Blog

  • Il petrolio scende dopo le dichiarazioni di Trump sulle forniture venezuelane agli USA

    Il petrolio scende dopo le dichiarazioni di Trump sulle forniture venezuelane agli USA

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che Washington ha raggiunto un accordo per consentire l’importazione di fino a 2 miliardi di dollari di greggio venezuelano, una mossa destinata ad aumentare l’offerta nel principale mercato mondiale di consumo di petrolio.

    I futures sul Brent sono scesi di 64 centesimi, pari all’1,1%, a 60,06 dollari al barile alle 05:50 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso 82 centesimi, ovvero l’1,4%, a 56,44 dollari al barile. Entrambi i benchmark hanno ampliato le perdite di oltre 1 dollaro rispetto alla seduta precedente, mentre gli operatori scontano una disponibilità abbondante di greggio a livello globale nel corso dell’anno.

    Secondo il mercato, l’intesa potrebbe inizialmente comportare il dirottamento di carichi originariamente destinati alla Cina. Il Venezuela sarebbe inoltre interessato a smaltire milioni di barili attualmente bloccati su petroliere e nei depositi, anche per evitare un’ulteriore escalation con gli Stati Uniti.

    Trump aveva in precedenza chiesto al Venezuela di aprire il proprio settore petrolifero alle compagnie statunitensi, avvertendo del rischio di un inasprimento dell’intervento militare. Poco dopo, nel fine settimana, le forze USA hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro.

    Secondo gli analisti, l’accordo contribuirà a mantenere i prezzi sotto pressione in un mercato già caratterizzato da un eccesso di offerta. “Le esportazioni di petrolio venezuelano verso gli Stati Uniti hanno innanzitutto destabilizzato il mercato USA, e questo finirà per aggravare l’eccesso di offerta a livello globale”, ha dichiarato Yang An, analista di Haitong Futures.

    Gli analisti di Morgan Stanley stimano che il mercato petrolifero potrebbe registrare un surplus fino a 3 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2026, alla luce della debole crescita della domanda lo scorso anno e dell’aumento dell’offerta da parte dei produttori OPEC e non-OPEC.

    Tuttavia, secondo una nota diffusa mercoledì dagli analisti di BMI, parte di Fitch Solutions, l’afflusso di maggiori volumi di petrolio venezuelano a basso costo potrebbe rallentare gli investimenti e l’espansione della capacità produttiva negli Stati Uniti e in altre aree.

    Il Venezuela sta vendendo il suo greggio di riferimento, il Merey, con uno sconto di circa 22 dollari al barile rispetto al Brent per consegna nei propri porti. “Questo aumenta le aspettative sui prezzi del petrolio nel medio termine, soprattutto se il regime venezuelano dovesse sopravvivere”, hanno aggiunto gli analisti di BMI.

  • L’oro arretra dopo il forte rally, prese di profitto e dollaro più forte

    L’oro arretra dopo il forte rally, prese di profitto e dollaro più forte

    I prezzi dell’oro hanno registrato un calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, ritracciando dai forti rialzi dei giorni precedenti mentre gli investitori hanno preso profitto. Il movimento si è inserito in un contesto di lieve rafforzamento del dollaro e di mercati ancora concentrati sui rischi geopolitici e sull’attesa di dati macroeconomici chiave dagli Stati Uniti.

    L’oro spot è sceso di circa l’1% a 4.450,55 dollari l’oncia alle 02:13 ET (07:13 GMT), mentre i futures sull’oro USA con consegna a marzo hanno ceduto lo 0,8% a 4.460,55 dollari l’oncia. La flessione segue un deciso rally durato due sedute, sostenuto dalla domanda di beni rifugio dopo l’improvvisa escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela.

    L’attenzione si sposta dai rischi geopolitici ai dati USA

    Il rally ha perso slancio a metà settimana, con gli operatori che hanno incassato i guadagni e rivolto l’attenzione ai segnali macroeconomici. A pesare è stato anche il rimbalzo del dollaro, che rende l’oro più costoso per gli investitori che operano in altre valute.

    L’incertezza geopolitica resta elevata dopo l’operazione delle forze statunitensi in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, un evento che ha scosso i mercati globali e inizialmente rafforzato la domanda di asset rifugio come l’oro.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha successivamente dichiarato che Washington intende vendere petrolio venezuelano ed è in dialogo con Caracas su futuri accordi energetici. L’ipotesi di un ritorno del greggio venezuelano sui mercati globali attraverso canali controllati dagli USA ha alleviato alcune preoccupazioni sull’offerta di petrolio, senza però ridurre in modo significativo le tensioni geopolitiche più ampie.

    Ora l’attenzione degli investitori è rivolta ai dati economici statunitensi in uscita nei prossimi giorni, in particolare al rapporto sui non-farm payrolls previsto per venerdì. I numeri saranno determinanti per le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve. I mercati scontano attualmente due ulteriori tagli dei tassi nel corso dell’anno, uno scenario generalmente favorevole all’oro, poiché riduce il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento.

    Ripiegano anche gli altri metalli

    Nel resto del comparto dei metalli preziosi si sono registrate vendite marcate. L’argento ha perso il 2,1% a 79,26 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso del 6% a 2.302,60 dollari l’oncia, con gli investitori che hanno ridimensionato le posizioni dopo il recente balzo dei prezzi.

    Tra i metalli di base, i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,5% a 13.133,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame USA sono scesi dell’1,2% a 6,02 dollari la libbra. Entrambi i contratti avevano toccato nuovi massimi storici all’inizio della settimana.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati osservano l’accordo petrolifero tra Trump e il Venezuela mentre l’attenzione si sposta su una raffica di dati USA

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati osservano l’accordo petrolifero tra Trump e il Venezuela mentre l’attenzione si sposta su una raffica di dati USA

    I future sugli indici azionari statunitensi faticavano a trovare una direzione chiara mercoledì, con gli investitori divisi tra gli sviluppi geopolitici e l’attesa per un fitto calendario di dati macroeconomici. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Stati Uniti e Venezuela hanno raggiunto un accordo che consentirà a Caracas di esportare fino a 2 miliardi di dollari di greggio domestico verso gli USA, a pochi giorni da un’operazione militare americana di alto profilo che ha portato alla cattura del leader venezuelano. Sul fronte societario, Constellation Brands (NYSE:STZ) si prepara a pubblicare i risultati trimestrali, mentre il gruppo affronta una domanda debole.

    Future senza direzione

    I future di Wall Street si muovevano intorno alla parità nelle prime ore della seduta, mentre gli operatori valutavano l’attenuarsi dello shock geopolitico e si preparavano ai dati economici in arrivo.

    Alle 02:47 ET, i future sul Dow salivano di 46 punti (+0,1%), quelli sull’S&P 500 scendevano di 6 punti (-0,1%), mentre i future sul Nasdaq 100 arretravano di 50 punti (-0,2%).

    Nella seduta precedente Wall Street aveva chiuso in rialzo, sostenuta dal balzo dei titoli dei semiconduttori legato all’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. I titoli della memoria e dello storage, come Seagate Technology (NASDAQ:STX), SanDisk (NASDAQ:SNDK) e Micron Technology (NASDAQ:MU), sono stati favoriti dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, durante una conferenza tecnologica molto seguita. Nel suo intervento, Huang ha affermato che la prossima generazione di chip includerà un ulteriore livello di tecnologia di archiviazione che consentirà ai chatbot di fornire risposte più rapide a domande più lunghe.

    In evidenza anche Moderna (NASDAQ:MRNA), balzata di quasi l’11% dopo che gli analisti di BofA Global Research hanno alzato il target price sul titolo.

    I titoli energetici hanno invece invertito la rotta, arretrando dopo i rialzi di inizio settimana seguiti all’operazione statunitense contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro. Chevron (NYSE:CVX) ha perso il 4,5%, mentre Exxon Mobil (NYSE:XOM) è scesa del 3,4%.

    Il Venezuela esporta greggio verso gli USA

    Trump ha dichiarato martedì che Washington e Caracas hanno concordato un’intesa che permetterà al Venezuela di esportare fino a 2 miliardi di dollari di petrolio verso gli Stati Uniti.

    In precedenza il presidente aveva chiesto che il Venezuela e la presidente ad interim Delcy Rodríguez concedessero agli Stati Uniti e alle compagnie petrolifere americane pieno “accesso” al vasto settore petrolifero del Paese, avvertendo che un mancato accordo avrebbe potuto esporre Caracas a ulteriori interventi militari USA.

    In un post sui social media, Trump ha scritto che il Venezuela trasferirà agli Stati Uniti tra 30 e 50 milioni di barili di “petrolio sanzionato”. Milioni di barili sono rimasti bloccati da quando Washington ha imposto un blocco nel mese di dicembre.

    Secondo Reuters, l’accordo potrebbe inizialmente costringere a riallocare carichi di greggio destinati alla Cina, uno dei principali acquirenti del petrolio venezuelano nell’ultimo decennio.

    Le quotazioni del petrolio sono scese, con il Brent in calo dello 0,9% a 60,18 dollari al barile e il WTI statunitense in flessione dell’1,2% a 56,46 dollari.

    Attenzione ai dati

    Gli analisti di ING hanno osservato in una nota che lo “shock” legato all’attacco statunitense al Venezuela si è “in gran parte esaurito”, con i prezzi del petrolio tornati su livelli simili a quelli precedenti e le azioni ancora in rialzo.

    “A meno che gli Stati Uniti non intensifichino le minacce sulla Groenlandia o non intervengano nuovamente in Venezuela, i mercati dovrebbero tornare a concentrarsi sui dati nella seconda parte della settimana”, hanno scritto gli analisti, tra cui Frantisek Taborsky e Francesco Pesole.

    La Casa Bianca ha riferito che Trump sta valutando opzioni per acquisire la Groenlandia, incluso un possibile ricorso alla forza militare, ritenendo il territorio strategico per la sicurezza nazionale. I leader europei hanno però espresso una netta opposizione.

    Nonostante l’incertezza geopolitica, l’attenzione dei mercati è destinata a spostarsi su una serie di dati economici chiave dagli Stati Uniti. Gli economisti si aspettano che il rapporto di ADP mostri un aumento di circa 49.000 posti di lavoro nel settore privato a dicembre, dopo il calo di 32.000 a novembre. Altri dati dovrebbero indicare un lieve calo delle offerte di lavoro a 7,61 milioni.

    Le condizioni del mercato del lavoro sono state centrali nelle recenti decisioni della Federal Reserve, che nel 2025 ha tagliato i tassi più volte, privilegiando il sostegno all’occupazione rispetto alle pressioni inflazionistiche persistenti.

    In arrivo l’ISM servizi

    Gli investitori attendono anche nuovi dati sull’attività del settore dei servizi USA. L’indice ISM non manifatturiero dell’Institute for Supply Management è atteso in lieve calo a 52,2 da 52,6.

    A novembre il comparto servizi era rimasto sostanzialmente stabile, con occupazione debole e costi degli input in aumento. Poiché i servizi rappresentano oltre due terzi dell’economia USA, i dati ISM potrebbero offrire indicazioni importanti sulla salute della prima economia mondiale a fine quarto trimestre.

    Constellation Brands sotto i riflettori

    Sul fronte societario, l’attenzione è rivolta ai conti di Constellation Brands. Secondo le stime Bloomberg, il gruppo dovrebbe registrare un utile per azione rettificato di 2,64 dollari nel terzo trimestre fiscale, su ricavi netti di circa 2,16 miliardi di dollari.

    Le spedizioni di birra sono viste in calo del 2,91%, mentre i volumi di depletion — che misurano le vendite al consumo finale — dovrebbero scendere del 3,96%. La birra rappresenta la quota maggiore dei ricavi del gruppo.

    Constellation e concorrenti come Molson Coors (NYSE:TAP) e Brown-Forman (NYSE:BF.A) stanno affrontando una domanda più debole di alcolici e dazi più elevati sulle lattine in alluminio, che hanno compresso i margini. A ciò si aggiungono le preoccupazioni sull’immigrazione e l’incertezza economica, che hanno frenato la spesa dei consumatori latinoamericani negli USA, un segmento chiave per marchi come Corona e Modelo.

  • DAX, CAC, FTSE100, Borse europee quasi ferme mentre gli investitori valutano gli sviluppi in Venezuela e i dati USA in arrivo

    DAX, CAC, FTSE100, Borse europee quasi ferme mentre gli investitori valutano gli sviluppi in Venezuela e i dati USA in arrivo

    Le Borse europee si sono mosse intorno alla parità nella giornata di mercoledì, dopo una serie di chiusure record, con gli investitori che hanno rallentato il passo per valutare le recenti evoluzioni geopolitiche e prepararsi a un fitto calendario di dati macroeconomici statunitensi.

    Alle 09:05 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 risultava sostanzialmente invariato. Il DAX di Francoforte guadagnava circa lo 0,4%, mentre il CAC 40 di Parigi cedeva lo 0,3% e il FTSE 100 di Londra perdeva lo 0,6%.

    A livello di singoli titoli, Nestlé ha esteso le perdite della seduta precedente dopo aver annunciato il richiamo di alcuni prodotti per la nutrizione infantile a causa di un possibile rischio di contaminazione.

    Secondo gli analisti, i mercati finanziari sembrano guardare oltre lo shock provocato dal raid militare statunitense del fine settimana che ha portato alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro. L’attenzione degli investitori starebbe progressivamente spostandosi dagli eventi geopolitici ai segnali macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti.

    Il focus si concentra ora su una serie di indicatori chiave del mercato del lavoro statunitense. Gli economisti prevedono che i dati del processore di buste paga ADP mostrino un aumento di circa 49.000 posti di lavoro nel settore privato a dicembre, in recupero rispetto al calo di 32.000 registrato a novembre. Un altro indicatore dovrebbe inoltre segnalare una lieve flessione delle offerte di lavoro — una misura della domanda di manodopera — a circa 7,61 milioni nel mese di novembre.

    Lo stato di salute del mercato del lavoro è stato un elemento centrale nelle recenti decisioni sui tassi di interesse della Federal Reserve, che nel 2025 ha ridotto più volte il costo del denaro, privilegiando il sostegno a un quadro occupazionale in indebolimento rispetto alle persistenti pressioni inflazionistiche.

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione di nuovi dati sull’attività del settore dei servizi negli Stati Uniti. I servizi rappresentano oltre due terzi dell’economia americana, rendendo l’indagine dell’Institute for Supply Management un indicatore chiave per valutare lo stato della prima economia mondiale verso la fine del quarto trimestre.

    Prezzi del petrolio in calo

    Le quotazioni del petrolio sono scese, con il Brent in flessione dello 0,9% a 60,18 dollari al barile e il WTI statunitense in calo dell’1,2% a 56,46 dollari al barile.

    Il ribasso è seguito alle dichiarazioni di Donald Trump, che martedì ha affermato che Washington e Caracas hanno raggiunto un accordo che consentirà al Venezuela di esportare fino a 2 miliardi di dollari di greggio domestico verso gli Stati Uniti.

    Trump aveva in precedenza chiesto al Venezuela e alla presidente ad interim Delcy Rodríguez di concedere agli Stati Uniti e alle compagnie petrolifere americane pieno “accesso” al vasto e redditizio settore petrolifero del Paese, avvertendo che un mancato accordo avrebbe potuto portare a ulteriori interventi militari statunitensi. In un post sui social media, Trump ha scritto che il Venezuela trasferirà a Washington tra 30 e 50 milioni di barili di “petrolio sanzionato”, dopo che milioni di barili sono rimasti bloccati a seguito dell’imposizione di un blocco nel mese di dicembre.

  • Bernstein aggiorna le previsioni sui prezzi del rame per il 2026

    Bernstein aggiorna le previsioni sui prezzi del rame per il 2026

    Bernstein ha delineato un nuovo scenario per i prezzi del rame nel 2026, prevedendo una media di circa 11.500 dollari per tonnellata nel primo trimestre dell’anno, prima di un ridimensionamento verso i 10.000 dollari per tonnellata nel terzo e quarto trimestre, con l’attenuarsi dell’attuale slancio di mercato.

    Nella sua analisi, Bernstein osserva che il rame ha recentemente raggiunto livelli record superiori a 13.000 dollari per tonnellata. Il rialzo è stato sostenuto da una combinazione di interruzioni dell’offerta, come eventi geotecnici, e fattori di origine umana, tra cui operazioni di arbitraggio e scioperi del lavoro. Nella mattinata di mercoledì, il rame era scambiato intorno a 13.238 dollari per tonnellata.

    Secondo la società di ricerca, gli attuali prezzi elevati riflettono il forte supporto strutturale legato al tema dell’elettrificazione globale, che continua a sostenere il valore di lungo periodo del rame. Allo stesso tempo, la componente speculativa contribuisce a mantenere le quotazioni su livelli particolarmente elevati.

    Guardando al futuro, Bernstein prevede una fase di moderazione dei prezzi con l’indebolimento della domanda e l’aumento dei fenomeni di sostituzione. Gli analisti segnalano inoltre che un possibile rallentamento delle vendite di veicoli elettrici potrebbe pesare sul sentiment nella seconda metà del 2026.

    Il gruppo avverte infine che notizie macroeconomiche negative potrebbero accelerare eventuali correzioni. In particolare, sviluppi sfavorevoli legati all’intelligenza artificiale o ai veicoli elettrici potrebbero innescare rapide uscite dagli investimenti sul rame, con conseguenti bruschi aggiustamenti dei prezzi.

  • Il settore delle costruzioni in Italia chiude il 2025 con una contrazione più marcata

    Il settore delle costruzioni in Italia chiude il 2025 con una contrazione più marcata

    Il settore delle costruzioni italiano ha concluso il 2025 su basi più deboli, con un’accelerazione del calo dell’attività a fronte di una domanda in indebolimento, secondo l’ultima indagine HCOB Italy Construction PMI pubblicata mercoledì.

    L’indice principale HCOB Italy Construction PMI Total Activity Index è sceso a 47,9 a dicembre, rispetto a 48,2 di novembre, segnalando il protrarsi di una fase di contrazione. Il dato indica una riduzione moderata dell’attività e rappresenta uno dei cali più significativi registrati nel corso del 2025, secondo solo alla flessione osservata in agosto.

    Tutti e tre i principali comparti del settore sono rimasti in territorio negativo per il secondo mese consecutivo. L’edilizia residenziale ha evidenziato il peggior andamento, mentre il comparto commerciale si è dimostrato relativamente più resiliente, registrando la flessione più contenuta.

    Anche i nuovi ordini hanno continuato a diminuire, segnando il secondo calo consecutivo. Il ritmo della contrazione è stato il più rapido degli ultimi quattro mesi, con gli operatori che hanno indicato gare d’appalto non aggiudicate e una maggiore incertezza di mercato come i principali fattori di debolezza della domanda.

    Il ridimensionamento dei portafogli ordini e il completamento di alcuni progetti hanno spinto le imprese a ridurre nuovamente gli acquisti nel mese di dicembre. La contrazione dell’attività di approvvigionamento è stata la più marcata da agosto, riflettendo l’esigenza di adeguare l’utilizzo degli input a volumi di lavoro più contenuti.

    Nonostante il rallentamento generale, l’occupazione ha registrato un lieve aumento anche a dicembre, mantenendo un ritmo di crescita simile a quello osservato dalla fine dell’estate. Al contrario, il ricorso ai subappaltatori è diminuito al tasso più elevato degli ultimi quattro mesi, segnalando un approccio più prudente all’utilizzo di manodopera esterna.

    Le pressioni sui costi si sono intensificate, con l’inflazione dei prezzi degli input salita al livello più alto da maggio 2025. Le imprese hanno segnalato aumenti dei costi per materie prime ed energia, pur restando l’inflazione complessiva al di sotto della media di lungo periodo.

    Le performance dei fornitori sono peggiorate lievemente, con tempi di consegna più lunghi a causa di carenze di alcune materie prime e di vincoli di capacità presso i venditori.

    Guardando al 2026, le imprese del settore costruzioni hanno mostrato un moderato miglioramento delle aspettative sull’attività futura, sostenute dalla previsione di nuove aperture di cantieri e da maggiori investimenti. Tuttavia, il livello di ottimismo rimane contenuto rispetto agli standard storici.

    Commentando i dati, Nils Müller, Junior Economist di Hamburg Commercial Bank, ha osservato che il comparto residenziale è stato il più debole, “registrando la contrazione più marcata degli ultimi quasi 18 mesi”, mentre l’attività commerciale è diminuita per la sesta volta in sette mesi e l’ingegneria civile ha segnato il quarto calo consecutivo.

  • Italgas tocca nuovi massimi mentre il mercato reagisce all’operazione green bond di Snam

    Italgas tocca nuovi massimi mentre il mercato reagisce all’operazione green bond di Snam

    Italgas si è imposta come il titolo più brillante nelle prime fasi di contrattazione a Piazza Affari, con un forte rialzo delle azioni in seguito all’annuncio di un’operazione obbligazionaria green da parte di Snam (BIT:SRG).

    I titoli Italgas hanno inizialmente aperto invariati, per poi entrare in negoziazione con un balzo superiore al 9%, raggiungendo un nuovo massimo storico a 10,84 euro. Successivamente i guadagni si sono ridimensionati, con il titolo stabilizzatosi intorno a un progresso del 5% nel corso della mattinata.

    Il rally porta Italgas (BIT:IG) a registrare un incremento di circa il 10% dall’inizio del 2026, mentre su base annua il titolo mostra una crescita di circa il 125% negli ultimi dodici mesi.

    Secondo un operatore di mercato citato da Reuters, il forte movimento del titolo Italgas è riconducibile a un effetto tecnico legato all’operazione obbligazionaria annunciata oggi da Snam.

    L’operazione prevede l’emissione di un green bond da 500 milioni di euro con scadenza nel 2031, convertibile in azioni ordinarie Italgas già esistenti, accompagnata dal riacquisto delle obbligazioni convertibili in azioni Italgas attualmente in circolazione e in scadenza nel 2028. I nuovi titoli saranno emessi con un valore nominale di 100.000 euro e dovrebbero riconoscere una cedola annua a tasso fisso compresa tra l’1,5% e il 2%, pagabile semestralmente posticipata il 14 gennaio e il 14 luglio di ogni anno, con il primo pagamento previsto il 14 luglio 2026.

    Le obbligazioni avranno una durata di cinque anni e saranno rimborsate alla pari alla scadenza, salvo i casi di rimborso anticipato, conversione in azioni o riacquisto e cancellazione. È prevista la facoltà per l’emittente di rimborsare in azioni, con un’eventuale integrazione in contanti se necessario.

    Il prezzo di conversione iniziale sarà fissato applicando un premio stimato tra il 22,5% e il 27,5% rispetto al prezzo di riferimento, determinato come media aritmetica dei prezzi medi ponderati per i volumi registrati nel periodo di averaging.

    Snam ha indicato che i proventi dell’emissione del green bond saranno destinati, in tutto o in parte, al finanziamento di progetti eleggibili, in linea con il proprio Green Financing Sustainable Finance Framework, disponibile sul sito della società.

  • TIM, Fastweb e Vodafone definiscono un’intesa per accelerare il rollout del 5G in Italia

    TIM, Fastweb e Vodafone definiscono un’intesa per accelerare il rollout del 5G in Italia

    Telecom Italia (BIT:TIT) ha annunciato di aver sottoscritto un accordo preliminare con Fastweb+Vodafone (LSE:VOD), che confluiranno in un’unica società a partire dal 1° gennaio 2026, per avviare una collaborazione sullo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di condivisione della Radio Access Network (RAN).

    L’intesa, propedeutica alla firma di un accordo definitivo attesa entro il secondo trimestre del 2026, ha l’obiettivo di accelerare la diffusione del 5G sul territorio nazionale. Secondo le aziende, l’iniziativa rappresenta un passo “importante” verso un utilizzo più efficiente delle infrastrutture esistenti e consentirà una copertura 5G più rapida, estesa e sostenibile, in particolare nei comuni con meno di 35.000 abitanti.

    In base allo schema previsto, ciascun operatore sarà responsabile dello sviluppo della rete in 10 regioni, per un totale di circa 15.500 siti entro la fine del 2028. L’accordo resta subordinato alle autorizzazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom).

    Il modello collaborativo consentirà a ciascuna parte di utilizzare le infrastrutture di accesso radio mobile dell’altra nelle aree interessate, evitando duplicazioni. Le efficienze derivanti dovrebbero permettere l’estensione di una copertura 5G ad alte prestazioni anche nelle zone a bassa densità e meno servite, migliorando l’inclusione digitale e la qualità dei servizi per famiglie e imprese.

    La condivisione della RAN è già ampiamente adottata in altri Paesi dell’Unione Europea e, secondo le società, garantisce piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica, un minore impatto ambientale e, grazie alla riduzione dei costi di implementazione, libera risorse da destinare a nuovi investimenti nelle tecnologie mobili di nuova generazione.

    “Contribuendo a una distribuzione più efficace delle reti 5G, questa iniziativa sostiene la trasformazione digitale dell’Italia, rafforzandone la competitività in linea con gli obiettivi del Decennio Digitale europeo e portando benefici diretti a consumatori, imprese e comunità su tutto il territorio nazionale”, si legge nel comunicato.

    Gli analisti di Equita ricordano che la ricerca di efficienze nello sviluppo della copertura 5G è stata più volte sottolineata dal management di TIM, aggiungendo che “l’accordo consentirà quindi a TIM e Fastweb di ridurre la pressione sui costi di copertura (energia e affitto delle torri), che stimiamo siano cresciuti a un CAGR dell’11% nel periodo 2020-2024”.

    Con riferimento a INWIT, Equita osserva inoltre che “l’MSA prevede specifiche tutele per eventuali accordi di RAN sharing, che riteniamo più rilevanti per le aree urbane già coperte e per gli sviluppi già contrattualizzati nell’ambito dell’MSA”.

    Per TIM, secondo gli esperti, “si tratta di un accordo che contribuisce a migliorare la visibilità sul percorso di crescita dell’EBITDA e sulla stabilità del CAPEX domestico”, confermando il target price a 0,53 euro rispetto agli 0,523 euro circa di questa mattina. Per INWIT, infine, Equita conclude che “riduce il potenziale di crescita m/t derivante dallo sviluppo della copertura 5G ma, a nostro avviso, offre una maggiore visibilità sui piani di rollout del 5G per i prossimi anni”.

  • Bitcoin verso i 92.000 dollari mentre i mercati valutano gli sviluppi in Venezuela

    Bitcoin verso i 92.000 dollari mentre i mercati valutano gli sviluppi in Venezuela

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è salito nella giornata di lunedì, sostenuto da un rialzo più ampio dei titoli tecnologici, anche se i guadagni sono rimasti contenuti mentre gli investitori valutavano le conseguenze della recente operazione militare statunitense in Venezuela.

    Questa settimana l’attenzione è rivolta anche a una serie di dati macroeconomici chiave, in particolare al report sui nuovi occupati non agricoli negli Stati Uniti per il mese di dicembre. Alle 01:33 ET, Bitcoin segnava un rialzo dell’1,1% a 92.264,5 dollari.

    La principale criptovaluta mondiale ha beneficiato della forza del comparto tecnologico, con cui tende a muoversi in tandem, grazie all’ottimismo legato alle prospettive dell’intelligenza artificiale. Anche le altre criptovalute hanno registrato lievi rialzi. Bitcoin resta però in fase di recupero dopo il calo del 6,4% registrato nel 2025, quando l’interesse degli investitori si è raffreddato nella seconda metà dell’anno a fronte di crescenti dubbi sulle prospettive di lungo periodo del settore.

    Venezuela sotto i riflettori dopo la cattura di Maduro da parte degli USA

    I rialzi di Bitcoin e del mercato crypto più ampio sono stati limitati dalla cautela legata alle ricadute dell’attacco statunitense in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Maduro è stato visto in stato di detenzione a New York e dovrebbe ora affrontare un’azione legale davanti a un tribunale statunitense.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington “governerà” il Venezuela fino all’elezione di un nuovo leader, aggiungendo che verrà aperto anche il settore petrolifero del Paese.

    Le reazioni internazionali sono state contrastanti. Diversi Paesi dell’America Latina hanno condannato l’operazione, così come Russia e Cina. Aumentando ulteriormente l’incertezza geopolitica, Trump ha anche avvertito della possibilità di azioni simili contro Colombia e Cuba e ha evocato un possibile intervento contro l’Iran.

    L’operazione in Venezuela ha rafforzato la domanda di asset rifugio tradizionali, con oro e dollaro statunitense entrambi oggetto di forti acquisti.

    Bitcoin cerca di recuperare le perdite del 2025

    Il rimbalzo di Bitcoin all’inizio del 2026 è in parte attribuibile ad acquisti di opportunità, dopo il calo del 6,4% registrato nel 2025.

    Sebbene la criptovaluta abbia toccato diversi massimi storici lo scorso anno, sostenuta dalle aspettative di un contesto regolatorio più favorevole sotto l’amministrazione Trump, lo slancio si è attenuato nell’ultimo trimestre. Il peggioramento del sentiment è stato alimentato anche dai crescenti dubbi sulla sostenibilità di lungo termine delle società di tesoreria focalizzate su Bitcoin, come Strategy, soprattutto dopo l’esclusione da un importante indice azionario statunitense.

    Un flash crash dei prezzi delle criptovalute in ottobre ha inoltre scosso la fiducia degli investitori retail, mentre gli acquisti istituzionali tramite fondi crypto hanno mostrato segnali di rallentamento nell’ultimo trimestre.

    Prezzi delle criptovalute oggi: altcoin cautamente in rialzo

    Nel complesso, il mercato delle criptovalute ha registrato guadagni contenuti, in linea con Bitcoin.

    Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è rimasta invariata a 3.144,41 dollari, mentre XRP è salita del 2,1%. BNB ha guadagnato l’1%, mentre Solana e Cardano sono salite di meno dell’1% ciascuna.

    Tra i memecoin, Dogecoin ha perso lo 0,4%, mentre $TRUMP è avanzato dello 0,6%.

  • Oro e argento proseguono il rally dopo l’operazione USA in Venezuela

    Oro e argento proseguono il rally dopo l’operazione USA in Venezuela

    I prezzi di oro e argento sono tornati a salire con forza, mentre gli investitori si rifugiano nei metalli preziosi dopo l’operazione statunitense del fine settimana che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, alimentando le tensioni geopolitiche e la domanda di beni rifugio.

    Nelle prime ore di contrattazione, l’oro spot è balzato di oltre il 2% a 4.431 dollari l’oncia, mentre i futures con scadenza febbraio hanno toccato quota 4.442 dollari, il livello più alto dal 29 dicembre. Il metallo giallo mantiene così un forte slancio anche nel 2026, dopo aver registrato un rialzo superiore al 60% nel 2025, anno in cui ha segnato un nuovo massimo storico a 4.549,71 dollari l’oncia — la migliore performance annuale dal 1979 — nonostante prese di profitto consistenti a fine anno.

    L’argento ha messo a segno rialzi ancora più marcati. Il prezzo spot è salito del 4% a 75,83 dollari l’oncia, mentre i futures hanno raggiunto 75,96 dollari. Nel 2025 il metallo ha sovraperformato l’oro, con un balzo di oltre il 130%, considerando che aveva iniziato l’anno intorno ai 24 dollari l’oncia.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington intende “governare” il Venezuela dopo la rimozione di Maduro, lasciando incerto il futuro politico del Paese sudamericano. Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti richiedono un “accesso totale” al Paese, comprese le sue riserve petrolifere.

    Secondo Nicky Shiels, responsabile della ricerca e della strategia sui metalli presso MKS Pamp, in questo contesto di maggiore incertezza gli investitori tenderanno a privilegiare gli asset percepiti come meno rischiosi. A suo avviso, “la rimozione del presidente venezuelano è destinata ad accelerare la domanda di oro da parte delle banche centrali non occidentali”.

    Shiels si interroga inoltre sul destino di circa 31 tonnellate di oro venezuelano custodite nei caveau della Banca d’Inghilterra. In passato, i tribunali britannici hanno respinto le richieste di Maduro per il rilascio di questo oro, dopo che il Regno Unito ha ritenuto illegittima la sua presidenza.

    L’episodio “ha rafforzato un contesto di incertezza geopolitica”, ha affermato Christopher Wong, analista di Oversea-Chinese Banking Corp. a Singapore. Tuttavia, ha sottolineato che i rischi immediati appaiono contenuti, poiché “gli sviluppi in Venezuela indicano una conclusione relativamente rapida, piuttosto che un conflitto militare prolungato”.