I prezzi del gas naturale europeo hanno registrato un forte ribasso venerdì 6 novembre, interrompendo cinque settimane consecutive di rialzi, mentre le vendite sui mercati energetici globali e il cambiamento delle aspettative sul conflitto in Medio Oriente hanno pesato sulle quotazioni all’ingrosso.
Il contratto front-month sul gas naturale olandese Title Transfer Facility (TTF), principale riferimento per il mercato europeo, ha perso il 3,5%, scendendo a 87,40 euro per megawattora e portando la flessione settimanale a oltre il 15%.
Anche i prezzi del gas britannico hanno seguito un andamento simile, con il contratto National Balancing Point (NBP) in calo del 3,5% a 217,00 pence per therm. Il benchmark del Regno Unito ha registrato una perdita settimanale di circa il 15%.
Le flessioni hanno rappresentato il maggiore ribasso settimanale dei prezzi del gas naturale europeo dall’inizio del 2025, invertendo un rally durato cinque settimane e sostenuto dalle preoccupazioni per le forniture energetiche e dall’instabilità geopolitica.
I benchmark del gas olandese e britannico registrano forti perdite settimanali
I mercati europei del gas all’ingrosso hanno subito continue pressioni di vendita, mentre gli investitori rivalutavano il rischio di interruzioni delle forniture e le prospettive dei prezzi energetici globali.
Il benchmark olandese TTF, ampiamente utilizzato come riferimento per la determinazione dei prezzi del gas naturale in Europa, è sceso a 87,40 euro per megawattora dopo aver perso il 3,5% durante la seduta di venerdì.
Il movimento ha esteso il calo settimanale oltre il 15%, ponendo fine a cinque settimane consecutive di aumenti.
Nel Regno Unito, il contratto NBP ha registrato una diminuzione giornaliera equivalente del 3,5%, scendendo a 217,00 pence per therm.
Anche le perdite settimanali del benchmark britannico hanno raggiunto circa il 15%, riflettendo una correzione simultanea sui mercati europei del gas.
Il brusco ribasso ha indicato una riduzione dei premi per il rischio geopolitico che avevano precedentemente sostenuto le quotazioni, in un contesto di incertezza sulle forniture energetiche dal Golfo Persico.
Il crollo del petrolio aumenta la pressione sui prezzi del gas europeo
La diminuzione dei prezzi del gas naturale europeo ha coinciso con pesanti perdite sui mercati petroliferi internazionali.
I futures sul Brent si avviavano a chiudere la settimana con una flessione superiore al 15%, mentre le quotazioni scendevano sotto i 100 dollari al barile.
Anche i futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) erano diretti verso una perdita settimanale di circa il 12%.
Il calo simultaneo dei prezzi del petrolio e del gas ha riflesso il cambiamento delle aspettative sui rischi di approvvigionamento, sull’inflazione e sulle prospettive dei mercati energetici.
Prezzi petroliferi più bassi possono influenzare i mercati del gas naturale modificando le aspettative sui costi dei combustibili alternativi e sulla domanda energetica complessiva.
La rapida discesa dei benchmark petroliferi ha inoltre contribuito a ridurre le aspettative di pressioni inflazionistiche persistenti legate all’energia.
Mentre gli investitori rivedevano le proprie posizioni sulle materie prime energetiche, i contratti europei sul gas hanno subito ulteriori pressioni di vendita.
Le elezioni di metà mandato negli USA modificano le aspettative sul conflitto in Medio Oriente
Anche gli sviluppi politici negli Stati Uniti hanno influenzato il sentiment dei mercati energetici dopo le elezioni di metà mandato.
I progressi del Partito Democratico al Congresso hanno alimentato le aspettative che un maggiore controllo legislativo possa imporre ulteriori vincoli alle decisioni militari della Casa Bianca.
Gli investitori hanno valutato se il cambiamento degli equilibri politici a Washington possa favorire nuovi sforzi diplomatici per risolvere il conflitto che ha interessato le forniture energetiche dal Golfo Persico.
La possibilità di una riduzione delle tensioni militari ha contribuito a una rivalutazione dei premi per il rischio geopolitico incorporati nei prezzi del petrolio e del gas naturale.
Tuttavia, permane l’incertezza sulla possibilità che i cambiamenti politici negli Stati Uniti conducano a progressi concreti verso un accordo duraturo.
Proseguono i negoziati diplomatici tra le divergenze di Washington e Teheran
Nonostante le crescenti aspettative di un maggiore impegno diplomatico, Stati Uniti e Iran rimangono divisi su questioni fondamentali di sicurezza.
I mediatori internazionali in Qatar hanno intensificato i colloqui indiretti volti a ridurre le tensioni e a valutare possibili condizioni per un accordo.
Tuttavia, le profonde divergenze tra Washington e Teheran continuano a complicare gli sforzi per raggiungere un’intesa formale.
Gli operatori di mercato rimangono prudenti nell’ipotizzare che i risultati delle elezioni di metà mandato statunitensi possano tradursi rapidamente in un accordo di pace duraturo.
L’assenza di una svolta diplomatica confermata significa che i rischi geopolitici potrebbero continuare a influenzare i prezzi dell’energia, anche dopo la recente forte correzione.
Mercati energetici ancora incerti dopo la fine del rally di cinque settimane
L’inversione dei prezzi del gas naturale europeo evidenzia la sensibilità dei mercati energetici ai cambiamenti delle aspettative geopolitiche e ai movimenti più ampi delle quotazioni delle materie prime.
Dopo cinque settimane di rialzi, il forte ribasso settimanale suggerisce che gli operatori abbiano ridotto significativamente i premi precedentemente associati a possibili interruzioni delle forniture.
La flessione simultanea del Brent, del WTI e dei benchmark europei del gas indica inoltre una rivalutazione più generale dei rischi sui mercati energetici.
Per i consumatori europei e le imprese ad alta intensità energetica, prezzi del gas all’ingrosso più bassi potrebbero eventualmente attenuare alcune pressioni sui costi, anche se l’entità e i tempi dei benefici dipenderanno dai contratti di fornitura e dai meccanismi di determinazione dei prezzi.
Gli investitori continueranno a monitorare gli sviluppi in Medio Oriente, i colloqui diplomatici che coinvolgono Washington e Teheran e l’andamento dei prezzi petroliferi globali.
Le prospettive del gas europeo rimangono strettamente legate a questi fattori, soprattutto finché persisterà l’incertezza sulle forniture energetiche dal Golfo Persico.

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