Campari, chiesto il rinvio a giudizio del presidente Luca Garavoglia per presunta evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro

Campari cocktail

La Procura italiana ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente di Campari (BIT:CPR), Luca Garavoglia, nell’ambito di un’indagine relativa a una presunta evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro collegata alla riorganizzazione societaria dell’azionista di controllo del gruppo, secondo quanto riportato giovedì da Reuters, che cita due persone direttamente a conoscenza del procedimento.

I pubblici ministeri di Monza hanno inoltre richiesto il rinvio a giudizio di Giovanni Berto, rappresentante legale di Lagfin, la holding familiare con sede in Lussemburgo che controlla il produttore italiano di bevande alcoliche.

L’indagine riguarda ipotesi di dichiarazione fiscale fraudolenta legate a una ristrutturazione societaria che ha trasferito in Lussemburgo la struttura proprietaria dell’azionista di controllo di Campari.

Secondo il rapporto, gli investigatori avrebbero individuato circa 5,3 miliardi di euro di plusvalenze che, secondo l’accusa, non sarebbero state dichiarate tra il 2018 e il 2020.

La Procura sostiene che Lagfin non abbia versato 1,29 miliardi di euro di imposta in uscita, o exit tax, su tali plusvalenze. Questa imposta può applicarsi quando una società trasferisce la propria residenza fiscale da un Paese a un altro.

Le contestazioni devono ancora essere esaminate in sede giudiziaria e la richiesta di rinvio a giudizio non costituisce un accertamento di colpevolezza.

L’indagine riguarda la fusione del 2018 tra le holding di controllo di Campari

Il procedimento trae origine dalla fusione del 2018 tra Alicros, la società italiana che in precedenza controllava Campari, e Lagfin, che deteneva una partecipazione di maggioranza in Alicros.

L’operazione ha riunito le due società in un’unica holding titolare del 51% di Campari, la cui valutazione di mercato all’epoca superava i 4 miliardi di euro.

Successivamente alla fusione, la struttura societaria è stata trasferita in Lussemburgo.

Secondo Reuters, la Procura e la Guardia di Finanza ritengono che la riorganizzazione sia stata concepita per evitare il pagamento dell’exit tax che sarebbe stata applicabile in occasione del trasferimento della sede legale della società fuori dall’Italia.

Gli investigatori sostengono che l’operazione abbia generato rilevanti plusvalenze imponibili non correttamente dichiarate alle autorità fiscali italiane.

L’indagine ha portato, nell’ottobre dell’anno precedente, al sequestro di azioni Lagfin per un valore di circa 1,29 miliardi di euro, corrispondente all’importo delle imposte che si presume non siano state versate.

Lagfin aveva già raggiunto un accordo fiscale da 405 milioni di euro

Il procedimento penale segue una controversia fiscale separata tra Lagfin e l’Agenzia delle Entrate.

A dicembre, la holding ha raggiunto un accordo con l’amministrazione finanziaria italiana, impegnandosi a versare 405 milioni di euro attraverso un piano di pagamenti rateali, secondo quanto riportato.

L’accordo ha definito la controversia tributaria, ma non ha concluso la distinta indagine penale.

In base alla normativa italiana, i procedimenti tributari amministrativi e quelli penali sono autonomi e indipendenti. Di conseguenza, un accordo con l’amministrazione fiscale non determina automaticamente l’esito di un’indagine penale collegata.

Al momento dell’annuncio dell’intesa, Lagfin aveva ribadito di aver sempre operato nel pieno rispetto delle disposizioni di legge applicabili.

La posizione della società resta quindi in contrasto con le contestazioni formulate dalla Procura in relazione alla riorganizzazione del 2018.

Un giudice dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio

La prossima fase del procedimento prevede lo svolgimento di un’udienza preliminare davanti a un giudice italiano.

Il giudice dovrà stabilire se sussistano i presupposti per disporre il rinvio a giudizio di Garavoglia e Berto oppure se il procedimento penale debba essere archiviato o definito senza processo.

Non è stata ancora pronunciata alcuna decisione giudiziaria definitiva sulle accuse.

Garavoglia, 57 anni, ricopre la carica di presidente di Campari dal 1994 ed è il maggiore azionista della società attraverso Lagfin.

L’avvocato Giuseppe Iannaccone, che rappresenta entrambi gli indagati insieme a Nerio Diodà, ha espresso fiducia nel fatto che il procedimento giudiziario dimostrerà la loro innocenza al di là di ogni dubbio, secondo Reuters.

La posizione della difesa si aggiunge alle precedenti dichiarazioni di Lagfin, secondo cui la holding avrebbe sempre agito nel rispetto di tutte le norme applicabili.

Il caso resta ora in attesa della fissazione dell’udienza preliminare, dalla quale dipenderà l’eventuale apertura di un processo penale sulle contestazioni formulate dalla Procura.

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