Il petrolio continua a scendere mentre crescono le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran

Oil pump at dusk

I prezzi del petrolio hanno registrato un nuovo calo mercoledì, estendendo le perdite per la terza seduta consecutiva, mentre aumentano le aspettative per un possibile accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran volto a ripristinare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.

Alle 02:56 ET (06:56 GMT), i future sul Brent con scadenza a ottobre cedevano lo 0,5% a 79,00 dollari al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate (WTI) con consegna a settembre perdevano lo 0,7% a 75,27 dollari al barile.

Entrambi i benchmark avevano già registrato un calo superiore al 5% nella seduta di martedì, proseguendo il forte ribasso iniziato a inizio settimana.

I negoziati diplomatici restano al centro dell’attenzione

Secondo quanto riportato da Axios martedì sera, Stati Uniti, Iran e Oman sarebbero vicini a un accordo provvisorio per consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz, con Washington intenzionata ad annunciare l’intesa già nella giornata di mercoledì.

Tuttavia, i media iraniani hanno riferito che Teheran ritiene che la riapertura del passaggio marittimo sarà rinviata finché gli Stati Uniti continueranno a lanciare minacce.

Anche il Qatar ha confermato che i mediatori hanno predisposto una bozza di proposta nel tentativo di ridurre le divergenze tra Washington e Teheran.

Il governo qatariota ha inoltre reso noto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha discusso degli sforzi per ridurre le tensioni durante una telefonata con l’Emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani.

L’obiettivo della proposta è ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

La nuova iniziativa diplomatica segue le dichiarazioni di Trump, secondo cui i colloqui con l’Iran sono iniziati e Teheran avrebbe “un’ultima possibilità” per raggiungere un accordo.

L’Iran continua però a negare che siano in corso negoziati formali con Washington, mantenendo elevata l’incertezza sull’esito del processo diplomatico.

Restano i rischi sull’offerta

Nonostante il miglioramento del clima diplomatico, il mercato continua a monitorare attentamente i rischi geopolitici.

Martedì un’altra nave commerciale è stata attaccata nei pressi dello Stretto di Hormuz, evidenziando la persistente instabilità della regione.

Anche i dati sulle scorte statunitensi hanno contribuito a esercitare pressione sui prezzi.

L’American Petroleum Institute (API) ha comunicato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 2,69 milioni di barili nella settimana conclusa il 31 luglio, a fronte delle attese degli analisti che prevedevano una riduzione di circa 2 milioni di barili.

Gli operatori attendono ora i dati ufficiali della Energy Information Administration (EIA), in programma nel corso della giornata, per verificare se confermeranno l’aumento inatteso delle scorte.

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