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  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Nuove pressioni su Powell della Fed, tensioni in Iran sotto i riflettori mentre i mercati diventano cauti

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Nuove pressioni su Powell della Fed, tensioni in Iran sotto i riflettori mentre i mercati diventano cauti

    I future azionari statunitensi indicavano un avvio in calo all’inizio di una settimana intensa per i mercati, con l’attenzione concentrata sul rinnovato scrutinio politico nei confronti del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e sull’escalation delle tensioni in Iran. Powell è finito al centro dell’attenzione domenica sera dopo aver suggerito che un’indagine del Dipartimento di Giustizia statunitense su un progetto di ristrutturazione della Fed sarebbe motivata politicamente. In seguito alle sue dichiarazioni, l’oro è balzato e il dollaro si è indebolito, mentre il petrolio ha consolidato dopo i recenti rialzi, con i mercati attenti ai rischi di approvvigionamento legati all’Iran. Separatamente, una ricerca di settore ha indicato che Apple (NASDAQ:AAPL) ha guidato il mercato globale degli smartphone nel 2025.

    Future in calo

    I future sugli indici azionari USA sono scesi lunedì, mentre gli investitori tornavano sul mercato affrontando nuove incertezze sull’indipendenza della Federal Reserve.

    Alle 02:58 ET, i future sul Dow Jones perdevano 244 punti (-0,5%), quelli sull’S&P 500 scendevano di 39 punti (-0,6%) e i future sul Nasdaq 100 calavano di 212 punti (-0,8%).

    L’S&P 500 aveva chiuso venerdì su un nuovo massimo storico, sostenuto dal rally dei titoli dei semiconduttori. I mercati avevano in gran parte ignorato un rapporto sull’occupazione mensile più debole delle attese, che non ha modificato in modo significativo le aspettative di ulteriori tagli dei tassi nel corso dell’anno.

    Gli investitori si preparano ora a una settimana ricca di dati macroeconomici rilevanti e delle trimestrali delle grandi banche, che tradizionalmente aprono la stagione degli utili. L’attenzione è rivolta anche alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che potrebbe pronunciarsi a breve sulla legittimità dei dazi generalizzati, pilastro dell’agenda economica del presidente Donald Trump.

    Powell segnala nuove pressioni politiche

    L’attenzione di inizio settimana si è però concentrata soprattutto sulla Federal Reserve. Il presidente Jerome Powell ha dichiarato domenica sera che il Dipartimento di Giustizia ha emesso delle citazioni in relazione a commenti da lui rilasciati la scorsa estate su un progetto di ristrutturazione della banca centrale.

    Powell ha affermato che il DOJ avrebbe minacciato un’incriminazione penale collegata alla sua testimonianza sugli extra-costi di una ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington.

    “Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza dello scorso giugno né la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve. Non riguarda il ruolo di vigilanza del Congresso; la Fed, attraverso testimonianze e altre comunicazioni pubbliche, ha fatto ogni sforzo per tenere informato il Congresso sul progetto di ristrutturazione”, ha dichiarato Powell in una nota pubblicata sul sito della Fed, aggiungendo che “questi sono dei pretesti”.

    Ha poi aggiunto: “La questione è se la Fed potrà continuare a fissare i tassi di interesse sulla base delle evidenze e delle condizioni economiche, oppure se la politica monetaria sarà guidata da pressioni o intimidazioni politiche”.

    Poco dopo le dichiarazioni di Powell, il presidente Donald Trump ha detto a NBC di non essere a conoscenza dell’indagine del Dipartimento di Giustizia.

    Oro in rialzo, dollaro in calo

    Gli sviluppi hanno riacceso i timori sulla capacità della Fed – una delle banche centrali più influenti al mondo – di operare senza interferenze politiche.

    Trump ha spesso criticato Powell e altri funzionari della Fed per non aver tagliato i tassi in modo più rapido e deciso. Lo scontro ha incluso anche un tentativo della Casa Bianca di rimuovere un altro esponente della Fed, la governatrice Lisa Cook, questione che la Corte Suprema dovrebbe esaminare tra due settimane.

    Il mandato di Powell alla guida della Fed scade a maggio e, secondo indiscrezioni, Trump starebbe già valutando possibili sostituti a lui fedeli. Powell non è però obbligato a dimettersi, lasciando aperta la possibilità che rimanga in carica nonostante le pressioni politiche.

    In questo contesto incerto, gli investitori si sono rifugiati nell’oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio. Anche il dollaro si è indebolito, rendendo il metallo giallo più conveniente per gli investitori che operano in altre valute.

    Petrolio in consolidamento

    I prezzi del petrolio si sono stabilizzati dopo i recenti rialzi, mentre il protrarsi delle tensioni civili in Iran, importante produttore del Medio Oriente, continua a minacciare potenziali interruzioni dell’offerta globale.

    I future sul Brent hanno ceduto lo 0,3% a 63,22 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è salito dello 0,1% a 58,98 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark hanno guadagnato oltre il 3% la scorsa settimana, con l’intensificarsi delle proteste antigovernative, le più grandi contro l’establishment clericale iraniano dal 2022. Ciò ha accresciuto i timori di un conflitto regionale più ampio in un’area chiave per la produzione energetica.

    Apple guida il mercato globale degli smartphone

    Apple ha guidato il mercato globale degli smartphone nel 2025, sostenuta da una domanda solida per l’ultimo iPhone 17 e da forti vendite nei mercati emergenti e di medie dimensioni, secondo gli analisti di Counterpoint Research.

    Counterpoint ha affermato che Apple ha conquistato una quota di mercato globale del 20% e ha registrato una crescita di circa il 10% su base annua, la migliore tra i primi cinque marchi.

    Samsung segue a breve distanza con una quota del 19%, grazie alla crescita costante della gamma Galaxy A e alla “continua trazione” dei modelli premium Galaxy S e Z.

    Nel complesso, le spedizioni globali di smartphone sono aumentate del 2% su base annua, spinte anche dalla maggiore domanda di dispositivi di fascia alta. Tuttavia, Counterpoint ha avvertito che il forte aumento delle carenze e dei prezzi dei chip di memoria rende le prospettive per il mercato globale degli smartphone nel 2026 “conservative”.

  • DAX, CAC, FTSE100, Borse europee perlopiù in calo tra le tensioni in Iran e le pressioni su Powell

    DAX, CAC, FTSE100, Borse europee perlopiù in calo tra le tensioni in Iran e le pressioni su Powell

    I mercati azionari europei hanno iniziato la settimana con cautela lunedì, mentre gli investitori osservano l’escalation delle tensioni in Iran e il rinnovato scrutinio politico sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

    Intorno alle 08:05 GMT, il DAX tedesco era sostanzialmente invariato, mentre il CAC 40 francese cedeva lo 0,2% e il FTSE 100 britannico perdeva lo 0,2%.

    Crescente instabilità civile in Iran

    L’attenzione degli investitori è rivolta questa settimana all’Iran, dove le proteste civili si sono intensificate. Secondo un’organizzazione per i diritti umani, oltre 500 persone sarebbero state uccise dopo che le manifestazioni diffuse sono state represse con violenza dalle autorità iraniane.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato domenica di stare valutando una serie di risposte dure, incluse opzioni militari, avvertendo la leadership iraniana che gli Stati Uniti interverrebbero se le forze di sicurezza aprissero il fuoco sui manifestanti. Trump ha inoltre affermato che l’Iran avrebbe contattato Washington per discutere del proprio programma nucleare, colpito da raid di Israele e Stati Uniti a giugno, aggiungendo che potrebbero tenersi incontri con funzionari iraniani.

    L’indagine su Powell pesa sul sentiment

    Il clima di rischio è stato ulteriormente appesantito dalla notizia che il U.S. Department of Justice ha aperto un’indagine penale sul presidente della Fed Jerome Powell, in relazione a una testimonianza resa al Congresso la scorsa estate riguardo a un progetto di ristrutturazione di un edificio della Federal Reserve.

    Commentando la notizia, Powell ha affermato: «Si tratta di capire se la Fed potrà continuare a fissare i tassi di interesse sulla base delle evidenze e delle condizioni economiche, oppure se la politica monetaria sarà guidata da pressioni o intimidazioni politiche».

    La vicenda solleva interrogativi sull’indipendenza di lungo periodo della Federal Reserve, anche se potrebbe aumentare le probabilità di un taglio dei tassi nel corso dell’anno, soprattutto dopo l’insediamento di un nuovo presidente della Fed al termine del mandato di Powell a maggio.

    Capgemini declassata

    In assenza di dati macroeconomici o risultati societari di rilievo in Europa nella giornata di lunedì, l’attenzione potrebbe concentrarsi su Capgemini (EU:CAP), dopo che Morgan Stanley ha rivisto al ribasso il giudizio sul gruppo francese dei servizi IT.

    La banca d’investimento statunitense ha declassato Capgemini a “underweight” da “equal-weight”, citando un potenziale di valutazione limitato e una scarsa visibilità su un’accelerazione sostenuta della crescita, secondo una nota diffusa lunedì.

    Petrolio stabile dopo i recenti rialzi

    I prezzi del petrolio si sono consolidati dopo i guadagni della scorsa settimana, mentre le persistenti tensioni in Iran, importante produttore mediorientale, continuano ad alimentare i timori di possibili interruzioni dell’offerta globale.

    I future sul Brent hanno ceduto lo 0,3% a 63,22 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è salito dello 0,1% a 58,98 dollari al barile. Entrambi i benchmark avevano registrato un rialzo superiore al 3% la scorsa settimana, con l’intensificarsi delle proteste, le più ampie contro l’establishment clericale iraniano dal 2022.

    La situazione ha accresciuto i timori di un più ampio confronto regionale in una delle aree chiave per la produzione energetica globale.

  • Fincantieri in rialzo dopo il contratto di Vard negli Stati Uniti

    Fincantieri in rialzo dopo il contratto di Vard negli Stati Uniti

    Fincantieri (BIT:FCT) ha avviato la settimana con forza a Piazza Affari, sostenuta dalla notizia che la controllata norvegese Vard ha firmato un nuovo contratto con la società statunitense Ocean Null.

    Nelle prime fasi di contrattazione, il titolo Fincantieri ha registrato un rialzo superiore al 3%, superando momentaneamente la soglia dei 20 euro prima di rallentare leggermente, rimanendo comunque il miglior blue chip del FTSE MIB, in calo di circa lo 0,5%.

    Secondo il consenso MarketScreener, gli analisti che seguono Fincantieri indicano un prezzo obiettivo medio di 17,10 euro per azione, con una forchetta compresa tra 16 e 18,80 euro, e una raccomandazione outperform.

    Il contratto assegnato a Vard da Ocean Null riguarda la costruzione di quattro navi robotiche multi-purpose, per un valore complessivo superiore a 200 milioni di euro. L’accordo, annunciato prima dell’apertura del mercato milanese, prevede anche forniture integrate da parte di altre divisioni del gruppo Vard. Vard Electro fornirà l’intera suite dei sistemi SeaQ per le operazioni da remoto, mentre Vard Interiors curerà le soluzioni di interior design. Seaonics metterà a disposizione il sistema di lancio e recupero, che consentirà una gestione avanzata dei ROV (veicoli subacquei telecomandati) e delle unità geotecniche.

    In base ai termini dell’ordine, due navi saranno costruite nei cantieri norvegesi di Vard e consegnate nel primo e nel secondo trimestre del 2028. Le altre due unità saranno realizzate presso il cantiere di Vung Tau, in Vietnam, con consegna prevista nel terzo e quarto trimestre dello stesso anno.

    “Nell’era delle navi senza equipaggio, questo nuovo contratto con Ocean Null dimostra la capacità di Fincantieri e Vard di offrire soluzioni pionieristiche per la robotizzazione dell’industria marittima. La nostra rete produttiva globale e la leadership tecnologica ci consentono di supportare partner di livello mondiale nelle loro sfide, consolidando il ruolo di Fincantieri come punto di riferimento e catalizzatore di innovazione dirompente ed eccellenza operativa nel settore”, ha commentato l’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero.

    Gli analisti di WebSim Intermonte hanno sottolineato che l’accordo “rafforza ulteriormente il posizionamento di Vard nei segmenti offshore a più alto contenuto tecnologico, in linea con la direzione strategica del Piano 2026-2030 di Fincantieri, che privilegia valore, automazione e complessità operativa rispetto ai volumi”.

    Le navi robotiche multi-purpose «si collocano in un’area di forte crescita, legata alla robotizzazione, alle operazioni da remoto e alle applicazioni dual-use, confermando Vard come piattaforma chiave per l’evoluzione del business offshore del gruppo», conclude la SIM, confermando una raccomandazione outperform sul titolo con un target price di 24 euro.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures, Wall Street verso un’apertura in rialzo dopo il rapporto sull’occupazione

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures, Wall Street verso un’apertura in rialzo dopo il rapporto sull’occupazione

    I future sugli indici azionari statunitensi indicano un avvio positivo per la seduta di venerdì, con i mercati pronti a salire dopo due sessioni consecutive chiuse in modo contrastato.

    Il sentiment è stato sostenuto dalla pubblicazione del rapporto sull’occupazione di dicembre del Dipartimento del Lavoro, accolto favorevolmente dagli investitori.

    Sebbene la crescita dei posti di lavoro sia risultata inferiore alle attese, il dato è stato interpretato come favorevole per le prospettive sui tassi di interesse. Un rallentamento delle assunzioni potrebbe infatti ridurre le pressioni sulla Federal Reserve, rafforzando le aspettative di possibili tagli dei tassi più avanti nel corso dell’anno.

    Secondo il Dipartimento del Lavoro, le buste paga non agricole sono aumentate di 50.000 unità a dicembre, dopo un incremento rivisto al ribasso di 56.000 in novembre. Gli economisti si attendevano un aumento di circa 60.000 posti di lavoro, rispetto ai 64.000 inizialmente stimati per il mese precedente.

    Il rapporto ha inoltre mostrato un lieve calo del tasso di disoccupazione al 4,4% a dicembre, dal 4,5% rivisto di novembre. Il consenso prevedeva una discesa al 4,5%, dal 4,6% riportato in precedenza.

    Sebbene la Federal Reserve sia ancora ampiamente attesa mantenere invariati i tassi nella prossima riunione di fine mese, i dati potrebbero aumentare la fiducia in ulteriori riduzioni nel corso dell’anno.

    Giovedì Wall Street ha chiuso ancora una volta in modo contrastato. Il Dow Jones Industrial Average ha recuperato dopo il calo del giorno precedente, mentre il Nasdaq, più esposto al settore tecnologico, ha registrato il primo ribasso in quattro sedute.

    Il Dow è salito di 270,03 punti, pari allo 0,6%, a 49.266,11, avvicinandosi nuovamente al massimo storico di chiusura toccato all’inizio della settimana. L’S&P 500 è avanzato di appena 0,53 punti a 6.921,46, mentre il Nasdaq ha perso 104,26 punti, pari allo 0,4%, scendendo a 23.480,02.

    L’andamento misto ha riflesso la cautela degli investitori, riluttanti a prendere posizioni più marcate in vista dei dati sull’occupazione.

    In precedenza, un altro rapporto del Dipartimento del Lavoro aveva mostrato che le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate leggermente meno del previsto nella settimana conclusa il 3 gennaio. Le richieste iniziali sono salite a 208.000, in aumento di 8.000 rispetto al dato rivisto della settimana precedente pari a 200.000, contro attese di circa 210.000.

    A livello settoriale, forte rialzo per i titoli energetici grazie al balzo dei prezzi del petrolio. Il Philadelphia Oil Service Index ha guadagnato il 4,3%, mentre il NYSE Arca Oil Index è salito del 3,6%.

    Buona performance anche per il comparto immobiliare, con il Philadelphia Housing Sector Index in rialzo del 3,4%.

    In calo invece i titoli dei settori networking, biotecnologie e semiconduttori, che hanno pesato sul comparto tecnologico e contribuito alla flessione del Nasdaq.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee salgono dopo il rimbalzo della produzione industriale tedesca

    DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee salgono dopo il rimbalzo della produzione industriale tedesca

    I mercati azionari europei hanno registrato per lo più rialzi venerdì, dopo aver chiuso la seduta precedente poco mossi, sostenuti da dati macroeconomici migliori delle attese provenienti dalla Germania.

    Gli investitori hanno accolto positivamente i numeri che mostrano come la produzione industriale tedesca sia aumentata per il terzo mese consecutivo a novembre, contro le aspettative, grazie soprattutto a una ripresa della produzione automobilistica. I dati rafforzano l’idea che l’economia più grande d’Europa stia mostrando segnali di stabilizzazione verso la fine dell’anno.

    Gli indici principali hanno rispecchiato il miglioramento del sentiment: il CAC 40 di Parigi è salito di circa l’1,1%, il FTSE 100 di Londra ha guadagnato intorno allo 0,8% e il DAX di Francoforte è avanzato di circa lo 0,5%.

    Sul fronte societario, il colosso minerario Glencore (LSE:GLEN) ha messo a segno un forte rialzo, mentre Rio Tinto (LSE:RIO) ha ceduto terreno. Le due società hanno confermato di essere in trattative preliminari per una possibile combinazione di alcune o di tutte le loro attività, che potrebbe includere una fusione interamente in azioni.

    Le azioni di Peer American sono salite dopo indiscrezioni secondo cui la proposta di fusione con la canadese Teck Resources sarebbe sulla buona strada per ottenere l’autorizzazione antitrust in Europa.

    Gurit Holding (LSE:0QQR) è balzata dopo che il gruppo svizzero dei materiali compositi ha annunciato un accordo quinquennale per la fornitura di kit di materiali core del valore di circa 250 milioni di franchi svizzeri.

    Forte rialzo anche per Herald Investment Trust (LSE:HRI), dopo l’annuncio di un’offerta pubblica di acquisto che consentirebbe agli azionisti di vendere fino al 100% delle proprie azioni a un prezzo vicino al valore patrimoniale netto, con l’obiettivo di risolvere il contenzioso con l’investitore attivista Saba Capital.

    In progresso anche Halma (LSE:HLMA), dopo l’accordo per l’acquisizione della società italiana Safetec Srl, che rafforza il portafoglio del gruppo nel settore della sicurezza industriale.

    Il produttore olandese di apparecchiature per semiconduttori ASML (EU:ASML) ha registrato un rialzo, sostenuto dai ricavi trimestrali superiori alle attese annunciati da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il maggiore produttore mondiale di chip su contratto.

    In controtendenza, J Sainsbury (LSE:SBRY) è scesa bruscamente dopo che il secondo gruppo della grande distribuzione britannica ha segnalato un calo delle vendite della catena Argos nel cruciale trimestre natalizio.

  • Il petrolio sale mentre persistono le preoccupazioni sull’offerta da Venezuela e Iran

    Il petrolio sale mentre persistono le preoccupazioni sull’offerta da Venezuela e Iran

    I prezzi del petrolio sono aumentati per la seconda seduta consecutiva venerdì, con rialzi superiori all’1% e avviati verso il terzo guadagno settimanale consecutivo, mentre gli operatori valutavano le incertezze sulle forniture di greggio dal Venezuela e le crescenti preoccupazioni per la produzione in Iran. I future sul Brent sono saliti di circa l’1,3% a quota 62,8 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato anch’esso circa l’1,3% a circa 58,5 dollari, proseguendo il rimbalzo dopo il balzo di oltre il 3% registrato giovedì in seguito ai ribassi precedenti. Il Brent è sulla buona strada per un aumento settimanale di circa il 2,7%, mentre il WTI segna un progresso di circa l’1,4%.

    L’incertezza geopolitica è stata un fattore chiave questa settimana, con l’attenzione dei trader rivolta a come gli ultimi sviluppi in Venezuela stiano influenzando i flussi globali di greggio e con le tensioni interne in Iran che alimentano i timori sull’offerta. Gli analisti indicano inoltre che un aumento dello stress geopolitico sta sostenendo i prezzi, nonostante le aspettative di un mercato in surplus nel 2026. “I colli di bottiglia nel flusso dei barili soggetti a sanzioni e segnali di domanda stabile sembrano controbilanciare, almeno per ora, lo scenario di eccesso di offerta nel 2026”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova. “L’escalation delle tensioni geopolitiche contribuisce allo slancio attuale dei prezzi del petrolio”.

    Il mercato è stato sostenuto anche dal rischio politico legato alle azioni degli Stati Uniti in Venezuela, inclusa la rimozione del presidente Nicolás Maduro e le iniziative dell’amministrazione Trump per assumere il controllo del settore petrolifero del Paese, con possibili implicazioni sulle esportazioni future. Le proteste civili in Iran, unite ai timori che il conflitto tra Russia e Ucraina possa estendersi ulteriormente alle esportazioni di petrolio russo, hanno rafforzato il premio per il rischio sul greggio.

    “L’impennata dei prezzi è stata dovuta principalmente alla rivendicazione di Trump di controllare le esportazioni di petrolio del Venezuela, che potrebbe portare a un aumento dei prezzi rispetto alle vendite precedentemente scontate”, ha dichiarato Tina Teng, market strategist di Moomoo ANZ.

    Nel frattempo, le principali compagnie petrolifere e le grandi case di trading stanno cercando di posizionarsi per accedere al greggio venezuelano nell’ambito dei nuovi schemi del governo statunitense, competendo per esportare barili accumulati in stoccaggio a causa di un complesso regime di embargo.

    Resta tuttavia l’attenzione sul quadro complessivo dell’offerta. Nonostante i rischi geopolitici, le scorte globali sono in aumento e alcuni analisti avvertono che un surplus strutturale potrebbe limitare ulteriori rialzi, a meno di un’ulteriore escalation delle tensioni.

  • Oro poco mosso in attesa dei dati USA sul lavoro; il metallo avviato a un rialzo settimanale

    Oro poco mosso in attesa dei dati USA sul lavoro; il metallo avviato a un rialzo settimanale

    I prezzi dell’oro sono rimasti vicini ai livelli recenti nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, con gli investitori prudenti in vista della pubblicazione dei dati chiave sull’occupazione negli Stati Uniti prevista più tardi nella giornata. Il metallo giallo resta comunque avviato a chiudere la settimana in rialzo, sostenuto dai rischi geopolitici, in particolare dalle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. L’oro spot si attestava intorno a 4.474 dollari l’oncia nelle prime ore di scambi, mentre i futures sull’oro USA risultavano in lieve calo. Nel complesso, il metallo è sulla buona strada per un guadagno settimanale superiore al 3%, dopo il forte balzo di inizio settimana legato all’aumento delle tensioni geopolitiche e alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

    Forza del dollaro e dati sul lavoro sotto osservazione

    Un dollaro statunitense più forte, che di recente ha toccato un massimo di circa un mese, ha esercitato una certa pressione sull’oro, rendendolo più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute. I mercati attendono il report sui nonfarm payrolls USA, che potrebbe offrire nuove indicazioni sulla solidità del mercato del lavoro e sull’orientamento futuro della politica monetaria della Federal Reserve, in particolare riguardo a tempi ed entità di eventuali futuri tagli dei tassi. I trader stanno progressivamente scontando la possibilità di due ulteriori riduzioni dei tassi statunitensi nel 2026, dopo il taglio deciso dalla Fed a dicembre. Tassi più bassi tendono a favorire l’oro, che non offre rendimento e risulta più competitivo quando diminuiscono i costi di finanziamento.

    Le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio

    Le persistenti tensioni tra Stati Uniti e Venezuela continuano a sostenere la domanda di asset rifugio. Dopo il forte rialzo di inizio settimana, i prezzi si sono consolidati, ma il rischio di un confronto prolungato resta un fattore di supporto per l’oro, soprattutto con gli sviluppi politici e militari ancora al centro dell’attenzione.

    Altri metalli in rialzo

    Venerdì anche altri metalli preziosi e industriali hanno mostrato una tendenza positiva. L’argento e il platino hanno registrato progressi, mentre il palladio ha messo a segno un forte rialzo. In crescita anche i futures sul rame, sia sul London Metal Exchange sia sul mercato statunitense, a indicare una forza più diffusa nel comparto dei metalli.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati attendono i dati sul lavoro e una possibile decisione della Corte Suprema sui dazi

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati attendono i dati sul lavoro e una possibile decisione della Corte Suprema sui dazi

    I future azionari statunitensi si muovevano poco, con gli investitori prudenti in vista della pubblicazione dei dati mensili chiave sull’occupazione e di una possibile sentenza della Corte Suprema sui dazi aggressivi alle importazioni introdotti dalla Casa Bianca. L’attenzione è rivolta anche a Washington, dove il presidente Donald Trump dovrebbe incontrare i vertici del settore petrolifero mentre gli Stati Uniti valutano un maggiore controllo sulle riserve di greggio del Venezuela. Intanto, i colossi minerari Glencore (LSE:GLEN) e Rio Tinto (LSE:RIO) hanno riaperto i colloqui su una possibile fusione.

    Future USA poco mossi

    Venerdì i future legati ai principali indici azionari statunitensi si sono mantenuti intorno alla parità, mentre i mercati attendono il rapporto sui nonfarm payrolls.

    Alle 02:54 ET, i future su Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq 100 erano sostanzialmente invariati.

    Giovedì Wall Street ha chiuso in ordine sparso: l’S&P 500 è rimasto sostanzialmente piatto, il Nasdaq Composite ha perso lo 0,44% e il Dow Jones Industrial Average è salito dello 0,55%.

    I titoli della difesa hanno registrato forti rialzi dopo che il presidente Trump ha invocato un aumento significativo della spesa militare statunitense a 1.500 miliardi di dollari nel 2027, rispetto ai 901 miliardi stanziati dal Congresso per quest’anno.

    Questi guadagni sono stati in parte compensati dal calo dei titoli tecnologici, che riflette le persistenti preoccupazioni sui rendimenti futuri dei massicci investimenti nell’intelligenza artificiale. L’indice tecnologico dell’S&P 500 è sceso dell’1,5%, penalizzato da big come Microsoft e Nvidia.

    Nonfarm payrolls sotto i riflettori

    L’attenzione del mercato è ora rivolta alla pubblicazione dei dati sui nonfarm payrolls statunitensi di dicembre, che dovrebbero offrire indicazioni sul mercato del lavoro alla fine del quarto trimestre.

    Secondo le stime, l’economia USA avrebbe creato circa 66.000 posti di lavoro nell’ultimo mese del 2026, in lieve aumento rispetto ai 64.000 di novembre. Il tasso di disoccupazione è visto in calo al 4,5% dal 4,6%.

    “Il tasso di disoccupazione potrebbe essere osservato con ancora maggiore attenzione rispetto ai payrolls, rispecchiando l’attenzione della Fed sulla disoccupazione”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Gli investitori seguono da vicino i dati sul mercato del lavoro, poiché potrebbero influenzare il percorso futuro della politica sui tassi della Federal Reserve. La banca centrale ha tagliato i tassi più volte lo scorso anno per sostenere un mercato del lavoro in rallentamento, nonostante segnali di inflazione persistente.

    Gli analisti di ING hanno aggiunto che altri indicatori pubblicati questa settimana hanno “inviato segnali macroeconomici statunitensi contrastanti”. I dati sui payrolls privati sono stati giudicati “accettabili”, ma le offerte di lavoro sono risultate deludenti e i tagli all’occupazione nel 2025 hanno raggiunto i livelli più alti dal 2020.

    Attesa per una decisione sui dazi della Corte Suprema

    Nel frattempo, la Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe pronunciarsi già oggi sulla legittimità dei dazi globali introdotti dal presidente Trump, anche se non vi è certezza sui tempi.

    Al centro del caso vi è l’uso, da parte di Trump, dei poteri economici d’emergenza previsti da una legge del 1977 per imporre i dazi. Durante le udienze di novembre, giudici sia conservatori sia progressisti hanno espresso scetticismo sulle argomentazioni dell’amministrazione.

    Secondo ING, le recenti dichiarazioni di Trump sui dazi suggeriscono che la Casa Bianca si stia preparando a un esito negativo. Il sito di scommesse online Polymarket attribuisce ora solo una probabilità su quattro a una decisione favorevole al presidente.

    Se i dazi venissero annullati, alcuni osservatori avvertono che potrebbe aprirsi una nuova fase di incertezza su una politica commerciale già erratica. Una questione chiave riguarda l’eventuale obbligo per il governo USA di rimborsare circa 150 miliardi di dollari di dazi già versati dagli importatori.

    Altri ritengono che la Casa Bianca potrebbe reagire a una decisione sfavorevole cercando nuove basi legali per reintrodurre i dazi.

    Trump incontrerà i dirigenti petroliferi

    A Washington, il presidente Trump ha dichiarato che venerdì incontrerà i dirigenti di numerose grandi compagnie petrolifere per discutere del futuro delle vaste riserve di greggio del Venezuela.

    In un’intervista a Fox News, Trump ha affermato che “le prime 14 aziende stanno arrivando” alla Casa Bianca e dovranno occuparsi di “ricostruire” l’infrastruttura petrolifera venezuelana, ormai in forte declino.

    Non è ancora chiaro quali società parteciperanno all’incontro. Reuters ha riferito, citando fonti informate, che l’amministrazione ha invitato anche i vertici delle società di trading di materie prime Vitol e Trafigura.

    Trump ha più volte espresso l’intenzione di assumere il controllo del petrolio venezuelano, potenzialmente a tempo indefinito, dopo un’operazione militare statunitense dello scorso fine settimana che ha portato alla cattura del leader di lunga data del Paese, Nicolas Maduro.

    All’inizio della settimana, Trump ha dichiarato che Caracas avrebbe accettato di inviare fino a 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti, anche se il Financial Times ha riferito che le compagnie petrolifere chiedono “garanzie serie” prima di impegnare investimenti significativi nel Paese.

    Glencore e Rio Tinto riaprono i colloqui di fusione

    Le azioni di Rio Tinto sono scese a Londra dopo che il gruppo minerario ha annunciato di aver riavviato le discussioni su una possibile fusione con Glencore.

    I titoli Glencore sono balzati del 6,7% nelle contrattazioni londinesi entro le 03:37 ET, dopo che la notizia della ripresa dei colloqui era stata riportata per la prima volta dal Financial Times.

    Glencore ha poi confermato di essere in “discussioni preliminari con Rio Tinto” su una possibile combinazione di alcune o tutte le rispettive attività, che potrebbe includere una fusione interamente in azioni.

    “Questo accordo potrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti, fornendo a Rio il rame di cui ha bisogno e riducendo l’esposizione al minerale di ferro, sbloccando al contempo valore per gli azionisti di Glencore”, hanno scritto in una nota gli analisti di RBC Capital Markets guidati da Ben Davis.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le Borse europee avanzano leggermente mentre i mercati attendono i dati USA sul lavoro e una decisione sui dazi

    DAX, CAC, FTSE100, Le Borse europee avanzano leggermente mentre i mercati attendono i dati USA sul lavoro e una decisione sui dazi

    I mercati azionari europei hanno registrato lievi rialzi venerdì, con gli investitori prudenti in vista della pubblicazione dei dati chiave sull’occupazione negli Stati Uniti, attesi più tardi nella giornata e potenzialmente in grado di influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve nel 2026.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco segnava un progresso dello 0,1%, il CAC 40 francese avanzava dello 0,5% e il FTSE 100 britannico saliva dello 0,3%.

    I payrolls USA sotto osservazione per le prospettive della Fed

    L’attenzione degli investitori in Europa, così come a livello globale, era concentrata sul report sui nonfarm payrolls statunitensi, che dovrebbe fornire indicazioni più chiare sulla tenuta dell’economia americana e sull’orientamento futuro della Federal Reserve.

    Le attese indicano un mercato del lavoro in rallentamento ma non in crisi, con gli economisti che prevedono la creazione di circa 57.000 nuovi posti di lavoro nell’ultimo mese del 2025, rispetto ai 64.000 di novembre.

    La Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse in ciascuna delle ultime tre riunioni del 2025, privilegiando le preoccupazioni per un mercato del lavoro in indebolimento rispetto ai segnali di inflazione persistente. Tuttavia, è ampiamente atteso che la banca centrale mantenga i tassi invariati nel corso della riunione di questo mese, mentre resta elevata l’incertezza sull’entità e sulla tempistica di eventuali ulteriori riduzioni nel corso dell’anno.

    In Europa, i dati hanno mostrato che la produzione industriale tedesca è cresciuta dello 0,8% su base mensile a novembre, contro attese per un calo dello 0,6%, suggerendo segnali di recupero per l’economia più grande dell’area euro verso la fine dell’anno. Le vendite al dettaglio dell’Eurozona per novembre sono attese più tardi nella sessione e dovrebbero confermare una pressione persistente sui consumi.

    Decisione sui dazi e sviluppi geopolitici sotto i riflettori

    Anche il fronte politico resta rilevante. Il futuro della Groenlandia continua ad attirare l’attenzione dopo che l’amministratore delegato della società mineraria Amaroq ha indicato che gli Stati Uniti starebbero valutando investimenti in progetti di estrazione di minerali critici sull’isola. Le dichiarazioni arrivano in vista dei colloqui tra Washington e le autorità danesi, mentre il presidente USA Donald Trump ribadisce l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale.

    I mercati guardano inoltre a una possibile decisione della Corte Suprema sulla legittimità dei dazi globali introdotti dall’amministrazione Trump, che potrebbe arrivare già oggi. La Corte potrebbe stabilire che l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 non conferiva l’autorità per imporre tali dazi, mettendo in discussione circa 150 miliardi di dollari di oneri già versati dagli importatori.

    Il settore minerario al centro dell’attenzione

    Sul fronte societario, riflettori puntati sul comparto minerario dopo che Glencore (LSE:GLEN) ha confermato nella tarda serata di giovedì di essere in trattative preliminari per una possibile acquisizione da parte di Rio Tinto (LSE:RIO), operazione che potrebbe dar vita al più grande gruppo minerario mondiale.

    Rio Tinto, primo produttore globale di minerale di ferro, ha una capitalizzazione di mercato di circa 142 miliardi di dollari, contro i circa 65 miliardi di Glencore all’ultima chiusura.

    “Ha senso se i termini sono giusti per entrambe le parti”, ha dichiarato Andy Forster, senior portfolio manager di Argo Investments. “Il principale punto interrogativo riguarda la cultura delle due società, dato che Glencore ha chiaramente un background nel trading, è molto opportunistica e orientata ai risultati; alcuni di questi aspetti culturali potrebbero in realtà essere positivi per Rio”.

    Altrove, J Sainsbury plc (LSE:SBRY) ha annunciato di attendersi ora un free cash flow retail superiore a 550 milioni di sterline per l’esercizio in corso, grazie a un aggiornamento al rialzo delle prospettive dopo un Natale forte trainato dalla spesa alimentare. I concorrenti Tesco (LSE:TSCO) e Marks and Spencer (LSE:MKS) hanno anch’essi riportato solide vendite alimentari nel periodo natalizio.

    Petrolio avviato verso un guadagno settimanale

    I prezzi del petrolio sono saliti venerdì e si avviano a chiudere la settimana in rialzo, sostenuti dal timore che gli sviluppi in Venezuela e Iran possano interrompere le forniture globali.

    Il Brent è salito dello 0,8% a 62,47 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha guadagnato lo 0,8% a 58,21 dollari. Entrambi i benchmark erano balzati di oltre il 3% giovedì, dopo due sedute consecutive di cali, avviandosi verso un rialzo settimanale di circa il 2%, il terzo consecutivo.

    Le preoccupazioni sull’offerta sono aumentate a causa delle tensioni civili in Iran, grande produttore mediorientale, e dopo il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte dell’amministrazione Trump la scorsa settimana, insieme alle sue affermazioni secondo cui gli Stati Uniti intenderebbero assumere il controllo del settore petrolifero del Paese sudamericano.

  • Ferrari vista in linea con gli obiettivi 2025 mentre gli analisti guardano ai prossimi risultati

    Ferrari vista in linea con gli obiettivi 2025 mentre gli analisti guardano ai prossimi risultati

    L’attenzione del mercato si concentra su Ferrari (BIT:RACE) in vista della pubblicazione dei risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2025, attesa per il 10 febbraio, con gli analisti che valutano sia il raggiungimento dei target di breve termine sia le prospettive oltre l’anno in corso.

    Jefferies ha confermato venerdì la raccomandazione “hold” sul titolo, mantenendo un target price di 310 euro. Il confronto con un prezzo di apertura intorno a 320 euro implica un potenziale ribasso contenuto. In una nota di anteprima, Jefferies non ha modificato le proprie stime, evidenziando come il consenso di mercato per il periodo 2026–2028 indichi un margine EBIT di gruppo al 29,5% nel 2026, in aumento al 29,9% e al 30,3% nei due anni successivi, con utili per azione pari a 9,74 euro, 10,62 euro e 11,28 euro.

    Gli analisti di Equita hanno invece commentato la call di pre-chiusura tenuta da Ferrari con gli analisti sell-side all’inizio della settimana, durante la quale il gruppo ha confermato la guidance per l’esercizio 2025. Secondo Equita, Ferrari è sulla buona strada per centrare tali obiettivi, con ricavi attesi intorno a 7,1 miliardi di euro, EBITDA adjusted pari a 2,72 miliardi, EBIT adjusted di 2,06 miliardi, utile per azione adjusted di 8,8 euro e free cash flow di circa 1,3 miliardi.

    Per Equita, sia le attese del consenso sia le proprie stime—posizionate leggermente sopra il limite inferiore degli intervalli indicati dalla società—sono da ritenersi ragionevoli. La sim conferma la raccomandazione “hold” e il prezzo obiettivo di 385 euro.

    Guardando al futuro, Ferrari dovrebbe presentare anche la guidance per il 2026 contestualmente ai risultati annuali. Equita si aspetta una crescita dei ricavi a una cifra bassa o media, in linea con il piano quinquennale illustrato lo scorso ottobre. Il margine operativo sulle vendite (ROS) potrebbe registrare una lieve flessione rispetto al 2025, a causa di un effetto cambio sfavorevole e di maggiori ammortamenti legati al lancio di nuovi modelli.

    Le previsioni di Equita per il 2026 risultano leggermente inferiori al consenso FactSet, che indica ricavi in crescita del 6% a 7,55 miliardi, EBITDA in aumento del 7% a 2,93 miliardi ed EBIT anch’esso in progresso del 7% a 2,23 miliardi. Tuttavia, la differenza è considerata trascurabile.

    Per il 2026, Equita prevede un primo semestre più debole a causa dei costi connessi ai nuovi lanci, seguito da un graduale miglioramento nella seconda parte dell’anno grazie al crescente contributo del modello F80. Il mix di prodotto resta positivo, seppur con un impatto inferiore rispetto agli anni precedenti.

    Nel dettaglio, la sim stima volumi annui sostanzialmente stabili nel 2026, un mix favorevole con le personalizzazioni pari a circa il 19% dei ricavi (contro il 20% previsto dal business plan), un impatto negativo del cambio superiore a 100 milioni di euro e margini penalizzati da maggiori costi SG&A. Ulteriori pressioni deriverebbero da un contributo inferiore della Formula 1, legato a risultati sportivi meno favorevoli, e dagli investimenti per l’espansione del business “Lifestyle”.

    Sul fronte prodotto, Equita segnala che la F80—limitata a 799 unità con un prezzo medio di circa 3,6 milioni di euro—ha avviato le prime consegne nel quarto trimestre 2025, con una progressiva accelerazione nel 2026 e la maggior parte delle consegne attese tra il 2027 e il 2028. Ferrari al momento non prevede aumenti di prezzo per compensare l’effetto cambio, pur avendo la facoltà contrattuale di farlo.

    Infine, la sim rileva l’assenza di novità sia sul tema dei valori residui sia sul lancio della futura Ferrari completamente elettrica.