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  • Le Borse europee avanzano mentre emergono segnali di progresso sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee avanzano mentre emergono segnali di progresso sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in rialzo venerdì, mentre i prezzi del petrolio hanno registrato un calo, sostenuti dalle notizie che indicano nuovi progressi diplomatici nel tentativo di ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 06:53 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 guadagnava lo 0,2%. Il DAX tedesco saliva dello 0,1%, il CAC 40 francese avanzava dello 0,5%, mentre il FTSE 100 britannico si muoveva intorno alla parità.

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo le indiscrezioni secondo cui Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per prolungare il cessate il fuoco in vigore da diverse settimane, anche se la proposta deve ancora ricevere l’approvazione del presidente statunitense Donald Trump.

    Secondo fonti citate da Reuters, l’intesa prevederebbe un’estensione della tregua di ulteriori 60 giorni. L’accordo consentirebbe inoltre la ripresa del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz mentre i negoziatori continuano a discutere un’intesa più ampia, comprese le questioni legate al programma nucleare iraniano.

    Lo Stretto di Hormuz è diventato uno dei punti centrali del conflitto per la sua importanza strategica nei mercati energetici globali. Circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio transita infatti attraverso questa via marittima, e le interruzioni del traffico registrate negli ultimi mesi hanno contribuito a una forte volatilità dei prezzi dell’energia.

    I tentativi delle due parti di limitare il passaggio delle navi commerciali hanno alimentato i timori di una riduzione delle forniture, spingendo il prezzo del greggio al rialzo e aumentando le preoccupazioni per una nuova ondata inflazionistica legata all’energia nelle principali economie mondiali, inclusi gli Stati Uniti.

    In questo contesto, il mercato petrolifero ha accolto positivamente i segnali di distensione diplomatica. Il Brent, riferimento internazionale per il greggio, è sceso dell’1,3% a 92,54 dollari al barile, allontanandosi dai recenti massimi ma restando nettamente superiore ai livelli precedenti all’inizio del conflitto.

  • La disoccupazione in Italia scende al 5,1% mentre quella giovanile tocca il minimo storico

    La disoccupazione in Italia scende al 5,1% mentre quella giovanile tocca il minimo storico

    Il mercato del lavoro italiano ha continuato a mostrare segnali di rafforzamento ad aprile, con il tasso di disoccupazione che è sceso al 5,1%, superando le aspettative degli analisti che prevedevano un dato pari al 5,3%, secondo le statistiche pubblicate venerdì dall’ISTAT.

    Il dato rappresenta un miglioramento rispetto al tasso del 5,2% registrato a marzo. Nel corso del mese, l’economia italiana ha creato complessivamente 123.000 nuovi posti di lavoro netti, confermando una dinamica occupazionale positiva.

    Anche la disoccupazione giovanile ha registrato un significativo progresso. Il tasso riferito alla fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni è sceso al 16,9% ad aprile, rispetto al 17,7% rilevato nel mese precedente dopo la revisione dei dati.

    Secondo l’ISTAT, si tratta del livello più basso mai registrato da quando sono disponibili serie storiche comparabili, a partire dal 2004, evidenziando un miglioramento delle opportunità occupazionali per i giovani.

    Parallelamente, il tasso di occupazione complessivo è salito al 63,1% ad aprile dal 62,7% di marzo. Nonostante questo progresso, l’Italia continua a registrare uno dei livelli di occupazione più bassi dell’area euro.

    L’istituto statistico ha inoltre aggiornato alcuni dati precedentemente pubblicati. Il tasso di disoccupazione giovanile di marzo è stato rivisto al ribasso dal 18,1% al 17,7%, mentre il tasso di occupazione dello stesso mese è stato corretto al rialzo dal 62,4% inizialmente comunicato al 62,7%, rafforzando il quadro di un mercato del lavoro più solido rispetto alle stime iniziali.

  • La BCE pronta a intervenire mentre i costi energetici minacciano le prospettive dell’inflazione

    La BCE pronta a intervenire mentre i costi energetici minacciano le prospettive dell’inflazione

    La Banca Centrale Europea è pronta ad agire in modo “tempestivo e misurato” qualora l’aumento dei prezzi dell’energia rischi di trasformarsi in un’inflazione più persistente, secondo quanto dichiarato dal membro del Consiglio direttivo Fabio Panetta.

    Intervenendo all’assemblea annuale della Banca d’Italia a Roma, Panetta ha affermato che l’attuale scenario inflazionistico sembra richiedere una “ricalibrazione” della politica monetaria della BCE, mentre i responsabili politici valutano gli effetti economici del recente rialzo dei costi energetici.

    Le dichiarazioni arrivano in vista della prossima riunione del Consiglio direttivo della BCE del 10-11 giugno, durante la quale i mercati si attendono ampiamente un aumento dei tassi di interesse. Diversi esponenti dell’istituto hanno già segnalato la necessità di intervenire per contenere le pressioni inflazionistiche.

    Panetta ha sottolineato che uno degli aspetti principali della riunione sarà valutare in che misura l’aumento dei prezzi dell’energia possa trasferirsi all’economia reale e ai prezzi al consumo.

    Il governatore della Banca d’Italia ha inoltre avvertito che i prezzi del petrolio e del gas naturale potrebbero non tornare rapidamente alla normalità anche in caso di una rapida risoluzione del conflitto con l’Iran, lasciando presagire un periodo prolungato di costi energetici elevati.

    Panetta ha osservato che le aspettative di inflazione delle famiglie stanno aumentando, mentre molte imprese hanno già iniziato a pianificare rialzi dei prezzi dei propri beni e servizi.

    Nonostante queste pressioni, il governatore ha evidenziato che le aspettative di inflazione a medio termine incorporate nei mercati finanziari restano saldamente ancorate all’obiettivo del 2% della BCE, segnalando una persistente fiducia nella capacità dell’istituzione di garantire la stabilità dei prezzi nel lungo periodo.

  • L’indagine della BCE mostra che le tensioni geopolitiche stanno alimentando i timori sull’inflazione

    L’indagine della BCE mostra che le tensioni geopolitiche stanno alimentando i timori sull’inflazione

    L’ultima Consumer Expectations Survey della Banca Centrale Europea evidenzia come le nuove tensioni geopolitiche stiano rafforzando le preoccupazioni delle famiglie dell’area euro riguardo a un aumento dell’inflazione e a un rallentamento della crescita economica, con il conflitto che coinvolge l’Iran che ha provocato un significativo peggioramento del sentiment dei consumatori.

    Secondo i dati raccolti nel marzo 2026, i consumatori hanno rivisto sensibilmente al rialzo le proprie aspettative di inflazione dopo lo scoppio delle ostilità in Iran nel mese precedente. Le aspettative medie sull’inflazione sono aumentate di circa 2,5 punti percentuali, mentre quelle relative alla crescita economica sono diminuite di circa 1,2 punti percentuali. Anche le aspettative mediane sull’inflazione sono cresciute di 1,5 punti percentuali nello stesso periodo.

    Lo studio, realizzato da ricercatori tra cui Olivier Coibion dell’Università del Texas e Dimitris Georgarakos della BCE, ha confrontato le reazioni delle famiglie al conflitto iraniano con quelle osservate dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. I risultati indicano che i consumatori restano particolarmente sensibili agli eventi geopolitici dopo aver sperimentato le forti pressioni inflazionistiche degli ultimi anni.

    Anche le aspettative di inflazione a più lungo termine hanno registrato un aumento. Le previsioni medie sull’inflazione a tre anni sono cresciute di 0,87 punti percentuali nel marzo 2026, mentre quelle mediane sono aumentate di 0,44 punti percentuali. I ricercatori sottolineano che questi incrementi si sono verificati partendo da livelli già elevati, segnalando che le preoccupazioni sui futuri aumenti dei prezzi erano in crescita già prima dell’ultima crisi geopolitica.

    L’attenzione dei consumatori verso l’inflazione è rimasta particolarmente elevata. Quasi il 50% degli intervistati ha dichiarato di seguire con attenzione l’andamento dei prezzi nel marzo 2026, un dato solo leggermente inferiore ai picchi registrati all’inizio del 2023, quando l’inflazione dell’area euro aveva raggiunto l’8,6%. Questo suggerisce che gli effetti del recente periodo di alta inflazione continuano a influenzare le aspettative delle famiglie.

    L’indagine evidenzia inoltre l’impatto duraturo dell’incertezza geopolitica sulla fiducia dei consumatori. Circa il 35% degli intervistati dichiarava nel maggio 2022 di essere fortemente preoccupato per gli effetti dei rischi geopolitici sulla propria situazione finanziaria. Sebbene tale percentuale sia diminuita nel tempo, circa il 25% dei consumatori continuava a manifestare analoghe preoccupazioni nel dicembre 2024, con livelli di ansia ancora elevati fino alla fine del 2025, poco prima dell’inizio del conflitto in Iran.

    I ricercatori hanno inoltre rilevato che la fiducia nella Banca Centrale Europea svolge un ruolo importante nel contenere le aspettative inflazionistiche. Le famiglie che ripongono maggiore fiducia nell’istituzione tendono infatti a rivedere al rialzo le proprie previsioni di inflazione in misura inferiore rispetto a quelle con minore fiducia, sia dopo il conflitto in Ucraina sia dopo gli eventi in Iran. I risultati mostrano inoltre che il livello di fiducia nella BCE all’inizio del 2026 era superiore a quello registrato prima dello scoppio della guerra in Ucraina nel 2022.

  • I futures di Wall Street indicano un’apertura leggermente negativa mentre il petrolio rimbalza sulle tensioni tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street indicano un’apertura leggermente negativa mentre il petrolio rimbalza sulle tensioni tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura leggermente in ribasso giovedì, con gli investitori che si mostrano prudenti dopo la seduta precedente, conclusasi con modesti guadagni al termine di una giornata caratterizzata da forti oscillazioni.

    Il rimbalzo dei prezzi del petrolio ha pesato sul sentiment del mercato, mentre sono riemerse le preoccupazioni per una possibile escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    I futures sul greggio statunitense sono saliti di oltre il 2% dopo essere crollati di più dell’8% nelle due sedute precedenti.

    Il forte rialzo del petrolio è seguito alle notizie secondo cui gli Stati Uniti avrebbero lanciato un nuovo ciclo di attacchi “di autodifesa” nel sud dell’Iran, spingendo Teheran a reagire colpendo presumibilmente una base militare americana.

    “Investors are still broadly positioned for a de-escalation scenario in the Middle East, but recent headlines are a reminder that the path toward any agreement remains fragile,” said Daniela Hathorn, Senior Market Analyst at Capital.com.

    I futures hanno recuperato parte delle perdite iniziali dopo la pubblicazione dei dati del Dipartimento del Commercio, che hanno mostrato un aumento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti leggermente inferiore alle attese nel mese di aprile.

    Secondo il rapporto, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è aumentato dello 0,4% ad aprile dopo il rialzo dello 0,7% registrato a marzo. Gli economisti prevedevano un incremento dello 0,5%.

    Su base annua, il tasso di crescita dell’indice PCE è accelerato al 3,8% dal 3,5% di marzo, in linea con le attese del mercato.

    L’indice core PCE, che esclude alimentari ed energia, è salito dello 0,2% ad aprile dopo l’aumento dello 0,3% del mese precedente. Gli economisti si aspettavano un altro incremento dello 0,3%.

    Il tasso annuo dell’inflazione core PCE è salito leggermente al 3,3% dal 3,2%, in linea con le previsioni.

    Nel frattempo, dati separati diffusi dal Dipartimento del Lavoro hanno mostrato che le nuove richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate più del previsto nella settimana conclusa il 23 maggio.

    Mercoledì, le azioni statunitensi hanno chiuso moderatamente in rialzo nonostante un’attività di trading piuttosto debole. Il Dow Jones Industrial Average ha guidato i guadagni, registrando un nuovo record storico di chiusura insieme al Nasdaq e all’S&P 500.

    Il Dow è salito di 182,60 punti, pari allo 0,4%, chiudendo a 60.644,28. Il Nasdaq Composite ha guadagnato 18,55 punti, o lo 0,1%, a 26.674,73, mentre l’S&P 500 è avanzato di 1,24 punti fino a 7.520,36.

    Gli investitori si sono mostrati cauti dopo il forte rally delle ultime sedute, rivalutando le prospettive di breve termine per il mercato azionario.

    I trader hanno inoltre continuato a monitorare gli sviluppi relativi a un possibile accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran, anche se molti operatori ritengono ancora probabile il raggiungimento di un’intesa.

    Le speranze di una de-escalation del conflitto avevano precedentemente pesato sui prezzi del petrolio, contribuendo a un calo superiore al 5% dei futures sul greggio statunitense all’inizio della settimana.

    Parlando alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’Iran vuole negoziare, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti non sono soddisfatti delle proposte attualmente avanzate. Trump ha inoltre ribadito che lo Stretto di Hormuz dovrebbe restare aperto a tutte le nazioni.

    Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti daranno alla diplomazia “every chance to succeed”, sottolineando però che il presidente Trump dispone anche di altre opzioni.

    I prezzi del petrolio sono rimasti sotto pressione anche dopo che la Casa Bianca ha smentito le notizie secondo cui la televisione di Stato iraniana avrebbe ottenuto una bozza preliminare di memorandum d’intesa non ufficiale tra Washington e Teheran.

    Secondo un rapporto di Reuters, il piano prevederebbe il ripristino del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ai livelli precedenti al conflitto entro un mese.

    La performance settoriale di mercoledì è stata contrastata. I titoli delle compagnie aeree hanno proseguito il recente rally, con l’indice NYSE Arca Airline in rialzo del 2%.

    Anche il settore telecomunicazioni ha registrato solidi guadagni, con l’indice NYSE Arca North American Telecom in crescita dell’1,6%.

    In rialzo anche i titoli del comparto hardware informatico, immobiliare e retail.

    Al contrario, i titoli energetici hanno registrato forti ribassi, con le società di servizi petroliferi penalizzate dal calo del greggio, che ha trascinato il Philadelphia Oil Service Index in ribasso del 3,3%.

    Anche i titoli auriferi hanno chiuso in netto calo dopo la discesa del prezzo dell’oro, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in flessione del 3,3%.

  • Le borse europee arretrano mentre continuano gli attacchi tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee arretrano mentre continuano gli attacchi tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno chiuso in ribasso giovedì dopo che nuovi attacchi militari tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato le preoccupazioni per l’aumento dei costi energetici e il ritorno delle pressioni inflazionistiche sui mercati globali.

    L’indice FTSE 100 del Regno Unito ha perso l’1%, mentre il CAC 40 francese e il DAX tedesco hanno registrato entrambi un calo di circa lo 0,6%.

    Il sentiment degli investitori si è indebolito dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato nuovi attacchi di autodifesa nel sud dell’Iran, mentre Teheran avrebbe lanciato raid contro una base militare americana. L’escalation delle tensioni ha spinto il prezzo del Brent in rialzo di quasi il 3%, fino a circa 97 dollari al barile.

    I titoli delle compagnie aeree hanno subito pressioni di vendita a causa dei timori legati all’aumento dei costi del carburante e al possibile impatto sulla redditività del settore.

    Tra i singoli titoli, Johnson Matthey (LSE:JMAT) ha registrato un ribasso dopo che il gruppo britannico specializzato in prodotti chimici ha annunciato l’acquisizione del produttore statunitense di catalizzatori per emissioni CORMETECH in un’operazione in contanti dal valore aziendale di 360 milioni di dollari.

    In calo anche il gruppo energetico SSE (LSE:SSE), dopo aver comunicato una diminuzione del 5% dell’utile per azione rettificato per l’esercizio conclusosi il 31 marzo 2026.

    Le azioni di BT (LSE:BT.A) sono scese in seguito alle indiscrezioni secondo cui il governo britannico si opporrebbe a qualsiasi tentativo di Sunil Bharti Mittal di aumentare la propria partecipazione nella società di telecomunicazioni oltre il 25%.

    Nel frattempo, i titoli legati al settore dei semiconduttori hanno registrato performance positive dopo che Soitec (EU:SOI) ha riportato vendite annuali superiori alle attese del mercato.

    La notizia ha sostenuto anche i titoli dei concorrenti STMicroelectronics (BIT:STMMI) e Infineon (TG:IFX), entrambi in rialzo nel corso della seduta.

  • I Prezzi del Petrolio Salgono mentre i Nuovi Attacchi tra Stati Uniti e Iran Alimentano i Timori sull’Offerta

    I Prezzi del Petrolio Salgono mentre i Nuovi Attacchi tra Stati Uniti e Iran Alimentano i Timori sull’Offerta

    I mercati petroliferi hanno registrato rialzi giovedì dopo un nuovo scambio di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran che ha indebolito le aspettative di un accordo di pace a breve termine e riacceso le preoccupazioni per possibili interruzioni prolungate nello Stretto di Hormuz.

    Alle 05:51 ET (09:51 GMT), i futures sul Brent avanzavano del 2,3% a 96,42 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense salivano del 2,2% a 90,52 dollari al barile.

    Le Tensioni nel Golfo si Intensificano dopo i Nuovi Attacchi

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver lanciato attacchi contro una base aerea statunitense in Kuwait in risposta ai precedenti bombardamenti americani contro la città portuale iraniana di Bandar Abbas.

    Nel frattempo, le autorità kuwaitiane hanno confermato che il Paese stava rispondendo ad attacchi con missili e droni in arrivo, anche se i funzionari non hanno identificato l’origine degli attacchi.

    La nuova azione militare rappresenta un’ulteriore escalation tra Washington e Teheran, nonostante le ripetute dichiarazioni degli Stati Uniti secondo cui un fragile cessate il fuoco sarebbe ancora in vigore. All’inizio della settimana, Washington aveva descritto i propri attacchi contro l’Iran come operazioni difensive.

    I Commenti di Trump Pesano sulle Aspettative di un Accordo di Pace

    L’escalation di giovedì è arrivata dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha smentito le notizie secondo cui l’Iran potrebbe riaprire entro un mese le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

    Trump ha poi lasciato intendere di non essere ancora convinto dalle attuali proposte per porre fine al conflitto tra i due Paesi, ormai in corso da tre mesi.

    I prezzi del petrolio erano scesi mercoledì e avevano registrato forti perdite anche su base settimanale, a causa delle crescenti aspettative di una svolta diplomatica imminente tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, gli ultimi commenti di Trump hanno suggerito che i mercati potrebbero essere stati eccessivamente ottimisti riguardo alla velocità dei negoziati.

    Sebbene i funzionari statunitensi abbiano espresso alcuni segnali positivi sui colloqui con Teheran negli ultimi giorni, rimangono profonde divergenze sul programma nucleare iraniano e sul futuro controllo dello Stretto di Hormuz.

    Le Interruzioni nello Stretto di Hormuz Continuano a Pesare sui Mercati

    I recenti report hanno mostrato che parte del traffico marittimo ha ripreso a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se i volumi complessivi restano nettamente inferiori ai livelli precedenti al conflitto.

    Le continue difficoltà lungo questa rotta strategica stanno ancora influenzando circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, mantenendo alta l’attenzione degli operatori sul rischio di un mercato energetico più ristretto.

    Trump ha inoltre respinto le ipotesi secondo cui Iran e Oman potrebbero gestire congiuntamente lo stretto, sostenendo che nessun singolo Paese dovrebbe controllare una via marittima di tale importanza strategica.

    Gli Analisti Avvertono sui Crescienti Rischi per le Infrastrutture Energetiche Globali

    Gli analisti di Yardeni Research hanno avvertito che sia l’Iran sia il mercato petrolifero globale stanno entrando in una fase sempre più fragile.

    “Se verrà raggiunto un accordo, potrebbe essere perché il mercato petrolifero si sta avvicinando a una fase pericolosa sia per l’Iran sia per l’industria petrolifera globale. L’Iran sta affrontando una carenza di capacità di stoccaggio che potrebbe costringerlo a interrompere la produzione di petrolio, mentre l’industria petrolifera globale opera con forniture talmente limitate da poter iniziare a compromettere oleodotti e altre infrastrutture energetiche,” hanno scritto gli analisti di Yardeni Research in una nota ai clienti.

  • L’Oro Scende ai Minimi di Due Mesi mentre le Tensioni in Medio Oriente Alimentano i Timori sull’Inflazione

    L’Oro Scende ai Minimi di Due Mesi mentre le Tensioni in Medio Oriente Alimentano i Timori sull’Inflazione

    I prezzi dell’oro sono scesi giovedì, toccando i livelli più bassi degli ultimi due mesi, mentre il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio, riaccendendo i timori di un nuovo shock inflazionistico.

    Alle 05:33 ET (09:33 GMT), l’oro spot perdeva l’1,4% a 4.392,88 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dell’1,3% a 4.423,37 dollari l’oncia. Le perdite della giornata hanno spinto l’oro spot sotto la soglia dei 4.400 dollari l’oncia, rompendo il range di oscillazione compreso tra 4.400 e 4.600 dollari che aveva caratterizzato il mercato dalla metà di maggio.

    I Nuovi Attacchi tra Stati Uniti e Iran Riaccendono le Preoccupazioni dei Mercati

    Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver lanciato attacchi contro una base aerea statunitense in Kuwait in risposta ai precedenti bombardamenti americani contro la città portuale iraniana di Bandar Abbas.

    Separatamente, le autorità kuwaitiane hanno confermato che le difese aeree del Paese hanno intercettato missili e droni, senza tuttavia specificare l’origine degli attacchi.

    La nuova escalation militare segna un ulteriore deterioramento delle ostilità tra Washington e Teheran, nonostante le ripetute dichiarazioni degli Stati Uniti secondo cui il fragile cessate il fuoco resterebbe ancora in vigore. All’inizio della settimana, Washington aveva definito i propri attacchi contro l’Iran come operazioni difensive.

    Gli eventi di giovedì sono arrivati poco dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva smentito le notizie secondo cui l’Iran sarebbe pronto a riaprire entro un mese le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha inoltre lasciato intendere di non essere ancora soddisfatto delle proposte per un accordo di pace destinato a porre fine al conflitto, ormai in corso da circa tre mesi.

    Il Rialzo del Petrolio Mantiene Alte le Pressioni Inflazionistiche

    I prezzi del petrolio sono tornati a salire dopo l’ultima escalation, restando sotto la soglia dei 100 dollari al barile ma comunque ben superiori ai livelli registrati prima dell’inizio del conflitto.

    I mercati continuano a temere che un aumento prolungato dei prezzi energetici possa provocare una nuova ondata inflazionistica a livello globale, costringendo le banche centrali a reagire con ulteriori rialzi dei tassi di interesse.

    Uno scenario di questo tipo tende generalmente a penalizzare l’oro, che non offre rendimento e spesso soffre in contesti caratterizzati da tassi elevati per periodi prolungati.

    “I mercati dei tassi continuano a mostrare aspettative elevate sulle banche centrali,” hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Gli Investitori Attendono i Dati Chiave sull’Inflazione USA

    Ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione sono attese più tardi nella giornata di giovedì con la pubblicazione dell’indice PCE statunitense relativo ad aprile.

    Gli economisti prevedono che l’inflazione headline annuale misurata dal PCE acceleri al 3,8% dal precedente 3,5%, mentre il dato mensile dovrebbe rallentare allo 0,5% dallo 0,7%.

    L’inflazione core PCE, che esclude componenti più volatili come alimentari ed energia, dovrebbe salire leggermente al 3,3% su base annua e restare invariata allo 0,3% su base mensile.

    L’indice PCE rappresenta una delle misure dell’inflazione preferite dalla Federal Reserve, e i recenti commenti dei funzionari della banca centrale hanno evidenziato crescenti divisioni interne riguardo al futuro percorso dei tassi di interesse.

  • I Future di Wall Street Scendono mentre i Nuovi Attacchi tra USA e Iran Pesano sul Sentiment dei Mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I Future di Wall Street Scendono mentre i Nuovi Attacchi tra USA e Iran Pesano sul Sentiment dei Mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future azionari statunitensi hanno aperto in ribasso giovedì, mentre i prezzi del petrolio sono saliti dopo un nuovo scambio di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran che ha indebolito le speranze di un accordo di pace a breve termine. Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione di un importante dato sull’inflazione statunitense previsto nel corso della giornata.

    Alle 03:37 ET, i future sul Dow Jones perdevano 53 punti, pari allo 0,1%. I future sull’S&P 500 scendevano di 11 punti, anch’essi in calo dello 0,1%, mentre i future sul Nasdaq 100 arretravano di 99 punti, pari allo 0,3%.

    Il calo segue una seduta contrastata a Wall Street nella giornata precedente, con i principali indici che avevano comunque chiuso leggermente in rialzo grazie alla cauta speranza che i negoziati diplomatici tra Washington e Teheran potessero ancora avanzare.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno affermato che gli investitori continuano a credere che un accordo per porre fine al conflitto possa emergere nei prossimi giorni. Tuttavia, l’ottimismo del mercato è stato indebolito dopo che la Casa Bianca ha definito come “una completa invenzione” una presunta bozza di memorandum d’intesa diffusa dalla televisione di Stato iraniana.

    I Titoli dei Consumi Tengono, mentre l’Energia e la Tecnologia Perdono Slancio

    Il sentiment di mercato era stato inizialmente sostenuto dal calo dei prezzi del Brent e da risultati trimestrali superiori alle attese da parte di retailer come Abercrombie & Fitch e Bath & Body Works.

    Secondo gli analisti di Vital Knowledge, questi elementi, insieme a commenti aziendali definiti “sereni” durante una conferenza di settore molto seguita, hanno favorito i rialzi dei titoli legati ai consumi discrezionali.

    Allo stesso tempo, i titoli energetici hanno mostrato debolezza, mentre gli investitori hanno preso profitto su alcune società tecnologiche che avevano registrato forti rialzi nelle ultime settimane.

    Nuovi Attacchi Militari Alimentano i Timori sulla Tenuta della Tregua

    Le tensioni nel Golfo sono tornate a crescere dopo le notizie secondo cui l’esercito statunitense avrebbe effettuato ulteriori attacchi in Iran mercoledì, in risposta agli attacchi con droni iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

    Il Wall Street Journal, citando fonti vicine alla vicenda, ha riferito che le forze statunitensi hanno abbattuto un drone e colpito una stazione di controllo nei pressi della città portuale iraniana di Bandar Abbas.

    Un funzionario statunitense ha dichiarato a Reuters che le operazioni erano “misurate, puramente difensive e finalizzate a mantenere” il fragile cessate il fuoco attualmente in vigore.

    Successivamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito una base militare statunitense e hanno promesso rappresaglie contro eventuali futuri attacchi.

    Nel frattempo, l’esercito kuwaitiano ha riferito di aver intercettato missili e droni, interrompendo un periodo di relativa calma che durava da diverse settimane.

    Il Petrolio Sale mentre Persistono i Timori sull’Offerta Energetica

    I colloqui diplomatici per cercare di porre fine al conflitto sono proseguiti, ma senza raggiungere una svolta immediata, con i negoziati ancora bloccati dalle divergenze sul programma nucleare iraniano e dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz.

    In questo contesto, il Brent è salito del 2,8% a 96,95 dollari al barile. Pur restando sotto la soglia psicologica dei 100 dollari, i prezzi continuano a mantenersi ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto.

    Le difficoltà legate allo Stretto di Hormuz hanno aumentato le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali, contribuendo alla salita del petrolio e alimentando il rischio di nuove pressioni inflazionistiche a livello mondiale. Circa il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transita attraverso questo passaggio strategico.

    Attesa per i Dati Chiave sull’Inflazione USA

    L’attenzione degli investitori si concentra ora sulla pubblicazione dell’indice dei prezzi PCE statunitense relativo ad aprile, una delle misure dell’inflazione preferite dalla Federal Reserve.

    Gli economisti prevedono che l’inflazione PCE annuale headline acceleri al 3,8% dal 3,5%, mentre il dato mensile dovrebbe rallentare allo 0,5% dallo 0,7%.

    L’inflazione core PCE, che esclude alimentari ed energia, è attesa in lieve aumento al 3,3% su base annua e stabile allo 0,3% su base mensile.

    I recenti commenti dei funzionari della Federal Reserve hanno evidenziato crescenti divisioni interne alla banca centrale sul futuro percorso dei tassi di interesse, soprattutto alla luce dell’impatto inflazionistico derivante dal rialzo dei prezzi energetici.

    I mercati stanno progressivamente aumentando le aspettative che la Fed, insieme ad altre banche centrali, possa essere costretta a riprendere i rialzi dei tassi per contenere l’inflazione.

    Musk Chiarisce i Termini dell’Accordo tra SpaceX e Anthropic

    Separatamente, Elon Musk ha dichiarato giovedì sera che l’accordo tra SpaceX e la startup di intelligenza artificiale Anthropic per la fornitura di capacità computazionale è attualmente strutturato come un’intesa di breve periodo e non come un impegno pluriennale.

    In precedenza, SpaceX aveva comunicato che l’accordo avrebbe garantito ad Anthropic l’accesso alle risorse computazionali del data center Colossus fino a maggio 2029.

    Rispondendo ad alcuni commenti sui social media, Musk ha affermato che “SpaceX non si è impegnata ad affittare Colossus per anni, anche se è possibile che questo possa accadere.”

    Ha inoltre spiegato che l’attuale accordo prevede un contratto iniziale di 180 giorni con una clausola di cancellazione reciproca di 90 giorni successivi. Secondo Musk, è stata SpaceX a richiedere una struttura più breve per mantenere maggiore flessibilità nel caso in cui l’azienda avesse bisogno di ulteriore capacità computazionale interna in futuro.

  • Le Borse Europee Aprono in Calo mentre si Intensificano le Tensioni nel Golfo: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse Europee Aprono in Calo mentre si Intensificano le Tensioni nel Golfo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso giovedì dopo il riaccendersi delle tensioni militari nel Golfo, alimentando timori sulla tenuta del fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e riducendo le speranze di un più ampio accordo diplomatico tra i due Paesi.

    Alle 07:02 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 perdeva lo 0,4%. Il DAX tedesco arretrava dello 0,5%, il CAC 40 francese cedeva lo 0,4% e il FTSE 100 britannico segnava un ribasso dello 0,7%.

    Nuovi Attacchi Militari Pesano sul Sentiment

    Il clima sui mercati si è deteriorato dopo le notizie secondo cui l’esercito statunitense avrebbe effettuato nuovi attacchi in Iran nella giornata di mercoledì, in risposta agli attacchi con droni lanciati da Teheran contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

    Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, citando fonti vicine alla vicenda, le forze americane hanno abbattuto un drone e colpito una stazione di controllo vicino alla città portuale iraniana di Bandar Abbas.

    Successivamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito una base militare statunitense e hanno avvertito che eventuali nuovi attacchi riceveranno ulteriori ritorsioni.

    I Colloqui Diplomatici Proseguono Senza Risultati Concreti

    Nonostante la nuova escalation, i tentativi diplomatici per raggiungere una soluzione al conflitto sono proseguiti, anche se senza ottenere progressi immediati nella crisi ormai in corso da quasi tre mesi.

    Nel frattempo, l’esercito kuwaitiano ha riferito di aver intercettato missili e droni, interrompendo un periodo di relativa calma che durava da diverse settimane.

    Petrolio in Rialzo per i Timori sull’Offerta

    Le tensioni geopolitiche hanno sostenuto anche il mercato energetico, con il Brent in rialzo del 2,6% a 96,72 dollari al barile.

    Pur restando sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, i prezzi del greggio continuano a mantenersi ben al di sopra dei livelli precedenti allo scoppio del conflitto.