I Prezzi del Petrolio Salgono mentre i Nuovi Attacchi tra Stati Uniti e Iran Alimentano i Timori sull’Offerta

I mercati petroliferi hanno registrato rialzi giovedì dopo un nuovo scambio di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran che ha indebolito le aspettative di un accordo di pace a breve termine e riacceso le preoccupazioni per possibili interruzioni prolungate nello Stretto di Hormuz.

Alle 05:51 ET (09:51 GMT), i futures sul Brent avanzavano del 2,3% a 96,42 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense salivano del 2,2% a 90,52 dollari al barile.

Le Tensioni nel Golfo si Intensificano dopo i Nuovi Attacchi

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver lanciato attacchi contro una base aerea statunitense in Kuwait in risposta ai precedenti bombardamenti americani contro la città portuale iraniana di Bandar Abbas.

Nel frattempo, le autorità kuwaitiane hanno confermato che il Paese stava rispondendo ad attacchi con missili e droni in arrivo, anche se i funzionari non hanno identificato l’origine degli attacchi.

La nuova azione militare rappresenta un’ulteriore escalation tra Washington e Teheran, nonostante le ripetute dichiarazioni degli Stati Uniti secondo cui un fragile cessate il fuoco sarebbe ancora in vigore. All’inizio della settimana, Washington aveva descritto i propri attacchi contro l’Iran come operazioni difensive.

I Commenti di Trump Pesano sulle Aspettative di un Accordo di Pace

L’escalation di giovedì è arrivata dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha smentito le notizie secondo cui l’Iran potrebbe riaprire entro un mese le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Trump ha poi lasciato intendere di non essere ancora convinto dalle attuali proposte per porre fine al conflitto tra i due Paesi, ormai in corso da tre mesi.

I prezzi del petrolio erano scesi mercoledì e avevano registrato forti perdite anche su base settimanale, a causa delle crescenti aspettative di una svolta diplomatica imminente tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, gli ultimi commenti di Trump hanno suggerito che i mercati potrebbero essere stati eccessivamente ottimisti riguardo alla velocità dei negoziati.

Sebbene i funzionari statunitensi abbiano espresso alcuni segnali positivi sui colloqui con Teheran negli ultimi giorni, rimangono profonde divergenze sul programma nucleare iraniano e sul futuro controllo dello Stretto di Hormuz.

Le Interruzioni nello Stretto di Hormuz Continuano a Pesare sui Mercati

I recenti report hanno mostrato che parte del traffico marittimo ha ripreso a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se i volumi complessivi restano nettamente inferiori ai livelli precedenti al conflitto.

Le continue difficoltà lungo questa rotta strategica stanno ancora influenzando circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, mantenendo alta l’attenzione degli operatori sul rischio di un mercato energetico più ristretto.

Trump ha inoltre respinto le ipotesi secondo cui Iran e Oman potrebbero gestire congiuntamente lo stretto, sostenendo che nessun singolo Paese dovrebbe controllare una via marittima di tale importanza strategica.

Gli Analisti Avvertono sui Crescienti Rischi per le Infrastrutture Energetiche Globali

Gli analisti di Yardeni Research hanno avvertito che sia l’Iran sia il mercato petrolifero globale stanno entrando in una fase sempre più fragile.

“Se verrà raggiunto un accordo, potrebbe essere perché il mercato petrolifero si sta avvicinando a una fase pericolosa sia per l’Iran sia per l’industria petrolifera globale. L’Iran sta affrontando una carenza di capacità di stoccaggio che potrebbe costringerlo a interrompere la produzione di petrolio, mentre l’industria petrolifera globale opera con forniture talmente limitate da poter iniziare a compromettere oleodotti e altre infrastrutture energetiche,” hanno scritto gli analisti di Yardeni Research in una nota ai clienti.

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