I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stabilizzano grazie al calo del petrolio

Eurozone sign

I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno registrato variazioni limitate lunedì, mentre quelli a breve scadenza sono leggermente diminuiti dopo il forte ribasso dei prezzi del petrolio, che ha attenuato le preoccupazioni per l’inflazione nel breve termine. Il movimento è stato favorito dalla ripresa degli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, che ha migliorato il sentiment degli investitori e sostenuto il mercato obbligazionario.

Il rendimento del Bund tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, è sceso al 2,766%, mentre quello del Bund decennale di riferimento è rimasto stabile al 3,155%.

I negoziati tra Stati Uniti e Iran sostengono il mercato obbligazionario

La fiducia degli investitori è migliorata dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’avvio di colloqui diretti con funzionari iraniani. Trump ha inoltre dichiarato di aver annullato un attacco militare pianificato nel tentativo di raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il presidente ha affermato che gli Stati Uniti erano impegnati con l’Iran “sotto forma di negoziati… inizieranno domani pomeriggio e vedremo se sarà davvero così”.

La prospettiva di una soluzione diplomatica ha contribuito a una flessione superiore al 4% dei prezzi mondiali del petrolio, riducendo le preoccupazioni legate all’inflazione alimentata dall’energia.

Luglio difficile per il mercato del debito europeo

La seduta più tranquilla di lunedì è arrivata dopo un mese di luglio particolarmente complesso per i titoli di Stato europei. Nel corso del mese, il rendimento del Bund decennale tedesco è aumentato di circa 30 punti base, raggiungendo livelli che non si vedevano da circa 15 anni, vicino al 3,21%.

Il mercato obbligazionario ha risentito delle tensioni prolungate tra Stati Uniti e Iran, della volatilità dei mercati energetici e dell’incertezza sulle future decisioni della Federal Reserve, fattori che hanno rafforzato le aspettative di tassi d’interesse elevati più a lungo.

Crescita e inflazione restano al centro dell’attenzione della BCE

Anche gli ultimi dati macroeconomici hanno influenzato le aspettative degli investitori. Le stime preliminari indicano che il PIL dell’Eurozona è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, superando le previsioni del mercato.

Nel frattempo, i dati preliminari sull’inflazione di luglio hanno mostrato un aumento dell’indice dei prezzi al consumo al 2,9% dal 2,8% di giugno, mentre l’inflazione core è salita al 2,5%, sostenuta dall’aumento dei costi dei servizi e dagli effetti dei prezzi dell’energia.

Questo scenario continua a rafforzare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

I mercati attendono le prossime decisioni della BCE

Dopo l’aumento dei tassi di 25 punti base deciso a giugno, che ha portato il tasso di riferimento al 2,25%, la BCE ha lasciato intendere che un ulteriore rialzo potrebbe essere preso in considerazione nella riunione del 10 settembre.

I mercati finanziari scontano attualmente almeno un ulteriore aumento di 25 punti base entro la fine dell’anno, mentre alcuni investitori ritengono possibili due rialzi se l’inflazione dovesse restare elevata.

Con il petrolio in calo, l’attenzione si concentra ora sui dati economici di agosto per capire se i rendimenti obbligazionari europei abbiano raggiunto una fase di stabilizzazione oppure se le persistenti pressioni inflazionistiche possano spingerli nuovamente al rialzo.

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