L’oro resta vicino ai minimi di sette settimane mentre salgono i rendimenti e le attese sui tassi Fed

Large gold nugget

I prezzi dell’oro sono saliti leggermente martedì dopo un calo del 4% nella seduta precedente, ma sono rimasti vicini ai minimi di sette settimane mentre gli elevati prezzi dell’energia e l’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi hanno rafforzato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

Alle 00:13 ET (04:13 GMT), XAU/USD era in rialzo dello 0,4% a 4.131,10 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,2% a 4.162,32 dollari.

L’argento perdeva lo 0,3% a 60,45 dollari l’oncia, mentre il platino diminuiva dell’1% a 1.700,17 dollari. L’indice del dollaro statunitense avanzava dello 0,1% a 101,27.

Petrolio e rendimenti dei Treasury restano elevati

I prezzi del petrolio hanno esteso i rialzi mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz sono rimasti senza soluzione.

Secondo il materiale fornito, funzionari iraniani avevano espresso privatamente pessimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo con Washington per porre fine alle ostilità prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti a novembre, dopo che il presidente Donald Trump aveva respinto l’ultima proposta di Teheran per riaprire la via d’acqua entro sette giorni.

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran prosegue da otto mesi, con effetti sui flussi energetici e sulle aspettative di inflazione.

L’aumento dei prezzi del petrolio è stato accompagnato lunedì da ulteriori vendite sul mercato dei Treasury statunitensi. Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto un nuovo massimo degli ultimi 19 anni.

L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato può incrementare il costo opportunità di detenere oro, poiché il metallo non genera reddito da interessi.

Le vendite sui Treasury, iniziate dopo lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran alla fine di febbraio, hanno accelerato nell’ultimo mese, mentre l’aumento dei rendimenti ha fatto salire i costi di finanziamento.

L’amministrazione Trump ha aumentato i riacquisti di Treasury nel tentativo di ridurre la pressione sui costi di finanziamento a più lunga scadenza, anche se i rendimenti hanno continuato a salire.

La presidente della Federal Reserve di Cleveland, Beth Hammack, ha affermato che l’aumento dei rendimenti a lungo termine riflette diversi fattori, tra cui le aspettative di una crescita economica più sostenuta, le preoccupazioni per il debito pubblico e le attese di ulteriori rialzi dei tassi di interesse.

L’oro perde circa il 7% a settembre

L’oro è sceso di circa il 7% nel corso di settembre dopo aver raggiunto circa 4.510 dollari l’oncia all’inizio del mese.

Il calo ha seguito il primo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve dal 2023. I responsabili della politica monetaria hanno inoltre lasciato aperta la possibilità di ulteriori rialzi mentre valutano la persistente inflazione statunitense.

Secondo il materiale fornito, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 70% a un ulteriore aumento dei tassi in ottobre.

Gli analisti di ANZ hanno affermato che l’oro era sceso a circa 4.130 dollari l’oncia poiché l’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi aveva provocato nuove vendite, mentre i maggiori prezzi dell’energia avevano ulteriormente rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nel breve termine.

La governatrice della Federal Reserve Lisa Cook ha dichiarato lunedì che i miglioramenti della produttività legati all’intelligenza artificiale potrebbero non essere sufficienti a compensare le pressioni inflazionistiche nel breve termine.

Cook ha inoltre affermato che gli investimenti nei data center stanno aumentando la concorrenza per risorse condivise, tra cui energia e manodopera nel settore delle costruzioni.

ANZ ha affermato che il contesto macroeconomico di breve termine rimane difficile per l’oro a causa degli elevati rendimenti e dei rischi inflazionistici.

I mercati valuteranno ora i dati di mercoledì sull’inflazione misurata attraverso le spese per consumi personali, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, seguiti venerdì dal rapporto sull’occupazione non agricola per ulteriori indicazioni sulle prospettive dei tassi di interesse.

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