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  • I rendimenti dell’Eurozona salgono mentre si raffreddano i colloqui con l’Iran e il petrolio recupera terreno

    I rendimenti dell’Eurozona salgono mentre si raffreddano i colloqui con l’Iran e il petrolio recupera terreno

    I mercati obbligazionari europei chiudono una settimana volatile con rendimenti in aumento

    I rendimenti dei titoli di Stato europei hanno registrato un rialzo venerdì, concludendo una settimana caratterizzata da forti oscillazioni dovute all’evoluzione delle tensioni geopolitiche, alle aspettative sulle banche centrali e all’andamento dei mercati energetici.

    Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, riferimento per l’Eurozona, è salito al 2,95%, recuperando dai minimi degli ultimi due mesi toccati nei giorni precedenti, mentre gli investitori rivalutavano i rischi geopolitici e le prospettive inflazionistiche.

    I dubbi sull’accordo tra Stati Uniti e Iran sostengono il petrolio

    Il sentiment di mercato è cambiato dopo che il vicepresidente statunitense JD Vance ha annullato una visita programmata in Svizzera, dove erano previsti colloqui con rappresentanti iraniani per avviare l’attuazione dell’accordo in 14 punti recentemente annunciato tra Washington e Teheran.

    L’episodio ha alimentato interrogativi sulla tenuta dell’intesa e ha favorito un recupero delle quotazioni del greggio, con il petrolio in rialzo di circa l’1% a causa delle rinnovate incertezze geopolitiche.

    La sorpresa della Federal Reserve continua a influenzare i mercati

    La volatilità della settimana è stata alimentata anche dagli sviluppi negli Stati Uniti, dove la maggioranza dei membri della Federal Reserve ha sorpreso i mercati indicando la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi entro la fine dell’anno.

    Il tono più restrittivo ha costretto gli investitori a rivedere rapidamente le proprie previsioni, arrivando a scontare una probabilità dell’80% di un rialzo dei tassi entro ottobre. Un netto cambio di scenario rispetto all’inizio della settimana, quando l’accordo tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz avevano sostenuto il mercato obbligazionario.

    Il calo del petrolio aveva favorito i bond nella prima parte della settimana

    Durante il picco delle tensioni in Medio Oriente, il forte aumento dei prezzi energetici aveva spinto i rendimenti ai massimi di diversi mesi, alimentando timori di un’accelerazione dell’inflazione e di una possibile risposta restrittiva da parte della Banca Centrale Europea.

    Successivamente, il calo di circa il 10% del prezzo del petrolio ha contribuito a ridurre tali preoccupazioni, consentendo agli investitori di rivedere al ribasso le aspettative inflazionistiche e favorendo un recupero del mercato obbligazionario europeo.

    L’attenzione resta puntata sulla BCE

    Il rendimento del titolo tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi della BCE, è salito al 2,628%.

    A rafforzare il dibattito è intervenuto anche il capo economista della BCE, Philip Lane, che ha dichiarato come l’economia dell’Eurozona sembri in grado di sostenere un contesto di tassi d’interesse più elevati, suggerendo che l’istituto centrale potrebbe mantenere un approccio prudente prima di allentare la politica monetaria.

  • Avio ottiene un contratto per la difesa da oltre 35 milioni di euro da MBDA (AVIO)

    Avio ottiene un contratto per la difesa da oltre 35 milioni di euro da MBDA (AVIO)

    Avio S.p.A. (BIT:AVIO) si è aggiudicata un contratto di produzione del valore superiore a 35 milioni di euro da MBDA in Francia per la fornitura di motori a propellente solido e delle relative superfici aerodinamiche destinate al sistema missilistico ASTER 30.

    L’accordo è stato firmato nell’ambito di un contratto quadro già esistente tra le due società e sarà eseguito nell’arco di quattro anni.

    La commessa supporta il programma ASTER 30 all’interno del sistema di difesa aerea e antimissile SAMP/T NG e consolida ulteriormente la collaborazione di lungo termine tra Avio e il gruppo MBDA. Il nuovo ordine rafforza il ruolo della società nella filiera europea della difesa e conferma le sue competenze nelle tecnologie di propulsione per applicazioni avanzate nel settore della sicurezza e della difesa.

  • Wall Street verso un rimbalzo grazie all’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un rimbalzo grazie all’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures azionari statunitensi indicano un’apertura positiva per Wall Street giovedì, dopo la forte correzione registrata nella seduta precedente in seguito alla decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo la firma ufficiale di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran volto a porre fine al conflitto in Medio Oriente, riducendo le preoccupazioni legate all’approvvigionamento energetico e alla crescita economica globale.

    Stati Uniti e Iran avviano il percorso verso un accordo definitivo

    Il presidente Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno firmato un memorandum d’intesa che definisce il quadro per i negoziati destinati a portare a un accordo di pace permanente.

    L’intesa entra in vigore immediatamente e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e la revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani.

    In base all’accordo in 14 punti, le due parti avvieranno negoziati nei prossimi 60 giorni per raggiungere una soluzione definitiva.

    Il petrolio continua a scendere

    Le prospettive di una ripresa delle esportazioni energetiche dalla regione hanno continuato a spingere al ribasso le quotazioni del greggio.

    I futures sul petrolio si sono avvicinati ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto di fine febbraio, riflettendo aspettative di maggiore offerta e minori rischi geopolitici.

    “That has huge significance for inflation and interest rates, as well as business, consumer and investor sentiment,” ha dichiarato Russ Mould, investment director di AJ Bell. “It takes the pressure off industries and households and is hugely positive for global economic growth.”

    Intel guida i rialzi nel pre-market

    I titoli tecnologici si preparano a beneficiare del miglioramento del clima di mercato, con Intel (NASDAQ:INTC) in rialzo dell’8,5% nelle contrattazioni pre-apertura.

    Il movimento segue le dichiarazioni di Trump su Truth Social secondo cui Apple (NASDAQ:AAPL) avrebbe accettato di collaborare con Intel per progettare e produrre chip negli Stati Uniti.

    La notizia ha rafforzato l’ottimismo nei confronti della produzione domestica di semiconduttori.

    La Fed aveva pesato sulla seduta precedente

    Nonostante un’iniziale reazione contenuta, i mercati statunitensi hanno chiuso nettamente in calo mercoledì dopo che gli investitori hanno valutato le nuove proiezioni economiche della Federal Reserve.

    Il Nasdaq ha perso 354,69 punti, pari all’1,3%, a 26.021,66. L’S&P 500 è sceso di 91,25 punti, o dell’1,2%, a 7.420,10, mentre il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 507,12 punti, pari all’1%, a 51.492,55.

    La banca centrale lascia aperta la porta a nuovi rialzi

    Come previsto, la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso di riferimento nel range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.

    Tuttavia, le nuove proiezioni indicano che alcuni membri del FOMC ritengono possibile un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno.

    La stima mediana prevede ora tassi al 3,8% entro la fine del 2026, in netto contrasto con le aspettative di taglio formulate a marzo.

    L’inflazione resta al centro dell’attenzione

    Nel comunicato, significativamente più breve rispetto ai precedenti, la Fed ha sottolineato che l’economia continua a crescere a un ritmo solido nonostante le incertezze legate in parte agli eventi in Medio Oriente.

    La banca centrale ha inoltre evidenziato che l’inflazione resta superiore all’obiettivo del 2%, anche a causa delle pressioni sui costi energetici.

    Le vendite al dettaglio sorprendono positivamente

    Sul fronte macroeconomico, il Dipartimento del Commercio ha reso noto che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate dello 0,9% a maggio, dopo il +0,4% rivisto di aprile.

    Gli economisti si aspettavano un incremento dello 0,5%, rendendo il dato migliore delle attese.

    Software e trasporti guidano le vendite

    La debolezza di mercoledì è stata guidata dai titoli software, con il Dow Jones U.S. Software Index in calo del 3,2%, al minimo degli ultimi due mesi.

    Anche il comparto dei trasporti ha registrato forti ribassi, con il Dow Jones Transportation Average in calo del 3%.

    In flessione anche retail, servizi petroliferi, oro e immobiliare commerciale, mentre broker e semiconduttori hanno mostrato una migliore tenuta.

  • Borse europee contrastate mentre gli investitori valutano le decisioni delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre gli investitori valutano le decisioni delle banche centrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento misto giovedì, con gli investitori impegnati ad analizzare gli ultimi segnali provenienti dalle principali banche centrali, dopo che la Federal Reserve statunitense ha lasciato invariati i tassi di interesse ma ha indicato che un ulteriore rialzo nel corso dell’anno resta possibile.

    Le nuove proiezioni economiche della Fed suggeriscono infatti che i responsabili della politica monetaria vedono ancora margini per almeno un altro aumento dei tassi, spingendo i mercati a rivalutare le prospettive per la politica monetaria globale.

    Le banche centrali mantengono invariati i tassi

    In Europa, la Banca Nazionale Svizzera ha confermato il tasso di riferimento allo 0%, nonostante le recenti pressioni inflazionistiche, mentre la Banca d’Inghilterra ha mantenuto il costo del denaro al 3,75%.

    Dal Regno Unito sono arrivati dati incoraggianti sul mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione è sceso al 4,9% nei tre mesi ad aprile dal 5,0% del periodo precedente. Anche l’occupazione salariale è tornata a crescere dopo tre mesi consecutivi di calo.

    Andamento divergente per i principali indici

    Le performance dei principali listini europei sono risultate differenziate.

    Il FTSE 100 britannico ha perso lo 0,9%, penalizzato dalla debolezza dei titoli energetici e dei consumi. Il CAC 40 francese si è mantenuto vicino alla parità, mentre il DAX tedesco ha registrato un rialzo dello 0,2%.

    L’Oréal in calo dopo l’operazione in India

    Tra i singoli titoli, L’Oreal (EU:OR) ha registrato una flessione dopo aver annunciato un accordo per acquisire una partecipazione di controllo nella società indiana di prodotti per la cura della persona Innovist.

    Gli investitori hanno accolto con cautela l’operazione, mentre il gruppo continua ad espandersi nei mercati internazionali ad alta crescita.

    Tesco sotto pressione dopo il rallentamento delle vendite

    Tesco (LSE:TSCO) è stata tra le peggiori performance di Londra dopo aver comunicato un rallentamento della crescita delle vendite nel primo trimestre.

    L’aggiornamento ha alimentato preoccupazioni sulla spesa dei consumatori, nonostante la strategia del gruppo continui a puntare su convenienza e fidelizzazione della clientela.

    Il calo del petrolio pesa sui titoli energetici

    I titoli del comparto energetico hanno registrato ribassi mentre l’allentamento delle tensioni geopolitiche ha spinto al ribasso le quotazioni del greggio.

    Il Brent è sceso verso i 78 dollari al barile, trascinando al ribasso produttori come BP Plc (LSE:BP.) e Shell (LSE:SHEL).

    La flessione riflette una maggiore fiducia nelle forniture energetiche globali e minori timori di interruzioni dell’offerta.

    FirstGroup vola grazie ai risultati e al buyback

    FirstGroup (LSE:FGP) ha registrato forti rialzi dopo aver pubblicato risultati annuali solidi e annunciato un nuovo programma di riacquisto di azioni da 100 milioni di sterline.

    Gli investitori hanno accolto positivamente sia la performance operativa sia il ritorno di capitale agli azionisti.

    Informa avanza dopo l’aggiornamento sul trading

    Informa (LSE:INF) ha guadagnato terreno dopo aver riportato una crescita dei ricavi sottostanti del 6,4% nei primi cinque mesi dell’anno.

    Il gruppo specializzato in eventi e pubblicazioni accademiche ha inoltre confermato le proprie previsioni annuali, rafforzando la fiducia degli investitori nelle prospettive di crescita.

  • Piazza Affari apre in lieve rialzo mentre il mercato consolida i recenti guadagni

    Piazza Affari apre in lieve rialzo mentre il mercato consolida i recenti guadagni

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta di giovedì con movimenti contenuti, mentre gli investitori assimilano il recente rally e continuano a valutare gli effetti dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, il calo dei prezzi del petrolio continua a pesare sul comparto energetico.

    A influenzare il sentiment resta anche l’ultima riunione della Federal Reserve, che ha mantenuto invariati i tassi d’interesse ma ha lasciato intendere che ulteriori rialzi potrebbero essere necessari per contenere l’inflazione.

    Intorno alle 9:35 il FTSE MIB registrava un progresso dello 0,25%.

    La Fed mantiene i tassi ma resta prudente sull’inflazione

    Come previsto dal mercato, la banca centrale statunitense ha lasciato invariato il costo del denaro.

    Tuttavia, i responsabili della politica monetaria hanno segnalato che potrebbero essere necessari ulteriori aumenti dei tassi nel corso dell’anno, poiché l’inflazione continua a mantenersi sopra l’obiettivo del 2% nonostante la solidità del mercato del lavoro.

    Questa prospettiva ha contribuito a mantenere un approccio prudente tra gli investitori.

    Le banche sostengono il listino

    Il comparto bancario ha proseguito il trend positivo delle ultime sedute, offrendo supporto al mercato milanese.

    L’indice settoriale è salito dello 0,4%, con UniCredit (BIT:UCG) in rialzo dello 0,4% e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) in progresso dello 0,1%.

    Tra i migliori titoli figura Generali (BIT:G), che ha guadagnato l’1,8% dopo aver recentemente toccato il massimo storico di 43,93 euro.

    Il titolo ha beneficiato delle indiscrezioni secondo cui UniCredit avrebbe valutato un incremento della propria partecipazione fino a quasi il 20% del capitale della compagnia assicurativa attraverso una possibile operazione con Delfin. Secondo le ultime ricostruzioni, tuttavia, i colloqui sarebbero stati sospesi o interrotti.

    Petrolio debole pesa sui titoli energetici

    La flessione del greggio ha innescato prese di beneficio nel settore energetico.

    Saipem (BIT:SPM) ha perso oltre il 2%, mentre Tenaris (BIT:TEN) ha ceduto l’1,1%.

    Anche ENI ha registrato un calo dello 0,7%, seguendo l’andamento delle quotazioni petrolifere sui mercati internazionali.

    Vendite su lusso e automotive

    Nel comparto del lusso, Moncler (BIT:MONC) ha lasciato sul terreno circa l’1%.

    Stellantis (BIT:STLAM) ha invece perso lo 0,7%, proseguendo la debolezza delle ultime sedute dopo il profit warning diffuso da BMW, che ha riacceso i timori sulle prospettive del settore automobilistico.

    Avio e Prysmian tra i migliori del listino

    Tra i titoli in evidenza figurano Avio (BIT:AVIO), in rialzo dell’1,2%, e Prysmian (BIT:PRY), che ha guadagnato quasi il 2%.

    Entrambe le società si sono posizionate tra le migliori performance del FTSE MIB nelle prime fasi della contrattazione.

    Nel complesso, il mercato ha mostrato un atteggiamento attendista, diviso tra il miglioramento del contesto geopolitico e le persistenti incertezze legate alla politica monetaria e alla crescita economica globale.

  • L’oro recupera terreno grazie all’accordo tra Stati Uniti e Iran nonostante le preoccupazioni sui tassi Fed

    L’oro recupera terreno grazie all’accordo tra Stati Uniti e Iran nonostante le preoccupazioni sui tassi Fed

    I prezzi dell’oro sono saliti giovedì, recuperando parte delle perdite registrate nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano l’impatto dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran e le indicazioni della Federal Reserve su un possibile rialzo dei tassi entro fine anno.

    L’oro spot è avanzato dello 0,3% a 4.269,42 dollari l’oncia alle 05:46 ET (09:46 GMT), mentre i futures sull’oro hanno registrato un calo del 2,1% a 4.288,72 dollari l’oncia.

    Mercoledì il metallo prezioso aveva perso l’1,7% dopo che la decisione della Federal Reserve aveva rafforzato il dollaro e spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury.

    L’intesa tra Washington e Teheran sostiene il mercato

    L’oro ha trovato sostegno nelle notizie relative all’accordo provvisorio raggiunto tra Stati Uniti e Iran per ridurre le tensioni in Medio Oriente.

    L’intesa prevede un periodo negoziale di 60 giorni durante il quale sarà consentito il transito senza pedaggi attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto di energia.

    L’obiettivo è inoltre quello di riportare il traffico marittimo alla piena capacità entro 30 giorni.

    Gli investitori hanno interpretato l’accordo come un passo importante verso la normalizzazione delle forniture energetiche globali.

    La domanda di beni rifugio resta elevata

    La prospettiva di una maggiore stabilità sul mercato energetico ha contribuito ad attenuare i timori di uno shock prolungato dell’offerta petrolifera.

    Tuttavia, l’incertezza sul quadro economico globale continua a sostenere l’interesse per l’oro come strumento di copertura.

    Molti investitori continuano infatti a utilizzare il metallo prezioso per proteggersi dai rischi geopolitici e dalle pressioni inflazionistiche.

    La Fed limita il rialzo del metallo prezioso

    Nonostante il recupero, i guadagni dell’oro sono stati contenuti dalle indicazioni della Federal Reserve.

    La banca centrale ha lasciato invariati i tassi d’interesse nel range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, ma ha segnalato che potrebbero essere necessari ulteriori interventi restrittivi qualora l’inflazione restasse elevata.

    Le nuove proiezioni mostrano che nove dei diciannove membri della Fed prevedono almeno un aumento dei tassi nel 2026, un cambiamento significativo rispetto alle aspettative di inizio anno.

    Warsh ribadisce l’impegno contro l’inflazione

    Nel suo primo meeting da presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh ha confermato una linea rigorosa sul fronte dell’inflazione.

    Warsh ha sottolineato la necessità di “ripristinare la stabilità dei prezzi”, mentre la banca centrale ha contestualmente rivisto al rialzo le proprie previsioni sull’inflazione.

    Questi sviluppi hanno spinto gli investitori a ridimensionare le aspettative di futuri tagli dei tassi, sostenendo ulteriormente il dollaro.

    Dollaro forte e tassi elevati frenano l’oro

    Un dollaro più forte tende a rendere l’oro più costoso per gli acquirenti che operano con altre valute.

    Inoltre, tassi d’interesse più elevati aumentano il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento come il metallo prezioso.

    Di conseguenza, se da un lato l’accordo tra Stati Uniti e Iran ha favorito il recupero dell’oro, dall’altro le prospettive di una politica monetaria più restrittiva hanno limitato ulteriori rialzi.

  • Il petrolio scende ai minimi dall’inizio della guerra con l’Iran dopo l’accordo tra Washington e Teheran

    Il petrolio scende ai minimi dall’inizio della guerra con l’Iran dopo l’accordo tra Washington e Teheran

    I prezzi del petrolio hanno proseguito il loro calo giovedì, toccando i livelli più bassi dall’inizio del conflitto con l’Iran, dopo che un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha migliorato le prospettive sull’offerta globale di greggio e sulla riapertura di una delle principali rotte energetiche mondiali.

    Alle 08:11 GMT, il Brent perdeva 1,59 dollari, pari al 2%, a 77,96 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense scendeva di 1,83 dollari, o del 2,38%, a 74,96 dollari.

    Il Brent è così scivolato ai livelli più bassi dal 2 marzo, la prima seduta successiva agli attacchi iniziali di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, mentre il WTI ha raggiunto i minimi dal 4 marzo.

    I mercati scontano il ritorno del greggio iraniano

    Secondo gli analisti, gli operatori stanno incorporando sempre più rapidamente nelle quotazioni la prospettiva di un ritorno delle esportazioni iraniane sul mercato internazionale.

    “La vendita si è intensificata poiché i mercati energetici hanno continuato a scontare aggressivamente un ritorno più rapido del previsto dei barili iraniani in seguito al recente memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran”, ha affermato l’analista di IG Tony Sycamore.

    L’accordo apre un periodo negoziale di 60 giorni e prevede il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più importanti per il commercio globale di petrolio e gas.

    Il piano prevede inoltre il ripristino completo del traffico nello stretto entro 30 giorni.

    Restano aperte le questioni più delicate

    Nonostante l’accoglienza positiva da parte dei mercati, diversi temi fondamentali devono ancora essere affrontati.

    L’intesa rinvia infatti la discussione sul programma nucleare iraniano e richiede inoltre agli Stati Uniti e ai loro alleati di elaborare un piano da 300 miliardi di dollari per sostenere la ripresa economica dell’Iran.

    Gli investitori, tuttavia, vedono positivamente la prospettiva di una graduale riduzione delle interruzioni dell’offerta energetica.

    Attesa una ripresa graduale dei flussi energetici

    Gli analisti ritengono che la normalizzazione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz avverrà progressivamente.

    Goldman Sachs prevede che le esportazioni dei Paesi del Golfo tornino ai livelli precedenti al conflitto entro la fine di luglio, mentre la produzione petrolifera dovrebbe normalizzarsi entro ottobre.

    La banca stima che il ripristino delle esportazioni comporterà un aumento di circa 13 milioni di barili al giorno nei flussi attraverso Hormuz rispetto ai livelli attuali, riportando il traffico a circa il 70% della capacità precedente alla guerra.

    L’analista di Kpler Matt Stanley ha invitato alla prudenza.

    “Sebbene sembri che il peggio sia alle spalle, siamo ancora molto lontani da una situazione normale”, ha dichiarato Stanley, aggiungendo che gran parte del premio di rischio legato al conflitto è già stato eliminato dai prezzi.

    Gli esperti prevedono un calo graduale dei prezzi

    Diversi osservatori del settore ritengono che il greggio possa continuare a indebolirsi, ma senza crolli significativi.

    La direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha osservato che molti Paesi potrebbero ricostituire le proprie riserve strategiche mentre il traffico marittimo torna alla normalità.

    Anche il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha sottolineato l’importanza di concludere i negoziati entro 60 giorni, dopo aver precedentemente avvertito che l’economia globale sarebbe entrata in una “zona rossa” qualora lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso oltre la fine di giugno.

    Le attese sulla Fed pesano sul mercato

    A contribuire alla debolezza del petrolio vi sono anche le crescenti aspettative di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.

    Gli investitori hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno per contrastare l’inflazione.

    Una politica monetaria più rigida potrebbe rallentare la crescita economica e ridurre la domanda energetica, aggiungendo ulteriore pressione ai prezzi del greggio.

  • I futures di Wall Street recuperano terreno mentre i mercati valutano Fed e accordo tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures di Wall Street recuperano terreno mentre i mercati valutano Fed e accordo tra Stati Uniti e Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures azionari statunitensi sono saliti giovedì mentre gli investitori analizzavano le implicazioni dell’ultima decisione della Federal Reserve e dell’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per porre fine a mesi di conflitto.

    Il recupero segue la forte correzione registrata a Wall Street nella seduta precedente, quando l’aumento dei rendimenti obbligazionari e il tono più aggressivo della banca centrale hanno pesato sul sentiment.

    Nelle prime contrattazioni, i futures sul Dow Jones avanzavano dello 0,6%, quelli sull’S&P 500 dello 0,8% e quelli sul Nasdaq 100 dell’1,4%.

    La Fed pesa sui mercati

    Mercoledì gli indici statunitensi hanno chiuso in netto ribasso dopo che la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse ma ha adottato una posizione più restrittiva sull’inflazione.

    Il Dow Jones ha perso 507 punti, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno ceduto rispettivamente l’1,2% e l’1,3%.

    Gli investitori hanno reagito ai segnali che indicano come i responsabili della politica monetaria continuino a considerare l’inflazione una minaccia, in particolare a causa delle pressioni derivanti dai prezzi dell’energia.

    Tra i singoli titoli, SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha perso quasi il 5%, interrompendo il forte rally seguito alla sua storica quotazione della scorsa settimana.

    Warsh delinea una nuova visione per la Fed

    Nel suo primo incontro da presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh ha presentato una revisione più ampia delle attività e delle modalità operative dell’istituto.

    Warsh ha annunciato la creazione di cinque gruppi di lavoro incaricati di analizzare temi quali inflazione, occupazione, comunicazione e fonti dei dati economici.

    La banca centrale ha inoltre pubblicato un comunicato molto più sintetico rispetto al passato, riducendone la lunghezza di oltre 300 parole.

    Il documento ha posto l’accento sull’obiettivo di “garantire la stabilità dei prezzi”, eliminando i riferimenti alla massima occupazione che tradizionalmente accompagnavano la comunicazione della Fed.

    I mercati hanno interpretato questa scelta e le nuove proiezioni economiche come un segnale della volontà di mantenere una linea rigorosa contro l’inflazione.

    Il cosiddetto dot plot ha mostrato che nove membri della Fed prevedono almeno un rialzo dei tassi quest’anno, rispetto a nessuno nelle stime pubblicate a marzo.

    Stephen Brown, Chief North America Economist di Capital Economics, ha affermato che la Fed ha aperto la porta a un rialzo “già a settembre”.

    L’accordo tra Washington e Teheran riduce le tensioni energetiche

    Sul fronte geopolitico, gli investitori hanno accolto positivamente le notizie relative a un memorandum d’intesa firmato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alle ostilità.

    Secondo le indiscrezioni, l’accordo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane una volta rimosse le sanzioni statunitensi.

    Il presidente Donald Trump ha firmato il documento durante una cena alla Reggia di Versailles mercoledì.

    Secondo le fonti, Trump ha dichiarato di voler evitare una “catastrofe economica” e scongiurare paragoni con l’ex presidente Herbert Hoover, in carica durante il crollo del mercato del 1929.

    Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe sottoscritto l’accordo per conto di Teheran.

    Sebbene restino aperte le questioni relative al programma nucleare iraniano, i mercati hanno accolto favorevolmente la prospettiva di una riduzione dei rischi geopolitici.

    Il petrolio continua a scendere

    I prezzi del greggio hanno proseguito la loro discesa mentre gli operatori valutavano il possibile ritorno di maggiori volumi sul mercato globale.

    Il Brent ha perso il 2% a 77,97 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è sceso del 2,1% a 75,15 dollari.

    Nonostante il calo rispetto ai massimi registrati durante il conflitto, gli analisti ritengono che i prezzi possano rimanere elevati ancora per qualche tempo.

    “L’Iran si aspetta una rapida revoca delle sanzioni petrolifere statunitensi, favorendo il ritorno delle esportazioni. Tuttavia, permane incertezza sulla velocità con cui i flussi potranno normalizzarsi, poiché i tempi dipenderanno da fattori operativi, logistici e normativi”, hanno scritto gli analisti di ING.

    Apple valuta aumenti di prezzo

    Tra le società sotto osservazione figura anche Apple (NASDAQ:AAPL), dopo che il Wall Street Journal ha riferito che il gruppo starebbe valutando aumenti di prezzo per compensare il rincaro dei componenti.

    “Purtroppo, gli aumenti di prezzo sono inevitabili”, ha dichiarato l’amministratore delegato Tim Cook al quotidiano.

    Cook ha evidenziato in particolare l’aumento dei costi legati ai chip di memoria e archiviazione.

    “Stiamo facendo del nostro meglio per mitigare gli enormi aumenti di costo che ci vengono trasferiti […] ma la situazione è diventata insostenibile”, ha affermato.

    Secondo il Wall Street Journal, Mac e iPad saranno probabilmente i primi prodotti interessati dagli aumenti, anche se tempi e portata delle misure restano ancora incerti.

  • Le Borse europee arretrano mentre il tono aggressivo della Fed frena l’ottimismo: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre il tono aggressivo della Fed frena l’ottimismo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto la seduta di giovedì in leggero calo, con gli investitori impegnati a valutare i recenti segnali della Federal Reserve a fronte del miglioramento del contesto geopolitico dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,2% nelle prime contrattazioni. Il CAC 40 francese, il FTSE MIB italiano e l’IBEX 35 spagnolo hanno oscillato intorno alla parità, mentre il DAX tedesco è salito dello 0,3%.

    Il messaggio della Fed smorza l’entusiasmo

    I mercati avevano inizialmente accolto positivamente l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, che ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali e sulle principali rotte commerciali.

    La prospettiva di una maggiore stabilità in Medio Oriente aveva favorito un calo dei prezzi del petrolio e migliorato il sentiment degli investitori.

    Tuttavia, l’entusiasmo si è rapidamente attenuato dopo che la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati ma ha adottato un tono più restrittivo del previsto.

    Gli operatori hanno interpretato le dichiarazioni della banca centrale come un segnale che la politica monetaria potrebbe restare restrittiva più a lungo.

    Crescono le aspettative su ulteriori rialzi dei tassi

    I mercati finanziari hanno rapidamente rivisto le proprie aspettative dopo le indicazioni fornite dalla Fed.

    Secondo il FedWatch Tool del CME, la probabilità di un rialzo dei tassi entro dicembre è salita all’85%, rispetto a circa il 42% registrato prima della riunione della banca centrale.

    Questo cambiamento nelle aspettative ha contribuito a raffreddare la propensione al rischio e a limitare la performance delle Borse europee.

    I titoli energetici frenano gli indici

    Il calo del petrolio ha pesato in particolare sul comparto energetico.

    Le azioni di BP Plc (LSE:BP.) e TotalEnergies SE (EU:TTE) sono scese insieme ai prezzi del Brent, che si sono avvicinati a importanti livelli di supporto tecnico.

    La debolezza dei grandi gruppi energetici ha frenato soprattutto il FTSE 100 e il CAC 40.

    L’attenzione si sposta sulle banche centrali

    Nel Regno Unito il FTSE 100 ha perso lo 0,5% mentre gli investitori attendono la decisione di politica monetaria della Bank of England.

    Sebbene il mercato si aspetti tassi invariati, l’attenzione sarà concentrata sulle indicazioni del governatore Andrew Bailey riguardo alle future mosse dell’istituto centrale.

    Nel corso della giornata sono inoltre previsti gli interventi di diversi esponenti della Banca Centrale Europea, tra cui il capo economista Philip Lane.

    Gli investitori cercheranno indicazioni sull’evoluzione futura dei tassi d’interesse nell’area euro.

    Andamento contrastato tra i singoli titoli

    Tra i principali movimenti di mercato, Tesco (LSE:TSCO) ha perso il 2,5% dopo aver comunicato un rallentamento della crescita delle vendite.

    Informa (LSE:INF), invece, ha guadagnato il 2% dopo aver confermato le proprie previsioni e indicato prospettive di crescita più robuste.

    L’andamento contrastato dei titoli riflette un mercato ancora fortemente influenzato sia dagli sviluppi macroeconomici sia dalle notizie societarie.

  • Delfin avrebbe respinto la proposta di UniCredit per uno scambio di azioni legato a Generali

    Delfin avrebbe respinto la proposta di UniCredit per uno scambio di azioni legato a Generali

    Delfin avrebbe rifiutato una proposta avanzata da UniCredit (BIT:UCG) che prevedeva lo scambio della partecipazione detenuta dalla holding in Generali (BIT:G) con azioni della banca milanese.

    Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la proposta sarebbe stata presentata in modo informale alla holding della famiglia Del Vecchio nelle ultime settimane, senza però ottenere il via libera.

    L’operazione avrebbe modificato gli equilibri azionari

    Il progetto avrebbe riguardato la partecipazione di circa il 10% detenuta da Delfin in Generali.

    Se l’operazione fosse andata in porto, la holding, già azionista di UniCredit con una quota del 2,5%, sarebbe diventata il principale socio della banca con una partecipazione stimata intorno all’8%.

    Parallelamente, UniCredit, che possiede già circa il 9% di Generali, avrebbe portato la propria quota nel Leone di Trieste oltre il 19%.

    I contatti sarebbero iniziati dopo l’operazione MPS

    Secondo la ricostruzione del quotidiano, i primi colloqui sarebbero avvenuti nei giorni successivi all’annuncio dell’offerta di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.

    Sulla base delle attuali capitalizzazioni di mercato, pari a circa 65 miliardi di euro per Generali e 119 miliardi di euro per UniCredit, l’operazione avrebbe attribuito a Delfin una partecipazione di circa il 5% nella banca di Piazza Gae Aulenti in cambio della propria quota nel gruppo assicurativo.

    L’ipotesi allo studio sarebbe stata quindi una sorta di scambio azionario limitato alla partecipazione in Generali.

    Le valutazioni e la liquidità avrebbero pesato sulla decisione

    Secondo Il Sole 24 Ore, Delfin avrebbe respinto la proposta principalmente per due motivi.

    Il primo riguarderebbe la valutazione del titolo UniCredit, che attualmente quota ai massimi dal 2008, vicino agli 80 euro, rendendo un eventuale scambio poco conveniente per la holding.

    La seconda ragione sarebbe legata alle esigenze interne di Delfin.

    La società sarebbe infatti impegnata in una riorganizzazione dell’assetto proprietario e preferirebbe mantenere un elevato livello di liquidità piuttosto che ricevere azioni in cambio delle proprie partecipazioni.

    Possibili sviluppi ancora aperti

    Nonostante il rifiuto iniziale, non è chiaro se le trattative siano state definitivamente interrotte oppure semplicemente sospese in attesa di eventuali modifiche ai termini dell’operazione.

    Secondo il quotidiano, la possibilità di nuovi contatti non sarebbe esclusa.

    L’interesse strategico per Generali resta sul tavolo

    Gli analisti di Equita osservano che UniCredit non ha finora presentato all’IVASS alcuna richiesta per superare la soglia del 10% in Generali.

    Tuttavia, ricordano che la banca aveva già manifestato interesse ad approfondire possibili collaborazioni con il gruppo assicurativo.

    “che attualmente non ha presentato alcuna richiesta all’IVASS per aumentare la propria partecipazione in Generali oltre la soglia del 10%, aveva indicato la disponibilità ad avviare discussioni con il Leone per esplorare opportunità di collaborazione che potrebbero coinvolgere sia il business assicurativo sia quello dell’asset management.”

    Secondo Equita, un eventuale incremento della partecipazione potrebbe essere interpretato come uno strumento per tutelare future alleanze industriali, soprattutto nel caso in cui Intesa Sanpaolo dovesse diventare un azionista rilevante di Generali a seguito delle operazioni che coinvolgono MPS.

    La SIM ha confermato la raccomandazione Buy su UniCredit, con un target price di 87,50 euro.