I prezzi del petrolio hanno proseguito il loro calo giovedì, toccando i livelli più bassi dall’inizio del conflitto con l’Iran, dopo che un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha migliorato le prospettive sull’offerta globale di greggio e sulla riapertura di una delle principali rotte energetiche mondiali.
Alle 08:11 GMT, il Brent perdeva 1,59 dollari, pari al 2%, a 77,96 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense scendeva di 1,83 dollari, o del 2,38%, a 74,96 dollari.
Il Brent è così scivolato ai livelli più bassi dal 2 marzo, la prima seduta successiva agli attacchi iniziali di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, mentre il WTI ha raggiunto i minimi dal 4 marzo.
I mercati scontano il ritorno del greggio iraniano
Secondo gli analisti, gli operatori stanno incorporando sempre più rapidamente nelle quotazioni la prospettiva di un ritorno delle esportazioni iraniane sul mercato internazionale.
“La vendita si è intensificata poiché i mercati energetici hanno continuato a scontare aggressivamente un ritorno più rapido del previsto dei barili iraniani in seguito al recente memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran”, ha affermato l’analista di IG Tony Sycamore.
L’accordo apre un periodo negoziale di 60 giorni e prevede il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più importanti per il commercio globale di petrolio e gas.
Il piano prevede inoltre il ripristino completo del traffico nello stretto entro 30 giorni.
Restano aperte le questioni più delicate
Nonostante l’accoglienza positiva da parte dei mercati, diversi temi fondamentali devono ancora essere affrontati.
L’intesa rinvia infatti la discussione sul programma nucleare iraniano e richiede inoltre agli Stati Uniti e ai loro alleati di elaborare un piano da 300 miliardi di dollari per sostenere la ripresa economica dell’Iran.
Gli investitori, tuttavia, vedono positivamente la prospettiva di una graduale riduzione delle interruzioni dell’offerta energetica.
Attesa una ripresa graduale dei flussi energetici
Gli analisti ritengono che la normalizzazione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz avverrà progressivamente.
Goldman Sachs prevede che le esportazioni dei Paesi del Golfo tornino ai livelli precedenti al conflitto entro la fine di luglio, mentre la produzione petrolifera dovrebbe normalizzarsi entro ottobre.
La banca stima che il ripristino delle esportazioni comporterà un aumento di circa 13 milioni di barili al giorno nei flussi attraverso Hormuz rispetto ai livelli attuali, riportando il traffico a circa il 70% della capacità precedente alla guerra.
L’analista di Kpler Matt Stanley ha invitato alla prudenza.
“Sebbene sembri che il peggio sia alle spalle, siamo ancora molto lontani da una situazione normale”, ha dichiarato Stanley, aggiungendo che gran parte del premio di rischio legato al conflitto è già stato eliminato dai prezzi.
Gli esperti prevedono un calo graduale dei prezzi
Diversi osservatori del settore ritengono che il greggio possa continuare a indebolirsi, ma senza crolli significativi.
La direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha osservato che molti Paesi potrebbero ricostituire le proprie riserve strategiche mentre il traffico marittimo torna alla normalità.
Anche il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha sottolineato l’importanza di concludere i negoziati entro 60 giorni, dopo aver precedentemente avvertito che l’economia globale sarebbe entrata in una “zona rossa” qualora lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso oltre la fine di giugno.
Le attese sulla Fed pesano sul mercato
A contribuire alla debolezza del petrolio vi sono anche le crescenti aspettative di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.
Gli investitori hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno per contrastare l’inflazione.
Una politica monetaria più rigida potrebbe rallentare la crescita economica e ridurre la domanda energetica, aggiungendo ulteriore pressione ai prezzi del greggio.

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