I prezzi del petrolio sono aumentati durante le contrattazioni asiatiche di venerdì 6 novembre, mentre nuovi attacchi contro le navi commerciali in Medio Oriente hanno alimentato le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture energetiche globali. Tuttavia, i principali benchmark del greggio rimanevano diretti verso consistenti perdite settimanali, mentre gli investitori valutavano le prospettive di progressi diplomatici nel conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran.
Alle 01:58 ET (06:58 GMT), i futures sul Brent con scadenza a gennaio guadagnavano l’1,7%, raggiungendo 99,98 dollari al barile, mentre i futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) salivano dell’1,3% a 91,67 dollari al barile.
Gli aumenti hanno prolungato la ripresa di giovedì, quando il Brent aveva chiuso con un rialzo di quasi il 4% e il WTI aveva guadagnato il 2,7%. Entrambi i contratti avevano perso oltre l’8% mercoledì, raggiungendo i livelli di chiusura più bassi dal 31 agosto.
Nonostante il recupero, il Brent si avviava verso una perdita settimanale superiore al 15%, mentre il WTI rimaneva diretto verso una flessione di circa il 12%.
Gli attacchi alle navi in Medio Oriente sostengono i prezzi del greggio
Le nuove minacce alla sicurezza delle rotte commerciali marittime hanno sostenuto i prezzi del petrolio, mentre gli investitori rivalutavano la possibilità di ulteriori interruzioni delle forniture.
Lo Stretto di Hormuz, un passaggio fondamentale per le spedizioni internazionali di petrolio, è rimasto una particolare fonte di preoccupazione a causa delle continue ostilità nella regione.
Secondo la United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), almeno cinque navi hanno segnalato incidenti da domenica.
La frequenza degli attacchi si è avvicinata agli elevati livelli registrati in ottobre, quando erano stati segnalati 35 incidenti che avevano coinvolto imbarcazioni.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano ha dichiarato che due petroliere e un rimorchiatore hanno preso fuoco in incidenti separati dopo aver tentato di attraversare lo Stretto di Hormuz utilizzando rotte definite non autorizzate dalle autorità iraniane.
Gli incidenti hanno rafforzato le preoccupazioni sull’affidabilità del trasporto marittimo di energia e sulla possibilità di ulteriori interruzioni delle spedizioni di greggio.
Sebbene gli sviluppi diplomatici avessero precedentemente alimentato aspettative di un miglioramento delle condizioni di navigazione, gli ultimi attacchi hanno evidenziato i rischi persistenti per le navi che operano nella regione.
L’Arabia Saudita segnala minacce alla sicurezza nei pressi di Yanbu
Le preoccupazioni per la sicurezza si sono estese anche alla costa saudita sul Mar Rosso.
Le autorità dell’Arabia Saudita hanno emesso avvertimenti riguardo a potenziali pericoli nei pressi di Yanbu, un importante centro di esportazione petrolifera situato sulla costa occidentale del regno.
Gli avvertimenti sono arrivati mentre i militanti Houthi dello Yemen, allineati con l’Iran, continuavano gli attacchi contro l’Arabia Saudita.
Questi sviluppi hanno aumentato l’incertezza riguardo alle infrastrutture energetiche regionali e alle rotte marittime al di fuori dello Stretto di Hormuz.
Yanbu rappresenta un importante punto di esportazione del greggio saudita, rendendo le condizioni di sicurezza intorno al porto rilevanti per le aspettative sulle forniture petrolifere internazionali.
Il proseguimento degli attacchi o delle minacce contro i principali impianti di esportazione potrebbe complicare gli sforzi per mantenere spedizioni energetiche affidabili mentre persistono le tensioni in Medio Oriente.
Le elezioni di metà mandato negli USA alimentano le speranze diplomatiche
I mercati petroliferi hanno registrato una notevole volatilità dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che hanno portato i Democratici a conquistare il controllo sia del Senato sia della Camera dei Rappresentanti, precedentemente nelle mani del Partito Repubblicano del presidente Donald Trump.
I risultati elettorali avevano inizialmente alimentato le aspettative che una maggiore pressione politica a Washington potesse accelerare gli sforzi per risolvere il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Queste aspettative hanno contribuito al forte ribasso del greggio di mercoledì, mentre gli investitori riducevano parte del premio per il rischio geopolitico associato a possibili interruzioni delle forniture.
Tuttavia, il successivo recupero ha riflesso l’incertezza sulla possibilità che il cambiamento degli equilibri politici statunitensi possa condurre rapidamente a un accordo diplomatico duraturo.
Gli operatori di mercato sono rimasti prudenti nell’ipotizzare che un maggiore controllo del Congresso possa determinare un’immediata riduzione delle tensioni militari o un ripristino affidabile delle spedizioni petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz.
Anche i continui attacchi contro le navi commerciali hanno complicato le aspettative di un miglioramento della sicurezza regionale nel breve termine.
L’Iran mantiene i contatti diplomatici con Arabia Saudita e Qatar
Le discussioni diplomatiche sono proseguite nonostante le prospettive incerte di un accordo più ampio.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha avuto conversazioni telefoniche separate con i suoi omologhi dell’Arabia Saudita e del Qatar.
Secondo quanto riferito, i ministri hanno esaminato i recenti sforzi diplomatici volti a promuovere la stabilità regionale.
I contatti hanno indicato che i canali di comunicazione tra i governi della regione sono rimasti attivi nonostante le ostilità in corso.
Tuttavia, l’esistenza di discussioni diplomatiche non garantisce progressi verso un accordo formale.
Per i mercati petroliferi, la principale incertezza riguarda la possibilità che i negoziati producano una riduzione duratura delle ostilità e migliorino la sicurezza delle infrastrutture energetiche e delle rotte marittime.
Finché non emergerà maggiore chiarezza, gli sviluppi geopolitici continueranno probabilmente a rappresentare un fattore importante per i prezzi del greggio.
Gli attacchi ucraini con droni aumentano i rischi per le forniture petrolifere russe
I rischi per le forniture non si sono limitati al Medio Oriente.
L’Ucraina ha ripreso gli attacchi contro le infrastrutture russe di raffinazione del petrolio, aggiungendo un’ulteriore fonte di incertezza ai mercati energetici internazionali.
La raffineria di Ryazan, uno dei maggiori impianti di lavorazione del petrolio della Russia, sembra essere stata presa di mira durante un attacco notturno con droni.
Reuters ha riferito che la propria analisi di filmati video indicava che la raffineria potrebbe essere stata colpita.
Lo sviluppo ha sollevato preoccupazioni per possibili interruzioni delle attività di raffinazione russe, sebbene il rapporto non abbia stabilito l’entità di eventuali danni o gli effetti sulla produzione.
Gli attacchi contro grandi raffinerie possono influenzare la produzione di carburanti e i sistemi di approvvigionamento interno, con potenziali conseguenze sui mercati petroliferi più ampi.
Le nuove operazioni ucraine hanno aggiunto ulteriori rischi geopolitici per gli operatori energetici già impegnati a monitorare gli sviluppi nel Golfo Persico.
I mercati petroliferi valutano i rischi per le forniture e le prospettive di pace
Gli ultimi movimenti dei prezzi del greggio hanno riflesso fattori contrastanti sui mercati energetici globali.
I nuovi attacchi contro petroliere e infrastrutture petrolifere hanno sostenuto le quotazioni, aumentando le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture.
Allo stesso tempo, le aspettative di progressi diplomatici dopo le elezioni di metà mandato statunitensi hanno continuato a pesare sui principali benchmark del greggio, contribuendo alle consistenti perdite settimanali.
La flessione prevista di oltre il 15% per il Brent e quella del 12% per il WTI hanno evidenziato la portata della recente rivalutazione del rischio geopolitico.
Gli investitori continueranno a monitorare la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, le minacce alle infrastrutture energetiche saudite, i contatti diplomatici che coinvolgono l’Iran e gli sviluppi riguardanti gli impianti petroliferi russi.
La direzione dei prezzi del petrolio dipenderà in parte dalla capacità degli sforzi diplomatici di ridurre il rischio di ulteriori interruzioni o dalla possibilità che i continui attacchi mantengano elevata l’incertezza sulle forniture energetiche globali.

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