I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi dal 2023 tra le interruzioni dell’offerta nel Golfo Persico

Oil and gas pipeline

I prezzi del gas naturale europeo e britannico sono aumentati nettamente mercoledì, raggiungendo i livelli più alti dal 2023 mentre gli sviluppi militari nel Golfo Persico hanno accresciuto le preoccupazioni sulle rotte di approvvigionamento del gas naturale liquefatto.

Il contratto benchmark olandese front-month è salito a 74,32 euro per megawattora (MWh), il livello più alto in quasi tre anni. In Gran Bretagna, l’equivalente contratto wholesale NBP è salito a 183,95 pence per therm, raggiungendo anch’esso un livello che non si vedeva dal 2023.

Gli ultimi aumenti hanno portato entrambi i benchmark al di sopra dei precedenti massimi registrati durante il conflitto in corso in Medio Oriente, mentre gli operatori di mercato valutano la possibile durata e portata delle interruzioni al trasporto globale di GNL.

Il traffico nello Stretto di Hormuz diminuisce dopo l’escalation militare

L’ultimo movimento dei prezzi ha seguito gli attacchi contro siti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e gli attacchi missilistici di rappresaglia contro basi aeree statunitensi in Giordania.

Il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è sceso a una frazione dei livelli precedenti alla guerra, secondo i dati di monitoraggio marittimo citati nelle informazioni fornite. Washington sostiene che la via d’acqua rimane aperta alla navigazione.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un’azione militare “più dura”, compresi potenziali attacchi contro l’impianto di esportazione iraniano dell’isola di Kharg.

Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del GNL trasportato via mare a livello globale, con il Qatar che rappresenta una fonte significativa di queste spedizioni. Il proseguimento delle interruzioni potrebbe influire sulla disponibilità di carichi di GNL sia per gli acquirenti europei sia per quelli asiatici.

La durata dell’interruzione e il suo eventuale impatto sulle forniture regionali di gas rimangono incerti.

Gli stoccaggi europei di gas sono intorno al 62%

Gli sviluppi nel Golfo Persico coincidono con gli sforzi dell’Europa per ricostituire le scorte sotterranee di gas in vista dell’inverno nell’emisfero settentrionale.

I dati di Gas Infrastructure Europe citati nelle informazioni fornite mostrano che gli impianti regionali di stoccaggio sono pieni per circa il 62% della capacità, al di sotto della media stagionale degli ultimi cinque anni.

La domanda di elettricità generata da gas è aumentata durante le ondate di caldo estive nell’Europa meridionale, mentre la manutenzione ordinaria delle infrastrutture offshore in Norvegia e i ritardi nelle spedizioni di GNL dal Qatar hanno limitato le iniezioni negli stoccaggi durante agosto.

Questa combinazione ha lasciato le scorte europee al di sotto dei livelli stagionali tipici con l’avvicinarsi dell’autunno.

L’offerta di GNL resta una variabile chiave per il mercato invernale

Gli operatori di mercato stanno monitorando se le interruzioni alle forniture marittime di GNL continueranno durante l’autunno.

Una riduzione prolungata della disponibilità di GNL potrebbe aumentare la concorrenza tra acquirenti europei e asiatici per i carichi non impegnati provenienti dal bacino atlantico. L’effetto finale sui prezzi e sulle forniture fisiche dipenderà da fattori quali la durata delle interruzioni alla navigazione, le condizioni meteorologiche, la disponibilità di forniture alternative e la domanda regionale.

Le informazioni fornite indicano inoltre che gli operatori stanno considerando la possibilità di ulteriore volatilità dei prezzi e vincoli all’offerta qualora le scorte rimangano al di sotto delle medie stagionali durante un periodo prolungato di freddo invernale.

Questi esiti rimangono scenari e non sviluppi futuri già stabiliti.

L’aumento dei prezzi dell’energia si aggiunge alle valutazioni della BCE sull’inflazione

L’aumento dei prezzi del gas naturale precede inoltre la riunione del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea prevista per il 10 settembre.

I dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona per agosto hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione core al 2,4%, mentre il tasso complessivo è salito al 3,3%.

Le informazioni fornite indicano che l’aumento dell’inflazione complessiva è stato principalmente associato a un incremento del 14,3% della componente energetica.

La BCE valuterà l’inflazione, l’attività economica e gli altri dati disponibili nel considerare la politica monetaria. Il recente aumento dei prezzi del gas aggiunge un ulteriore fattore legato all’energia a questa valutazione, anche se il suo impatto finale sull’inflazione dipenderà dalla durata e dall’entità del movimento dei prezzi.

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