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  • Bitcoin scende sotto i 65.000 dollari tra vendite delle “whale” e tensioni sui dazi di Trump

    Bitcoin scende sotto i 65.000 dollari tra vendite delle “whale” e tensioni sui dazi di Trump

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è sceso brevemente sotto quota 65.000 dollari durante le contrattazioni asiatiche di lunedì, restando sotto pressione mentre i grandi detentori continuavano a vendere criptovalute e l’incertezza sulla politica commerciale statunitense indeboliva ulteriormente la propensione al rischio.

    La principale criptovaluta mondiale ha perso il 4%, attestandosi a 65.296,8 dollari alle 06:30 GMT, dopo aver toccato un minimo di 64.384,2 dollari nelle precedenti 24 ore. Il prezzo si è così riavvicinato ai livelli di inizio febbraio, quando Bitcoin era sceso temporaneamente sotto i 60.000 dollari.

    Anche il mercato crypto nel suo complesso ha registrato ribassi, con Ether sotto pressione dopo la notizia di ulteriori vendite da parte del fondatore Vitalik Buterin.

    Le vendite delle whale pesano su Bitcoin

    I dati on-chain di CryptoQuant hanno mostrato un aumento dei trasferimenti di Bitcoin da grandi portafogli privati — noti nel settore come “balene” — verso gli exchange principali, segnale spesso associato a vendite imminenti.

    Le whale — grandi investitori, primi adottanti o fondi crypto con consistenti partecipazioni — possono influenzare in modo significativo i movimenti di prezzo nel breve periodo quando trasferiscono asset sugli exchange.

    Il passaggio verso le piattaforme di scambio viene generalmente interpretato come preparazione alla vendita e aumenta la pressione ribassista ampliando l’offerta disponibile. Allo stesso tempo, la domanda di acquisto è rimasta limitata, con il sentiment ancora fragile dopo le forti perdite dei mesi recenti.

    L’incertezza è stata aggravata dalle nuove tensioni sulla politica commerciale USA. La scorsa settimana la Corte Suprema ha annullato gran parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, stabilendo che aveva ecceduto la propria autorità.

    Trump ha successivamente annunciato un dazio globale del 10% per 150 giorni, poi aumentato al 15%, il massimo consentito dalla normativa, destabilizzando i mercati finanziari.

    Altcoin in calo, Ether sotto pressione

    Anche le principali altcoin hanno registrato forti ribassi, con Ether particolarmente penalizzato dopo nuove vendite attribuite a Buterin.

    Ether è sceso di quasi il 5% a 1.878,63 dollari, tornando vicino ai minimi di inizio febbraio. Nel weekend Buterin avrebbe venduto almeno 1.694 Ether per circa 3,3 milioni di dollari. Pur rappresentando una quota limitata delle sue partecipazioni, l’operazione ha alimentato timori di ulteriori vendite da parte delle whale.

    Tra le altre criptovalute, XRP, Solana, Cardano e BNB hanno perso tra il 3% e l’8%.

    Nel comparto memecoin, Dogecoin è sceso del 2,9%, mentre $TRUMP ha perso il 3,4%.

    I dati macro aumentano la cautela

    I dati economici statunitensi pubblicati venerdì hanno rafforzato il clima prudente. Il PIL è cresciuto a un ritmo annualizzato dell’1,4% nel quarto trimestre, segnalando un rallentamento economico, mentre l’indice PCE è rimasto elevato al 2,9% su base annua.

    Inflazione persistente e crescita in rallentamento complicano le prospettive di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.

  • Mercati in movimento: dazi globali al 15% di Trump, atteso l’intervento di Waller, petrolio in calo: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Mercati in movimento: dazi globali al 15% di Trump, atteso l’intervento di Waller, petrolio in calo: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi hanno registrato un lieve calo lunedì, mentre i mercati continuano a valutare le conseguenze della decisione della Corte Suprema che ha annullato i dazi d’emergenza del presidente Donald Trump. Il presidente ha reagito proponendo nuovi dazi globali del 15%, ma con durata temporanea, lasciando investitori e partner commerciali in attesa di maggiore chiarezza sulla futura politica commerciale degli Stati Uniti.

    Futures in ribasso

    I futures di Wall Street indicavano un’apertura negativa mentre gli investitori analizzavano la decisione di introdurre tariffe generalizzate temporanee dopo la sentenza della scorsa settimana.

    Alle 03:08 ET, i futures sul Dow Jones erano in calo di 224 punti (-0,5%), quelli sull’S&P 500 scendevano di 40 punti (-0,6%) e i futures sul Nasdaq 100 perdevano 185 punti (-0,7%).

    “Gli analisti di ING hanno dichiarato: “La sentenza della Corte Suprema di venerdì ha inviato un forte segnale sui limiti del potere presidenziale”.”

    Hanno tuttavia avvertito che Trump difficilmente arretrerà dalla sua agenda commerciale aggressiva.

    “L’incertezza è tornata”, hanno scritto.

    Trump annuncia nuovi dazi globali

    Trump, che ha definito la decisione una “vergogna”, ha invocato una disposizione del Trade Act del 1974 per imporre dazi globali del 15% fino a 150 giorni per affrontare quelli che ha definito “problemi nei pagamenti internazionali”.

    Secondo ING, la misura potrebbe trasformarsi in uno “strumento tariffario di fatto perpetuo”.

    I partner commerciali chiedono chiarezza

    La Commissione europea ha invitato Washington a rispettare l’accordo del 2025 e ha richiesto “piena chiarezza” sull’evoluzione della politica commerciale.

    In una nota ha affermato che la situazione attuale non è “favorevole alla realizzazione di relazioni commerciali e di investimento transatlantiche eque, equilibrate e reciprocamente vantaggiose”, aggiungendo: “Un accordo è un accordo”.

    La Cina ha dichiarato di effettuare una “valutazione completa” della decisione e ha invitato gli Stati Uniti ad abbandonare le “misure tariffarie unilaterali”.

    “La cooperazione tra Cina e Stati Uniti è vantaggiosa per entrambe le parti, ma il conflitto è dannoso”, ha dichiarato il Ministero del Commercio cinese.

    Atteso l’intervento di Waller

    Gli investitori seguiranno anche l’intervento del governatore della Federal Reserve Christopher Waller sulle prospettive economiche.

    Petrolio in calo

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente lunedì.

    Il Brent è calato dell’1,3% a 70,39 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,4% a 65,55 dollari.

    Un terzo round di colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran è previsto giovedì a Ginevra, alimentando speranze di una soluzione diplomatica.

  • Le borse europee arretrano mentre l’incertezza commerciale pesa sulla propensione al rischio: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee arretrano mentre l’incertezza commerciale pesa sulla propensione al rischio: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto la settimana in lieve calo lunedì, con l’incertezza legata ai dazi commerciali statunitensi che ha indebolito la propensione al rischio degli investitori.

    Alle 08:02 GMT, il DAX tedesco perdeva lo 0,6%, il CAC 40 francese lo 0,2% e il FTSE 100 britannico lo 0,1%.

    L’incertezza sui dazi pesa sul sentiment

    I mercati globali, inclusi i principali indici europei, avevano registrato un rialzo venerdì dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva annullato gran parte dei dazi introdotti lo scorso anno dal presidente Donald Trump, stabilendo che la legge d’emergenza utilizzata non autorizzava l’imposizione di tariffe.

    Nel fine settimana, tuttavia, Trump ha annunciato nuovi dazi globali utilizzando una diversa base giuridica, inizialmente pari al 10% e successivamente aumentati al 15%. Le misure potrebbero restare in vigore fino a cinque mesi mentre l’amministrazione cerca una soluzione più duratura.

    La percezione di politiche commerciali in continua evoluzione ha alimentato l’incertezza tra gli investitori.

    “Se questo scuote l’intero equilibrio a cui gli operatori del commercio si sono abituati… porterà inevitabilmente a delle perturbazioni”, ha dichiarato domenica la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde alla trasmissione CBS “Face the Nation”. “Si vogliono conoscere le regole della strada prima di mettersi al volante. È lo stesso per il commercio. È lo stesso per gli investimenti.”

    Indicatori di fiducia ancora favorevoli

    Nonostante l’avvio prudente della settimana, il sentiment europeo era recentemente migliorato, contribuendo a portare l’indice paneuropeo STOXX 600 su nuovi massimi storici la scorsa settimana, sostenuto da risultati societari positivi e da dati macroeconomici indicativi di una graduale ripresa.

    I dati pubblicati venerdì hanno mostrato che l’attività economica dell’Eurozona è cresciuta più rapidamente del previsto questo mese, con il settore manifatturiero tornato in espansione per la prima volta da ottobre.

    “Potrebbe essere prematuro, ma questo potrebbe rappresentare il punto di svolta per il settore manifatturiero, dato che il PMI principale è tornato in territorio di crescita”, ha affermato Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank.

    L’indagine Ifo sul clima economico tedesco, attesa più tardi nella giornata, dovrebbe indicare un ulteriore miglioramento della fiducia nella principale economia dell’Eurozona.

    Focus sugli utili, riflettori su Nvidia

    Gli investitori si preparano inoltre a una settimana intensa sul fronte delle trimestrali. Tra le società europee attese figurano HSBC (LSE:HSBA), Deutsche Telekom (TG:DTE), Iberdrola (BIT:1IBE) e Schneider Electric (EU:SU). Tuttavia, l’evento principale sarà negli Stati Uniti con i risultati del produttore di chip Nvidia (NASDAQ:NVDA), previsti per mercoledì.

    Tra le notizie societarie, PostNL (EU:PNL) ha tagliato il dividendo annuale del 43% e avvertito che il flusso di cassa libero potrebbe tornare negativo nel 2026 dopo aver registrato una perdita di 25 milioni di euro, rispetto a un utile di 12 milioni l’anno precedente, nonostante ricavi in crescita del 2,2% a 3,32 miliardi di euro.

    La società dermatologica barcellonese Almirall (USOTC:LBTSF) ha invece dichiarato che le vendite del biologico per l’eczema Ebglyss sono triplicate nel secondo anno sul mercato europeo, consentendo al gruppo di superare per la prima volta 1 miliardo di euro di ricavi annui.

    Separatamente, Rolls-Royce (LSE:RR.) starebbe cercando il sostegno finanziario del governo britannico per lo sviluppo di un nuovo motore aeronautico da 3 miliardi di sterline, secondo quanto riportato dal Financial Times.

    Prezzi del petrolio in calo prima dei colloqui nucleari

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente lunedì, restituendo parte dei guadagni della scorsa settimana mentre i mercati valutavano la prospettiva di nuovi colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran e le incertezze commerciali.

    Il Brent ha perso l’1,3% a 70,39 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso dell’1,4% a 65,55 dollari.

    Entrambi i contratti erano saliti di quasi il 6% la scorsa settimana per i timori di un possibile conflitto tra Stati Uniti e Iran e per un inatteso calo delle scorte petrolifere statunitensi.

    Un terzo round di negoziati nucleari tra i due Paesi è previsto giovedì a Ginevra, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica che possa ridurre il rischio di interruzioni delle forniture di petrolio dal Medio Oriente.

    L’Iran resta uno dei principali produttori dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e possiede alcune delle più grandi riserve accertate di greggio al mondo.

  • Borsa di Milano in leggero rialzo in avvio mentre i mercati valutano i dazi USA; Enel guida i guadagni

    Borsa di Milano in leggero rialzo in avvio mentre i mercati valutano i dazi USA; Enel guida i guadagni

    I mercati europei hanno reagito in modo contenuto agli ultimi sviluppi della politica commerciale statunitense, con gli investitori che mantengono un atteggiamento prudente dopo la decisione della Corte Suprema di bloccare i dazi introdotti durante l’amministrazione di Donald Trump.

    Il presidente degli Stati Uniti ha risposto proponendo dazi generalizzati del 10% come misura temporanea “ponte” per sostituire quelli annullati dalla Corte, per poi aumentarli al 15% meno di 24 ore dopo. Rimane tuttavia incertezza sull’intero quadro degli accordi commerciali negoziati con i partner internazionali.

    In questo contesto, i principali indici europei hanno registrato movimenti moderatamente positivi. A Milano, il FTSE MIB segnava un rialzo di circa lo 0,4% intorno alle 9:30.

    Il listino italiano è stato sostenuto soprattutto dal titolo Enel (BIT:ENEL), in crescita di circa il 3,5% dopo che la società ha presentato un nuovo piano industriale con orizzonte al 2028 insieme a un programma di riacquisto di azioni proprie fino a 1 miliardo di euro.

    Tra i titoli in calo figuravano invece Prysmian (BIT:PRY), Stellantis (BIT:STLAM) e STMicroelectronics (BIT:STM), tutti in flessione di circa l’1,5%.

  • Le azioni Enel salgono dopo l’annuncio di un piano di investimenti da 53 miliardi di euro focalizzato sulle rinnovabili

    Le azioni Enel salgono dopo l’annuncio di un piano di investimenti da 53 miliardi di euro focalizzato sulle rinnovabili

    Le azioni Enel (BIT:ENEL) sono salite di oltre il 5% lunedì dopo che il gruppo energetico italiano ha presentato una nuova strategia di investimenti triennale che prevede un aumento della spesa e una maggiore attenzione ai progetti di energia rinnovabile in Europa e negli Stati Uniti.

    La utility controllata dallo Stato ha dichiarato di voler investire circa 53 miliardi di euro (63 miliardi di dollari) in spese in conto capitale nel periodo 2026–2028. Circa la metà degli investimenti sarà destinata alle infrastrutture di rete elettrica, mentre approssimativamente il 38% sarà dedicato alla produzione di energia rinnovabile.

    Il nuovo piano rappresenta un incremento rispetto al precedente programma triennale, che prevedeva investimenti per 43 miliardi di euro, con il 60% destinato alle attività regolamentate di rete e il 28% ai progetti green.

    “Il gruppo prevede una forte accelerazione degli investimenti nelle rinnovabili, che raggiungeranno circa 20 miliardi di euro, con un focus nelle aree geografiche caratterizzate da una significativa crescita della domanda di elettricità”, ha dichiarato Enel.

    “Le azioni manageriali intraprese negli ultimi tre anni ci forniscono la flessibilità finanziaria per investire nei mercati più dinamici in termini di domanda di elettricità”, ha affermato Flavio Cattaneo, amministratore delegato del Gruppo Enel.

    Nel fine settimana, la società ha inoltre annunciato un programma di riacquisto di azioni proprie da 1 miliardo di euro, che dovrebbe essere completato entro la fine di luglio. Enel prevede che l’utile per azione salga a un intervallo compreso tra 0,80 e 0,82 euro entro il 2028, rispetto ai circa 0,69 euro attesi per il 2025, mentre i risultati annuali saranno pubblicati il mese prossimo.

    Il dividendo per azione dovrebbe crescere a un tasso medio annuo di circa il 6% fino al 2028, partendo da 0,49 euro nel 2025.

    Enel ha inoltre indicato che l’aumento degli investimenti e delle distribuzioni agli azionisti porterà il debito finanziario netto a circa tre volte l’utile operativo, rispetto a circa 2,5 volte alla fine dello scorso anno. Il titolo aveva registrato un calo la scorsa settimana dopo l’approvazione in Italia di un decreto energia volto a ridurre i costi per imprese e famiglie. Le misure includono il rimborso dei costi della CO₂ per gli impianti a gas, un intervento che potrebbe ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità qualora venga approvato dalla Commissione europea.

  • Le azioni della Lazio scendono dopo la smentita del club su un possibile takeover qatariota

    Le azioni della Lazio scendono dopo la smentita del club su un possibile takeover qatariota

    Le azioni della Lazio (BIT:SSL) sono scese di circa il 5% lunedì dopo che il club ha respinto le notizie di stampa relative a una possibile operazione di acquisizione.

    In un comunicato diffuso venerdì, la Lazio ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna offerta formale e ha smentito le speculazioni su una possibile vendita, rispondendo alle indiscrezioni secondo cui un investitore qatariota sarebbe interessato ad acquisire la quota detenuta dal presidente Claudio Lotito.

    Secondo i media locali, un fondo del Qatar avrebbe presentato una proposta da 600 milioni di euro per il club, e Lotito sarebbe orientato a respingerla dopo una breve valutazione.

    Lotito, 68 anni, guida la Lazio dal 2004. Sebbene la sua gestione abbia inizialmente ristabilito la stabilità finanziaria della società, negli ultimi anni le critiche sono aumentate a causa di investimenti limitati e della percezione che le partenze di giocatori chiave non siano state adeguatamente compensate.

    Diversi gruppi di tifosi hanno organizzato il boicottaggio delle partite casalinghe in segno di protesta contro la proprietà, mentre una petizione online che invita il senatore italiano a vendere il club ha raccolto oltre 40.000 firme.

    Nonostante il calo di consenso tra una parte della tifoseria, Lotito ha più volte ribadito l’intenzione di restare alla guida della società. Martedì è stato presentato il progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio, mentre il piano strategico “Lazio 2032” dovrebbe essere illustrato durante la pausa per le nazionali di marzo.

    Le ultime indiscrezioni arrivano dopo una precedente smentita dello scorso ottobre, quando la Lazio e il suo azionista di maggioranza avevano respinto voci online secondo cui il club di Serie A fosse in vendita. In quell’occasione, la Lazio aveva dichiarato di aver presentato segnalazioni alle autorità giudiziarie e alle autorità di vigilanza dei mercati italiani Consob e Borsa Italiana per «identificare l’origine e la responsabilità» delle indiscrezioni.

  • I future indicano un avvio debole a Wall Street dopo i nuovi dati macro: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future indicano un avvio debole a Wall Street dopo i nuovi dati macro: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici statunitensi segnalano un’apertura in calo venerdì, lasciando presagire un’estensione delle perdite dopo la chiusura leggermente negativa della seduta precedente.

    Il tono più debole arriva in seguito alla reazione degli investitori a una serie di importanti dati economici, tra cui l’indicatore d’inflazione preferito dalla Federal Reserve.

    I dati diffusi dal Dipartimento del Commercio hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati a dicembre più del previsto.

    Secondo il report, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è salito dello 0,4% a dicembre, dopo un incremento dello 0,2% a novembre. Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,3%.

    Su base annua, l’indice PCE è cresciuto del 2,9% a dicembre, rispetto al 2,8% del mese precedente. Gli analisti prevedevano un dato invariato.

    L’indice core PCE, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, è anch’esso aumentato dello 0,4% a dicembre dopo il +0,2% di novembre. Le attese indicavano un incremento dello 0,3%.

    Il dato core su base annua è accelerato al 3,0% dal 2,8% di novembre, leggermente al di sopra delle stime del 2,9%.

    Un altro rapporto del Dipartimento del Commercio ha inoltre evidenziato che la crescita economica statunitense ha rallentato più del previsto nel quarto trimestre del 2025.

    Il prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,4% nel quarto trimestre, in netto rallentamento rispetto al +4,4% registrato nel terzo trimestre. Gli economisti si aspettavano una crescita del 2,8%.

    Il Dipartimento ha precisato che l’aumento dei consumi e degli investimenti è stato in parte compensato dal calo della spesa pubblica e delle esportazioni.

    Giovedì i mercati azionari hanno chiuso prevalentemente in ribasso, restituendo parte dei guadagni della seduta precedente. Tutti i principali indici hanno terminato in territorio negativo, seppur con perdite contenute.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 267,50 punti (-0,5%) a 49.395,16. Il Nasdaq Composite è sceso di 70,91 punti (-0,3%) a 22.682,73, mentre l’S&P 500 ha ceduto 19,42 punti (-0,3%) a 6.861,89.

    Parte della debolezza è stata attribuita alla reazione negativa ai risultati di Walmart (NYSE:WMT), che ha perso l’1,4%.

    Sebbene il gruppo abbia superato le attese nel quarto trimestre, le previsioni sugli utili per l’anno in corso sono risultate inferiori alle stime.

    Il sentiment è stato inoltre penalizzato dal continuo aumento dei prezzi del petrolio, in un contesto di crescenti timori per un possibile confronto militare tra Stati Uniti e Iran.

    Tuttavia, molti operatori si sono mostrati cauti in attesa dei dati sull’inflazione pubblicati venerdì, considerati cruciali per le prossime decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.

    I verbali dell’ultima riunione della Fed hanno evidenziato che diversi membri ritengono che ulteriori tagli dei tassi potrebbero non essere appropriati finché non vi sarà un chiaro segnale che il processo di disinflazione sia tornato stabilmente in carreggiata.

    A livello settoriale, le compagnie aeree hanno registrato forti perdite, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 4,4%.

    Debole anche il comparto immobiliare, con l’indice Philadelphia Housing Sector in flessione dell’1,3%.

    Al contrario, i titoli dell’hardware informatico hanno messo a segno un deciso rialzo, spingendo l’indice NYSE Arca Computer Hardware in aumento del 3,3%.

    Anche i titoli dei servizi petroliferi hanno registrato buone performance, sostenuti dal prolungato rialzo del greggio in un contesto di tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran.

  • Le Borse europee avanzano, avviate verso un guadagno settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano, avviate verso un guadagno settimanale: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei hanno registrato per lo più rialzi venerdì e si avviano a chiudere la settimana in territorio positivo, sostenuti da utili societari solidi e da un allentamento delle preoccupazioni legate alle valutazioni dell’intelligenza artificiale.

    I guadagni sono stati tuttavia limitati dalle persistenti tensioni geopolitiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fissato un ultimatum di 10-15 giorni affinché l’Iran raggiunga un accordo sul nucleare, altrimenti dovrà affrontare “bad things”. In risposta, Teheran ha avvertito che le basi militari statunitensi in Medio Oriente potrebbero diventare “legitimate targets” in caso di un attacco americano.

    Ad aumentare la tensione, secondo alcune indiscrezioni il primo ministro britannico Keir Starmer avrebbe respinto una richiesta di Trump di consentire alle forze statunitensi di utilizzare basi aeree nel Regno Unito per un eventuale attacco preventivo contro l’Iran, citando il rischio di violare il diritto internazionale.

    Sul fronte macroeconomico, i dati dell’Office for National Statistics hanno mostrato che le vendite al dettaglio nel Regno Unito sono aumentate nettamente a gennaio, segnando l’incremento mensile più forte da maggio 2024. Le vendite sono salite dell’1,8% su base mensile, dopo il +0,4% di dicembre, sostenute in parte da maggiori acquisti di opere d’arte e oggetti d’antiquariato. Su base annua, la crescita è accelerata al 4,5% dall’1,9% del mese precedente.

    Altrove, un sondaggio ha indicato che l’attività economica nell’Eurozona è cresciuta a un ritmo superiore alle attese questo mese.

    Per quanto riguarda gli indici, il CAC 40 francese è salito dello 0,7%, il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,5% e il DAX tedesco è avanzato dello 0,2%.

    Tra i titoli, il gruppo del lusso italiano Moncler (BIT:MONC) è balzato dopo aver riportato un aumento del 7% dei ricavi del quarto trimestre a cambi costanti, grazie alla forte domanda in Asia e nelle Americhe.

    In rialzo anche il gruppo francese dei gas industriali Air Liquide (EU:AI), dopo aver registrato un incremento dell’utile netto annuale, confermato la guidance sui margini per il 2026 e annunciato un nuovo obiettivo di margine operativo per il 2027.

    Anche Swiss Re (TG:SR9) ha guadagnato terreno dopo aver raggiunto un accordo per acquisire il business globale di trade credit e surety di QBE Insurance Group.

    In controtendenza, Tullow Oil (LSE:TLW), focalizzata sull’Africa occidentale, ha perso terreno a Londra dopo che i ricavi del 2025 sono risultati inferiori alle attese del mercato.

  • Il petrolio verso il primo rialzo settimanale in tre settimane mentre crescono le tensioni tra USA e Iran

    Il petrolio verso il primo rialzo settimanale in tre settimane mentre crescono le tensioni tra USA e Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti venerdì e si avviano a registrare il primo guadagno settimanale nelle ultime tre settimane, mentre aumentano i timori di un possibile confronto tra Stati Uniti e Iran. Il movimento segue l’avvertimento di Washington secondo cui Teheran potrebbe subire conseguenze entro pochi giorni se non raggiungerà un accordo sul proprio programma nucleare.

    I future sul Brent sono saliti di 33 centesimi, pari allo 0,5%, a 71,99 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato 62 centesimi, pari allo 0,9%, a 67,05 dollari alle 07:15 GMT.

    “Le quotazioni del greggio hanno raggiunto i massimi degli ultimi sei mesi poiché le preoccupazioni per i potenziali rischi di approvvigionamento attraverso lo Stretto di Hormuz mantengono i mercati sotto pressione”, ha dichiarato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    Giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che “succederanno cose davvero brutte” se l’Iran non raggiungerà un accordo sul proprio programma nucleare, che Teheran definisce pacifico ma che Washington considera di natura militare. Trump ha indicato una scadenza di 10-15 giorni.

    Nel frattempo, secondo un’agenzia di stampa locale, l’Iran ha programmato esercitazioni navali congiunte con la Russia, pochi giorni dopo aver temporaneamente chiuso lo Stretto di Hormuz per manovre militari.

    L’Iran si trova di fronte alla ricca Penisola Arabica lungo lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa il 20% delle forniture globali di petrolio. Un eventuale conflitto nella regione potrebbe limitare i flussi verso il mercato internazionale e spingere i prezzi al rialzo.

    “L’attenzione del mercato si è chiaramente spostata sull’escalation delle tensioni in Medio Oriente dopo il fallimento di diversi round di colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran, anche se gli investitori si interrogano sulla possibilità che si verifichino reali interruzioni”, ha aggiunto Sachdeva.

    A sostenere i prezzi del greggio hanno contribuito anche segnali di riduzione dell’offerta nei principali Paesi produttori.

    Le scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 9 milioni di barili la scorsa settimana, mentre sono aumentati l’utilizzo delle raffinerie e le esportazioni, secondo i dati pubblicati giovedì dall’Energy Information Administration.

    Tuttavia, i guadagni sono stati limitati dall’incertezza sul percorso dei tassi di interesse negli Stati Uniti, il maggiore consumatore mondiale di petrolio.

    “I recenti verbali della Fed, che indicano tassi stabili o addirittura il rischio di ulteriori rialzi se l’inflazione dovesse restare persistente, potrebbero frenare la domanda”, ha affermato Sachdeva di Phillip Nova.

    Tassi di interesse più bassi sono generalmente considerati favorevoli alla domanda e ai prezzi del greggio.

    Gli investitori stanno inoltre valutando l’impatto dell’ampia offerta globale, in un contesto di aspettative secondo cui l’OPEC+ potrebbe orientarsi verso una ripresa degli aumenti della produzione a partire da aprile.

    Il surplus di offerta emerso nella seconda metà del 2025 è proseguito anche a gennaio e “è probabile che persista”, hanno scritto in una nota ai clienti gli analisti di JP Morgan Natasha Kaneva e Lyuba Savinova.

    “I nostri bilanci continuano a indicare surplus significativi più avanti nel corso dell’anno”, hanno affermato, aggiungendo che sarebbero necessari tagli alla produzione per circa 2 milioni di barili al giorno per evitare un eccessivo accumulo di scorte nel 2027.

  • L’oro avanza leggermente tra tensioni USA-Iran e prudenza della Fed, ma si avvia a una perdita settimanale

    L’oro avanza leggermente tra tensioni USA-Iran e prudenza della Fed, ma si avvia a una perdita settimanale

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo durante gli scambi asiatici di venerdì, proseguendo i guadagni delle due sessioni precedenti. Tuttavia, il metallo resta avviato verso una chiusura settimanale in calo, mentre gli investitori bilanciano il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran con le attese per i prossimi dati sull’inflazione statunitense.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 5.017,85 dollari l’oncia alle 01:17 ET (06:17 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno guadagnato lo 0,8% a 5.036,5 dollari.

    Nonostante un forte rimbalzo a metà settimana sostenuto dalla domanda di beni rifugio, il metallo prezioso è ancora destinato a chiudere la settimana con una flessione di circa lo 0,6%.

    All’inizio della settimana, i prezzi avevano subito un arretramento dopo che l’ottimismo su possibili colloqui diplomatici tra Washington e Teheran aveva ridotto l’avversione al rischio. Tali perdite sono state in parte recuperate successivamente, con il riemergere delle preoccupazioni geopolitiche.

    I volumi di scambio sono rimasti contenuti, con i mercati cinesi chiusi per le festività del Capodanno Lunare.

    Le tensioni USA-Iran sostengono l’oro; focus sul PCE

    L’inasprirsi delle tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran ha continuato a fornire sostegno alla domanda di oro.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì che l’Iran dovrà raggiungere un accordo sul proprio programma nucleare entro 10-15 giorni, altrimenti affronterà conseguenze non specificate, aumentando i timori di una possibile escalation militare che potrebbe interrompere i flussi energetici dal Medio Oriente e destabilizzare i mercati globali.

    Nonostante la pressione geopolitica, i guadagni dell’oro sono stati limitati dal rafforzamento del dollaro statunitense e dal tono più restrittivo emerso dai verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, che ha ridotto le aspettative di imminenti tagli dei tassi di interesse.

    L’indice del dollaro USA è avviato a registrare un rialzo superiore all’1% questa settimana — la migliore performance settimanale degli ultimi mesi — una dinamica che generalmente pesa sugli asset privi di rendimento come l’oro.

    L’attenzione dei mercati si concentra ora sulla pubblicazione dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) degli Stati Uniti prevista per venerdì, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.

    Anche gli altri metalli avanzano

    Anche gli altri metalli preziosi e industriali hanno segnato modesti rialzi.

    L’argento è salito dello 0,4% a 78,80 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato lo 0,4% a 2.089,65 dollari l’oncia.

    Anche il rame ha mostrato un lieve rafforzamento. I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono aumentati dello 0,3% a 12.848,20 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti sono rimasti sostanzialmente stabili a 5,77 dollari per libbra.