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  • DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee salgono dopo il rimbalzo della produzione industriale tedesca

    DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee salgono dopo il rimbalzo della produzione industriale tedesca

    I mercati azionari europei hanno registrato per lo più rialzi venerdì, dopo aver chiuso la seduta precedente poco mossi, sostenuti da dati macroeconomici migliori delle attese provenienti dalla Germania.

    Gli investitori hanno accolto positivamente i numeri che mostrano come la produzione industriale tedesca sia aumentata per il terzo mese consecutivo a novembre, contro le aspettative, grazie soprattutto a una ripresa della produzione automobilistica. I dati rafforzano l’idea che l’economia più grande d’Europa stia mostrando segnali di stabilizzazione verso la fine dell’anno.

    Gli indici principali hanno rispecchiato il miglioramento del sentiment: il CAC 40 di Parigi è salito di circa l’1,1%, il FTSE 100 di Londra ha guadagnato intorno allo 0,8% e il DAX di Francoforte è avanzato di circa lo 0,5%.

    Sul fronte societario, il colosso minerario Glencore (LSE:GLEN) ha messo a segno un forte rialzo, mentre Rio Tinto (LSE:RIO) ha ceduto terreno. Le due società hanno confermato di essere in trattative preliminari per una possibile combinazione di alcune o di tutte le loro attività, che potrebbe includere una fusione interamente in azioni.

    Le azioni di Peer American sono salite dopo indiscrezioni secondo cui la proposta di fusione con la canadese Teck Resources sarebbe sulla buona strada per ottenere l’autorizzazione antitrust in Europa.

    Gurit Holding (LSE:0QQR) è balzata dopo che il gruppo svizzero dei materiali compositi ha annunciato un accordo quinquennale per la fornitura di kit di materiali core del valore di circa 250 milioni di franchi svizzeri.

    Forte rialzo anche per Herald Investment Trust (LSE:HRI), dopo l’annuncio di un’offerta pubblica di acquisto che consentirebbe agli azionisti di vendere fino al 100% delle proprie azioni a un prezzo vicino al valore patrimoniale netto, con l’obiettivo di risolvere il contenzioso con l’investitore attivista Saba Capital.

    In progresso anche Halma (LSE:HLMA), dopo l’accordo per l’acquisizione della società italiana Safetec Srl, che rafforza il portafoglio del gruppo nel settore della sicurezza industriale.

    Il produttore olandese di apparecchiature per semiconduttori ASML (EU:ASML) ha registrato un rialzo, sostenuto dai ricavi trimestrali superiori alle attese annunciati da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il maggiore produttore mondiale di chip su contratto.

    In controtendenza, J Sainsbury (LSE:SBRY) è scesa bruscamente dopo che il secondo gruppo della grande distribuzione britannica ha segnalato un calo delle vendite della catena Argos nel cruciale trimestre natalizio.

  • Il petrolio sale mentre persistono le preoccupazioni sull’offerta da Venezuela e Iran

    Il petrolio sale mentre persistono le preoccupazioni sull’offerta da Venezuela e Iran

    I prezzi del petrolio sono aumentati per la seconda seduta consecutiva venerdì, con rialzi superiori all’1% e avviati verso il terzo guadagno settimanale consecutivo, mentre gli operatori valutavano le incertezze sulle forniture di greggio dal Venezuela e le crescenti preoccupazioni per la produzione in Iran. I future sul Brent sono saliti di circa l’1,3% a quota 62,8 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato anch’esso circa l’1,3% a circa 58,5 dollari, proseguendo il rimbalzo dopo il balzo di oltre il 3% registrato giovedì in seguito ai ribassi precedenti. Il Brent è sulla buona strada per un aumento settimanale di circa il 2,7%, mentre il WTI segna un progresso di circa l’1,4%.

    L’incertezza geopolitica è stata un fattore chiave questa settimana, con l’attenzione dei trader rivolta a come gli ultimi sviluppi in Venezuela stiano influenzando i flussi globali di greggio e con le tensioni interne in Iran che alimentano i timori sull’offerta. Gli analisti indicano inoltre che un aumento dello stress geopolitico sta sostenendo i prezzi, nonostante le aspettative di un mercato in surplus nel 2026. “I colli di bottiglia nel flusso dei barili soggetti a sanzioni e segnali di domanda stabile sembrano controbilanciare, almeno per ora, lo scenario di eccesso di offerta nel 2026”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova. “L’escalation delle tensioni geopolitiche contribuisce allo slancio attuale dei prezzi del petrolio”.

    Il mercato è stato sostenuto anche dal rischio politico legato alle azioni degli Stati Uniti in Venezuela, inclusa la rimozione del presidente Nicolás Maduro e le iniziative dell’amministrazione Trump per assumere il controllo del settore petrolifero del Paese, con possibili implicazioni sulle esportazioni future. Le proteste civili in Iran, unite ai timori che il conflitto tra Russia e Ucraina possa estendersi ulteriormente alle esportazioni di petrolio russo, hanno rafforzato il premio per il rischio sul greggio.

    “L’impennata dei prezzi è stata dovuta principalmente alla rivendicazione di Trump di controllare le esportazioni di petrolio del Venezuela, che potrebbe portare a un aumento dei prezzi rispetto alle vendite precedentemente scontate”, ha dichiarato Tina Teng, market strategist di Moomoo ANZ.

    Nel frattempo, le principali compagnie petrolifere e le grandi case di trading stanno cercando di posizionarsi per accedere al greggio venezuelano nell’ambito dei nuovi schemi del governo statunitense, competendo per esportare barili accumulati in stoccaggio a causa di un complesso regime di embargo.

    Resta tuttavia l’attenzione sul quadro complessivo dell’offerta. Nonostante i rischi geopolitici, le scorte globali sono in aumento e alcuni analisti avvertono che un surplus strutturale potrebbe limitare ulteriori rialzi, a meno di un’ulteriore escalation delle tensioni.

  • Oro poco mosso in attesa dei dati USA sul lavoro; il metallo avviato a un rialzo settimanale

    Oro poco mosso in attesa dei dati USA sul lavoro; il metallo avviato a un rialzo settimanale

    I prezzi dell’oro sono rimasti vicini ai livelli recenti nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, con gli investitori prudenti in vista della pubblicazione dei dati chiave sull’occupazione negli Stati Uniti prevista più tardi nella giornata. Il metallo giallo resta comunque avviato a chiudere la settimana in rialzo, sostenuto dai rischi geopolitici, in particolare dalle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. L’oro spot si attestava intorno a 4.474 dollari l’oncia nelle prime ore di scambi, mentre i futures sull’oro USA risultavano in lieve calo. Nel complesso, il metallo è sulla buona strada per un guadagno settimanale superiore al 3%, dopo il forte balzo di inizio settimana legato all’aumento delle tensioni geopolitiche e alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

    Forza del dollaro e dati sul lavoro sotto osservazione

    Un dollaro statunitense più forte, che di recente ha toccato un massimo di circa un mese, ha esercitato una certa pressione sull’oro, rendendolo più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute. I mercati attendono il report sui nonfarm payrolls USA, che potrebbe offrire nuove indicazioni sulla solidità del mercato del lavoro e sull’orientamento futuro della politica monetaria della Federal Reserve, in particolare riguardo a tempi ed entità di eventuali futuri tagli dei tassi. I trader stanno progressivamente scontando la possibilità di due ulteriori riduzioni dei tassi statunitensi nel 2026, dopo il taglio deciso dalla Fed a dicembre. Tassi più bassi tendono a favorire l’oro, che non offre rendimento e risulta più competitivo quando diminuiscono i costi di finanziamento.

    Le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio

    Le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Venezuela continuano a sostenere la domanda di asset rifugio. Dopo il forte rialzo di inizio settimana, i prezzi si sono consolidati, ma il rischio di un confronto prolungato resta un fattore di supporto per l’oro, soprattutto con gli sviluppi politici e militari ancora al centro dell’attenzione.

    Altri metalli in rialzo

    Venerdì anche altri metalli preziosi e industriali hanno mostrato una tendenza positiva. L’argento e il platino hanno registrato progressi, mentre il palladio ha messo a segno un forte rialzo. In crescita anche i futures sul rame, sia sul London Metal Exchange sia sul mercato statunitense, a indicare una forza più diffusa nel comparto dei metalli.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati attendono i dati sul lavoro e una possibile decisione della Corte Suprema sui dazi

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati attendono i dati sul lavoro e una possibile decisione della Corte Suprema sui dazi

    I future azionari statunitensi si muovevano poco, con gli investitori prudenti in vista della pubblicazione dei dati mensili chiave sull’occupazione e di una possibile sentenza della Corte Suprema sui dazi aggressivi alle importazioni introdotti dalla Casa Bianca. L’attenzione è rivolta anche a Washington, dove il presidente Donald Trump dovrebbe incontrare i vertici del settore petrolifero mentre gli Stati Uniti valutano un maggiore controllo sulle riserve di greggio del Venezuela. Intanto, i colossi minerari Glencore (LSE:GLEN) e Rio Tinto (LSE:RIO) hanno riaperto i colloqui su una possibile fusione.

    Future USA poco mossi

    Venerdì i future legati ai principali indici azionari statunitensi si sono mantenuti intorno alla parità, mentre i mercati attendono il rapporto sui nonfarm payrolls.

    Alle 02:54 ET, i future su Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq 100 erano sostanzialmente invariati.

    Giovedì Wall Street ha chiuso in ordine sparso: l’S&P 500 è rimasto sostanzialmente piatto, il Nasdaq Composite ha perso lo 0,44% e il Dow Jones Industrial Average è salito dello 0,55%.

    I titoli della difesa hanno registrato forti rialzi dopo che il presidente Trump ha invocato un aumento significativo della spesa militare statunitense a 1.500 miliardi di dollari nel 2027, rispetto ai 901 miliardi stanziati dal Congresso per quest’anno.

    Questi guadagni sono stati in parte compensati dal calo dei titoli tecnologici, che riflette le persistenti preoccupazioni sui rendimenti futuri dei massicci investimenti nell’intelligenza artificiale. L’indice tecnologico dell’S&P 500 è sceso dell’1,5%, penalizzato da big come Microsoft e Nvidia.

    Nonfarm payrolls sotto i riflettori

    L’attenzione del mercato è ora rivolta alla pubblicazione dei dati sui nonfarm payrolls statunitensi di dicembre, che dovrebbero offrire indicazioni sul mercato del lavoro alla fine del quarto trimestre.

    Secondo le stime, l’economia USA avrebbe creato circa 66.000 posti di lavoro nell’ultimo mese del 2026, in lieve aumento rispetto ai 64.000 di novembre. Il tasso di disoccupazione è visto in calo al 4,5% dal 4,6%.

    “Il tasso di disoccupazione potrebbe essere osservato con ancora maggiore attenzione rispetto ai payrolls, rispecchiando l’attenzione della Fed sulla disoccupazione”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Gli investitori seguono da vicino i dati sul mercato del lavoro, poiché potrebbero influenzare il percorso futuro della politica sui tassi della Federal Reserve. La banca centrale ha tagliato i tassi più volte lo scorso anno per sostenere un mercato del lavoro in rallentamento, nonostante segnali di inflazione persistente.

    Gli analisti di ING hanno aggiunto che altri indicatori pubblicati questa settimana hanno “inviato segnali macroeconomici statunitensi contrastanti”. I dati sui payrolls privati sono stati giudicati “accettabili”, ma le offerte di lavoro sono risultate deludenti e i tagli all’occupazione nel 2025 hanno raggiunto i livelli più alti dal 2020.

    Attesa per una decisione sui dazi della Corte Suprema

    Nel frattempo, la Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe pronunciarsi già oggi sulla legittimità dei dazi globali introdotti dal presidente Trump, anche se non vi è certezza sui tempi.

    Al centro del caso vi è l’uso, da parte di Trump, dei poteri economici d’emergenza previsti da una legge del 1977 per imporre i dazi. Durante le udienze di novembre, giudici sia conservatori sia progressisti hanno espresso scetticismo sulle argomentazioni dell’amministrazione.

    Secondo ING, le recenti dichiarazioni di Trump sui dazi suggeriscono che la Casa Bianca si stia preparando a un esito negativo. Il sito di scommesse online Polymarket attribuisce ora solo una probabilità su quattro a una decisione favorevole al presidente.

    Se i dazi venissero annullati, alcuni osservatori avvertono che potrebbe aprirsi una nuova fase di incertezza su una politica commerciale già erratica. Una questione chiave riguarda l’eventuale obbligo per il governo USA di rimborsare circa 150 miliardi di dollari di dazi già versati dagli importatori.

    Altri ritengono che la Casa Bianca potrebbe reagire a una decisione sfavorevole cercando nuove basi legali per reintrodurre i dazi.

    Trump incontrerà i dirigenti petroliferi

    A Washington, il presidente Trump ha dichiarato che venerdì incontrerà i dirigenti di numerose grandi compagnie petrolifere per discutere del futuro delle vaste riserve di greggio del Venezuela.

    In un’intervista a Fox News, Trump ha affermato che “le prime 14 aziende stanno arrivando” alla Casa Bianca e dovranno occuparsi di “ricostruire” l’infrastruttura petrolifera venezuelana, ormai in forte declino.

    Non è ancora chiaro quali società parteciperanno all’incontro. Reuters ha riferito, citando fonti informate, che l’amministrazione ha invitato anche i vertici delle società di trading di materie prime Vitol e Trafigura.

    Trump ha più volte espresso l’intenzione di assumere il controllo del petrolio venezuelano, potenzialmente a tempo indefinito, dopo un’operazione militare statunitense dello scorso fine settimana che ha portato alla cattura del leader di lunga data del Paese, Nicolas Maduro.

    All’inizio della settimana, Trump ha dichiarato che Caracas avrebbe accettato di inviare fino a 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti, anche se il Financial Times ha riferito che le compagnie petrolifere chiedono “garanzie serie” prima di impegnare investimenti significativi nel Paese.

    Glencore e Rio Tinto riaprono i colloqui di fusione

    Le azioni di Rio Tinto sono scese a Londra dopo che il gruppo minerario ha annunciato di aver riavviato le discussioni su una possibile fusione con Glencore.

    I titoli Glencore sono balzati del 6,7% nelle contrattazioni londinesi entro le 03:37 ET, dopo che la notizia della ripresa dei colloqui era stata riportata per la prima volta dal Financial Times.

    Glencore ha poi confermato di essere in “discussioni preliminari con Rio Tinto” su una possibile combinazione di alcune o tutte le rispettive attività, che potrebbe includere una fusione interamente in azioni.

    “Questo accordo potrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti, fornendo a Rio il rame di cui ha bisogno e riducendo l’esposizione al minerale di ferro, sbloccando al contempo valore per gli azionisti di Glencore”, hanno scritto in una nota gli analisti di RBC Capital Markets guidati da Ben Davis.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le Borse europee avanzano leggermente mentre i mercati attendono i dati USA sul lavoro e una decisione sui dazi

    DAX, CAC, FTSE100, Le Borse europee avanzano leggermente mentre i mercati attendono i dati USA sul lavoro e una decisione sui dazi

    I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi venerdì, con gli investitori prudenti in vista della pubblicazione dei dati chiave sull’occupazione negli Stati Uniti, attesi più tardi nella giornata e potenzialmente in grado di influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve nel 2026.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco segnava un progresso dello 0,1%, il CAC 40 francese avanzava dello 0,5% e il FTSE 100 britannico saliva dello 0,3%.

    I payrolls USA sotto osservazione per le prospettive della Fed

    L’attenzione degli investitori in Europa, così come a livello globale, era concentrata sul report sui nonfarm payrolls statunitensi, che dovrebbe fornire indicazioni più chiare sulla tenuta dell’economia americana e sull’orientamento futuro della Federal Reserve.

    Le attese indicano un mercato del lavoro in rallentamento ma non in crisi, con gli economisti che prevedono la creazione di circa 57.000 nuovi posti di lavoro nell’ultimo mese del 2025, rispetto ai 64.000 di novembre.

    La Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse in ciascuna delle ultime tre riunioni del 2025, privilegiando le preoccupazioni per un mercato del lavoro in indebolimento rispetto ai segnali di inflazione persistente. Tuttavia, è ampiamente atteso che la banca centrale mantenga i tassi invariati nel corso della riunione di questo mese, mentre resta elevata l’incertezza sull’entità e sulla tempistica di eventuali ulteriori riduzioni nel corso dell’anno.

    In Europa, i dati hanno mostrato che la produzione industriale tedesca è cresciuta dello 0,8% su base mensile a novembre, contro attese per un calo dello 0,6%, suggerendo segnali di recupero per l’economia più grande dell’area euro verso la fine dell’anno. Le vendite al dettaglio dell’Eurozona per novembre sono attese più tardi nella sessione e dovrebbero confermare una pressione persistente sui consumi.

    Decisione sui dazi e sviluppi geopolitici sotto i riflettori

    Anche il fronte politico resta rilevante. Il futuro della Groenlandia continua ad attirare l’attenzione dopo che l’amministratore delegato della società mineraria Amaroq ha indicato che gli Stati Uniti starebbero valutando investimenti in progetti di estrazione di minerali critici sull’isola. Le dichiarazioni arrivano in vista dei colloqui tra Washington e le autorità danesi, mentre il presidente USA Donald Trump ribadisce l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale.

    I mercati guardano inoltre a una possibile decisione della Corte Suprema sulla legittimità dei dazi globali introdotti dall’amministrazione Trump, che potrebbe arrivare già oggi. La Corte potrebbe stabilire che l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 non conferiva l’autorità per imporre tali dazi, mettendo in discussione circa 150 miliardi di dollari di oneri già versati dagli importatori.

    Il settore minerario al centro dell’attenzione

    Sul fronte societario, riflettori puntati sul comparto minerario dopo che Glencore (LSE:GLEN) ha confermato nella tarda serata di giovedì di essere in trattative preliminari per una possibile acquisizione da parte di Rio Tinto (LSE:RIO), operazione che potrebbe dar vita al più grande gruppo minerario mondiale.

    Rio Tinto, primo produttore globale di minerale di ferro, ha una capitalizzazione di mercato di circa 142 miliardi di dollari, contro i circa 65 miliardi di Glencore all’ultima chiusura.

    “Ha senso se i termini sono giusti per entrambe le parti”, ha dichiarato Andy Forster, senior portfolio manager di Argo Investments. “Il principale punto interrogativo riguarda la cultura delle due società, dato che Glencore ha chiaramente un background nel trading, è molto opportunistica e orientata ai risultati; alcuni di questi aspetti culturali potrebbero in realtà essere positivi per Rio”.

    Altrove, J Sainsbury plc (LSE:SBRY) ha annunciato di attendersi ora un free cash flow retail superiore a 550 milioni di sterline per l’esercizio in corso, grazie a un aggiornamento al rialzo delle prospettive dopo un Natale forte trainato dalla spesa alimentare. I concorrenti Tesco (LSE:TSCO) e Marks and Spencer (LSE:MKS) hanno anch’essi riportato solide vendite alimentari nel periodo natalizio.

    Petrolio avviato verso un guadagno settimanale

    I prezzi del petrolio sono saliti venerdì e si avviano a chiudere la settimana in rialzo, sostenuti dal timore che gli sviluppi in Venezuela e Iran possano interrompere le forniture globali.

    Il Brent è salito dello 0,8% a 62,47 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha guadagnato lo 0,8% a 58,21 dollari. Entrambi i benchmark erano balzati di oltre il 3% giovedì, dopo due sedute consecutive di cali, avviandosi verso un rialzo settimanale di circa il 2%, il terzo consecutivo.

    Le preoccupazioni sull’offerta sono aumentate a causa delle tensioni civili in Iran, grande produttore mediorientale, e dopo il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte dell’amministrazione Trump la scorsa settimana, insieme alle sue affermazioni secondo cui gli Stati Uniti intenderebbero assumere il controllo del settore petrolifero del Paese sudamericano.

  • Ferrari vista in linea con gli obiettivi 2025 mentre gli analisti guardano ai prossimi risultati

    Ferrari vista in linea con gli obiettivi 2025 mentre gli analisti guardano ai prossimi risultati

    L’attenzione del mercato si concentra su Ferrari (BIT:RACE) in vista della pubblicazione dei risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2025, attesa per il 10 febbraio, con gli analisti che valutano sia il raggiungimento dei target di breve termine sia le prospettive oltre l’anno in corso.

    Jefferies ha confermato venerdì la raccomandazione “hold” sul titolo, mantenendo un target price di 310 euro. Il confronto con un prezzo di apertura intorno a 320 euro implica un potenziale ribasso contenuto. In una nota di anteprima, Jefferies non ha modificato le proprie stime, evidenziando come il consenso di mercato per il periodo 2026–2028 indichi un margine EBIT di gruppo al 29,5% nel 2026, in aumento al 29,9% e al 30,3% nei due anni successivi, con utili per azione pari a 9,74 euro, 10,62 euro e 11,28 euro.

    Gli analisti di Equita hanno invece commentato la call di pre-chiusura tenuta da Ferrari con gli analisti sell-side all’inizio della settimana, durante la quale il gruppo ha confermato la guidance per l’esercizio 2025. Secondo Equita, Ferrari è sulla buona strada per centrare tali obiettivi, con ricavi attesi intorno a 7,1 miliardi di euro, EBITDA adjusted pari a 2,72 miliardi, EBIT adjusted di 2,06 miliardi, utile per azione adjusted di 8,8 euro e free cash flow di circa 1,3 miliardi.

    Per Equita, sia le attese del consenso sia le proprie stime—posizionate leggermente sopra il limite inferiore degli intervalli indicati dalla società—sono da ritenersi ragionevoli. La sim conferma la raccomandazione “hold” e il prezzo obiettivo di 385 euro.

    Guardando al futuro, Ferrari dovrebbe presentare anche la guidance per il 2026 contestualmente ai risultati annuali. Equita si aspetta una crescita dei ricavi a una cifra bassa o media, in linea con il piano quinquennale illustrato lo scorso ottobre. Il margine operativo sulle vendite (ROS) potrebbe registrare una lieve flessione rispetto al 2025, a causa di un effetto cambio sfavorevole e di maggiori ammortamenti legati al lancio di nuovi modelli.

    Le previsioni di Equita per il 2026 risultano leggermente inferiori al consenso FactSet, che indica ricavi in crescita del 6% a 7,55 miliardi, EBITDA in aumento del 7% a 2,93 miliardi ed EBIT anch’esso in progresso del 7% a 2,23 miliardi. Tuttavia, la differenza è considerata trascurabile.

    Per il 2026, Equita prevede un primo semestre più debole a causa dei costi connessi ai nuovi lanci, seguito da un graduale miglioramento nella seconda parte dell’anno grazie al crescente contributo del modello F80. Il mix di prodotto resta positivo, seppur con un impatto inferiore rispetto agli anni precedenti.

    Nel dettaglio, la sim stima volumi annui sostanzialmente stabili nel 2026, un mix favorevole con le personalizzazioni pari a circa il 19% dei ricavi (contro il 20% previsto dal business plan), un impatto negativo del cambio superiore a 100 milioni di euro e margini penalizzati da maggiori costi SG&A. Ulteriori pressioni deriverebbero da un contributo inferiore della Formula 1, legato a risultati sportivi meno favorevoli, e dagli investimenti per l’espansione del business “Lifestyle”.

    Sul fronte prodotto, Equita segnala che la F80—limitata a 799 unità con un prezzo medio di circa 3,6 milioni di euro—ha avviato le prime consegne nel quarto trimestre 2025, con una progressiva accelerazione nel 2026 e la maggior parte delle consegne attese tra il 2027 e il 2028. Ferrari al momento non prevede aumenti di prezzo per compensare l’effetto cambio, pur avendo la facoltà contrattuale di farlo.

    Infine, la sim rileva l’assenza di novità sia sul tema dei valori residui sia sul lancio della futura Ferrari completamente elettrica.

  • Le vendite al dettaglio in Italia continuano a crescere a novembre, secondo i dati

    Le vendite al dettaglio in Italia continuano a crescere a novembre, secondo i dati

    Le vendite al dettaglio in Italia hanno registrato un aumento dello 0,5% su base mensile a novembre, secondo i dati diffusi venerdì da ISTAT, mantenendo lo stesso ritmo di crescita osservato a ottobre.

    L’istituto di statistica ha precisato che il dato più recente replica l’incremento dello 0,5% registrato nel mese precedente, segnalando una dinamica dei consumi sostanzialmente stabile verso la fine dell’anno.

    Su base annua non destagionalizzata, le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,3% rispetto a novembre dell’anno scorso. I dati sono espressi in termini di valore e non tengono conto dell’andamento dei prezzi al consumo.

    Dati separati sull’inflazione mostrano che l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) dell’Italia è aumentato dell’1,1% su base annua a novembre, fornendo un contesto all’incremento nominale del fatturato al dettaglio.

  • Il petrolio rimbalza con forza dopo i recenti cali, mentre resta sotto osservazione il Venezuela

    Il petrolio rimbalza con forza dopo i recenti cali, mentre resta sotto osservazione il Venezuela

    I prezzi del petrolio sono saliti con decisione giovedì, recuperando dopo due sedute consecutive in ribasso grazie a dati che hanno mostrato un calo delle scorte statunitensi superiore alle attese, anche se gli sviluppi in Venezuela continuano a dominare l’attenzione del mercato.

    Alle 07:50 ET (12:50 GMT), i futures sul Brent con consegna a marzo guadagnavano l’1,6% a 60,93 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate avanzava dell’1,6% a 56,90 dollari al barile. Entrambi i benchmark avevano perso oltre l’1% in ciascuna delle due sedute precedenti.

    Le scorte USA registrano il maggiore calo da ottobre

    Il sentiment è stato sostenuto dai dati ufficiali statunitensi pubblicati mercoledì, che hanno mostrato una riduzione delle scorte di greggio di 3,8 milioni di barili nella settimana conclusa il 2 gennaio, ben oltre le attese di un calo di 1,2 milioni di barili e il dato più marcato dalla fine di ottobre.

    Il calo è stato inoltre quasi doppio rispetto alla riduzione di 1,9 milioni di barili della settimana precedente, rafforzando la fiducia nella tenuta della domanda nel principale Paese consumatore di carburanti al mondo.

    Il Venezuela resta al centro della narrativa di mercato

    Nonostante il rimbalzo legato alle scorte, i rischi geopolitici legati al Venezuela continuano a essere centrali. Secondo un report del Wall Street Journal, il presidente statunitense Donald Trump starebbe pianificando una strategia pluriennale per esercitare il controllo sull’industria petrolifera venezuelana, nell’ambito dell’obiettivo di portare il prezzo del petrolio a 50 dollari al barile.

    Secondo il report, l’amministrazione starebbe valutando il controllo della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela SA (PdVSA). Trump ha dichiarato martedì che il Venezuela trasferirà tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio a Washington, per un valore fino a 3 miliardi di dollari, pochi giorni dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi.

    Trump avrebbe inoltre invitato diverse compagnie petrolifere statunitensi a insediarsi in Venezuela, con Chevron (NYSE:CVX) in prima linea. Reuters ha riferito che Chevron sta negoziando un ampliamento della propria licenza operativa nel Paese. Attualmente è l’unica major statunitense attiva in Venezuela e opera grazie a un’autorizzazione speciale che la esenta dalle sanzioni più severe.

    Gli analisti di ING hanno commentato: “Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha affermato che Washington ha già iniziato a commercializzare il petrolio venezuelano a livello globale, mentre il segretario all’Energia di Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti intendono controllare indefinitamente le future vendite di petrolio venezuelano. Questa intenzione di controllare le esportazioni è evidente anche dal blocco ancora in vigore sulle petroliere sanzionate. Infatti, ieri gli Stati Uniti hanno sequestrato altre due petroliere”.

    Hanno aggiunto che “il controllo che gli Stati Uniti intendono esercitare sull’industria petrolifera venezuelana solleva anche interrogativi sul futuro della permanenza del Venezuela nell’OPEC”.

    Sebbene un aumento significativo della produzione venezuelana potrebbe in futuro incrementare l’offerta globale, alimentando i timori di un eccesso di offerta nel 2026, gli analisti sottolineano che qualsiasi ripresa richiederà tempo, vista l’instabilità politica seguita all’intervento statunitense. Il Financial Times ha riportato che le compagnie petrolifere USA stanno chiedendo “garanzie serie” a Washington prima di investire nel Paese.

    Attesa per i dati sull’occupazione

    Oltre alle tensioni geopolitiche, gli operatori guardano ora ai principali dati macroeconomici statunitensi, in particolare al rapporto sui nonfarm payrolls di dicembre in uscita venerdì, che potrebbe influenzare le aspettative sui tassi di interesse.

    Tassi più bassi tendono a sostenere i consumi e, di conseguenza, la domanda di energia nella maggiore economia mondiale.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, I futures di Wall Street indicano un avvio leggermente in calo

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, I futures di Wall Street indicano un avvio leggermente in calo

    I futures sugli indici azionari statunitensi segnalano un’apertura leggermente negativa giovedì, suggerendo che i mercati potrebbero subire nuove pressioni dopo la chiusura mista della seduta precedente.

    Il tono più debole segue le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha chiesto un forte aumento della spesa militare statunitense fino a 1.500 miliardi di dollari entro il 2027.

    “Questo ci permetterà di costruire la “Dream Military” che ci è sempre spettata e, soprattutto, che ci manterrà SICURI e PROTETTI, indipendentemente dal nemico”, ha scritto Trump in un post su Truth Social.

    Sebbene la proposta possa sostenere i titoli della difesa, ha anche sollevato preoccupazioni per le implicazioni sui conti pubblici.

    “Tenete d’occhio il mercato obbligazionario, perché la proposta di Trump di aumentare radicalmente la spesa per la difesa potrebbe esercitare ulteriore pressione su un debito pubblico statunitense già molto elevato”, ha dichiarato Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell.

    “Sebbene Trump insista sul fatto che la spesa aggiuntiva sarebbe finanziata dai dazi, i mercati obbligazionari potrebbero non essere altrettanto convinti”, ha aggiunto. “I mercati azionari appaiono già piuttosto scettici, con i prezzi dei futures che indicano una giornata negativa per Wall Street”.

    I volumi di scambio potrebbero comunque restare contenuti, in vista della pubblicazione venerdì del rapporto mensile sul lavoro statunitense del Dipartimento del Lavoro.

    Gli economisti prevedono un aumento di 60.000 posti di lavoro a dicembre, dopo i 64.000 di novembre. Il tasso di disoccupazione è atteso in lieve calo al 4,5% dal 4,6%.

    In attesa dei dati sull’occupazione, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate leggermente meno del previsto nella settimana conclusa il 3 gennaio.

    Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che le nuove richieste sono salite a 208.000, in aumento di 8.000 rispetto al dato rivisto di 200.000 della settimana precedente. Gli economisti si aspettavano un aumento a 210.000 dalle 199.000 inizialmente comunicate.

    Mercoledì Wall Street ha mostrato un andamento volatile, chiudendo infine una seduta poco brillante in modo misto.

    Il Dow Jones e l’S&P 500 hanno perso terreno dopo un avvio positivo della prima settimana completa del nuovo anno, mentre il Nasdaq ha registrato un lieve rialzo.

    Il Nasdaq ha guadagnato 37,10 punti (+0,2%) a 23.584,27, mentre l’S&P 500 ha ceduto 23,89 punti (-0,3%) a 6.920,93 e il Dow è sceso di 466 punti (-0,9%) a 48.996,08.

    Le oscillazioni riflettono una pausa degli investitori dopo i recenti rialzi che avevano portato Dow e S&P 500 su nuovi massimi storici martedì.

    Gli operatori hanno inoltre analizzato nuovi dati macroeconomici, tra cui il report di ADP che ha mostrato una crescita dell’occupazione privata inferiore alle attese a dicembre.

    ADP ha indicato un aumento di 41.000 posti di lavoro nel settore privato, dopo un calo rivisto di 29.000 a novembre. Le attese erano per un incremento di 47.000 unità.

    Un altro rapporto del Dipartimento del Lavoro ha mostrato un calo delle offerte di lavoro negli Stati Uniti a novembre superiore alle previsioni.

    Nel frattempo, l’Institute for Supply Management ha segnalato un aumento inatteso dell’attività nel settore dei servizi a dicembre. L’indice PMI dei servizi è salito a 54,4 da 52,6, contro attese di 52,3, segnando il livello più alto da ottobre 2024.

    A livello settoriale, i titoli immobiliari hanno registrato forti ribassi, con l’indice Philadelphia Housing Sector in calo del 2,6%.

    Le utility, sensibili ai tassi di interesse, sono scese del 2,3%, portando il Dow Jones Utility Average al minimo degli ultimi sei mesi.

    Deboli anche telecomunicazioni, finanziari e servizi petroliferi, mentre farmaceutici, biotecnologici e software hanno mostrato forti rialzi.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee arretrano leggermente tra le tensioni USA-Venezuela e l’attesa dei dati

    DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee arretrano leggermente tra le tensioni USA-Venezuela e l’attesa dei dati

    Le azioni europee hanno mostrato un andamento cauto giovedì, mentre gli investitori seguono l’evolversi delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela e si preparano alla pubblicazione dei principali dati sul mercato del lavoro statunitense, che potrebbero influenzare le aspettative sulla politica della Federal Reserve.

    Il sentiment è stato appesantito dopo che gli Stati Uniti hanno sequestrato due petroliere battenti bandiera russa e annunciato l’intenzione di esercitare un controllo di lungo periodo sulle future vendite di petrolio venezuelano.

    Gli indici principali hanno chiuso in lieve calo: il FTSE 100 britannico ha ceduto lo 0,3%, il DAX tedesco lo 0,2% e il CAC 40 francese lo 0,1%.

    A Londra, Tesco (LSE:TSCO) è scesa nettamente nonostante l’indicazione che l’utile annuale dovrebbe collocarsi nella parte alta della precedente guidance. Anche Associated British Foods (LSE:ABF) ha registrato un forte ribasso dopo aver presentato una previsione sugli utili più prudente.

    Sotto pressione anche il gruppo francese della ristorazione Sodexo (EU:SW), che ha comunicato un calo dell’1,5% delle vendite organiche in Nord America nel primo trimestre.

    In controtendenza, i titoli della difesa hanno registrato forti rialzi dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha invocato un aumento significativo della spesa militare negli Stati Uniti.

    Le azioni di Pharming Group (EU:PHARM) sono balzate dopo che la società ha indicato ricavi 2025 superiori alle attese. Bene anche Marks and Spencer (LSE:MKS), sostenuta da una solida crescita delle vendite alimentari nel cruciale periodo natalizio.

    In Germania, il produttore di turbine eoliche Nordex (TG:NDX1) è balzato dopo aver annunciato nuovi ordini in Spagna per una capacità complessiva di 245,8 megawatt.