Author: Fiona Craig

  • L’oro avanza leggermente mentre i mercati valutano le prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran

    L’oro avanza leggermente mentre i mercati valutano le prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi dell’oro hanno registrato un modesto rialzo venerdì, anche se il metallo prezioso resta avviato verso una perdita settimanale, mentre gli investitori valutano la possibilità di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e il suo potenziale impatto sulle aspettative di inflazione.

    Alle 05:29 ET (09:29 GMT), l’oro spot era in rialzo dello 0,2% a 4.220,27 dollari l’oncia. Nonostante il progresso, il metallo giallo rimaneva sulla buona strada per chiudere la settimana con una flessione superiore al 2%. I futures sull’oro, nel frattempo, salivano del 3,1% a 4.241,51 dollari l’oncia.

    Un possibile accordo potrebbe attenuare le preoccupazioni sul mercato energetico

    Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, un potenziale accordo tra Washington e Teheran includerebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, mentre gli Stati Uniti eliminerebbero le sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane.

    L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha riferito che il proposto Memorandum d’Intesa prevederebbe anche lo sblocco dei fondi iraniani congelati. Il rapporto afferma che i negoziati in corso si concentrano sulle questioni nucleari ed economiche, mentre il programma missilistico iraniano resterà escluso dalle discussioni.

    La proposta richiede ancora l’approvazione delle autorità competenti prima di poter essere finalizzata.

    Il calo del petrolio riduce i timori sull’inflazione

    I mercati petroliferi hanno reagito positivamente ai segnali di progresso diplomatico. Il Brent, benchmark globale del greggio, è sceso del 4,3% a 86,47 dollari al barile dopo essere scivolato sotto la soglia dei 90 dollari nella giornata di giovedì.

    La flessione è seguita alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui un accordo per porre fine al conflitto con l’Iran, ormai entrato nel suo quarto mese, potrebbe essere vicino.

    Sebbene i prezzi del greggio rimangano significativamente superiori ai livelli registrati prima dell’inizio del conflitto, un calo dei costi energetici potrebbe contribuire ad alleviare le preoccupazioni per una nuova accelerazione dell’inflazione e per la possibilità che le banche centrali siano costrette a inasprire ulteriormente la politica monetaria.

    Tassi di interesse più elevati tendono generalmente a ridurre l’attrattiva degli asset che non offrono rendimento, come l’oro.

    Le prospettive della Federal Reserve restano un fattore chiave

    La Federal Reserve dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse nella riunione prevista per la prossima settimana. Tuttavia, i mercati finanziari continuano a prevedere almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

    Le aspettative che la Fed potesse avviare un ciclo di riduzione dei tassi nel corso del 2026 sono ormai quasi del tutto scomparse, poiché le pressioni inflazionistiche e la resilienza dell’economia continuano a persistere.

    Gli analisti di UBS hanno dichiarato: “Stiamo riducendo le nostre previsioni per riflettere il previsto rinvio dell’inizio dei tagli dei tassi della Fed al 2027 e la conseguente riduzione della domanda attesa di oro tramite ETF nel 2026. L’ambiente per il metallo giallo probabilmente rimarrà difficile nel breve termine, ma continuiamo a vedere prospettive costruttive nel medio termine, poiché i tagli dei tassi della Fed modereranno i tassi reali e il dollaro statunitense.”

    La stretta della BCE aggiunge pressione sui metalli preziosi

    L’oro ha inoltre dovuto fare i conti con ulteriori fattori sfavorevoli questa settimana, dopo che la Banca Centrale Europea è diventata la prima grande banca centrale ad aumentare i tassi di interesse in risposta alle preoccupazioni inflazionistiche legate al conflitto con l’Iran.

    I responsabili della politica monetaria hanno sottolineato che il controllo delle pressioni sui prezzi rimane una priorità, rafforzando le aspettative che le condizioni monetarie possano restare restrittive più a lungo.

    Il dollaro più debole offre un certo sostegno

    Nonostante queste difficoltà, l’oro ha trovato supporto nell’indebolimento del dollaro statunitense, che può rendere il metallo più conveniente per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    Il dollaro ha generalmente beneficiato del conflitto grazie alla domanda di beni rifugio e alla convinzione che l’economia statunitense, in qualità di grande esportatore di energia, sia relativamente più protetta rispetto ad altre economie globali da uno shock energetico prolungato.

    Tuttavia, il calo della valuta registrato venerdì ha contribuito ad attenuare parte della pressione sull’oro, consentendo ai prezzi di registrare un moderato rialzo.

  • L’IPO di SpaceX domina l’attenzione mentre i mercati valutano le prospettive di pace con l’Iran e i cambiamenti ai vertici di Adobe: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    L’IPO di SpaceX domina l’attenzione mentre i mercati valutano le prospettive di pace con l’Iran e i cambiamenti ai vertici di Adobe: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures si muovono con cautela in vista di eventi chiave per il mercato

    I futures sugli indici azionari statunitensi sono rimasti poco mossi venerdì, con gli investitori concentrati su due sviluppi principali: l’attesissimo debutto in Borsa di SpaceX (NASDAQ:SPCX) e le crescenti aspettative che un accordo diplomatico possa porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 03:13 ET (07:13 GMT), i futures sul Dow Jones erano sostanzialmente invariati, mentre quelli sull’S&P 500 cedevano lo 0,2% e i futures sul Nasdaq 100 arretravano dello 0,6%.

    Wall Street aveva chiuso in rialzo nella seduta precedente, mentre gli operatori reagivano ai continui cambiamenti nelle notizie provenienti dal Medio Oriente. L’ottimismo per un possibile accordo di pace ha contribuito ad attenuare i timori di un’accelerazione dell’inflazione legata ai prezzi dell’energia, compensando un dato sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti superiore alle attese.

    Gli analisti di Deutsche Bank hanno osservato che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro mesi, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza alle prospettive della politica monetaria della Federal Reserve. I mercati continuano a valutare se la banca centrale sarà costretta a procedere con un nuovo rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

    Anche il comparto tecnologico è rimasto sotto i riflettori dopo il forte rialzo di Oracle (NYSE:ORCL), alimentato da una previsione di spesa che ha superato ampiamente le aspettative e ha riacceso il dibattito su come il settore intenda finanziare gli ingenti investimenti necessari per le infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

    SpaceX pronta a uno storico debutto in Borsa

    SpaceX (NASDAQ:SPCX) dovrebbe iniziare le contrattazioni venerdì in quella che viene considerata la più grande offerta pubblica iniziale mai realizzata.

    La società ha confermato un prezzo di collocamento pari a 135 dollari per azione e la vendita di oltre 555 milioni di azioni, per una valutazione complessiva di circa 1.770 miliardi di dollari.

    L’operazione dovrebbe raccogliere circa 75 miliardi di dollari, superando ampiamente il precedente record detenuto da Saudi Aramco, che nel 2019 raccolse 25,6 miliardi di dollari, e da Alibaba, che nel 2014 ottenne 21,8 miliardi di dollari.

    Secondo stime di mercato citate dal New York Times, l’ammontare raccolto da SpaceX sarebbe superiore alla somma di tutte le raccolte realizzate attraverso IPO negli Stati Uniti negli ultimi due anni.

    La quotazione potrebbe inoltre aprire la strada a una nuova ondata di maxi-collocamenti nel settore tecnologico. Le società di intelligenza artificiale Anthropic e OpenAI avrebbero entrambe presentato in via riservata la documentazione necessaria per future quotazioni che potrebbero attribuire a ciascuna una valutazione vicina ai 1.000 miliardi di dollari.

    Elon Musk, che ha fondato SpaceX nel 2002 e detiene ancora circa il 50% del capitale della società, potrebbe vedere il proprio patrimonio raggiungere livelli senza precedenti se il titolo dovesse registrare una forte performance dopo il debutto.

    Trump afferma che un accordo con l’Iran potrebbe arrivare entro pochi giorni

    Anche il sentiment degli investitori è stato sostenuto dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto le linee guida di un accordo e potrebbero finalizzare la documentazione nel giro di pochi giorni.

    Parlando con i giornalisti, Trump ha affermato che l’intesa prevista consentirebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale che interessa i porti iraniani.

    “Abbiamo appena raggiunto un grande accordo per porre fine alla guerra con l’Iran e ora dobbiamo completare la documentazione finale, cosa che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. Probabilmente ci sarà una firma, forse in Europa”, ha dichiarato Trump.

    Successivamente, durante un evento elettorale virtuale, ha aggiunto che “oggi abbiamo posto fine alla guerra con l’Iran”, affermando che Teheran avrebbe accettato di “non possedere mai un’arma nucleare”.

    Il Ministero degli Esteri iraniano ha riconosciuto che parti importanti di un possibile accordo sarebbero vicine al completamento, secondo quanto riportato da Press TV. Tuttavia, le autorità hanno negato che sia già stato firmato un accordo definitivo e hanno fatto riferimento a “posizioni contraddittorie” provenienti da Washington che starebbero causando “turbolenze e interruzioni” nel processo negoziale.

    Il petrolio arretra ma resta su livelli elevati

    La prospettiva di un accordo ha contribuito a spingere al ribasso i prezzi del petrolio, anche se le quotazioni restano ben al di sopra dei livelli precedenti allo scoppio del conflitto.

    Alle 03:27 ET, il Brent perdeva il 2,0% a 88,62 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense cedeva il 2,2% a 85,82 dollari.

    La possibilità di ripristinare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha attenuato le preoccupazioni immediate sul fronte dell’offerta, ma diversi analisti avvertono che gli effetti di mesi di interruzioni potrebbero continuare a influenzare il mercato.

    Gli analisti di ING hanno affermato: “L’eredità di questa crisi è stata una significativa perdita di forniture energetiche e lo shock inflazionistico che ne è derivato e che si è propagato in tutto il mondo.”

    Hanno inoltre aggiunto: “A meno che il petrolio non ricominci a transitare liberamente attraverso lo Stretto di Hormuz molto presto, la nostra previsione è che i mercati energetici possano avvicinarsi a un punto critico nel mese di luglio. Di conseguenza, saremmo cauti nell’aspettarci prezzi del petrolio significativamente più bassi rispetto ai livelli attuali.”

    Adobe scende nonostante risultati superiori alle attese

    Adobe (NASDAQ:ADBE) ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle aspettative sia sul fronte dei ricavi sia su quello degli utili e ha rivisto al rialzo la guidance per l’intero esercizio, sostenuta dalla forte crescita dei prodotti legati all’intelligenza artificiale.

    La società ha dichiarato che i ricavi ricorrenti annualizzati derivanti dalle sue offerte di intelligenza artificiale sono triplicati rispetto a un anno fa.

    Nonostante la performance finanziaria positiva, il titolo Adobe ha perso oltre il 5% nelle contrattazioni after-hours dopo l’annuncio dell’uscita del direttore finanziario Dan Durn.

    Durn lascerà l’azienda il 15 giugno per perseguire una nuova opportunità professionale, mentre Steve Day, attuale senior vice president della finanza aziendale, assumerà il ruolo di direttore finanziario ad interim.

    L’annuncio rappresenta il secondo trimestre consecutivo in cui Adobe comunica un cambiamento ai vertici aziendali. A marzo, la società aveva infatti reso noto che il CEO di lungo corso Shantanu Narayen avrebbe lasciato il proprio incarico.

    Adobe, nota soprattutto per software come Photoshop e Premiere Pro, sta ampliando la propria presenza nel settore dell’intelligenza artificiale generativa attraverso Adobe Firefly, una piattaforma che offre strumenti basati sull’IA per la creazione di immagini, video, audio e contenuti vettoriali.

  • Stellantis, Volkswagen e Renault chiedono un marchio “Made in Europe” per rafforzare l’industria automobilistica

    Stellantis, Volkswagen e Renault chiedono un marchio “Made in Europe” per rafforzare l’industria automobilistica

    I costruttori sollecitano un maggiore sostegno dall’Unione Europea

    Stellantis, Volkswagen (TG:VOW3) e Renault (EU:RNO) hanno chiesto congiuntamente alle istituzioni europee di introdurre un quadro normativo “Made in Europe” destinato a rafforzare la produzione automobilistica all’interno dell’Unione Europea.

    Le tre aziende, che rappresentano circa il 60% della produzione automobilistica del continente, ritengono che siano necessari incentivi più efficaci e regole più chiare per preservare la competitività del settore e favorire nuovi investimenti.

    “L’industria automobilistica europea è pienamente impegnata a garantire un futuro solido alla produzione in Europa, ma ciò richiede un quadro normativo realistico.”

    Il settore propone obiettivi chiari per la produzione europea

    In una lettera indirizzata ai membri del Parlamento Europeo e riportata dal Financial Times, i costruttori hanno sottolineato la necessità di sostenere la manifattura locale e ridurre il divario di costi rispetto ai concorrenti internazionali.

    “Made in Europe deve sostenere la competitività, attrarre investimenti e riconoscere il divario di costi che affrontiamo rispetto ai concorrenti globali. Se riusciremo a fare questo, l’Europa potrà continuare a essere una potenza automobilistica mondiale.”

    Le aziende propongono che il futuro marchio sia basato su una soglia minima del 70% di contenuto di valore regionale.

    L’obiettivo è rafforzare la filiera europea

    Secondo i produttori, un sistema efficace dovrebbe fornire certezza agli investitori e riflettere l’intera catena del valore del settore automobilistico, dalla progettazione alla produzione avanzata.

    Un marchio Made in Europe credibile “deve essere semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Unione Europea”, aggiungendo che “una soglia del 70% di contenuto di valore regionale fornisce un parametro chiaro e applicabile, che riflette l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata, e offre all’industria la chiarezza necessaria per investire.”

    Per questo motivo, i costruttori chiedono alle istituzioni europee di creare un quadro normativo che garantisca che il 70% dei veicoli venduti in Europa provenga dai 27 Paesi membri dell’Unione.

    Servono incentivi per favorire il reshoring

    Le tre aziende ritengono inoltre che il marchio debba promuovere attivamente la localizzazione della produzione e il ritorno delle attività manifatturiere in Europa.

    Secondo Stellantis, Volkswagen e Renault, il marchio Made in Europe “non dovrebbe semplicemente compensare i costi, ma incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring. Ciò significa un forte e mirato sostegno alle batterie europee, una flessibilità pragmatica, soprattutto per le auto di piccole dimensioni, e politiche che rendano i veicoli elettrici più accessibili, costruendo al contempo una filiera europea resiliente.”

    Stellantis riduce la produzione della Fiat 500

    Nel frattempo, il quotidiano MF ha riferito che Stellantis avrebbe comunicato ai sindacati una riduzione del 10% della produzione giornaliera della Fiat 500, con un calo da 500 a 400 unità al giorno.

    Secondo l’azienda, la decisione sarebbe legata alle difficoltà di approvvigionamento causate dalle tensioni nell’area del Golfo, anche se il giornale segnala che la domanda inferiore alle attese potrebbe aver contribuito alla scelta.

    Secondo le stime riportate, la produzione complessiva delle versioni ibride ed elettriche della Fiat 500 nel 2026 potrebbe attestarsi tra 70.000 e 80.000 unità, circa il 50% al di sotto degli obiettivi iniziali.

    Equita evidenzia le difficoltà del mercato europeo

    Commentando le indiscrezioni, gli analisti di Equita hanno osservato: “Se confermato, considerando che la 500 rappresenta uno dei prodotti di punta del marchio Fiat in Europa, ciò costituirebbe un’ulteriore conferma delle difficoltà dell’area Enlarged Europe, che nel 2025 ha rappresentato il 38% del fatturato con un EBIT adjusted negativo per 651 milioni di euro e che nel primo trimestre del 2026 ha registrato un incremento dell’1% del fatturato con un EBIT adjusted sostanzialmente in pareggio.”

    Equita ha confermato la raccomandazione hold sul titolo Stellantis e un prezzo obiettivo pari a 7,60 euro.

  • Piazza Affari parte in rialzo grazie alle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran

    Piazza Affari parte in rialzo grazie alle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran

    Apertura positiva per i mercati europei

    Piazza Affari ha avviato la seduta di venerdì in deciso rialzo, seguendo l’andamento positivo delle principali Borse europee grazie all’ottimismo degli investitori per un possibile allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

    Il sentiment è migliorato dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha suggerito che un accordo tra Washington e Teheran potrebbe essere raggiunto già nel fine settimana. Le autorità iraniane hanno tuttavia precisato che una decisione definitiva non è ancora stata presa.

    Le banche guidano i rialzi

    Il comparto bancario continua a rappresentare il principale motore del mercato milanese, sostenuto dalla propensione al rischio degli investitori e dalla recente decisione della Banca Centrale Europea di portare il tasso sui depositi al 2,25%, nel primo intervento restrittivo degli ultimi tre anni.

    Sebbene il rialzo dei tassi fosse ampiamente previsto, il mercato continua a interrogarsi sulla possibilità di ulteriori aumenti nei prossimi mesi.

    Alle 9:45 il FTSE MIB guadagnava l’1,48%, mentre l’indice bancario saliva del 2,4%.

    Tra i principali istituti, Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) e Unicredit (BIT:UCG) avanzavano in linea con il mercato. Tra i migliori titoli figurava Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), in rialzo del 3,2%, mentre Mediobanca (BIT:MB) guadagnava il 3,6% dopo l’offerta lanciata da Intesa sulla banca senese all’inizio della settimana.

    Secondo gli operatori, il settore bancario resta particolarmente sensibile alle decisioni della BCE per gli effetti diretti che queste hanno sui margini di interesse.

    Bene i titoli ciclici

    Tra i protagonisti della seduta figura anche Stellantis (BIT:STLAM), che è salita del 4,8% seguendo il buon andamento del comparto automobilistico europeo.

    Gli investitori hanno aumentato l’esposizione ai titoli più legati al ciclo economico, favoriti dalle speranze di una riduzione delle tensioni geopolitiche.

    Il calo del petrolio pesa sull’energia

    Le aspettative di un miglioramento della situazione in Medio Oriente hanno spinto il Brent sotto la soglia dei 90 dollari al barile, penalizzando il comparto energetico.

    ENI (BIT:ENI) ha ceduto il 2,1%, mentre Saipem (BIT:SPM) e Tenaris (BIT:TEN) hanno registrato ribassi compresi tra lo 0,6% e l’1,6%.

    La flessione del greggio ha ridotto l’appeal del settore, alimentando timori per l’impatto sui ricavi futuri delle società legate all’energia.

    Andamento contrastato fuori dal paniere principale

    Tra i titoli minori, Juventus (BIT:JUVE) ha guadagnato il 3,9%, beneficiando di un rinnovato interesse degli investitori.

    Lazio ha invece perso lo 0,3% in una seduta caratterizzata da forte volatilità, dopo aver smentito le indiscrezioni relative a una possibile vendita della società controllata da Claudio Lotito.

    Italian Sea Group (BIT:TISG) ha lasciato sul terreno il 4,6%, restituendo parte del balzo superiore al 14% registrato nella seduta precedente in seguito alle voci, poi smentite, di un possibile interesse da parte di Ferretti (BIT:YACHT).

    Le azioni Ferretti hanno comunque chiuso in rialzo dell’1,9%. Secondo gli analisti di Equita, “l’interesse di Ferretti per i cantieri di Italian Sea Group sarebbe legato meno alla necessità di aumentare la capacità produttiva e più alla volontà di sviluppare il business del refitting, che attualmente rappresenta una quota marginale delle attività del gruppo”.

  • Le Borse europee raggiungono i massimi di due settimane grazie alle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee raggiungono i massimi di due settimane grazie alle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Rialzi diffusi sui mercati azionari

    Le azioni europee hanno aperto in forte rialzo venerdì dopo che gli investitori hanno ricevuto quello che molti considerano il segnale più concreto finora di un possibile accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 è salito dell’1%, raggiungendo il livello più alto delle ultime due settimane e avviandosi verso la migliore seduta da oltre quindici giorni. Il DAX tedesco ha guadagnato l’1,5%, il CAC 40 francese l’1,2% e il FTSE 100 britannico lo 0,8%. Il FTSE MIB italiano è avanzato dell’1,2%, segnando un nuovo massimo storico.

    Le compagnie aeree trainano il rialzo

    I titoli del trasporto aereo sono stati tra i principali beneficiari della discesa dei prezzi del petrolio, poiché costi del carburante più bassi migliorano le prospettive di redditività.

    Air France-KLM (EU:AF) è balzata del 5,8%, mentre International Consolidated Airlines Group (LSE:IAG), proprietaria di British Airways, ha guadagnato il 4,5%. Wizz Air Holdings (LSE:WIZZ) è salita del 6% e Deutsche Lufthansa (TG:LHA) del 4,6%.

    Il petrolio scende ai minimi da due mesi

    I prezzi del greggio sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi due mesi dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che uno storico accordo di pace potrebbe essere firmato in Europa già nel fine settimana.

    Gli investitori hanno interpretato queste dichiarazioni come la prova più concreta finora di un possibile progresso diplomatico, favorendo un ampio rialzo dei mercati azionari.

    Tuttavia, i rischi geopolitici non sono scomparsi. Secondo alcune notizie, l’Iran continua a colpire le navi nello Stretto di Hormuz, un elemento che continua a limitare l’entusiasmo degli investitori.

    I mercati valutano geopolitica e politica monetaria

    Il rally arriva appena un giorno dopo che la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi d’interesse per la prima volta in quasi tre anni per contrastare le pressioni inflazionistiche legate al conflitto.

    La settimana è stata particolarmente complessa per gli investitori, chiamati a valutare un rapporto sul lavoro statunitense superiore alle attese, la svolta più restrittiva della BCE e le continue evoluzioni della situazione in Medio Oriente, oltre alle prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

    Lo STOXX 600, particolarmente sensibile alle tensioni mediorientali a causa della forte dipendenza energetica dell’Eurozona, era orientato verso una perdita settimanale di circa lo 0,2%. Il forte rialzo di venerdì potrebbe però riportarlo in territorio positivo.

    HSBC prevede volatilità intermittente

    Gli analisti di HSBC Asset Management hanno sottolineato che i mercati continuano a confrontarsi con numerose fonti di incertezza.

    “L’economia globale si trova ad affrontare un complesso insieme di shock dell’offerta, ma i mercati hanno superato le preoccupazioni geopolitiche grazie ai solidi profitti societari. Il contesto macroeconomico confuso significa che è lecito attendersi episodi di volatilità.”

    Eramet e Fraport tra i migliori titoli

    Tra gli altri movimenti di mercato, Eramet (EU:ERA) ha guadagnato quasi il 6% dopo che il Financial Times ha riportato che un fondo sostenuto dagli Stati Uniti starebbe valutando un investimento nella società.

    Anche l’operatore aeroportuale Fraport (TG:FRA) è salito del 5% dopo aver comunicato dati sul traffico passeggeri di maggio superiori alle attese.

  • Le compagnie aeree europee volano in Borsa mentre il petrolio crolla sulle speranze di una tregua con l’Iran

    Le compagnie aeree europee volano in Borsa mentre il petrolio crolla sulle speranze di una tregua con l’Iran

    Il calo dei costi del carburante sostiene il settore

    Le azioni delle compagnie aeree europee hanno registrato forti rialzi venerdì dopo la brusca discesa dei prezzi del petrolio, alimentata dall’ottimismo per un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran.

    Il sentiment degli investitori è migliorato dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno “posto fine alla guerra con l’Iran”, facendo riferimento a un memorandum d’intesa che consentirebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e includerebbe l’impegno dell’Iran a rinunciare allo sviluppo di armi nucleari.

    Alle 10:28, il Brent cedeva il 4,4% a 86,39 dollari al barile, mentre il WTI perdeva il 4,5% a 83,77 dollari, portandosi ai livelli più bassi degli ultimi due mesi.

    Rally delle compagnie aeree in tutta Europa

    La flessione dei prezzi del greggio ha favorito il comparto aereo, tradizionalmente molto sensibile all’andamento dei costi del carburante.

    I titoli del settore hanno registrato rialzi compresi tra il 4,1% e l’8,5%, con Air France-KLM (EU:AF) in testa ai guadagni. EasyJet (LSE:EZJ) ha invece segnato la performance più contenuta tra i principali vettori.

    Tra gli altri titoli in rialzo figurano Ryanair (LSE:0A2U), Lufthansa (TG:LHA), Wizz Air (LSE:WIZZ), Finnair (TG:FAI0), IAG (LSE:IAG) e Norwegian Air Shuttle (TG:NWC).

    L’accordo potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz

    Secondo quanto riportato da Axios, il quadro negoziale consentirebbe la ripresa del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz senza pedaggi di transito e prolungherebbe di 60 giorni l’attuale cessate il fuoco, incluso il Libano.

    L’intesa prevederebbe inoltre un alleggerimento delle sanzioni nei confronti dell’Iran in cambio del rispetto degli impegni concordati, mentre gli Stati Uniti revocherebbero il blocco navale.

    Trump ha aggiunto che il vicepresidente JD Vance potrebbe partecipare a una possibile cerimonia di firma in Europa già nel fine settimana.

    L’Iran mantiene un atteggiamento prudente

    Durante un evento telefonico a sostegno del candidato al Senato dell’Alabama Barry Moore, Trump ha dichiarato: “Abbiamo raggiunto un grande accordo. Non ci saranno armi nucleari. Le persone inizieranno a tornare a casa molto presto. È praticamente, praticamente finalizzato. Abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo.”

    Le autorità iraniane hanno però adottato un tono più prudente. L’agenzia semi-ufficiale Fars ha riferito che i negoziatori non hanno ancora approvato il testo di alcun accordo, citando una fonte anonima vicina alle trattative.

    L’Iran, inoltre, non figurava tra i Paesi che Trump ha indicato come già favorevoli al quadro negoziale proposto, lasciando aperti interrogativi sulla possibilità di raggiungere un’intesa definitiva.

  • I titoli energetici italiani scendono mentre il petrolio arretra sulle speranze di pace con l’Iran

    I titoli energetici italiani scendono mentre il petrolio arretra sulle speranze di pace con l’Iran

    Il settore energetico sottoperforma il mercato

    I titoli energetici sono stati tra i peggiori del FTSE MIB, nonostante l’indice principale guadagnasse circa il 2%, mentre i prezzi del petrolio sono diminuiti sensibilmente dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump su possibili progressi verso la fine del conflitto con l’Iran.

    Con il Brent in calo di oltre il 3% a 86,98 dollari al barile e il WTI in ribasso del 3,60% a 84,50 dollari, gli investitori hanno ridotto l’esposizione ai titoli legati all’energia. A Milano, Eni (BIT:ENI) ha perso il 3,20% nelle prime contrattazioni, mentre Tenaris (BIT:TEN) è scesa del 2,54% e Saipem (BIT:SPM) dell’1%.

    Anche altri titoli del comparto hanno registrato ribassi, con Snam (BIT:SRG) in calo dello 0,30% e Terna (BIT:TRN) in flessione dello 0,10%, mentre la maggior parte delle altre società del listino principale si muoveva in territorio positivo.

    Trump vede progressi verso un accordo

    Il sentiment del mercato è cambiato dopo che Trump ha dichiarato di aver “posto fine alla guerra con l’Iran” in seguito all’accettazione da parte di Teheran di una delle principali condizioni poste dagli Stati Uniti.

    Secondo il presidente, l’Iran avrebbe “accettato di non acquisire mai armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era questo l’obiettivo, era il 95% dell’obiettivo”.

    Trump ha inoltre affermato che un memorandum d’intesa tra le parti potrebbe essere firmato nel fine settimana in Europa. Secondo Axios, la firma potrebbe avvenire a Ginevra dopo che quattro aerei C-17 sarebbero partiti per la Svizzera trasportando “materiale per un possibile viaggio” del vicepresidente statunitense JD Vance, indicato da Trump come il responsabile della firma dell’accordo preliminare.

    Possibile riapertura dello Stretto di Hormuz

    Trump ha aggiunto che “lo Stretto di Hormuz verrà riaperto” una volta concluso l’accordo.

    Ha tuttavia precisato che il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani resta attualmente “pienamente in vigore”.

    Il presidente ha inoltre sostenuto che “tutte le parti coinvolte, compresi gli Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri” abbiano dato il proprio consenso al quadro negoziale proposto.

    L’Iran invita alla prudenza

    Teheran ha invece adottato un tono più cauto, smentendo che sia già stato raggiunto un accordo definitivo.

    Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato: “Non siamo ancora giunti a una conclusione su questa questione. La materia è al vaglio delle istituzioni competenti e, qualora si raggiunga una conclusione, ne saremo informati”.

    Le sue parole sono arrivate dopo che Trump aveva annunciato la cancellazione di alcuni attacchi militari pianificati dagli Stati Uniti e suggerito che l’Iran avesse approvato un’intesa che potrebbe essere firmata in Europa durante il fine settimana.

    I mercati guardano ai progressi diplomatici

    Nonostante le incertezze, gli investitori sembrano incoraggiati dai segnali di avanzamento dei negoziati.

    Secondo Michael Nizard, responsabile multi-asset di Edmond de Rothschild Asset Management, “Questa volta, l’indicazione che la diplomazia sta procedendo in modo produttivo è sufficiente per il mercato”.

    “Il mercato rimane estremamente sensibile all’accordo di pace e alle numerose e varie dichiarazioni di Trump», prosegue Nizard, aggiungendo che “oggi credo che il potenziale di pace sia significativamente sottovalutato”.

    Anche gli analisti di Barclays hanno evidenziato il possibile impatto positivo di un accordo, affermando: “Un accordo tra Stati Uniti e Iran, se confermato, eliminerebbe un significativo rischio macroeconomico di coda e aprirebbe la strada a un ulteriore ampliamento della propensione al rischio e alla rotazione dei mercati. Questo probabilmente favorirebbe soprattutto l’Europa”.

  • Wall Street punta a un rimbalzo grazie agli acquisti sulle debolezze dopo il sell-off: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street punta a un rimbalzo grazie agli acquisti sulle debolezze dopo il sell-off: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura positiva giovedì, suggerendo che il mercato azionario potrebbe recuperare parte delle forti perdite registrate nella seduta precedente.

    Gli investitori sembrano infatti tornare ad acquistare dopo il marcato ribasso di mercoledì, che ha portato il Nasdaq e l’S&P 500 ai livelli di chiusura più bassi dell’ultimo mese.

    Intel sostiene il comparto dei semiconduttori

    I titoli tecnologici, in particolare quelli dei semiconduttori, dovrebbero guidare il rimbalzo iniziale.

    Intel (NASDAQ:INTC) è salita del 4,6% nelle contrattazioni premarket dopo che Bank of America ha migliorato il giudizio sul titolo da Underperform a Buy, rafforzando il sentiment sull’intero settore dei chip.

    Il buon andamento del comparto tecnologico potrebbe contribuire a compensare le preoccupazioni legate all’inflazione e alle tensioni geopolitiche.

    Il rialzo del petrolio limita l’ottimismo dei mercati

    Nonostante il recupero dei futures, i guadagni si sono ridotti dopo il forte aumento dei prezzi del petrolio in seguito alle nuove dichiarazioni del presidente Donald Trump sull’Iran.

    In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha affermato che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “molto duramente questa sera” e ha sostenuto che Washington intende assumere il controllo dei mercati petroliferi e del gas iraniani “a un certo punto nel non troppo lontano futuro”.

    Le dichiarazioni hanno alimentato i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche globali e hanno contribuito ad aumentare la volatilità nei mercati delle materie prime.

    I dati sui prezzi alla produzione alimentano i timori inflazionistici

    L’entusiasmo degli investitori è stato inoltre frenato dai nuovi dati sull’inflazione pubblicati dal Dipartimento del Lavoro.

    Il rapporto ha mostrato che i prezzi alla produzione sono aumentati più del previsto nel mese di maggio, rafforzando i timori che le pressioni inflazionistiche restino persistenti.

    Un’inflazione più elevata potrebbe complicare le prospettive per i tassi d’interesse e la politica monetaria, limitando il potenziale di un rally duraturo dei mercati azionari.

    Forte calo dei mercati nella seduta di mercoledì

    Le azioni statunitensi hanno mostrato un andamento incerto nelle prime ore della seduta di mercoledì, prima che le vendite si intensificassero nel corso della giornata.

    I principali indici hanno chiuso poco sopra i minimi intraday.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 953,33 punti, pari all’1,9%, a 49.918,78. Il Nasdaq Composite è sceso di 509,32 punti, pari al 2%, a 25.169,50, mentre l’S&P 500 ha ceduto 119,66 punti, pari all’1,6%, chiudendo a 7.266,99.

    Le tensioni tra Stati Uniti e Iran pesano sul sentiment

    Il clima di mercato è peggiorato dopo che il presidente Donald Trump ha intensificato la sua retorica nei confronti dell’Iran a seguito dei recenti scambi di attacchi tra i due Paesi.

    “Li abbiamo colpiti duramente ieri e li colpiremo duramente di nuovo oggi”, ha dichiarato Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. “Li attaccheremo e li attaccheremo molto duramente.”

    Le dichiarazioni sono arrivate dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che le forze americane hanno effettuato quelli che ha definito attacchi di “autodifesa” contro obiettivi iraniani dopo l’abbattimento di un elicottero statunitense.

    Secondo il CENTCOM, aerei dell’Aeronautica e della Marina statunitense hanno colpito con munizioni di precisione sistemi di difesa aerea iraniani, stazioni di controllo terrestre e siti radar di sorveglianza vicino allo Stretto di Hormuz.

    Successivamente, secondo alcune fonti, l’Iran ha lanciato attacchi contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrain e Giordania, promettendo inoltre di rispondere a qualsiasi ulteriore minaccia o azione militare.

    In un altro messaggio pubblicato su Truth Social giovedì mattina, Trump ha affermato che l’Iran ha “impiegato troppo tempo per negoziare un accordo” e che ora dovrà “pagare il prezzo!”

    Il petrolio sale per i timori sulle forniture

    Il deterioramento della situazione geopolitica ha sostenuto i prezzi del petrolio, con gli operatori preoccupati per possibili interruzioni delle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.

    I mercati hanno in gran parte ignorato l’affermazione di Trump secondo cui gli Stati Uniti avrebbero aiutato segretamente a trasferire oltre 100 milioni di barili di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.

    L’aumento del greggio ha alimentato ulteriormente le preoccupazioni inflazionistiche.

    L’inflazione al consumo rispetta le attese

    Separatamente, il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che l’inflazione al consumo è aumentata in linea con le aspettative nel mese di maggio.

    L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,5% dopo il rialzo dello 0,6% registrato ad aprile, in linea con le stime.

    Su base annua, l’inflazione è salita al 4,2% dal 3,8% precedente, anch’essa in linea con le previsioni.

    L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è aumentata dello 0,2% dopo il +0,4% di aprile. Gli economisti si aspettavano un incremento dello 0,3%.

    Il tasso annuale dell’inflazione core è salito al 2,9% dal 2,8%, in linea con le attese.

    Compagnie aeree, oro e tecnologia guidano i ribassi

    L’impennata del petrolio ha colpito duramente i titoli delle compagnie aeree, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 5,4%.

    Anche i titoli auriferi hanno registrato forti ribassi a causa della debolezza del metallo prezioso, trascinando l’indice NYSE Arca Gold Bugs in calo del 5%.

    Anche i comparti hardware, semiconduttori e immobiliare hanno mostrato marcata debolezza.

    In controtendenza, i titoli energetici hanno sovraperformato grazie al rialzo dei prezzi del petrolio.

  • Le Borse europee si muovono in ordine sparso mentre la BCE aumenta i tassi: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee si muovono in ordine sparso mentre la BCE aumenta i tassi: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento misto giovedì, mentre gli investitori valutavano l’escalation delle tensioni in Medio Oriente e reagivano all’ultima decisione di politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE).

    Come ampiamente previsto, la BCE ha annunciato un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base nel tentativo di contenere le crescenti pressioni inflazionistiche nell’area euro.

    Il mercato immobiliare britannico mostra segnali di stabilizzazione

    Sul fronte macroeconomico, i dati del Royal Institution of Chartered Surveyors hanno evidenziato che il saldo dei prezzi delle abitazioni nel Regno Unito è rimasto invariato a -35% a maggio rispetto al mese precedente.

    Sebbene il dato principale sia rimasto stabile, diversi indicatori sottostanti hanno mostrato segnali di stabilizzazione del mercato immobiliare britannico dopo un lungo periodo di debolezza.

    Andamento divergente per i principali indici europei

    Le performance dei mercati sono risultate differenziate tra i vari Paesi europei.

    L’indice DAX tedesco ha perso lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese è salito dello 0,5%. A Londra, il FTSE 100 ha registrato una performance migliore rispetto agli altri principali listini europei, avanzando dello 0,6%.

    I titoli tecnologici guidano i rialzi

    I titoli del settore tecnologico sono stati tra i migliori performer della giornata.

    Infineon ha guadagnato il 2%, mentre ASM International (EU:ASM) è balzata del 4,2%. BE Semiconductor (EU:BESI) ha registrato un progresso superiore al 5% dopo che Oracle (NYSE:ORCL) ha annunciato risultati record per il quarto trimestre e per l’esercizio fiscale 2026, sostenendo il sentiment nel comparto dei semiconduttori.

    UniCredit in rialzo dopo l’aggiornamento su Commerzbank

    UniCredit (BIT:UCG) è salita di circa l’1% dopo che Commerzbank ha comunicato che nessun investitore istituzionale ha aderito all’offerta pubblica di acquisto lanciata dalla banca italiana.

    La notizia ha riacceso l’attenzione sulle strategie di consolidamento perseguite da UniCredit nel settore bancario europeo.

    Hugo Boss vola grazie all’offerta di acquisizione

    Le azioni Hugo Boss (TG:BOSS) sono balzate del 7,7% dopo che Frasers Group (LSE:FRAS) ha lanciato un’offerta pubblica volontaria per acquisire il marchio tedesco della moda.

    L’operazione ha attirato l’attenzione degli investitori, che stanno valutando le implicazioni di un potenziale accordo che coinvolgerebbe uno dei principali marchi europei dell’abbigliamento.

    Halma crolla dopo l’aggiornamento sulle prospettive

    Il produttore britannico di dispositivi per la sicurezza Halma (LSE:HLMA) è stato tra i peggiori titoli della seduta, con un calo del 15%.

    La flessione è arrivata dopo la pubblicazione di indicazioni per il prossimo esercizio considerate deludenti dal mercato.

    Safestore arretra dopo il calo degli utili

    Safestore Holdings (LSE:SAFE) ha perso oltre il 2% dopo aver riportato una diminuzione del 52,8% dell’utile operativo del primo semestre.

    I risultati hanno pesato sul titolo nonostante la continua espansione del gruppo nel settore del self-storage.

    Wizz Air sale grazie a utili superiori alle attese

    Wizz Air Holdings (LSE:WIZZ) ha guadagnato il 5,3% dopo aver riportato un utile operativo annuale nettamente superiore alle aspettative del mercato.

    I risultati hanno rafforzato la fiducia degli investitori nonostante le sfide ancora presenti nel settore dell’aviazione europea.

    Ryanair sotto pressione per un’indagine regolatoria

    Ryanair Holdings (LSE:0A2U) ha perso quasi l’1% dopo che la Competition and Markets Authority ha avviato un’indagine sulle commissioni applicate ai genitori che desiderano sedersi accanto ai propri figli durante i voli.

    L’indagine ha aggiunto nuove pressioni sul vettore irlandese mentre le autorità esaminano le pratiche commerciali rivolte ai consumatori nel settore aereo.

  • L’oro recupera terreno mentre il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione

    L’oro recupera terreno mentre il calo del petrolio attenua i timori sull’inflazione

    I prezzi dell’oro hanno registrato un moderato rialzo giovedì, grazie alla flessione del petrolio che ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni per una nuova impennata dell’inflazione, mentre gli investitori continuavano a seguire gli sviluppi dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran e attendevano importanti decisioni delle banche centrali.

    Alle 05:29 ET (09:29 GMT), l’oro spot guadagnava lo 0,2% a 4.079,70 dollari l’oncia, dopo essere sceso in precedenza ai minimi da oltre sei mesi. I futures sull’oro, invece, cedevano lo 0,8% a 4.100,65 dollari l’oncia.

    Il sentiment di mercato è migliorato dopo le notizie secondo cui gli sforzi diplomatici tra Washington e Teheran sarebbero ancora in corso nonostante il proseguimento degli scontri militari tra i due Paesi.

    I negoziati di pace proseguono nonostante l’escalation militare

    CNN ha riferito giovedì che funzionari statunitensi e iraniani hanno continuato a discutere un possibile accordo di pace durante la notte, anche mentre entrambe le parti lanciavano nuovi attacchi aerei per il secondo giorno consecutivo.

    Separatamente, Reuters ha citato fonti iraniane secondo cui sarebbero ancora in corso negoziati su un quadro preliminare che potrebbe includere misure per sbloccare fondi iraniani congelati. Secondo il rapporto, gli sforzi per raggiungere un accordo si sono intensificati negli ultimi giorni.

    Nonostante i contatti diplomatici in corso, l’incertezza rimane elevata. Il presidente Donald Trump ha avvertito che ulteriori azioni militari potrebbero essere intraprese contro l’Iran se Teheran non accettasse immediatamente un accordo di pace.

    Gli ultimi sviluppi militari hanno visto le forze statunitensi colpire molteplici obiettivi in Iran tra la tarda serata di mercoledì e le prime ore di giovedì. In una nota, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha definito gli attacchi come “autodifesa” dopo l’abbattimento di un elicottero americano nei pressi dello Stretto di Hormuz all’inizio della settimana.

    L’Iran ha risposto con attacchi contro diverse installazioni militari statunitensi e posizioni alleate nella regione del Golfo. Secondo notizie di stampa, esplosioni sarebbero state udite in Kuwait, Bahrein e Giordania, anche se tali informazioni non sono state confermate in modo indipendente.

    Teheran ha inoltre sostenuto di aver bloccato tutto il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, affermazione respinta dal CENTCOM. L’ultimo scambio di ostilità segue una serie di attacchi intermittenti tra i due Paesi nelle ultime due settimane, nel contesto di tensioni più ampie nella regione.

    L’Iran ha inoltre continuato a scambiarsi attacchi con Israele in relazione alle operazioni israeliane contro le forze di Hezbollah sostenute da Teheran in Libano.

    Il calo del petrolio sostiene i metalli preziosi

    Il Brent, il principale benchmark internazionale per il petrolio, ha registrato un ribasso durante la seduta di giovedì, cancellando parte dei guadagni accumulati dopo l’ultima escalation militare.

    Sebbene i prezzi del petrolio rimangano significativamente superiori ai livelli precedenti all’inizio del conflitto, il recente arretramento ha contribuito ad alleviare alcune preoccupazioni legate a un’ulteriore accelerazione dell’inflazione.

    L’aumento dei costi energetici rappresenta una delle principali preoccupazioni dei mercati finanziari, poiché gli investitori temono che banche centrali come la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea possano essere costrette a rispondere con una politica monetaria più restrittiva. Tassi di interesse più elevati tendono generalmente a penalizzare l’oro, che non offre rendimento.

    Le preoccupazioni inflazionistiche si sono rafforzate mercoledì dopo che i dati hanno mostrato un aumento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti al ritmo più elevato degli ultimi anni, trainato in larga misura dall’aumento dei costi della benzina. Gli investitori attendono ora i dati sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti previsti più tardi nella giornata di giovedì per ottenere ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione.

    Le aspettative sui tassi di interesse restano al centro dell’attenzione

    Secondo il FedWatch Tool del CME, i mercati si aspettano ora che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse prima della fine del 2026.

    L’attenzione è inoltre rivolta alla Banca Centrale Europea, che dovrebbe annunciare un rialzo dei tassi al termine della sua riunione di politica monetaria di due giorni. I responsabili della politica monetaria stanno cercando di contenere le pressioni inflazionistiche nell’Eurozona, dove la crescita dei prezzi rimane elevata.

    Nel frattempo, il dollaro statunitense si è rafforzato dall’inizio del conflitto alla fine di febbraio, creando un ulteriore ostacolo per il mercato dell’oro. Un dollaro più forte tende infatti a rendere il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    Giovedì, l’Indice del Dollaro USA risultava in rialzo dello 0,1% a 100,09.