L’oro avanza leggermente mentre i mercati valutano le prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran

I prezzi dell’oro hanno registrato un modesto rialzo venerdì, anche se il metallo prezioso resta avviato verso una perdita settimanale, mentre gli investitori valutano la possibilità di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e il suo potenziale impatto sulle aspettative di inflazione.

Alle 05:29 ET (09:29 GMT), l’oro spot era in rialzo dello 0,2% a 4.220,27 dollari l’oncia. Nonostante il progresso, il metallo giallo rimaneva sulla buona strada per chiudere la settimana con una flessione superiore al 2%. I futures sull’oro, nel frattempo, salivano del 3,1% a 4.241,51 dollari l’oncia.

Un possibile accordo potrebbe attenuare le preoccupazioni sul mercato energetico

Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, un potenziale accordo tra Washington e Teheran includerebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, mentre gli Stati Uniti eliminerebbero le sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane.

L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha riferito che il proposto Memorandum d’Intesa prevederebbe anche lo sblocco dei fondi iraniani congelati. Il rapporto afferma che i negoziati in corso si concentrano sulle questioni nucleari ed economiche, mentre il programma missilistico iraniano resterà escluso dalle discussioni.

La proposta richiede ancora l’approvazione delle autorità competenti prima di poter essere finalizzata.

Il calo del petrolio riduce i timori sull’inflazione

I mercati petroliferi hanno reagito positivamente ai segnali di progresso diplomatico. Il Brent, benchmark globale del greggio, è sceso del 4,3% a 86,47 dollari al barile dopo essere scivolato sotto la soglia dei 90 dollari nella giornata di giovedì.

La flessione è seguita alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui un accordo per porre fine al conflitto con l’Iran, ormai entrato nel suo quarto mese, potrebbe essere vicino.

Sebbene i prezzi del greggio rimangano significativamente superiori ai livelli registrati prima dell’inizio del conflitto, un calo dei costi energetici potrebbe contribuire ad alleviare le preoccupazioni per una nuova accelerazione dell’inflazione e per la possibilità che le banche centrali siano costrette a inasprire ulteriormente la politica monetaria.

Tassi di interesse più elevati tendono generalmente a ridurre l’attrattiva degli asset che non offrono rendimento, come l’oro.

Le prospettive della Federal Reserve restano un fattore chiave

La Federal Reserve dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse nella riunione prevista per la prossima settimana. Tuttavia, i mercati finanziari continuano a prevedere almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

Le aspettative che la Fed potesse avviare un ciclo di riduzione dei tassi nel corso del 2026 sono ormai quasi del tutto scomparse, poiché le pressioni inflazionistiche e la resilienza dell’economia continuano a persistere.

Gli analisti di UBS hanno dichiarato: “Stiamo riducendo le nostre previsioni per riflettere il previsto rinvio dell’inizio dei tagli dei tassi della Fed al 2027 e la conseguente riduzione della domanda attesa di oro tramite ETF nel 2026. L’ambiente per il metallo giallo probabilmente rimarrà difficile nel breve termine, ma continuiamo a vedere prospettive costruttive nel medio termine, poiché i tagli dei tassi della Fed modereranno i tassi reali e il dollaro statunitense.”

La stretta della BCE aggiunge pressione sui metalli preziosi

L’oro ha inoltre dovuto fare i conti con ulteriori fattori sfavorevoli questa settimana, dopo che la Banca Centrale Europea è diventata la prima grande banca centrale ad aumentare i tassi di interesse in risposta alle preoccupazioni inflazionistiche legate al conflitto con l’Iran.

I responsabili della politica monetaria hanno sottolineato che il controllo delle pressioni sui prezzi rimane una priorità, rafforzando le aspettative che le condizioni monetarie possano restare restrittive più a lungo.

Il dollaro più debole offre un certo sostegno

Nonostante queste difficoltà, l’oro ha trovato supporto nell’indebolimento del dollaro statunitense, che può rendere il metallo più conveniente per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

Il dollaro ha generalmente beneficiato del conflitto grazie alla domanda di beni rifugio e alla convinzione che l’economia statunitense, in qualità di grande esportatore di energia, sia relativamente più protetta rispetto ad altre economie globali da uno shock energetico prolungato.

Tuttavia, il calo della valuta registrato venerdì ha contribuito ad attenuare parte della pressione sull’oro, consentendo ai prezzi di registrare un moderato rialzo.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *