I prezzi del petrolio hanno registrato un secondo rialzo consecutivo giovedì, mentre l’intensificarsi delle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran ha alimentato nuove preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture energetiche attraverso alcune delle principali rotte marittime mondiali.
I futures sul Brent sono saliti di 1,06 dollari, pari all’1,17%, a 91,80 dollari al barile alle 08:12 GMT, dopo aver toccato un minimo intraday di 89,02 dollari.
Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato 39 centesimi, pari allo 0,46%, a 84,85 dollari al barile, dopo essere sceso fino a 83,21 dollari durante la seduta.
L’escalation militare mantiene alta la tensione sui mercati energetici
Le tensioni sono rimaste elevate dopo che l’esercito statunitense ha annunciato di aver colpito decine di obiettivi delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, inclusi centri di comando e strutture dedicate ai droni. L’operazione è stata lanciata in risposta al lancio di missili balistici da parte di Teheran contro le forze americane presenti in Medio Oriente.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), l’operazione è iniziata alle 00:00 GMT e si è conclusa alle 02:00 GMT di giovedì.
“Finché il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz resterà un azzardo, il premio al rischio sul petrolio non scomparirà: la speranza di una soluzione diplomatica è positiva, ma il mercato continua a prezzare la realtà degli attacchi in corso”, ha dichiarato Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade.
Lo Stretto di Hormuz resta cruciale per le forniture globali
Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale, continua a essere il principale punto di attenzione dei mercati energetici dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio.
Mercoledì, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito gruppi paramilitari sostenuti dall’Iran in Iraq. Si è trattato della prima partecipazione pubblicamente confermata dell’Arabia Saudita ad attacchi aerei statunitensi, in risposta agli attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite lanciati dall’Iraq.
Nonostante il deterioramento della situazione militare, gli analisti ritengono che gli investitori continuino a concentrarsi soprattutto sui volumi di petrolio che attraversano i principali punti di transito e sulle possibilità di una soluzione diplomatica.
L’agenzia iraniana Fars ha riferito che una nave metaniera del Qatar ha attraversato la rotta designata dall’Iran nello Stretto di Hormuz dopo aver ottenuto l’autorizzazione delle autorità iraniane.
I dati di Kpler e LSEG mostrano che la petroliera Al Areesh, che aveva caricato il proprio carico presso il terminal qatariota di Ras Laffan tra il 4 e il 6 luglio, ha lasciato lo stretto durante la notte del 29 luglio.
Nuovi rischi per il trasporto marittimo aumentano l’incertezza
Il conflitto ha inoltre influenzato il traffico nello Stretto di Bab el-Mandeb, creando un secondo punto critico per le forniture energetiche mondiali insieme allo Stretto di Hormuz.
Secondo fonti regionali citate da Reuters, il movimento Houthi dello Yemen starebbe valutando l’introduzione di tariffe per le navi commerciali che attraversano il Mar Rosso meridionale, una settimana dopo aver annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita.
“Perché il Brent superi con decisione i recenti massimi e mantenga un trend rialzista, serviranno prove più evidenti di un’interruzione fisica prolungata, come una riduzione duratura dei flussi attraverso Hormuz oppure danni confermati a infrastrutture energetiche strategiche”, ha aggiunto Waterer.
In un ulteriore elemento di pressione sull’offerta, il Caspian Pipeline Consortium ha comunicato, secondo quanto riportato dall’agenzia russa Interfax, di aver sospeso le operazioni di carico del petrolio dopo un attacco con droni contro una petroliera.

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