I prezzi del petrolio sono rimasti pressoché invariati venerdì, con gli investitori che hanno approfittato del recente calo per ricoprire posizioni ribassiste prima del fine settimana festivo negli Stati Uniti. Tuttavia, il miglioramento delle forniture di greggio continua a limitare il potenziale di rialzo.
Il Brent, riferimento globale del mercato petrolifero, è salito dello 0,2% a 71,96 dollari al barile alle 05:21 ET (09:21 GMT), mentre il West Texas Intermediate statunitense è rimasto sostanzialmente stabile a 68,66 dollari al barile.
L’andamento riflette il progressivo venir meno del premio di rischio geopolitico accumulato durante il conflitto con l’Iran. L’aumento dei flussi di greggio dal Golfo ha rafforzato le aspettative di un’offerta abbondante nel breve termine, mentre il debole rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti ha ridotto le probabilità di un imminente rialzo dei tassi della Federal Reserve. Nel frattempo, il dollaro è rimasto sostanzialmente stabile, contribuendo a sostenere il comparto delle materie prime.
Restano al centro dell’attenzione i negoziati tra Stati Uniti e Iran
Gli investitori hanno continuato a seguire gli sviluppi diplomatici dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di ritenere che l’Iran abbia “accettato praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno”, lasciando intendere che i colloqui stiano procedendo positivamente.
Tuttavia, il Wall Street Journal ha riferito che Teheran ha respinto una proposta che prevedeva la rinuncia alle proprie rivendicazioni sullo Stretto di Hormuz in cambio dello sblocco di miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Secondo il quotidiano, Washington avrebbe offerto incentivi finanziari, incluso l’accesso ai fondi congelati, per garantire il libero passaggio nello stretto strategico, ma finora l’Iran avrebbe rifiutato la proposta.
Questi segnali contrastanti mantengono elevata l’attenzione sui rischi geopolitici, anche se le preoccupazioni per un’interruzione immediata delle esportazioni di greggio dal Golfo si sono attenuate.
I timori di eccesso di offerta continuano a pesare
Gli analisti di ANZ hanno affermato che il recente aumento delle posizioni corte ha rappresentato uno dei principali fattori di debolezza del mercato petrolifero, anche se parte degli investitori ha ridotto le scommesse ribassiste prima della festività americana.
La banca ha osservato che la curva dei future sul Brent resta in contango, con i contratti a breve scadenza inferiori a quelli a più lunga scadenza, segnalando aspettative di eccesso di offerta nel breve periodo. Il recupero dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e il ritorno delle esportazioni saudite a circa il 90% dei livelli precedenti al conflitto rafforzano questa prospettiva.
I prezzi più bassi del greggio hanno inoltre favorito gli acquisti delle raffinerie indipendenti cinesi, sostenuti da politiche di prezzo più flessibili da parte di Arabia Saudita e Kuwait. Ciononostante, ANZ ha sottolineato che l’Iran continua ad avere difficoltà a collocare il proprio petrolio, con oltre 58 milioni di barili ancora immagazzinati in deposito galleggiante e più del 90% senza una destinazione definita, secondo i dati di Vortexa.
I mercati continueranno a monitorare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, l’andamento delle esportazioni dal Golfo e l’evoluzione della domanda dopo il fine settimana festivo negli Stati Uniti per individuare nuovi segnali sulla direzione dei prezzi del petrolio.

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