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  • Le borse europee scendono mentre si intensificano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono mentre si intensificano le tensioni in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato un forte calo martedì, penalizzati dalle crescenti preoccupazioni per l’ampliamento del conflitto in Medio Oriente e per le sue ripercussioni sull’appetito globale per il rischio.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco perdeva l’1,9%, il CAC 40 francese l’1,2% e il FTSE 100 del Regno Unito l’1%.

    Escalation nel Golfo

    Il sentiment degli investitori è peggiorato mentre le ostilità tra Stati Uniti e Iran, iniziate nel fine settimana, mostrano segnali di estensione all’intera regione del Golfo.

    Secondo alcune fonti, l’ambasciata statunitense a Riyadh sarebbe stata colpita da attacchi missilistici, così come data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, mentre l’Iran avrebbe lanciato attacchi di ritorsione in diversi Paesi del Medio Oriente.

    Gli sviluppi hanno messo in discussione come mai prima d’ora la percezione di città del Golfo come Dubai quali beni rifugio.

    Nel frattempo, Israele ha dichiarato di condurre operazioni simultanee contro Iran e Libano, dopo che il gruppo militante Hezbollah, sostenuto da Teheran, ha lanciato missili e droni contro Tel Aviv.

    Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato martedì di aver ordinato la partenza del personale governativo non essenziale e dei familiari da Bahrein, Iraq e Giordania.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato nella notte che Washington farà “whatever it takes” per raggiungere i propri obiettivi militari, indicando che le operazioni potrebbero proseguire per diverse settimane.

    Utili societari sotto osservazione

    Nonostante le tensioni geopolitiche dominino i titoli, gli investitori stanno valutando anche una nuova serie di risultati societari.

    Thales (EU:HO) ha pubblicato risultati del quarto trimestre superiori alle attese, sostenuti dalla solida performance delle divisioni Aerospazio e Difesa, mentre il segmento Cyber & Digital è rimasto debole.

    Il gruppo svizzero del packaging SIG Group ha riportato una perdita nel 2025 dopo aver contabilizzato 350,7 milioni di euro di oneri straordinari legati a una revisione strategica, mentre i ricavi sono rimasti sostanzialmente stabili in un contesto di mercato debole.

    Kuehne & Nagel (TG:KNIA) ha registrato un calo del 24,8% dell’utile annuo nel 2025, citando pressioni valutarie e margini più bassi. Il rapporto di capitale proprio della società logistica svizzera è sceso al 18,5% dal 27,8% dell’anno precedente.

    Lottomatica (BIT:LTMC) ha superato le aspettative per il 2025, riportando una crescita degli utili del 21% grazie all’espansione della propria quota di mercato online.

    Attesi i dati sull’inflazione dell’Eurozona

    I mercati attendono inoltre la pubblicazione dell’inflazione flash dell’Eurozona per febbraio nel corso della giornata, soprattutto alla luce del recente aumento dei prezzi dell’energia.

    L’inflazione annua complessiva è prevista all’1,7%, invariata rispetto a gennaio, mentre l’inflazione core — che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia — è stimata al 2,2% su base annua.

    Petrolio in forte rialzo

    I prezzi del greggio hanno continuato a salire martedì, ampliando i forti guadagni della sessione precedente, mentre le minacce ai flussi attraverso lo Stretto di Hormuz alimentano i timori di interruzioni dell’offerta.

    I futures sul Brent sono balzati del 4,3% a 81,10 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense è salito del 4% a 74,05 dollari al barile.

    Entrambi i contratti avevano già chiuso lunedì in rialzo di oltre il 7% dopo aver toccato, durante la seduta, un massimo annuale con un balzo fino al 13%.

    Le tensioni si sono intensificate dopo che funzionari iraniani hanno minacciato di colpire qualsiasi nave tenti di attraversare lo Stretto di Hormuz, aumentando i timori di gravi interruzioni nelle esportazioni di greggio dei principali produttori del Golfo.

  • Piazza Affari in forte calo: il FTSE MIB azzera i guadagni del 2026, crollano banche ed energia

    Piazza Affari in forte calo: il FTSE MIB azzera i guadagni del 2026, crollano banche ed energia

    Giornata pesante per Piazza Affari, con la Borsa di Milano che si conferma la peggiore in Europa, trascinata al ribasso soprattutto dal comparto bancario. Il FTSE MIB è scivolato in territorio negativo annullando completamente i progressi accumulati dall’inizio dell’anno.

    Il clima sui mercati resta teso dopo il tonfo della Borsa di Tokyo, dove il Nikkei ha chiuso in calo di oltre il 3%, innescando un effetto domino anche sulle piazze europee. A pesare sul sentiment sono le crescenti tensioni geopolitiche, con il secondo giorno consecutivo di escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran.

    Le quotazioni del petrolio sono balzate in seguito alla chiusura di impianti energetici in Medio Oriente e alle difficoltà nel traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% delle forniture mondiali di greggio. Poco dopo le 9:00, i futures sul Brent guadagnavano 3,15 dollari a 80,89 dollari al barile. Anche i costi dei superpetrolieri hanno toccato livelli record. Il gas naturale è salito con forza dopo la sospensione della produzione di GNL in Qatar, che rappresenta circa un quinto dell’offerta globale.

    Intorno alle 9:40 il FTSE MIB cedeva il 3%, cancellando i rialzi registrati da inizio anno.

    Il settore bancario è tra i più colpiti, con l’indice di comparto in flessione del 4%. Tra i titoli principali, Unicredit (BIT:UCG) perde il 4,4%, Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) il 3,6%, Mediobanca (BIT:MB) il 3,65% e Generali (BIT:G) il 3,5%.

    Nel comparto difesa, Leonardo (BIT:LDO) si muove in controtendenza con un rialzo dell’1,65%, mentre Fincantieri (BIT:FCT) arretra del 2,7%.

    Anche le utility restano sotto pressione: Enel (BIT:ENEL), A2A (BIT:A2A) e Italgas (BIT:IG) accusano ribassi superiori al 3%.

    Nel settore energetico, ENI (BIT:ENI) si mantiene sostanzialmente invariata dopo il balzo della vigilia legato all’aumento dei prezzi di petrolio, gas e margini di raffinazione. Continuano invece le vendite sui titoli dei servizi petroliferi, con Saipem (BIT:SPM) in calo del 2,2% e Maire (BIT:MAIRE) del 1,9%, penalizzate dalla forte esposizione all’area del Golfo. Proprio Maire presenterà domani al mercato l’aggiornamento del piano strategico.

    In controtendenza Lottomatica Group (BIT:LTMC), che avanza del 5% dopo la pubblicazione dei risultati e delle previsioni per il 2026. Secondo Intermonte, “i risultati del quarto trimestre 2025 sono in linea con le attese, mentre le stime per il 2026 risultano superiori dell’1% a livello di EBITDA.”

  • Stellantis supera il mercato italiano: vendite in forte crescita a febbraio

    Stellantis supera il mercato italiano: vendite in forte crescita a febbraio

    Stellantis (BIT:STLAM) ha registrato un’accelerazione significativa a febbraio, ottenendo una performance nettamente superiore a quella complessiva del mercato automobilistico italiano, in linea con quanto già osservato a livello europeo. A fronte di una crescita del mercato nazionale del 14,04%, il gruppo automobilistico italo-francese ha visto le proprie immatricolazioni aumentare del 27,7%, raggiungendo 53.592 unità rispetto alle 41.959 dello stesso mese dell’anno precedente. Il dato evidenzia anche un miglioramento rispetto a gennaio, quando le vendite erano salite dell’11,8%.

    La quota di mercato è salita al 34%, in aumento rispetto al 30,4% di un anno fa e al 32,6% registrato a gennaio.

    Nel bimestre gennaio-febbraio, secondo i dati elaborati da Dataforce, Stellantis ha immatricolato 100.108 veicoli, segnando un incremento del 19,88% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (83.504 unità nei primi due mesi del 2025). La quota di mercato nel periodo si è attestata al 33,3%, in crescita dal 30,7%.

    A febbraio, quattro modelli del gruppo figurano tra le dieci auto più vendute in Italia. La Fiat Panda si è confermata al primo posto con 18.089 unità, seguita dalla Jeep Avenger e, al terzo posto, dalla nuova entrata Leapmotor T03. Presente in classifica anche la Citroën C3.

    Nel dettaglio dei marchi ex FCA, Alfa Romeo ha immatricolato 2.264 vetture a febbraio 2026, in calo dell’1,91% su base annua (quota dell’1,44%). Jeep ha totalizzato 6.774 unità, in crescita del 4,56% (4,31% di quota), mentre Fiat ha registrato 21.077 unità, con un balzo del 42,86% (13,4% di quota). Lancia ha immatricolato 986 vetture, in aumento del 6,48% (0,63%), mentre Maserati si è fermata a 96 unità, in calo del 42,51% (0,06% di quota).

    Tra i marchi ex PSA commercializzati in Italia, Citroën/Ds ha totalizzato 5.440 immatricolazioni, in flessione del 14,68% (3,46% di quota). Opel ha registrato 4.019 unità, in aumento del 32,38% (2,55%), mentre Peugeot ha segnato 7.430 immatricolazioni, in lieve calo del 3,04% (4,72%).

    Nel complesso, il mercato italiano ha raggiunto a febbraio 157.334 immatricolazioni, rispetto alle 137.965 dello stesso mese del 2025, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti. Sul totale delle vendite mensili pari a 671.144 unità, il 23,44% ha riguardato auto nuove e il 76,56% usate.

    Stellantis mantiene la leadership del mercato, ma i gruppi cinesi continuano a espandersi rapidamente: BYD ha aumentato le vendite del 204,67% su base annua, raggiungendo 4.110 unità, mentre i marchi Omoda/Jaecoo del gruppo Chery sono cresciuti del 466% a 2.960 unità.

    Prosegue invece la fase difficile per Tesla: la società guidata da Elon Musk ha registrato un calo delle immatricolazioni del 6,87% su base annua, con una quota di mercato dello 0,5%.

    Con i risultati di febbraio, le immatricolazioni complessive dei primi due mesi del 2026 si attestano a 299.373 unità, in aumento del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma ancora inferiori del 12,9% rispetto ai livelli del 2019, prima della pandemia.

    “Se il mercato italiano mantenesse per tutto il 2026 il tasso di crescita dei primi due mesi, le immatricolazioni raggiungerebbero 1.681.346 unità, il volume più elevato registrato dopo il crollo del 2020 dovuto, come noto, alla pandemia”, sottolinea il Centro Studi Promotor.

    “Tuttavia, i risultati di gennaio e febbraio sono stati influenzati positivamente dalle immatricolazioni di auto elettriche prenotate con gli incentivi di ottobre, e al momento non è chiaro cosa potrà compensare quest’anno l’effetto di tali incentivi, che si stanno rapidamente esaurendo”, aggiunge l’Autorità.

    Nel frattempo, Stellantis ha comunicato che l’assemblea generale degli azionisti si terrà il 14 aprile ad Amsterdam.

    Alla scadenza dell’assemblea, terminano i mandati di John Elkann (presidente di Stellantis e CEO di Exor) come amministratore esecutivo e di Robert Peugeot e Henri de Castries come amministratori non esecutivi. Elkann è stato proposto per la rielezione su designazione vincolante di Exor, mentre Robert Peugeot è candidato alla riconferma su designazione vincolante di E’tablissements Peugeot Fréres/Peugeot Invest.

    Il consiglio di amministrazione, su raccomandazione del Comitato ESG, ha inoltre deciso di proporre la rielezione di Henri de Castries come amministratore non esecutivo e la nomina di Juergen Esser, attuale vice CEO e chief financial, technology & data officer di Danone, come nuovo amministratore non esecutivo.

    Se la nomina di Esser sarà confermata, il numero dei membri del consiglio passerà da 11 a 12, circostanza che, come evidenzia la società, “rafforzerà ulteriormente l’esperienza collettiva e l’efficacia operativa del Consiglio”. In caso di elezione, tutti i candidati resteranno in carica per due anni.

  • Lottomatica registra una crescita dell’EBITDA del 21% e supera le attese del mercato

    Lottomatica registra una crescita dell’EBITDA del 21% e supera le attese del mercato

    Lottomatica Group SpA (BIT:LTMC) ha riportato martedì un EBITDA rettificato per l’intero esercizio 2025 pari a 856 milioni di euro, in aumento del 21% su base annua e leggermente superiore alle previsioni degli analisti, ferme a 853 milioni. La performance riflette il continuo slancio delle attività online del gruppo e l’espansione della quota di mercato digitale.

    I ricavi dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025 sono cresciuti del 12% a 2.255 milioni di euro, rispetto ai 2.005 milioni del 2024, in linea con il consenso degli analisti pari a 2.254 milioni. La divisione online si è confermata il principale motore di crescita, con ricavi in aumento del 22% a 955 milioni di euro. La quota di mercato online complessiva è salita al 31,3%, rispetto al 30,1% dell’anno precedente.

    Per il 2026, Lottomatica prevede un EBITDA rettificato compreso tra 940 e 980 milioni di euro. Il valore centrale di 960 milioni risulta leggermente superiore alla stima di consenso di 957 milioni e implica una crescita annua di circa il 12%. I ricavi sono attesi in un intervallo tra 2.390 e 2.460 milioni di euro, con il punto medio che indica una crescita di circa l’8%.

    “Abbiamo chiuso il 2025 con ricavi superiori a 2,25 miliardi di euro, un EBITDA rettificato di 856 milioni di euro, in crescita rispettivamente del 12% e del 21% rispetto al 2024, e un utile netto rettificato di 369 milioni di euro, in aumento del 45%”, ha dichiarato Guglielmo Angelozzi, presidente e amministratore delegato.

    Il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo di 0,44 euro per azione, per un ammontare complessivo di circa 111 milioni di euro. Inoltre, la società intende richiedere l’autorizzazione degli azionisti per un ulteriore programma di riacquisto di azioni proprie fino al 12,5% del capitale sociale nei prossimi 18 mesi, pari a circa 700 milioni di euro. Tale iniziativa segue buyback per 300 milioni di euro completati nel 2025.

    Nel quarto trimestre, i ricavi sono aumentati del 5% su base annua a 615 milioni di euro, mentre l’EBITDA rettificato è salito del 7% a 239 milioni di euro. I ricavi online nel trimestre sono cresciuti del 12% a 266 milioni di euro.

    Al 31 dicembre 2025, l’indebitamento finanziario netto era pari a 2.105 milioni di euro, corrispondente a un rapporto di leva di 2,4 volte l’EBITDA rettificato su base run-rate. Il gruppo ha inoltre confermato il completamento dell’integrazione dell’acquisizione PWO, con sinergie realizzate pari a 87 milioni di euro, il 34% in più rispetto agli obiettivi iniziali.

  • Wall Street verso un forte calo dopo gli attacchi USA all’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso un forte calo dopo gli attacchi USA all’Iran: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicano un’apertura nettamente negativa lunedì, suggerendo che i mercati possano estendere le perdite dopo due sedute consecutive di ribasso.

    Il sentiment degli investitori si è deteriorato dopo gli attacchi militari congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel fine settimana, che hanno causato la morte della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.

    Le tensioni sono ulteriormente aumentate dopo che Israele ha condotto nuovi raid aerei contro obiettivi di Hezbollah a Beirut e in altre aree del Libano, in risposta al lancio di proiettili dal territorio libanese verso il nord di Israele.

    Il presidente Donald Trump ha indicato che il confronto con l’Iran potrebbe durare fino a quattro settimane, alimentando i timori di un significativo ampliamento del conflitto nella regione.

    L’escalation geopolitica ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio greggio, rafforzando le preoccupazioni degli investitori per possibili nuove pressioni inflazionistiche.

    “Le immagini provenienti dal Medio Oriente hanno generato un diffuso nervosismo nei mercati finanziari,” ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell. “Gli attacchi statunitensi contro l’Iran hanno fatto impennare i prezzi del petrolio per il timore di interruzioni dell’offerta, aumentando i costi per imprese e consumatori.”

    Ha aggiunto: “Se la situazione dovesse persistere, il mercato inizierà a preoccuparsi per nuove pressioni inflazionistiche e ciò potrebbe ridurre le aspettative di tagli dei tassi d’interesse nel breve termine.”

    I mercati avevano già registrato forti ribassi venerdì, proseguendo la correzione iniziata giovedì, con i titoli tecnologici in testa alle perdite e il Nasdaq ancora sotto forte pressione.

    Sebbene gli indici principali abbiano recuperato parte delle perdite intraday, hanno comunque chiuso in territorio negativo. Il Dow Jones è sceso di 521,28 punti, pari all’1,1%, a 48.977,92; il Nasdaq ha perso 210,17 punti, ovvero lo 0,9%, a 22.688,21; mentre l’S&P 500 è calato di 29,98 punti, pari allo 0,4%, a 6.878,88.

    Su base settimanale, il Dow ha ceduto l’1,3%, il Nasdaq l’1,0% e l’S&P 500 lo 0,4%.

    Ulteriore pressione è arrivata dai dati macroeconomici che hanno mostrato un aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti superiore alle attese a gennaio. Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che l’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è salito dello 0,5% dopo un incremento rivisto al ribasso dello 0,4% a dicembre.

    Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,3%.

    Su base annua, la crescita dei prezzi alla produzione è scesa leggermente al 2,9% dal 3,0% di dicembre, mentre il consenso prevedeva un rallentamento al 2,8%.

    “Nel corso dell’ultimo mese il mercato si è concentrato sui rischi legati all’intelligenza artificiale e al suo impatto sul mercato del lavoro, quindi l’inflazione non era la principale preoccupazione,” ha dichiarato Chris Zaccarelli, Chief Investment Officer di Northlight Asset Management.

    Ha proseguito: “Ma i dati sull’inflazione pubblicati questa mattina potrebbero offrire alla Fed un ulteriore motivo per mantenere un approccio prudente sui tagli dei tassi e attendere la seconda metà dell’anno prima di intervenire.”

    L’aumento mensile dei prezzi superiore alle attese, insieme ai timori di licenziamenti legati all’intelligenza artificiale, ha alimentato preoccupazioni su un possibile scenario di stagflazione.

    Ad accrescere le preoccupazioni sull’impatto dell’AI, Block (XYZ) ha annunciato una riduzione della propria forza lavoro di quasi la metà.

    La direttrice finanziaria Amrita Ahuja ha affermato che l’azienda vede un’”opportunità di muoversi più velocemente con team più piccoli e altamente qualificati utilizzando l’AI per automatizzare una maggiore quantità di lavoro.”

    I titoli delle compagnie aeree sono stati tra i più colpiti, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 5,0%, ai minimi da quasi un mese.

    Anche il settore finanziario ha mostrato marcata debolezza, con il KBW Bank Index e il NYSE Arca Broker/Dealer Index in ribasso rispettivamente del 4,9% e del 3,0%.

    Deboli anche i titoli software e semiconduttori, mentre farmaceutici, retail e telecomunicazioni hanno registrato rialzi.

  • Le borse europee scendono mentre le tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scendono mentre le tensioni in Medio Oriente pesano sui mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato forti ribassi lunedì, con l’escalation del conflitto in Medio Oriente che ha indebolito il sentiment degli investitori, spingendoli ad allontanarsi dagli asset più rischiosi.

    Le preoccupazioni per l’inflazione sono tornate in primo piano dopo che i prezzi del Brent sono saliti di quasi il 10%, raggiungendo i livelli più alti da gennaio 2025, tra i timori che l’instabilità regionale possa interrompere le forniture globali di petrolio.

    Gli operatori di mercato stanno monitorando attentamente gli sviluppi nello Stretto di Hormuz, una rotta marittima cruciale attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.

    Sul fronte macroeconomico, nuovi dati hanno mostrato che le vendite al dettaglio in Germania sono diminuite più del previsto a gennaio, mentre i prezzi delle case nel Regno Unito sono cresciuti leggermente più delle attese a febbraio dopo il rallentamento registrato alla fine del 2025.

    I principali indici europei hanno segnato ribassi generalizzati: il DAX tedesco ha perso il 2,6%, il CAC 40 francese il 2,2% e il FTSE 100 britannico l’1,5%.

    I titoli bancari sono stati tra i peggiori performer, con Commerzbank (TG:CBK), Deutsche Bank (TG:DBK), BNP Paribas (EU:BNP) e Barclays (LSE:BARC) in forte calo a causa delle rinnovate preoccupazioni sulla trasparenza nel mercato del credito privato.

    Anche il gruppo ingegneristico britannico Senior (LSE:SNR) ha registrato perdite dopo aver riportato ricavi 2025 inferiori alle aspettative del mercato.

    Il produttore di dispositivi medici Smith & Nephew (LSE:SN.) è sceso nettamente nonostante abbia annunciato un miglioramento degli utili e dei flussi di cassa nel 2025.

    In controtendenza, Bunzl (LSE:BNZL) ha guadagnato terreno dopo aver riportato una crescita dei ricavi del 3,0% a cambi costanti nel 2025, sostenuta dalle acquisizioni.

    Le azioni Sage Group (LSE:SGE) hanno registrato un lieve rialzo dopo che la società software ha annunciato un programma di riacquisto di azioni proprie fino a 300 milioni di sterline.

  • I titoli del lusso scendono mentre il conflitto con l’Iran pesa sulle prospettive dei consumi in Medio Oriente

    I titoli del lusso scendono mentre il conflitto con l’Iran pesa sulle prospettive dei consumi in Medio Oriente

    Le azioni delle società del settore del lusso hanno registrato cali lunedì dopo che gli analisti di Morgan Stanley hanno avvertito che l’escalation del conflitto che coinvolge l’Iran potrebbe pesare sul sentiment dei consumatori in Medio Oriente.

    A Parigi, le azioni del proprietario di Louis Vuitton LVMH (EU:MC) sono scese di oltre il 3%, mentre la casa madre di Gucci Kering (EU:KER) ha perso il 4,3%. La svizzera Richemont (TG:RITN) è scesa di oltre il 6% e il marchio britannico Burberry (LSE:BRBY) ha ceduto circa il 4%. Anche il produttore di auto sportive Ferrari (BIT:RACE) ha registrato un calo del 3,8% nelle contrattazioni premarket negli Stati Uniti.

    In una nota di ricerca, gli analisti di Morgan Stanley hanno stimato che il Medio Oriente rappresenta circa il 5% delle vendite totali per la maggior parte delle aziende del lusso, con gli Emirati Arabi Uniti come mercato nazionale più rilevante della regione.

    Hanno inoltre sottolineato che la spesa nella regione tende ad accelerare verso la parte finale del mese sacro del Ramadan, in particolare in vista dell’Eid al-Fitr, che quest’anno cade il 19 e 20 marzo. Tuttavia, la recente ondata di violenze potrebbe frenare gli acquisti di beni di lusso durante questo periodo stagionale chiave — spesso definito “Ramadan rush” — secondo gli analisti, tra cui Natasha Bonnet ed Edouard Aubin.

    Sabato, Stati Uniti e Israele hanno annunciato attacchi coordinati contro diversi siti in Iran, che hanno causato la morte di vari alti funzionari iraniani, tra cui la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei. Il presidente statunitense Donald Trump ha invitato l’opposizione iraniana a rovesciare il sistema politico del Paese, anche se molti alti funzionari statunitensi restano scettici sulla possibilità di un imminente cambio di regime, secondo Reuters.

    Permangono inoltre incertezze sulla durata del coinvolgimento di Washington nel conflitto. Trump ha dichiarato al New York Times che le operazioni militari potrebbero proseguire per “quattro o cinque settimane”. Ha inoltre rifiutato di fornire dettagli su come immagina una possibile transizione politica in Iran, affermando di avere “tre ottime scelte” ma che “non le rivelerà ora”, secondo quanto riportato dal New York Times.

    Gli attacchi hanno provocato azioni di ritorsione da parte di Teheran contro diverse località in Medio Oriente, inclusi vari Paesi del Golfo produttori di energia.

  • Il petrolio balza dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran, il greggio visto vicino agli 80 dollari al barile

    Il petrolio balza dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran, il greggio visto vicino agli 80 dollari al barile

    I prezzi del petrolio sono saliti bruscamente lunedì a causa dei crescenti timori di interruzioni dell’offerta dopo che Stati Uniti e Israele hanno condotto una serie di attacchi militari contro l’Iran.

    Alle 03:35 ET (08:35 GMT), i futures sul Brent erano in rialzo del 9,6% a 79,78 dollari al barile, dopo aver toccato in precedenza il livello più alto da gennaio 2025. I futures sul West Texas Intermediate (WTI) sono saliti dell’8,8% a 72,95 dollari al barile, poco sotto i massimi registrati da giugno.

    Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran

    Nel fine settimana, forze statunitensi e israeliane hanno condotto attacchi coordinati in Iran, causando centinaia di vittime, tra cui la Guida Suprema Ayatollah Khamenei e diversi alti funzionari.

    L’Iran ha risposto con attacchi missilistici contro Israele e diversi Paesi del Medio Oriente legati agli Stati Uniti, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

    Teheran avrebbe inoltre preso di mira navi in transito nello Stretto di Hormuz, segnalando possibili interruzioni a breve termine delle forniture globali di petrolio.

    “Con le azioni di ritorsione che si stanno ora evolvendo in attacchi contro petroliere nello Stretto di Hormuz, la minaccia per le forniture petrolifere è aumentata in modo sostanziale”, hanno dichiarato gli analisti di ANZ in una nota.

    Lo Stretto di Hormuz resta una delle rotte energetiche più cruciali al mondo, attraverso cui transita circa un quinto del consumo globale di petrolio.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato domenica sera che le operazioni militari contro l’Iran continueranno nei prossimi giorni, avvertendo anche che sono probabili ulteriori vittime tra il personale militare americano.

    Gli attacchi rappresentano la seconda grande operazione militare statunitense contro l’Iran dalla metà del 2025, con il programma di arricchimento nucleare di Teheran al centro delle tensioni tra Washington e Teheran. L’escalation arriva pochi giorni dopo il fallimento dei negoziati tra i due Paesi, conclusi senza accordo.

    Nel giugno 2025, gli Stati Uniti avevano già colpito importanti impianti nucleari iraniani nel tentativo di rallentare lo sviluppo nucleare del Paese.

    Gli analisti prevedono che i prezzi del petrolio resteranno elevati nel breve periodo dopo la nuova escalation in Medio Oriente.

    “Prevediamo un possibile aumento dei prezzi fino a 80 dollari al barile nella prossima settimana a causa delle operazioni militari iniziali e continuative di Stati Uniti e Israele contro l’Iran”, hanno scritto domenica in una nota gli analisti di Texas Capital guidati da Derrick Whitfield.

    OPEC+ approva un aumento della produzione

    Separatamente, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati — noti collettivamente come OPEC+ — hanno concordato domenica un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno.

    L’aumento dell’offerta potrebbe compensare in parte le interruzioni legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran, anche se resta incerto se i membri del gruppo attueranno pienamente gli incrementi previsti.

    Allo stesso tempo, le interruzioni nelle spedizioni dovute al conflitto potrebbero limitare l’efficacia dell’aumento produttivo.

    La decisione di domenica rappresenta il primo aumento dell’offerta da parte dell’OPEC dalla fine del 2025, mentre il cartello punta ad aumentare la produzione e riconquistare quote di mercato.

    L’OPEC aveva già incrementato la produzione di circa 2,5 milioni di barili al giorno nel corso del 2025 prima di annunciare una pausa temporanea negli aumenti a novembre.

    I prezzi del petrolio hanno successivamente ridotto parte dei guadagni iniziali, poiché l’aumento della produzione deciso nel weekend ha alimentato aspettative che una maggiore offerta possa attenuare eventuali carenze.

  • L’oro sale di oltre il 2% dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran che alimentano la domanda di beni rifugio

    L’oro sale di oltre il 2% dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran che alimentano la domanda di beni rifugio

    I prezzi dell’oro sono balzati di oltre il 2% durante le contrattazioni asiatiche di lunedì, mentre gli investitori si sono rifugiati negli asset difensivi dopo i massicci attacchi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran che hanno causato la morte della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei.

    L’oro spot è salito del 2% a 5.380,55 dollari l’oncia alle 01:33 ET (06:33 GMT), dopo aver raggiunto in precedenza un massimo intraday di 5.393,34 dollari, il livello più alto dalla fine di gennaio.

    I futures sull’oro statunitense sono aumentati del 2,8% a 5.391,46 dollari.

    Le tensioni in Medio Oriente sostengono la domanda di oro

    I mercati finanziari hanno reagito bruscamente alla forte escalation delle tensioni in Medio Oriente nel fine settimana. La morte della più alta autorità iraniana ha aumentato i timori di un conflitto regionale più ampio e di possibili interruzioni delle forniture petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta energetica globale fondamentale.

    Le forze israeliane hanno lanciato domenica una nuova ondata di attacchi contro Teheran, utilizzando missili e velivoli per colpire infrastrutture di comando e sistemi di difesa aerea. L’Iran ha risposto con ulteriori lanci missilistici contro il territorio israeliano e basi militari statunitensi nella regione del Golfo.

    Lo shock geopolitico ha innescato un classico movimento di avversione al rischio, con i mercati azionari in calo e i prezzi del petrolio in forte rialzo, rafforzando l’attrattiva dell’oro come bene rifugio e riserva di valore.

    “Un’estensione regionale del conflitto o un’interruzione delle forniture energetiche rafforzerebbe significativamente l’oro attraverso prezzi del petrolio più elevati, maggiori aspettative di inflazione e rendimenti reali contenuti”, hanno affermato gli analisti di ING in una nota.

    Gli analisti indicano livelli chiave al rialzo

    Michael Brown, Senior Research Strategist di Pepperstone, ha indicato 5.400 dollari l’oncia — seguiti dal massimo storico di fine gennaio a 5.595 dollari — come livelli di resistenza chiave da monitorare.

    “Gli sviluppi del fine settimana rafforzano il solido scenario rialzista fondamentale per l’oro, che continuerà a beneficiare dei flussi verso i beni rifugio in un mondo sempre più incerto, con una forte domanda retail e delle riserve che forniscono ulteriori fattori di supporto”, ha dichiarato.

    Brown prevede inoltre un possibile movimento verso quota 6.000 dollari l’oncia entro la fine dell’anno.

    L’oro ha guadagnato quasi il 25% dall’inizio dell’anno, sostenuto dai rischi geopolitici, dagli acquisti delle banche centrali e dalle aspettative di un allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.

    Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dell’1,3% a 95,15 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato quasi l’1% a 2.389,11 dollari l’oncia.

    I futures sul rame benchmark al London Metal Exchange sono saliti dello 0,3% a 13.411 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense sono aumentati dello 0,2% a 6,07 dollari per libbra.

  • Il deficit dell’argento destinato a proseguire nel breve termine, afferma un’analista

    Il deficit dell’argento destinato a proseguire nel breve termine, afferma un’analista

    L’argento dovrebbe rimanere in deficit strutturale anche nel prossimo anno, sostenuto da una solida domanda di investimento e da livelli di inventario storicamente bassi, secondo RBC Capital Markets, anche se la società di brokeraggio continua a preferire l’oro nel medio periodo.

    “L’argento sta entrando nel suo ottavo anno consecutivo di deficit, con scorte ai minimi storici e una domanda di investimento che non mostra segnali di rallentamento”, ha dichiarato l’analista di RBC Marina Calero in una nota di ricerca, aggiungendo che è improbabile un rapido riequilibrio del mercato fisico.

    Calero ha osservato che il mercato dell’argento ha chiuso il 2025 con un deficit di 242 milioni di once (Moz) e prevede che l’offerta resterà insufficiente anche nel 2026.

    Sebbene prezzi più elevati possano stimolare alcune reazioni dal lato dell’offerta e della domanda, l’analista prevede un miglioramento limitato. Un aumento dell’offerta secondaria e una domanda più debole da parte dei segmenti gioielleria e argenteria potrebbero ridurre il deficit di circa 50Moz, ma ciò non sarebbe comunque sufficiente a colmare il divario.

    Anche la produzione mineraria difficilmente aumenterà in modo significativo nel breve periodo a causa di ostacoli autorizzativi, miniere mature e della scarsità di nuove scoperte rilevanti, ha affermato Calero.

    Ha inoltre aggiunto che condizioni macroeconomiche favorevoli dovrebbero continuare a sostenere la domanda di investimento, evidenziando la presenza dei “giusti fattori macro” — tra cui un dollaro più debole, una forte domanda di asset reali e politiche monetarie più accomodanti.

    Calero prevede che il rapporto oro-argento rimarrà in un intervallo di circa 60–65x nei prossimi anni, mentre le condizioni restrittive del mercato fisico continueranno a persistere. Tuttavia, nel medio termine adotta una visione più prudente sull’argento, citando crescenti rischi di distruzione della domanda industriale, in particolare nel settore solare.

    La domanda industriale “rimane il principale punto interrogativo”, ha sottolineato Calero. Gli utilizzi industriali hanno rappresentato circa il 60% del consumo totale di argento nel 2025 e il metallo costituisce oggi circa il 30% dei costi medi delle celle solari, incentivando processi accelerati di riduzione dell’utilizzo e sostituzione.

    Nonostante uno scenario favorevole nel breve periodo, RBC continua a preferire i produttori di oro. Tuttavia, la società ritiene che le azioni legate all’argento “rimangano valutate in modo interessante rispetto al mercato più ampio”, anche se molti titoli incorporano già ipotesi rialziste sul prezzo dell’argento.

    “Con il solare che rappresenta il 17% della domanda totale (circa 190Moz di domanda nel 2025), una tecnologia solare priva di argento potrebbe rappresentare la soluzione definitiva ai prezzi elevati”, ha scritto l’analista.

    Per quanto riguarda i titoli azionari, Calero ha indicato Hochschild Mining e Coeur Mining tra le principali preferenze, mentre Wheaton Precious Metals e OR Royalties risultano favoriti nel segmento delle royalty.

    “Il premio delle azioni dell’argento rispetto ai produttori d’oro è superiore alla media storica, con i produttori nella nostra copertura che incorporano prezzi di 100 dollari/oncia e le royalty di 144 dollari/oncia, livelli superiori allo spot di 90 dollari/oncia. Le valutazioni, unite a un maggiore potenziale rialzista atteso per l’oro, ci portano a privilegiare i produttori puri di oro”, ha scritto.

    Detto ciò, l’analista osserva che il settore dell’argento continua a presentare valutazioni interessanti rispetto al mercato azionario complessivo, nonostante la recente sottoperformance rispetto al metallo.