I prezzi del petrolio sono scesi venerdì, allontanandosi leggermente dai massimi di un mese dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di imporre all’Iran le sanzioni economiche più severe mai adottate.
I future sul Brent, riferimento internazionale per il greggio, sono scesi dello 0,2% a 93,57 dollari al barile alle 04:11 ET (08:11 GMT), mentre quelli sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso lo 0,4% a 86,50 dollari.
Nonostante il calo, il greggio resta avviato verso una seconda settimana consecutiva di forti rialzi, poiché le tensioni tra Washington e Teheran sullo Stretto di Hormuz mostrano pochi segnali di attenuazione. Il Brent si prepara in particolare a chiudere la settimana con un guadagno superiore al 5%.
La minaccia di nuove sanzioni USA mantiene elevato il rischio geopolitico
L’andamento del petrolio segue le nuove minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre sanzioni economiche più severe all’Iran per spingere Teheran ad accettare un accordo di pace.
Trump ha inoltre avvertito che i Paesi che continueranno a fare affari con l’Iran potrebbero affrontare pesanti conseguenze economiche.
Giovedì il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha ribadito il messaggio, affermando che l’Iran sarà sottoposto alle “sanzioni più dure della storia.”
Teheran ha tuttavia in gran parte respinto le minacce di Washington, mentre anche la Cina, uno dei principali acquirenti di petrolio iraniano, si è opposta alla prospettiva di ulteriori restrizioni.
I dettagli delle nuove misure restano poco chiari
Non è ancora evidente quale forma assumeranno le nuove sanzioni, considerando che gli Stati Uniti applicano già restrizioni alle esportazioni petrolifere iraniane.
Washington continua inoltre a mantenere il blocco navale contro l’Iran introdotto all’inizio dell’anno.
La retorica di Trump suggerisce comunque che le tensioni in Medio Oriente difficilmente diminuiranno nel breve periodo, mantenendo elevato il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche regionali.
Lo Stretto di Hormuz resta il principale rischio per l’offerta
Secondo i dati sul traffico marittimo, il passaggio commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz resta limitato a una frazione dei livelli precedenti al conflitto, nonostante affermazioni contrarie da parte degli Stati Uniti.
La via marittima è uno dei principali corridoi mondiali per il trasporto di petrolio ed è diventata uno dei punti centrali dello scontro con l’Iran.
Teheran ha indicato che intende mantenere lo stretto di fatto chiuso finché gli Stati Uniti non rispetteranno i termini di un accordo di pace provvisorio firmato a giugno e successivamente scaduto.
Con il traffico delle petroliere ancora fortemente limitato e nessun chiaro progresso diplomatico, il mercato del petrolio continua quindi a incorporare un significativo premio per il rischio geopolitico.

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