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  • Le Borse Europee Scendono tra le Crescenti Tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse Europee Scendono tra le Crescenti Tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato un andamento negativo martedì, mentre gli investitori reagivano all’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con il rialzo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari che ha ulteriormente indebolito il sentiment.

    I rendimenti dei titoli di Stato decennali dell’Eurozona, degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno raggiunto i livelli più alti delle ultime otto settimane, mentre il greggio è salito ai massimi di un mese dopo l’annuncio del rinnovato blocco statunitense dei porti iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz.

    Aumentano le Attese per un Rialzo dei Tassi della Fed

    Le aspettative di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria statunitense sono aumentate dopo che il governatore della Federal Reserve Christopher Waller ha avvertito che un’inflazione persistentemente elevata potrebbe richiedere un nuovo rialzo dei tassi.

    I mercati monetari attribuiscono ora una probabilità vicina al 50% a un aumento dei tassi nella riunione di luglio della Fed qualora i dati sull’inflazione core di questa settimana risultassero superiori alle attese.

    I Principali Indici Europei in Ribasso

    Il DAX tedesco ha ceduto lo 0,8%, mentre il CAC 40 francese ha perso lo 0,7%.

    Anche il FTSE 100 britannico è arretrato dello 0,4%, con gli investitori concentrati sia sugli sviluppi geopolitici sia sulle prospettive della politica monetaria.

    I Titoli da Seguire

    Il gruppo svizzero ABB (TG:ABJ) ha perso terreno dopo aver annunciato un investimento nella start-up Gridcog, senza divulgarne il valore.

    Anche DNB Bank (TG:D1NC) è scesa dopo aver pubblicato un utile del secondo trimestre leggermente inferiore rispetto all’anno precedente.

    Ericsson (NASDAQ:ERIC) ha registrato una forte flessione dopo aver avvertito di una minore redditività nella divisione Networks.

    A Londra, Ashmore (LSE:ASHM) ha chiuso in calo nonostante flussi netti trimestrali superiori alle aspettative.

    Anche British Land Company (LSE:BLND) è arretrata pur avendo comunicato una solida attività di locazione nel primo trimestre dell’esercizio 2027.

    Nel comparto energetico, BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL) hanno invece registrato forti rialzi grazie al Brent, salito ai massimi di un mese per effetto delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

  • L’oro recupera dai minimi di due settimane mentre i mercati attendono i dati sull’inflazione USA

    L’oro recupera dai minimi di due settimane mentre i mercati attendono i dati sull’inflazione USA

    I prezzi dell’oro sono risaliti martedì dopo aver toccato brevemente i livelli più bassi delle ultime due settimane, sostenuti dagli acquisti a prezzi convenienti successivi al forte ribasso della seduta precedente, mentre gli investitori attendono i dati sull’inflazione statunitense e la testimonianza del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh.

    Le persistenti tensioni in Medio Oriente e le aspettative di tassi d’interesse elevati negli Stati Uniti hanno continuato a influenzare il sentiment dopo le recenti dichiarazioni restrittive del governatore della Federal Reserve Christopher Waller.

    Alle 09:58 GMT, l’oro spot (XAU/USD) guadagnava lo 0,5% a 4.021,87 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dello 0,55% a 4.027,22 dollari. L’argento (XAG/USD) avanzava dello 0,78% a 58,10 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) dello 0,34% a 1.609,82 dollari.

    Le tensioni geopolitiche mantengono alta l’attenzione sull’inflazione

    L’oro ha recuperato terreno dopo essere crollato di quasi il 3% lunedì, registrando la peggiore flessione giornaliera da oltre un mese. Durante la vendita, il metallo prezioso è sceso temporaneamente sotto i 4.000 dollari l’oncia per la prima volta nelle ultime tre settimane.

    La volatilità è aumentata dopo la nuova escalation in Medio Oriente. Il presidente Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro le spedizioni iraniane e ha definito Washington il “Guardian of the Hormuz Strait”, proponendo inoltre una tassa del 20% sui carichi che attraversano questo passaggio strategico.

    Gli sviluppi hanno alimentato i timori che il rincaro dell’energia possa aumentare le pressioni inflazionistiche, rendendo più difficile il ritorno dell’inflazione all’obiettivo della Federal Reserve.

    Per il mercato dell’oro, l’inflazione rappresenta un fattore ambivalente. Da un lato sostiene il ruolo del metallo come bene rifugio, dall’altro può rafforzare le aspettative di una politica monetaria più restrittiva, favorendo il dollaro e i rendimenti obbligazionari.

    Le dichiarazioni di Waller rafforzano le aspettative sui tassi

    L’oro ha risentito anche delle dichiarazioni del governatore della Federal Reserve Christopher Waller, secondo cui potrebbe essere necessario aumentare i tassi d’interesse nel breve termine se l’inflazione di fondo dovesse continuare a mostrare pressioni diffuse sui prezzi.

    Gli analisti di ANZ hanno osservato che l’escalation in Medio Oriente ha rafforzato le aspettative di prezzi energetici più elevati e di una politica monetaria più restrittiva. La banca ha aggiunto che i mercati attribuiscono ora una probabilità del 43% a un rialzo dei tassi nella riunione della Federal Reserve del 28-29 luglio.

    Tassi più elevati riducono generalmente l’attrattiva dell’oro perché aumentano il costo opportunità di detenere un’attività che non produce rendimento, sostenendo al tempo stesso il dollaro e i rendimenti dei Treasury.

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta ai dati sull’indice dei prezzi al consumo di giugno e alla testimonianza di Kevin Warsh davanti al Congresso, due eventi destinati a influenzare le aspettative sulle prossime decisioni della Federal Reserve.

  • Il petrolio raggiunge i massimi di quattro settimane mentre si intensificano le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio raggiunge i massimi di quattro settimane mentre si intensificano le tensioni tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti martedì ai livelli più alti delle ultime quattro settimane dopo che il riaccendersi del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha alimentato le preoccupazioni per la sicurezza delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz.

    I futures sul Brent sono aumentati di 2,74 dollari, pari al 3,29%, raggiungendo 86,04 dollari al barile alle 07:51 GMT, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense è salito di 2,21 dollari, pari al 2,83%, a 80,35 dollari al barile.

    Il Brent ha toccato il livello più alto dal 12 giugno, mentre il WTI è salito ai massimi dal 16 giugno. Stati Uniti e Iran avevano firmato un memorandum d’intesa per porre fine al conflitto il 17 giugno.

    I mercati rivalutano i rischi geopolitici

    “Nonostante la firma del memorandum d’intesa e il raggiungimento di un accordo, questo non è durato nemmeno poche settimane. È proprio questa la preoccupazione che il mercato sta cercando di prezzare in questo momento”, ha dichiarato l’analista di ANZ Soni Kumari.

    “Riteniamo che il picco dell’escalation sia ormai alle spalle, ma esistono rischi al rialzo per i prezzi del petrolio se queste interruzioni continueranno, mantenendo le quotazioni nell’intervallo tra 85 e 90 dollari.”

    Le tensioni sono aumentate nuovamente questa settimana dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripristinato un blocco navale contro le spedizioni iraniane e proposto una tariffa del 20% per la protezione del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

    Questo passaggio rappresenta una delle principali arterie energetiche mondiali, attraverso la quale transitava circa il 20% delle esportazioni globali giornaliere di petrolio e gas naturale liquefatto prima dell’ultima escalation.

    Le interruzioni del traffico marittimo aumentano le preoccupazioni

    Il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che due petroliere degli Emirati sono state colpite da missili da crociera iraniani nelle acque territoriali dell’Oman, lungo la corsia meridionale dello Stretto di Hormuz. L’attacco ha causato la morte di un membro indiano dell’equipaggio e il ferimento di altre otto persone.

    I dati sul traffico marittimo hanno inoltre mostrato che il numero di petroliere in transito nello Stretto di Hormuz è sceso al livello più basso degli ultimi due mesi.

    Secondo Citi, la possibilità che l’Iran abbandoni il memorandum d’intesa prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti è aumentata, uno scenario che potrebbe mantenere i prezzi del petrolio elevati per un periodo prolungato.

    Nonostante le tensioni, il ministro del Petrolio iraniano Mohsen Paknejad ha dichiarato sul proprio canale Telegram ufficiale che le esportazioni petrolifere del Paese proseguono regolarmente anche dopo la recente cancellazione dell’esenzione di 60 giorni dalle sanzioni petrolifere statunitensi.

    I rischi regionali continuano a sostenere il greggio

    Nel frattempo, il movimento Houthi dello Yemen ha lanciato missili contro l’Arabia Saudita dopo aver accusato il Regno di aver bombardato un aeroporto sotto il suo controllo.

    “Se gli Houthi dovessero estendere i loro attacchi ai prodotti petroliferi sauditi nel Mar Rosso, potrebbero aumentare ulteriormente le incertezze sui flussi di greggio dalla regione”, ha affermato Simon Wong, gestore di portafoglio presso Gabelli Funds.

    Separatamente, le importazioni cinesi di petrolio greggio sono diminuite del 41,3% a giugno, raggiungendo il livello più basso degli ultimi dieci anni. La lavorazione nelle raffinerie è scesa ai minimi da un decennio a causa della debole domanda interna e delle restrizioni sulle esportazioni di prodotti raffinati.

  • Prospettive dei mercati USA: trimestrali, inflazione e tensioni con l’Iran al centro dell’attenzione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Prospettive dei mercati USA: trimestrali, inflazione e tensioni con l’Iran al centro dell’attenzione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi hanno mostrato un andamento contrastato martedì, mentre gli investitori valutavano il riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran all’inizio di una settimana ricca di appuntamenti chiave per i mercati.

    L’attenzione è rivolta all’avvio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre con i risultati delle principali banche americane, alla pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) e alla testimonianza del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che potrebbero influenzare le aspettative sull’andamento dei tassi di interesse.

    Nel frattempo, Nvidia (NASDAQ:NVDA) sta rafforzando i controlli sulle vendite dei suoi chip per l’intelligenza artificiale mentre le restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti continuano ad avere effetti sull’intero settore dei semiconduttori.

    Futures contrastati in vista di una settimana decisiva

    I futures di Wall Street sono rimasti poco mossi mentre gli investitori adottavano un atteggiamento prudente prima di una serie di eventi potenzialmente determinanti, tra cui le trimestrali delle banche, i dati sull’inflazione e gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente.

    Anche il settore tecnologico continua a essere osservato con attenzione dopo la recente volatilità che ha interessato i titoli legati all’intelligenza artificiale.

    L’insieme di risultati societari, dati macroeconomici e dichiarazioni della Federal Reserve potrebbe determinare la direzione dei mercati per il resto dell’estate.

    Il conflitto con l’Iran continua a influenzare i mercati

    Le tensioni geopolitiche sono rimaste elevate dopo che l’esercito statunitense ha effettuato una terza notte consecutiva di attacchi contro obiettivi iraniani, dichiarando di aver colpito siti militari collegati agli attacchi contro il traffico marittimo commerciale.

    Lo US Central Command ha affermato che l’operazione aveva l’obiettivo di ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo.

    In precedenza, il presidente Donald Trump aveva annunciato il ripristino di un blocco navale contro l’Iran e proposto una tassa del 20% sulle navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz.

    Gli ultimi sviluppi indicano che le tensioni tra Washington e Teheran restano elevate nonostante i recenti tentativi diplomatici.

    Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali rischi geopolitici per i mercati finanziari. Eventuali interruzioni prolungate del traffico marittimo potrebbero spingere al rialzo i prezzi dell’energia, alimentare l’inflazione e aumentare la volatilità dei mercati.

    Nvidia rafforza i controlli sulle vendite dei chip IA

    Secondo il Financial Times, Nvidia (NASDAQ:NVDA) avrebbe ridotto di oltre la metà il numero dei clienti asiatici autorizzati ad acquistare i suoi chip per l’intelligenza artificiale, rafforzando il rispetto delle restrizioni all’esportazione imposte dagli Stati Uniti.

    L’azienda avrebbe introdotto una nuova lista di clienti approvati e intensificato le verifiche in Singapore, Malesia e Giappone. Più della metà dei precedenti clienti sarebbe stata esclusa, anche se le aziende potranno presentare una nuova richiesta dopo aver soddisfatto i nuovi requisiti.

    La decisione riflette il continuo irrigidimento delle politiche statunitensi volte a limitare l’accesso della Cina e di altri Paesi a tecnologie avanzate per l’intelligenza artificiale.

    Pur restando forte la domanda di chip IA, il rapporto evidenzia come i fattori geopolitici stiano assumendo un ruolo sempre più importante per il settore dei semiconduttori.

    Le grandi banche inaugurano la stagione delle trimestrali

    Martedì prende ufficialmente il via la stagione delle trimestrali del secondo trimestre con i risultati di alcuni dei maggiori istituti bancari statunitensi.

    JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Bank of America (NYSE:BAC), Goldman Sachs (NYSE:GS), Wells Fargo (NYSE:WFC) e Citigroup (NYSE:C) pubblicheranno i rispettivi conti trimestrali, offrendo un’importante indicazione sullo stato dell’economia americana.

    Le trimestrali bancarie sono considerate un indicatore chiave dell’andamento economico, poiché forniscono informazioni sulla spesa dei consumatori, sul credito, sull’attività di investment banking e sulla qualità degli attivi.

    Risultati migliori delle attese potrebbero rafforzare la fiducia nella tenuta dell’economia statunitense, mentre dati deludenti potrebbero aumentare i timori di un rallentamento della crescita.

    L’inflazione potrebbe influenzare le aspettative sui tassi

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di giugno, che offrirà nuove indicazioni sulle prossime mosse della Federal Reserve.

    I mercati ritengono sempre più probabile che i tassi di interesse rimangano elevati più a lungo, mentre alcuni operatori non escludono un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.

    Il governatore della Federal Reserve Christopher Waller ha dichiarato lunedì che la banca centrale potrebbe essere costretta ad aumentare ulteriormente i tassi se l’inflazione dovesse rimanere ben al di sopra dell’obiettivo del 2%.

    Grande attenzione sarà rivolta anche ai due giorni di audizione davanti al Congresso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, dai quali gli investitori sperano di ottenere indicazioni sulla futura politica monetaria.

    L’inflazione continua a essere uno dei principali fattori che guidano i mercati azionari. Un dato CPI superiore alle attese potrebbe ridurre le speranze di un futuro taglio dei tassi e penalizzare soprattutto i titoli tecnologici. Al contrario, un’inflazione più contenuta potrebbe rafforzare le aspettative di un futuro allentamento della politica monetaria.

  • Le borse europee chiudono in calo mentre le tensioni sullo Stretto di Hormuz fanno salire il petrolio e alimentano i timori sui tassi: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee chiudono in calo mentre le tensioni sullo Stretto di Hormuz fanno salire il petrolio e alimentano i timori sui tassi: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso martedì, con l’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente che ha spinto i prezzi del petrolio verso nuovi massimi, mentre gli investitori sono rimasti cauti in attesa dei dati sull’inflazione statunitense e delle testimonianze dei vertici della Federal Reserve.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha perso lo 0,6% nelle prime contrattazioni. I titoli energetici e della difesa hanno registrato performance migliori rispetto al resto del mercato grazie al rialzo del greggio.

    Il DAX tedesco ha ceduto lo 0,3%, il CAC 40 francese lo 0,6%, il FTSE 100 britannico lo 0,1% e il FTSE MIB italiano lo 0,3%.

    Tra i titoli più penalizzati figuravano le compagnie aeree, con Air France-KLM (EU:AF) in calo di circa il 3% a causa dell’aumento dei costi del carburante.

    Le misure sullo Stretto di Hormuz sostengono il petrolio

    Il clima sui mercati è peggiorato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il ripristino di un blocco navale contro le rotte marittime iraniane nel Golfo.

    L’amministrazione statunitense ha inoltre confermato l’introduzione di una tassa del 20% sui carichi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi mondiali per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.

    La decisione arriva dopo una terza notte consecutiva di operazioni militari nella regione. I futures sul Brent sono saliti di oltre il 2%, avvicinandosi agli 85 dollari al barile, il livello più alto dell’ultimo mese, dopo il balzo del 9,6% registrato nella seduta precedente.

    Inflazione USA e Federal Reserve al centro dell’attenzione

    Gli investitori attendono ora una serie di importanti appuntamenti macroeconomici negli Stati Uniti.

    Il governatore della Federal Reserve Christopher Waller ha dichiarato che i tassi d’interesse potrebbero aumentare ancora se l’inflazione continuerà a rimanere ben al di sopra dell’obiettivo del 2%.

    Le sue dichiarazioni hanno aumentato l’attenzione sui dati dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense, attesi nel corso della giornata e considerati fondamentali per valutare le future decisioni della banca centrale.

    I mercati seguiranno inoltre le due giornate di audizione davanti al Congresso del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, in cerca di ulteriori indicazioni sulla politica monetaria americana.

    Inizia la stagione delle trimestrali

    Oltre ai fattori geopolitici e macroeconomici, gli investitori si preparano all’avvio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre.

    Particolare attenzione sarà rivolta ai principali istituti bancari statunitensi, che pubblicheranno i loro risultati nel corso della giornata. Le loro performance saranno considerate un importante indicatore della capacità delle aziende di affrontare un contesto caratterizzato da tassi elevati.

    Tra i singoli titoli, Hapag-Lloyd (TG:HLAG) ha guadagnato quasi il 6% dopo aver confermato le proprie previsioni annuali.

    Evotec (TG:EVT) ha invece perso circa il 30% dopo la pubblicazione dei risultati e di un outlook inferiore alle attese.

  • Il gas europeo raggiunge i massimi di un mese mentre le misure sullo Stretto di Hormuz alimentano i timori sull’offerta di GNL

    Il gas europeo raggiunge i massimi di un mese mentre le misure sullo Stretto di Hormuz alimentano i timori sull’offerta di GNL

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa hanno raggiunto i livelli più alti da oltre un mese martedì, mentre l’escalation delle tensioni in Medio Oriente e le nuove misure statunitensi sul trasporto marittimo hanno alimentato i timori sulla disponibilità globale di gas naturale liquefatto (GNL).

    Il contratto front-month del Title Transfer Facility (TTF) olandese, il principale benchmark europeo del gas, è salito del 3,3% a 56 euro per megawattora, superando i recenti livelli di negoziazione. Anche il mercato britannico del gas all’ingrosso ha registrato un forte rialzo, con il contratto front-month in aumento del 3,5% a 128,50 pence per therm.

    Il movimento rialzista ha seguito il deciso aumento dei prezzi del petrolio, sostenuto dalle crescenti tensioni geopolitiche che stanno creando nuove preoccupazioni sulle principali rotte marittime mondiali.

    Le misure sullo Stretto di Hormuz alimentano le preoccupazioni per l’offerta

    I mercati energetici hanno assunto un atteggiamento più prudente dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il ripristino di un blocco navale rivolto alle rotte marittime iraniane.

    Ad aumentare le preoccupazioni, l’amministrazione statunitense ha dichiarato che applicherà una tassa del 20% sui carichi trasportati da tutte le navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% del commercio mondiale di GNL.

    Dopo una terza notte consecutiva di attacchi militari nella regione, gli operatori hanno iniziato a scontare il rischio di interruzioni prolungate delle spedizioni e di ritardi nelle consegne del GNL proveniente dal Medio Oriente.

    Il rafforzamento del dollaro aumenta i costi per l’Europa

    Anche le prospettive della politica monetaria statunitense hanno contribuito al rialzo dei prezzi del gas. Il governatore della Federal Reserve Christopher Waller ha affermato che le persistenti pressioni inflazionistiche potrebbero richiedere un aumento dei tassi d’interesse nel breve termine.

    L’aspettativa di tassi più elevati negli Stati Uniti, unita alla pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), ha rafforzato il dollaro.

    Un dollaro più forte rende più costosi per gli operatori europei i contratti di GNL denominati in valuta statunitense, aumentando ulteriormente la pressione sui prezzi del gas. I mercati attendono inoltre la testimonianza di due giorni davanti al Congresso del futuro presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, che dovrebbe confermare un orientamento favorevole a condizioni finanziarie globali più restrittive.

  • STMicroelectronics amplia l’offerta GNSS con un accordo commerciale con FocalPoint

    STMicroelectronics amplia l’offerta GNSS con un accordo commerciale con FocalPoint

    STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha firmato un accordo commerciale con la società britannica FocalPoint per migliorare le prestazioni della tecnologia Global Navigation Satellite System (GNSS), compiendo un ulteriore passo verso sistemi di posizionamento più precisi e affidabili per i veicoli connessi e autonomi.

    Secondo un comunicato diffuso da FocalPoint, la soluzione sarà disponibile anche per applicazioni nei dispositivi indossabili e negli smartphone.

    L’accordo sviluppa la collaborazione strategica annunciata per la prima volta nel maggio 2025. Le due aziende hanno ora trasformato la piattaforma congiunta S-GNSS® Auto e Teseo in una soluzione commerciale completa destinata a migliorare le prestazioni del posizionamento in numerosi dispositivi.

    Le società affermano che la collaborazione “rafforza l’impegno di entrambe le aziende nel rendere i veicoli automatizzati più sicuri e migliorare la navigazione quotidiana.”

    Nel frattempo, le azioni STMicroelectronics hanno aperto la seduta a Piazza Affari in calo dello 0,30%, a 61,35 euro, mentre il FTSE MIB perdeva lo 0,50%.

    Le aziende descrivono la nuova soluzione come “un significativo passo avanti nell’affidabilità del GNSS”, soprattutto negli ambienti in cui il posizionamento satellitare è tradizionalmente più difficile, come canyon urbani, viali alberati e altre aree caratterizzate da una qualità del segnale degradata.

    La tecnologia sarà distribuita tramite un aggiornamento firmware per i dispositivi Teseo, consentendo ai produttori automobilistici (OEM) e ai fornitori Tier 1 di ottenere una precisione di posizionamento “notevolmente migliorata” senza richiedere importanti modifiche hardware.

    Il comunicato aggiunge che i test effettuati a livello globale hanno dimostrato che il software S-GNSS® ha fornito “miglioramenti costanti” nella precisione del posizionamento in presenza di segnali multipath e degradati grazie alla tecnologia brevettata Supercorrelation® di FocalPoint. Inoltre, la funzione S-GNSS® Auto integrata nei dispositivi Teseo ha “superato significativamente” le tradizionali soluzioni GNSS commerciali.

    Le due società hanno confermato che la soluzione sta avanzando verso l’implementazione commerciale sia sulle piattaforme OEM attuali sia su quelle di nuova generazione.

    “Siamo lieti di firmare questo accordo commerciale con STM e di diventare il suo partner autorizzato, portando la nostra collaborazione a un livello superiore. La nostra soluzione congiunta affronta i problemi di affidabilità del GNSS che molti OEM incontrano nello sviluppo delle proprie soluzioni ADAS”, ha dichiarato Scott Pomerantz, Amministratore Delegato di FocalPoint.

    Ha aggiunto: “Insieme offriamo miglioramenti significativi che rendono i veicoli autonomi e connessi più sicuri e affidabili.”

    Luca Celant, General Manager della divisione Digital Audio and Signal Solutions di STMicroelectronics, ha dichiarato: “Grazie al nostro accordo commerciale con FocalPoint e sfruttando la flessibilità della piattaforma aperta Teseo, stiamo ampliando il nostro portafoglio con prodotti basati sul software S-GNSS® Auto che consentono ai clienti di superare i limiti dei tradizionali ricevitori GNSS e ottenere un reale vantaggio competitivo sul mercato.”

    Ha concluso: “Aggiungendo la roadmap S-GNSS e innovazioni come Precise+® al portafoglio tecnologico di Teseo, stiamo lavorando per garantire una precisione inferiore al metro anche negli ambienti più difficili” e “Insieme stiamo aiutando gli OEM a creare valore e ad accelerare lo sviluppo delle funzionalità ADAS e V2X in completa sicurezza.”

  • Wall Street verso un’apertura in calo mentre petrolio e tensioni geopolitiche pesano sul sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un’apertura in calo mentre petrolio e tensioni geopolitiche pesano sul sentiment: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future indicano un avvio debole

    I future sui principali indici statunitensi indicano un’apertura in ribasso per la seduta di lunedì, con gli investitori pronti a prendere profitto dopo i solidi guadagni registrati la scorsa settimana.

    A pesare sul sentiment sono la nuova escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e il forte rialzo dei prezzi del petrolio.

    Il petrolio sale dopo i nuovi attacchi

    Le quotazioni del greggio sono aumentate sensibilmente dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato una nuova serie di attacchi mirati contro diversi obiettivi in Iran nella giornata di domenica.

    Teheran ha risposto colpendo diversi Paesi del Golfo, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania e Oman, aumentando ulteriormente le tensioni e mettendo sotto pressione la fragile tregua.

    L’incertezza è stata alimentata anche dalle dichiarazioni contrastanti di Washington e Teheran sullo stato dello Stretto di Hormuz, contribuendo a spingere i future sul petrolio statunitense oltre il 4%.

    I titoli tecnologici sotto pressione

    Anche il comparto tecnologico potrebbe aprire in territorio negativo dopo il brusco calo di SK Hynix (USOTC:HXSCL).

    Le azioni della società quotate negli Stati Uniti hanno perso oltre il 9% nelle contrattazioni pre-market, dopo il balzo superiore al 13% registrato nel debutto al Nasdaq di venerdì scorso, trascinando al ribasso il settore dei semiconduttori.

    Attesa per trimestrali e inflazione

    Nonostante il clima prudente, gli investitori potrebbero evitare movimenti troppo marcati in vista dei numerosi appuntamenti chiave previsti questa settimana.

    Tra le società che pubblicheranno i risultati figurano Bank of America (NYSE:BAC), Citigroup (NYSE:C), Goldman Sachs (NYSE:GS), JPMorgan Chase (NYSE:JPM), Wells Fargo (NYSE:WFC), Johnson & Johnson (NYSE:JNJ), UnitedHealth (NYSE:UNH) e Netflix (NASDAQ:NFLX).

    Grande attenzione anche ai nuovi dati sull’inflazione negli Stati Uniti, che potrebbero influenzare le aspettative sulle prossime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.

    Daniela Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, ha dichiarato: “Dopo letture dell’inflazione più elevate all’inizio dell’anno e un mercato del lavoro resiliente, gli investitori vogliono capire se le pressioni inflazionistiche di fondo restino persistenti nonostante il recente calo dei prezzi dell’energia.”

    Ha aggiunto: “Un dato superiore alle attese rafforzerebbe lo scenario di tassi elevati più a lungo e potrebbe sostenere ulteriormente il dollaro e i rendimenti obbligazionari. Al contrario, un dato più debole contribuirebbe ad attenuare parte delle preoccupazioni inflazionistiche legate al ritorno delle tensioni geopolitiche e potrebbe offrire un gradito sostegno ai mercati azionari.”

    Wall Street ha chiuso in rialzo venerdì

    Le Borse statunitensi hanno terminato la seduta di venerdì in territorio positivo, sebbene gli scambi siano rimasti relativamente contenuti.

    Il Dow Jones Industrial Average è salito di 149,60 punti (+0,3%) a 52.637,01, il Nasdaq Composite ha guadagnato 74,72 punti (+0,3%) a 26.281,61 e l’S&P 500 è avanzato di 31,75 punti (+0,4%) a 7.575,39.

    Su base settimanale, il Nasdaq ha registrato un progresso dell’1,7%, l’S&P 500 è salito dell’1,2% e il Dow Jones dello 0,5%.

    Tra i protagonisti della settimana figurano Meta Platforms (META), in rialzo del 6% dopo la conferma del giudizio Buy da parte di Bank of America, Nvidia (NASDAQ:NVDA), salita del 4%, e SK Hynix, che aveva guadagnato il 13,1% nel giorno del debutto al Nasdaq.

    Andamento contrastato tra i settori

    Il comparto biotech ha chiuso in netto ribasso, con il NYSE Arca Biotechnology Index in calo del 2,6%.

    In flessione anche il settore delle compagnie aeree, con il NYSE Arca Airline Index in perdita del 2,2%.

    Segno positivo invece per i titoli immobiliari, che hanno spinto il Philadelphia Housing Sector Index in rialzo dell’1,5%, mentre i titoli dei servizi petroliferi hanno guadagnato terreno con il Philadelphia Oil Service Index in crescita dell’1,4%.

  • I mercati europei procedono contrastati mentre gli investitori bilanciano tensioni geopolitiche e stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei procedono contrastati mentre gli investitori bilanciano tensioni geopolitiche e stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati guardano oltre le tensioni in Medio Oriente

    Le Borse europee hanno aperto la seduta di lunedì con un andamento contrastato, mentre gli investitori hanno accantonato, almeno in parte, l’escalation delle tensioni in Medio Oriente per concentrarsi sull’avvio della stagione delle trimestrali.

    L’attenzione si sposta ora su Wall Street, dove martedì sono attesi i risultati del secondo trimestre di importanti istituti finanziari statunitensi, tra cui Goldman Sachs (NYSE:GS) e JPMorgan Chase (NYSE:JPM).

    Nel frattempo, i prezzi del petrolio restano sostenuti dopo il nuovo scambio di attacchi missilistici tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso le preoccupazioni sulla stabilità della regione e sulle forniture globali di greggio.

    Gli indici europei si muovono in ordine sparso

    L’indice FTSE 100 di Londra ha ceduto lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese si è mantenuto intorno alla parità. Il DAX tedesco è stato il migliore tra i principali listini europei, registrando un rialzo dello 0,1%.

    Notizie societarie

    La casa automobilistica francese Renault (EU:RNO) ha registrato un lieve rialzo dopo che l’Alta Corte di Giustizia di Inghilterra e Galles ha respinto tutte le richieste di risarcimento relative alle emissioni diesel.

    Le azioni di Stellantis (BIT:STLAM) hanno invece perso terreno nonostante il gruppo abbia comunicato un aumento del 10% nelle consegne di veicoli del secondo trimestre rispetto all’anno precedente.

    AkzoNobel (EU:AKZA) è salita dopo aver respinto l’offerta presentata dalla giapponese Nippon Paint per acquisire la divisione delle vernici decorative.

    Il gruppo sanitario tedesco Fresenius (TG:FRE) ha perso oltre l’1% dopo aver confermato le previsioni di crescita dell’utile rettificato per l’intero esercizio.

    Tra i titoli britannici, PageGroup (LSE:PAGE) è balzata di quasi il 10% grazie a un utile lordo del secondo trimestre superiore alle attese del mercato.

    In rialzo anche Grafton Group (LSE:GFTU), che ha confermato la guidance sull’utile operativo rettificato per il 2026 dopo una crescita dell’attività nel primo semestre.

    Derwent London (LSE:DLN) ha guadagnato terreno dopo aver annunciato la sottoscrizione di una linea di credito revolving unsecured da 100 milioni di sterline con Handelsbanken Plc.

  • Stellantis registra un aumento del 10% delle consegne nel secondo trimestre grazie al Nord America

    Stellantis registra un aumento del 10% delle consegne nel secondo trimestre grazie al Nord America

    Stellantis (BIT:STLAM) ha annunciato lunedì consegne preliminari di quasi 1,6 milioni di veicoli nel secondo trimestre, in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    La performance è stata trainata soprattutto dalla forte domanda in Nord America, mentre anche l’Europa ha contribuito con una crescita moderata grazie al lancio di nuovi modelli.

    Il Nord America guida la crescita

    Le consegne di veicoli in Nord America sono aumentate del 38% su base annua, raggiungendo 445.000 unità.

    Il risultato è stato sostenuto dall’arrivo di nuovi modelli e dall’aggiornamento di veicoli esistenti, tra cui il pick-up Ram con motore V8, il nuovo Ram 1500 TRX SRT, le versioni rinnovate di Jeep Grand Wagoneer e Jeep Grand Cherokee e la Chrysler Pacifica aggiornata.

    Ha inoltre contribuito la continua crescita della produzione della nuova Jeep Cherokee e della Dodge Charger.

    Crescita anche in Europa

    Nella regione Enlarged Europe, Stellantis ha registrato un incremento delle consegne del 5% rispetto all’anno precedente.

    La crescita è stata favorita dal lancio di modelli come Citroën C3, Citroën C3 Aircross, Opel Frontera e Fiat Grande Panda.

    Andamento disomogeneo negli altri mercati

    Negli altri mercati, la performance è stata più debole.

    Le consegne in Medio Oriente e Africa sono diminuite del 3%, un calo che Stellantis attribuisce al protrarsi del conflitto nella regione.

    Anche il Sud America ha registrato una flessione del 3%, mentre le consegne nell’area Asia-Pacifico sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno.