13,93 milioni di barili al giorno ad aprile, aumentando le aspettative di un’offerta globale abbondante.
ANZ ha osservato che il calo delle tensioni geopolitiche ha ridotto le preoccupazioni sul lato dell’offerta, anche se l’incertezza in Medio Oriente continua a sostenere in parte i prezzi del greggio.
La banca ha inoltre evidenziato che il China Commodity Index è salito dello 0,5%, con la componente energetica anch’essa in aumento dello 0,5%, segnalando una domanda di materie prime ancora resiliente.
OPEC+ e scorte USA al centro dell’attenzione
Gli investitori attendono ora nuovi segnali dal mercato, tra cui la possibilità che OPEC+ approvi un ulteriore aumento della produzione ad agosto.
Anche i prossimi dati sulle scorte petrolifere statunitensi e gli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran saranno determinanti per l’andamento dei prezzi del greggio.

Leave a Reply