Author: Fiona Craig

  • Il petrolio arretra mentre i mercati valutano l’offerta e i dati sulle scorte USA

    Il petrolio arretra mentre i mercati valutano l’offerta e i dati sulle scorte USA

    I prezzi del petrolio sono scesi giovedì dopo i rialzi delle due sedute precedenti, con gli investitori impegnati a rivalutare le prospettive di domanda e offerta e a digerire i dati che mostrano un aumento delle scorte di greggio e benzina negli Stati Uniti nella scorsa settimana.

    Il Brent ha perso 28 centesimi, pari allo 0,43%, attestandosi a 64,96 dollari al barile alle 07:49 GMT. Il West Texas Intermediate con consegna a marzo è sceso di 19 centesimi, ovvero dello 0,31%, a 60,43 dollari al barile.

    Entrambi i contratti avevano guadagnato oltre lo 0,4% mercoledì, dopo il balzo dell’1,5% registrato il giorno precedente, in seguito allo stop produttivo deciso dal produttore OPEC+ Kazakistan nei giacimenti di Tengiz e Korolev a causa di problemi alla distribuzione elettrica.

    Il sentiment di mercato è stato influenzato anche dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che mercoledì ha ammorbidito la sua posizione sulla Groenlandia, escludendo l’uso della forza e facendo un passo indietro sulle minacce di dazi contro l’Europa.

    L’allentamento della retorica sulla Groenlandia potrebbe ridurre le tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, con effetti positivi sull’economia globale e sulla domanda di petrolio, ha affermato Mingyu Gao, chief researcher per energia e chimica presso China Futures.

    “Allo stesso tempo, gli Stati Uniti non hanno escluso un possibile coinvolgimento militare in Iran, elemento che continua a sostenere i prezzi del petrolio”, ha aggiunto Gao.

    Trump ha dichiarato mercoledì di auspicare che non vi siano ulteriori azioni militari statunitensi contro l’Iran, ma ha avvertito che Washington interverrebbe qualora Teheran dovesse riprendere il suo programma nucleare.

    Alla luce degli sviluppi sulla Groenlandia e della riduzione delle probabilità di un’azione in Iran, i prezzi del petrolio dovrebbero stabilizzarsi intorno ai 60 dollari al barile, secondo Tony Sycamore, analista dell’online broker IG.

    Sempre mercoledì, Trump ha affermato di ritenere che “siamo ragionevolmente vicini” a un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, aggiungendo che avrebbe incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy più tardi nella giornata.

    Una fine del conflitto potrebbe portare alla rimozione delle sanzioni statunitensi contro la Russia, riducendo le interruzioni dell’offerta e esercitando pressione al ribasso sui prezzi.

    Nel frattempo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita della domanda globale di petrolio per il 2026 nel suo ultimo rapporto mensile, indicando un surplus di mercato leggermente più contenuto quest’anno.

    Sul fronte delle scorte, le riserve di greggio e benzina negli Stati Uniti sono aumentate la scorsa settimana, mentre quelle di distillati sono diminuite, secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute.

    Le scorte di greggio sono salite di 3,04 milioni di barili nella settimana conclusa il 16 gennaio, hanno riferito le fonti. Le scorte di benzina sono aumentate di 6,21 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono diminuite di 33.000 barili.

    Un sondaggio Reuters condotto su otto analisti indicava una crescita media delle scorte di greggio di circa 1,1 milioni di barili per la stessa settimana.

    “Scorte di greggio elevate stanno limitando ulteriori rialzi dei prezzi del petrolio in un mercato in eccesso di offerta”, ha dichiarato Yang An, analista di Haitong Futures.

  • L’oro si prende una pausa vicino ai massimi storici mentre Trump segnala un accordo sulla Groenlandia

    L’oro si prende una pausa vicino ai massimi storici mentre Trump segnala un accordo sulla Groenlandia

    I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente stabili nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, dopo aver toccato un nuovo record vicino ai 4.900 dollari l’oncia nella seduta precedente, mentre le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump hanno attenuato le tensioni geopolitiche legate alla Groenlandia, riducendo la domanda di beni rifugio.

    L’oro spot ha ceduto lo 0,1% a 4.826,03 dollari l’oncia alle 01:19 ET (06:19 GMT), dopo aver raggiunto un massimo storico di 4.888,1 dollari l’oncia nella sessione precedente. I futures sull’oro USA con scadenza marzo sono scesi dello 0,3% a 4.825,39 dollari l’oncia.

    Trump attenua le tensioni sui dazi legati alla Groenlandia

    Il metallo prezioso ha leggermente ritracciato dopo un rialzo di oltre il 6% nelle ultime tre sedute, alimentato dall’aumento dei rischi geopolitici legati alla disputa transatlantica sulla Groenlandia e alle minacce di dazi sulle importazioni europee.

    Il rally aveva spinto l’oro vicino alla soglia psicologica dei 5.000 dollari, mentre gli investitori cercavano protezione in un contesto di incertezza globale.

    La pausa è arrivata dopo che Trump, intervenendo al World Economic Forum di Davos, ha dichiarato che i dazi non verranno imposti e ha escluso l’uso della forza militare nella disputa sul territorio danese, segnalando che un accordo di tipo “quadro” è in vista per ridurre le tensioni con gli alleati della NATO.

    “È un accordo di lungo termine. È l’accordo definitivo di lungo termine. Mette tutti in una posizione davvero favorevole, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e i minerali”, ha dichiarato Trump ai giornalisti.

    A contribuire alla debolezza dell’oro è stato anche un lieve rafforzamento del dollaro statunitense. L’indice del dollaro USA è salito marginalmente dopo un aumento dello 0,1% nella sessione precedente.

    I mercati dei metalli restano sostenuti

    Negli altri comparti dei metalli, la maggior parte dei metalli preziosi e industriali ha registrato rialzi, con l’argento che si è mantenuto vicino ai massimi storici grazie a una domanda industriale sostenuta.

    I prezzi dell’argento sono saliti dell’1% a 94,03 dollari l’oncia, poco sotto il record di 95,89 dollari toccato all’inizio della settimana. Il platino, invece, è sceso dello 0,8% a 2.465,10 dollari l’oncia.

    Per i metalli di base, i futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono aumentati di quasi l’1% a 12.855,0 dollari a tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti sono rimasti invariati a 5,81 dollari la libbra.

  • Trump fa marcia indietro sui dazi legati alla Groenlandia; riflettori su Intel e sui dati sull’inflazione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Trump fa marcia indietro sui dazi legati alla Groenlandia; riflettori su Intel e sui dati sull’inflazione: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sui principali indici azionari statunitensi sono saliti, segnalando un clima di sollievo sui mercati dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che non introdurrà nuovi dazi contro diversi Paesi europei legati alle sue richieste sulla Groenlandia. Secondo i media, la decisione è arrivata dopo colloqui con la NATO e leader europei, anche se i dettagli del “quadro di un futuro accordo” restano limitati. I prezzi dell’oro si sono allontanati dai massimi storici dopo l’annuncio. Intanto, il produttore di chip Intel (NASDAQ:INTC) è atteso alla prova dei conti, mentre sono in arrivo dati sull’inflazione attentamente seguiti dalla Federal Reserve.

    I futures salgono

    I futures di Wall Street hanno mostrato un segno positivo giovedì, mentre gli investitori hanno accolto favorevolmente il passo indietro di Trump rispetto alla minaccia di nuovi dazi su vari Paesi europei.

    Alle 03:00 ET, i futures sul Dow guadagnavano 61 punti (+0,1%), quelli sull’S&P 500 salivano di 20 punti (+0,3%) e i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 117 punti (+0,5%).

    Gli indici principali di Wall Street avevano chiuso in rialzo mercoledì, rimbalzando dal peggior calo dalla scorsa ottobre registrato nella seduta precedente, dopo che Trump aveva annunciato di aver raggiunto “il quadro di un futuro accordo” con la leadership della NATO sulla Groenlandia.

    Dopo giorni in cui aveva minacciato di imporre nuovi dazi a otto Paesi europei dal 1° febbraio, qualora gli Stati Uniti non fossero stati autorizzati a prendere il controllo del territorio danese semi-autonomo, Trump ha affermato che tali misure non verranno attuate.

    Gli operatori stanno anche valutando l’intensificarsi della stagione delle trimestrali. Le azioni United Airlines sono salite di oltre il 2% dopo un solido risultato sugli utili del quarto trimestre, mentre Netflix ha perso oltre il 2% dopo una guidance futura inferiore alle attese.

    Trump ritira la minaccia dei dazi sulla Groenlandia

    Il dietrofront di Trump, arrivato secondo quanto riportato dopo giorni di colloqui riservati con funzionari NATO ed europei, ha contribuito ad attenuare i timori che la crisi sulla Groenlandia potesse aggravare le tensioni tra Washington ed Europa.

    In un post sui social media, Trump ha dichiarato che l’accordo, “se finalizzato”, sarà “un grande accordo per gli Stati Uniti d’America” e per “tutte le Nazioni” della NATO.

    Il presidente ha fornito pochi dettagli, limitandosi a dire che “sono in corso ulteriori discussioni” sullo scudo difensivo proposto, il “Golden Dome”, “per quanto riguarda la Groenlandia”. Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari europei informati sui colloqui, i negoziati dovrebbero concentrarsi su un possibile accordo tra Stati Uniti e Danimarca per il dispiegamento di truppe nelle basi sull’isola e su un rafforzamento del ruolo europeo nella sicurezza dell’Artico.

    Il quotidiano ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero il diritto di prelazione sulle risorse minerarie della Groenlandia. Il territorio possiede ingenti riserve di terre rare, fondamentali per numerosi settori industriali e centrali nelle recenti trattative commerciali statunitensi, in particolare con la Cina.

    Sempre mercoledì, parlando a una platea gremita al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Trump ha anche lasciato intendere che non farà ricorso alla forza militare per ottenere il controllo della Groenlandia.

    Il rimbalzo degli asset più rischiosi è stato accompagnato da un rafforzamento del dollaro. In una nota ai clienti, gli analisti di ING hanno osservato che, sebbene gli investitori possano aver bisogno di maggiore chiarezza sull’accordo sulla Groenlandia, la riunione della Federal Reserve della prossima settimana “significa che è probabile un ritorno dell’attenzione sui fattori macroeconomici”.

    La corsa dell’oro si ferma

    I prezzi dell’oro sono scesi giovedì nelle contrattazioni europee dopo aver toccato massimi storici nella seduta precedente, poiché il ritiro della minaccia dei dazi da parte di Trump ha ridotto la domanda di beni rifugio.

    L’oro spot è sceso dello 0,1% a 4.826,25 dollari l’oncia alle 03:40 ET, allontanandosi dal record di 4.888,1 dollari l’oncia della sessione precedente. I futures sull’oro negli Stati Uniti hanno perso lo 0,2% a 4.826,39 dollari l’oncia.

    Il metallo giallo era balzato di oltre il 6% nelle ultime tre sedute, sostenuto dall’aumento dei rischi geopolitici legati alla disputa transatlantica sulla Groenlandia e ai potenziali dazi sulle importazioni europee, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 5.000 dollari.

    Intel attesa ai conti

    Intel pubblicherà i risultati dopo la chiusura dei mercati statunitensi giovedì.

    Sotto la guida dell’amministratore delegato Lip-Bu Tan, il gruppo californiano sta cercando di ridurre i costi e rafforzare la propria posizione finanziaria in un contesto di concorrenza crescente nei mercati dei processori per PC e server.

    Il mercato guarda anche ai progressi di Intel nel settore dei chip per l’intelligenza artificiale. La società ha ricevuto un importante sostegno lo scorso anno, con investimenti significativi da parte di Nvidia, del colosso SoftBank e del governo degli Stati Uniti. Nvidia, in particolare, ha acquistato 5 miliardi di dollari di azioni Intel a dicembre.

    All’inizio del mese, Intel ha inoltre annunciato un nuovo chip AI per laptop, nel tentativo di rassicurare gli investitori sui prodotti basati sui processi produttivi di nuova generazione.

    Tra le altre società attese ai risultati figurano Procter & Gamble e GE Aerospace.

    In arrivo i dati PCE

    Sul fronte macroeconomico, l’attenzione è rivolta all’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) negli Stati Uniti, un indicatore dell’inflazione seguito da vicino dalla Federal Reserve.

    La misura “core” del PCE per novembre, pubblicata dal Bureau of Economic Analysis, è attesa stabile allo 0,2% su base mensile e al 2,8% su base annua.

    All’inizio del mese, i dati del Dipartimento del Lavoro avevano mostrato che l’inflazione complessiva dei consumatori negli Stati Uniti è rimasta invariata a dicembre, mentre la componente di fondo è leggermente rallentata. Secondo ING, il dato PCE potrebbe fornire ulteriori segnali di “pressioni sui prezzi contenute”, un elemento chiave per le decisioni sui tassi della Fed.

    Anche il mercato del lavoro sarà sotto osservazione con la pubblicazione delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. La scorsa settimana, il numero di americani che hanno presentato una domanda iniziale è sceso sotto quota 200.000.

  • La Borsa di Milano rimbalza in linea con l’Europa dopo la svolta di Trump sui dazi legati alla Groenlandia, difesa in calo

    La Borsa di Milano rimbalza in linea con l’Europa dopo la svolta di Trump sui dazi legati alla Groenlandia, difesa in calo

    Dopo quattro sedute consecutive di ribassi, il mercato azionario italiano ha aperto in rialzo, seguendo l’andamento positivo delle altre piazze europee, favorite dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al vertice di Davos. Trump ha escluso il ricorso alla forza militare in Groenlandia, pur mantenendo la pressione diplomatica sulla Danimarca, contribuendo ad allentare le tensioni sui mercati.

    Il miglioramento del sentiment è stato rafforzato dalle parole dello stesso Trump su un accordo con la NATO e dalla decisione di ritirare i nuovi dazi. Il cambio di clima ha innescato un recupero anche a Wall Street, dove gli indici hanno segnato rialzi superiori all’1%, sebbene non sufficienti a compensare le forti perdite della seduta precedente.

    Già nel pomeriggio di ieri, dopo il lungo e molto seguito intervento di Trump, le Borse europee avevano avviato un recupero, chiudendo in gran parte in territorio positivo, mentre Piazza Affari aveva limitato i danni terminando la giornata in calo dello 0,5%.

    Intorno alle 9:40, il FTSE MIB segnava un progresso dello 0,76%, con rialzi diffusi in tutti i settori.

    A trainare il listino sono stati i titoli finanziari. Banca Mediolanum (BIT:BMED) e FinecoBank (BIT:FBK) figuravano tra i migliori, con guadagni rispettivamente del 2,2% e dell’1,8%. Bene anche gli istituti più tradizionali, con BPER Banca (BIT:BPE), Banco BPM (BIT:BAMI) e Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) in rialzo di circa l’1%.

    Nel comparto del lusso, Brunello Cucinelli (BIT:BC) è risalita di oltre l’1% dopo otto sedute consecutive in calo che avevano portato a una perdita complessiva del 17,6%. Buona anche la performance di Telecom Italia (BIT:TIT), in rialzo del 2%, e di Poste Italiane (BIT:PST), che ha guadagnato l’1,8%. Positivo l’andamento dell’intero settore delle utility.

    Stellantis (BIT:STLAM) ha registrato un aumento di circa l’1,5%, sostenuta dal clima favorevole sul settore auto europeo, anche grazie a notizie incoraggianti provenienti da Volkswagen. Il gruppo tedesco ha diffuso dati preliminari che indicano un flusso di cassa libero del settore automotive pari a 6 miliardi di euro nel 2025, ben al di sopra sia delle previsioni societarie sia delle attese del mercato.

    In controtendenza i titoli della difesa. Leonardo (BIT:LDO) ha ceduto il 2,1% e Fincantieri (BIT:FCT) è scesa del 3,4%, penalizzate dall’allentamento degli scenari più estremi sulla Groenlandia e dalle aspettative di un possibile piano di pace per l’Ucraina, dopo che Trump ha affermato che un accordo per porre fine alla guerra è “ragionevolmente vicino”.

    Eni SpA (BIT:ENI) ha chiuso in lieve rialzo dello 0,3% dopo l’annuncio di un accordo vincolante con la compagnia petrolifera statale azera SOCAR per la cessione di una partecipazione del 10% nel progetto Baleine in Costa d’Avorio.

    Gli analisti di Equita stimano che questa ulteriore dismissione possa valere almeno 450 milioni di dollari. “L’operazione conferma la capacità di Eni di valorizzare le proprie scoperte”, commenta il broker. Pur rappresentando meno dello 0,4% dei volumi upstream del gruppo, la quota ceduta “contribuisce in modo significativo alla flessibilità finanziaria e sostiene la politica di remunerazione degli azionisti attraverso dividendi e buyback”.

  • Stellantis accelera dopo il rialzo del target price di BNP Paribas Exane

    Stellantis accelera dopo il rialzo del target price di BNP Paribas Exane

    Stellantis (BIT:STLAM) ha aperto la seduta con un deciso rialzo di circa il 2,6%, posizionandosi tra i titoli più dinamici del FTSE MIB e scambiando intorno a 8,50 euro.

    Il movimento arriva dopo una fase di forte volatilità per il settore auto e un anno complessivamente difficile per il titolo, che ha perso circa il 27% rispetto ai massimi precedenti. Il rimbalzo odierno sembra essere stato innescato da un aggiornamento più positivo da parte di BNP Paribas Exane, che ha alzato il prezzo obiettivo sulle azioni.

    Il sentiment sull’intero comparto automobilistico europeo è migliorato anche grazie a un clima di mercato più disteso, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha fatto marcia indietro sulle minacce di dazi legate alla Groenlandia. L’indice paneuropeo di auto e componenti ha registrato un progresso deciso, trainato soprattutto dai gruppi tedeschi. I titoli di BMW, Mercedes-Benz Group e Porsche sono saliti tra il 2,8% e il 3,2%, mentre Volkswagen ha messo a segno un balzo del 5,6% dopo aver comunicato un flusso di cassa netto 2025 dell’area automotive superiore alle attese, risultando uno dei migliori titoli dello STOXX 600. In rialzo anche Volvo Cars (+2,2%) e Renault (+1%).

    Secondo Fabio Hoelscher, analista di Warburg Research, le recenti dichiarazioni di Trump al forum di Davos hanno contribuito ad attenuare i timori di dazi punitivi. L’esperto ha inoltre sottolineato che i sussidi federali per i veicoli elettrici in Germania, insieme a un recupero tecnico delle valutazioni nel settore, potrebbero offrire ulteriore sostegno ai titoli automobilistici.

    BNP Paribas Exane ha aumentato il target price su Stellantis da 7,80 a 9,10 euro, segnalando una valutazione più costruttiva del potenziale del gruppo. Nonostante la revisione al rialzo, il broker ha confermato il giudizio “underperform”, mantenendo un approccio prudente sul titolo.

    Nel complesso, il movimento riflette un contesto di mercato che resta incerto per il settore auto, ma con primi segnali di stabilizzazione. Il consenso degli analisti indica attualmente un prezzo obiettivo medio intorno ai 10 euro, lasciando intravedere un potenziale di apprezzamento nel medio termine.

  • Le Borse europee balzano dopo il passo indietro di Trump sulla minaccia dei dazi: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee balzano dopo il passo indietro di Trump sulla minaccia dei dazi: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno registrato un forte rialzo giovedì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che non procederà con l’imposizione di dazi contro i Paesi europei legati alla Groenlandia, aggiungendo che è stato raggiunto un accordo-quadro sul territorio danese.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco guadagnava l’1,2%, il CAC 40 francese saliva dell’1,3% e il FTSE 100 britannico avanzava dello 0,7%.

    Trump fa marcia indietro sui dazi

    Parlando mercoledì al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Trump ha escluso l’uso della forza militare — dopo settimane di ambiguità — e ha scritto sui social media che non imporrà più i dazi che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1° febbraio.

    Il presidente statunitense ha aggiunto che lui e il segretario generale della NATO, Mark Rutte, hanno “definito il quadro di un futuro accordo riguardante la Groenlandia e, in realtà, l’intera regione artica” dopo colloqui tenuti nella località svizzera.

    All’inizio della settimana, i mercati europei avevano subito forti vendite dopo che Trump aveva minacciato un’escalation dei dazi contro diversi Paesi europei, qualora gli Stati Uniti non fossero stati autorizzati ad acquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.

    Nonostante il rimbalzo dei mercati, resta incerta la solidità futura dell’alleanza tradizionale tra Unione europea e Stati Uniti. Un segnale di tensione è arrivato mercoledì, quando la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha lasciato una cena durante un discorso del segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick.

    Christine Lagarde aveva dichiarato in precedenza che l’economia europea necessita di “una revisione profonda” per affrontare “l’alba di un nuovo ordine internazionale”.

    Dati sull’inflazione USA sotto i riflettori

    Giovedì non sono attesi dati macroeconomici di rilievo in Europa, ma gli investitori guardano con attenzione a diverse pubblicazioni chiave negli Stati Uniti.

    Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione offriranno indicazioni sulla tenuta del mercato del lavoro, mentre l’ultima stima del PIL del terzo trimestre dovrebbe confermare la solidità dell’economia. Tuttavia, il dato più osservato potrebbe essere l’inflazione PCE core di novembre — la misura preferita dalla Federal Reserve — mentre i mercati cercano segnali sul futuro percorso dei tassi d’interesse USA.

    Notizie societarie in Europa

    Sul fronte societario, Associated British Foods (LSE:ABF) ha confermato che le vendite sottostanti della catena di abbigliamento Primark sono diminuite durante il periodo natalizio, in linea con le stime pubblicate insieme al profit warning diffuso all’inizio del mese.

    La banca spagnola Bankinter (BIT:1BKT) ha riportato un aumento del 14,4% dell’utile netto, a un record di 1,09 miliardi di euro nel 2025, grazie alla forte crescita dei fondi fuori bilancio e delle commissioni, che ha compensato il calo del margine di interesse in un contesto di tassi in discesa.

    Il gruppo sanitario svizzero Galenica (BIT:1GALE) ha comunicato che le vendite 2025 sono cresciute del 5,5%, raggiungendo il livello più alto di sempre, con contributi positivi da tutti i segmenti, e ha confermato una crescita dell’EBIT compresa tra il 10% e il 12% per l’anno.

    Infine, Huber + Suhner (LSE:0QNH) ha dichiarato che gli ordini annuali sono aumentati di quasi il 14%, mentre le vendite nette sono scese del 3,3% a causa del rafforzamento del franco svizzero.

    Petrolio stabile nonostante l’aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio si sono mossi poco giovedì, con l’attenuarsi delle tensioni sui dazi legati alla Groenlandia compensato dall’aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

    Il Brent è sceso dello 0,3% a 65,02 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso lo 0,2% a 60,49 dollari.

    Secondo l’American Petroleum Institute, le scorte di greggio statunitensi sono aumentate di poco più di 3 milioni di barili nella settimana conclusa il 16 gennaio, dopo un balzo di oltre 5 milioni di barili nella settimana precedente. Le scorte di benzina sono cresciute di 6,21 milioni di barili, segnalando una domanda più debole, mentre le scorte di distillati — che includono diesel e gasolio da riscaldamento — sono diminuite di 33.000 barili.

    I dati ufficiali dell’Energy Information Administration sono attesi più tardi nella giornata, con un giorno di ritardo a causa di una festività federale negli Stati Uniti lunedì.

  • I titoli europei della difesa scendono dopo il dietrofront di Trump sui dazi

    I titoli europei della difesa scendono dopo il dietrofront di Trump sui dazi

    I titoli europei del comparto difesa hanno chiuso in ribasso giovedì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che non procederà con nuovi dazi contro i Paesi europei, citando progressi verso “il quadro di un futuro accordo” legato alla Groenlandia.

    Nelle prime fasi di contrattazione, la tedesca Rheinmetall (TG:RHM) perdeva circa il 2% alle 09:33 GMT. L’italiana Leonardo SpA (BIT:LDO) cedeva l’1,8%, mentre la francese Thales (EU:HO) arretrava dell’1,2%. La svedese SAAB (BIT:1SAAB) lasciava sul terreno il 2,2%.

    Trump ha spiegato che il cambio di posizione è seguito a colloqui con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, che ha definito “molto produttivi”. Ha aggiunto che i negoziati proseguiranno e potrebbero portare a un accordo che, “se finalizzato”, sarebbe “un grande accordo” sia per gli Stati Uniti sia per i membri dell’Alleanza.

    “Sulla base di questa intesa, non imporrò i dazi che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1° febbraio”, ha scritto Trump su Truth Social. Ha inoltre osservato che “sono in corso ulteriori discussioni riguardanti il Golden Dome per quanto riguarda la Groenlandia”, facendo riferimento alla sua iniziativa di difesa missilistica.

    Parlando più tardi mercoledì in un’intervista a CNBC, Trump ha confermato che la minaccia dei dazi è stata ritirata. “L’abbiamo tolta dal tavolo”, ha detto, riferendosi alle misure rivolte ai Paesi europei contrari a un’acquisizione statunitense della Groenlandia. “Perché avevamo più o meno il concetto di un accordo.”

    Ha indicato che il quadro emergente potrebbe includere anche le risorse naturali della Groenlandia. “Loro saranno coinvolti nei diritti minerari e lo saremo anche noi.”

    Le dichiarazioni segnano un ulteriore allentamento rispetto alla precedente retorica sui dazi e un tono più morbido sulla Groenlandia. Sono arrivate poche ore dopo che Trump aveva detto a un pubblico del World Economic Forum che non avrebbe usato la forza per acquisire il territorio dalla Danimarca, pur sollecitando i leader europei a sostenere il piano.

    L’Europa, ha affermato Trump, si trova di fronte a una scelta chiara. “Potete dire sì e ne saremo molto grati, oppure potete dire no e ce ne ricorderemo.”

  • Eni concorda la cessione del 10% del giacimento Baleine alla SOCAR dell’Azerbaigian

    Eni concorda la cessione del 10% del giacimento Baleine alla SOCAR dell’Azerbaigian

    Eni SpA (BIT:ENI) ha raggiunto un accordo per la vendita di una partecipazione del 10% nel progetto offshore petrolifero e del gas Baleine, in Costa d’Avorio, al gruppo energetico statale azero SOCAR.

    SOCAR ha annunciato l’operazione giovedì, precisando che l’accordo segna l’ingresso della società azera nello sviluppo energetico offshore dell’Africa occidentale. I termini finanziari della transazione non sono stati resi noti.

    Il progetto Baleine è un giacimento offshore di petrolio e gas situato nelle acque ivoriane e rappresenta uno sviluppo di rilievo per il settore energetico del Paese. Per SOCAR, l’acquisizione rientra in una strategia più ampia di diversificazione ed espansione del proprio portafoglio internazionale oltre le attività tradizionali sul mercato domestico.

  • Le azioni USA potrebbero subire ulteriori ribassi in avvio di seduta: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Le azioni USA potrebbero subire ulteriori ribassi in avvio di seduta: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un’apertura leggermente negativa per la seduta di mercoledì, suggerendo il rischio di ulteriori cali dopo la forte ondata di vendite registrata nella sessione precedente.

    Il sentiment degli investitori resta fragile a causa dei timori di un’escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, innescate dalla spinta del presidente Donald Trump per ottenere il controllo della Groenlandia. Queste preoccupazioni continuano a pesare su Wall Street.

    L’andamento dei mercati potrebbe inoltre risentire delle dichiarazioni di Trump al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dove il presidente sta intervenendo.

    Dopo aver chiuso la seduta di venerdì scorso in lieve calo al termine di una giornata volatile, martedì i listini statunitensi hanno subito pressioni ben più marcate. Tutti e tre i principali indici hanno registrato forti ribassi, prolungando le perdite della settimana precedente.

    Le vendite si sono intensificate nel finale di seduta, con gli indici che hanno chiuso vicino ai minimi giornalieri. Il Dow Jones Industrial Average è sceso di 870,74 punti (-1,8%) a 48.488,59, il Nasdaq Composite ha perso 561,07 punti (-2,4%) a 22.954,32, mentre l’S&P 500 è arretrato di 143,15 punti (-2,1%) a 6.796,86.

    Il nuovo scivolone di Wall Street è stato alimentato dall’aumento delle preoccupazioni per una possibile guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa legata ai tentativi di Trump di acquisire la Groenlandia.

    Il presidente ha minacciato l’introduzione di nuovi dazi contro diversi Paesi europei qualora si opponessero al tentativo degli Stati Uniti di acquistare il territorio danese, che Trump considera fondamentale per la sicurezza nazionale.

    In un post su Truth Social, Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi del 10% sulle importazioni da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio.

    Ha inoltre precisato che le tariffe salirebbero al 25% dal 1° giugno e resterebbero in vigore fino al raggiungimento di un accordo per l’acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti.

    “I commenti del presidente degli Stati Uniti secondo cui non c’è “nessuna possibilità di tornare indietro” sulla Groenlandia hanno fatto crollare bruscamente gli indici USA oggi, mentre il mondo cerca di capire se si tratti dell’ennesimo esempio di gioco strategico mascherato da fanfaronate o se sia davvero serio nel tentativo di sottrarre territorio a un alleato della NATO”, ha dichiarato Danni Hewson, responsabile dell’analisi finanziaria di AJ Bell.

    Ha aggiunto: “Non c’è alcuna certezza che questa volta la tensione possa essere ridotta, e il continuo balzo del prezzo dell’oro suggerisce che molti sperano nel meglio ma stanno anche cercando di rafforzare ulteriormente i portafogli con beni rifugio”.

    A livello settoriale, martedì i titoli del comparto immobiliare hanno registrato alcune delle peggiori performance, trascinando l’indice Philadelphia Housing Sector a -2,5%.

    Forte debolezza anche per le compagnie aeree, con l’indice NYSE Arca Airline in calo del 2,4%.

    Pressioni significative si sono viste anche sui titoli dei settori networking, intermediazione e retail, mentre le azioni legate all’oro sono salite bruscamente in linea con l’aumento del prezzo del metallo prezioso.

  • Le Borse europee in calo tra timori sul commercio: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee in calo tra timori sul commercio: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno registrato per lo più ribassi nella seduta di mercoledì, con il persistere delle preoccupazioni legate al commercio e alla Groenlandia che ha mantenuto gli investitori in atteggiamento prudente.

    Sul fronte macroeconomico, l’inflazione nel Regno Unito ha sorpreso al rialzo a dicembre. I dati dell’Office for National Statistics hanno mostrato che l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 3,4% su base annua, in aumento rispetto al 3,2% di novembre e sopra le attese del 3,3%.

    Gli indici azionari hanno riflesso il clima di avversione al rischio. Il DAX tedesco è sceso di circa l’1,4%, il CAC 40 francese ha perso lo 0,6%, mentre il FTSE 100 britannico ha ceduto lo 0,1%.

    A livello di singoli titoli, Webuild Group (BIT:WBD) ha messo a segno un rialzo dopo che la sua controllata statunitense, insieme al partner di joint venture Superior Construction, ha firmato contratti per un valore complessivo di 643 milioni di dollari per la realizzazione dello svincolo Westshore in Florida.

    Le azioni di Barry Callebaut (BIT:1BARN) sono balzate dopo che il gruppo del cacao e del cioccolato ha nominato come nuovo amministratore delegato l’ex numero uno di Unilever, Schumacher.

    Ha chiuso in rialzo anche Aberdeen Group (LSE:ABDN), nonostante abbia riportato deflussi netti per 3,9 miliardi di sterline (5,24 miliardi di dollari) nel 2025, attribuiti all’incertezza legata al bilancio.

    Andamento positivo anche per il lusso, con Burberry Group (LSE:BRBY) in forte rialzo dopo aver comunicato che le vendite retail a perimetro costante sono cresciute del 3% nel terzo trimestre, superando le aspettative del mercato.

    In progresso anche JD Sports Fashion (LSE:JD.), che ha reagito positivamente alla pubblicazione di dati sul trading natalizio misti ma resilienti.

    Sul fronte opposto, Experian (LSE:EXPN) ha registrato un netto calo dopo che il gruppo specializzato in dati e analisi del credito ha confermato la propria guidance sull’intero esercizio, deludendo parte degli investitori che si aspettavano un aggiornamento al rialzo.