I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono rimasti vicini ai massimi degli ultimi quattro mesi nella seduta di venerdì, mantenendosi in rotta per la quarta settimana consecutiva di rialzi grazie alle persistenti tensioni geopolitiche e alle crescenti preoccupazioni per le scorte in vista dell’inverno.
Se confermata, si tratterebbe della serie positiva più lunga per il mercato europeo del gas dal maggio dello scorso anno, evidenziando i timori legati alla sicurezza degli approvvigionamenti.
I contratti di riferimento proseguono il rialzo
Il contratto front-month del TTF olandese, principale benchmark europeo, è salito dello 0,4%, attestandosi vicino ai livelli più elevati degli ultimi quattro mesi. Anche il contratto equivalente del mercato britannico ha registrato un progresso dello 0,3%.
Entrambi i contratti sono avviati a chiudere la settimana in rialzo, sostenuti dai premi di rischio geopolitico e da un mercato globale del gas naturale liquefatto (GNL) sempre più ristretto.
Le scorte alimentano le preoccupazioni del mercato
Il sentiment positivo è stato ulteriormente rafforzato dalle dichiarazioni di Equinor, il maggiore produttore europeo di gas, che all’inizio della settimana ha avvertito che l’Europa difficilmente riuscirà a raggiungere l’obiettivo di riempire gli stoccaggi sotterranei all’80% prima dell’inverno.
L’amministratore delegato di Equinor, Anders Opedal, ha dichiarato che i livelli di stoccaggio europei si attestano attualmente intorno al 54%, al di sotto della media stagionale degli ultimi cinque anni e al secondo livello più basso registrato negli ultimi 15 anni.
Questa situazione aumenta il rischio che il continente affronti la stagione invernale con riserve limitate.
Le tensioni in Medio Oriente restringono il mercato del GNL
Anche il deterioramento della situazione in Medio Oriente continua a influenzare il mercato, con le interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz che stanno limitando una parte significativa delle esportazioni mondiali di GNL.
La minore disponibilità di carichi ha spinto gli acquirenti asiatici a offrire prezzi più elevati per le forniture flessibili, sottraendo volumi destinati all’Europa e aumentando la concorrenza per il gas disponibile.
I costi energetici complicano il lavoro delle banche centrali
Il persistente aumento dei prezzi del gas continua inoltre ad alimentare le pressioni inflazionistiche nell’area europea.
Con l’energia che incide direttamente sull’inflazione, i mercati ritengono sempre più probabile che le banche centrali possano rinviare ulteriori tagli dei tassi d’interesse oppure mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.

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