I prezzi dell’oro hanno registrato un calo lunedì dopo che i nuovi scontri militari tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto l’ottimismo riguardo a un possibile accordo di cessate il fuoco, mentre il ritorno delle preoccupazioni inflazionistiche ha rafforzato le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.
L’oro spot è sceso dello 0,8% a 4.501,54 dollari l’oncia alle 02:57 ET (06:57 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno perso l’1,3%, attestandosi a 4.532,22 dollari l’oncia.
Il metallo prezioso aveva chiuso la settimana precedente con un leggero rialzo grazie alle speranze che Washington e Teheran potessero concordare un’estensione dell’attuale tregua temporanea.
La Nuova Escalation Militare Alimenta l’Incertezza dei Mercati
Nel fine settimana, le forze armate statunitensi hanno annunciato di aver colpito infrastrutture militari iraniane, prendendo di mira sistemi di difesa aerea e strutture legate alle operazioni con droni dopo che Teheran era stata accusata di aver abbattuto un drone americano.
L’Iran ha risposto con attacchi contro una base militare utilizzata dalle forze statunitensi, mentre i sistemi di difesa della regione sono stati attivati per intercettare missili e droni in arrivo.
Nel frattempo, le tensioni sono aumentate anche in altre aree del Medio Oriente, con Israele che ha ordinato alle proprie truppe di avanzare ulteriormente nel Libano meridionale a fronte dell’intensificarsi degli scontri con Hezbollah, gruppo sostenuto dall’Iran.
I Progressi Diplomatici Restano Incerti
Sebbene la scorsa settimana siano emerse indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran starebbero discutendo un’estensione dell’attuale cessate il fuoco e una possibile riapertura del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, restano ancora irrisolte numerose questioni fondamentali.
Qualsiasi accordo definitivo dovrà inoltre ottenere l’approvazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza al processo negoziale.
Gli ultimi sviluppi militari hanno quindi alimentato nuovi dubbi sulla possibilità di raggiungere una svolta diplomatica nel breve termine.
Il Rialzo del Petrolio Accresce le Pressioni Inflazionistiche
I prezzi del greggio sono tornati a salire lunedì dopo il nuovo scambio di attacchi, rafforzando i timori che i costi energetici possano rimanere elevati per un periodo prolungato.
L’aumento delle quotazioni petrolifere ha intensificato le preoccupazioni che l’inflazione possa rivelarsi più persistente del previsto, complicando gli sforzi della Federal Reserve per riportare sotto controllo la crescita dei prezzi.
Di conseguenza, gli investitori hanno progressivamente spostato l’attenzione verso la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi d’interesse negli Stati Uniti. Prima dello scoppio del conflitto, i mercati si aspettavano invece una riduzione del costo del denaro.
Tassi più elevati tendono generalmente a penalizzare gli asset privi di rendimento, come l’oro.
Il Rafforzamento del Dollaro Penalizza il Metallo Giallo
L’oro ha inoltre risentito della forza del dollaro statunitense. L’indice del dollaro USA è salito dello 0,1% durante le contrattazioni asiatiche, rendendo il metallo più costoso per gli investitori che operano con altre valute e limitando così la domanda internazionale.
La combinazione di aspettative per rendimenti obbligazionari più elevati e di un dollaro più forte ha creato un contesto sfavorevole per il metallo prezioso nelle ultime sedute.
La Domanda di Bene Rifugio Non Basta a Contrastare i Timori sui Tassi
Nonostante il suo tradizionale ruolo di copertura contro l’incertezza geopolitica e l’inflazione, l’oro ha faticato a trovare un sostegno duraturo.
La scorsa settimana il metallo è sceso ai minimi degli ultimi due mesi prima di recuperare terreno quando i colloqui sul cessate il fuoco hanno temporaneamente ridotto i timori di un allargamento del conflitto regionale.
Gli investitori stanno ora seguendo con attenzione gli interventi dei funzionari della Federal Reserve e i prossimi dati macroeconomici statunitensi, in particolare quelli relativi al mercato del lavoro, alla ricerca di ulteriori indicazioni sulla futura traiettoria dei tassi d’interesse.
Argento, Platino e Rame Chiudono in Rialzo
Nel resto del comparto dei metalli preziosi, l’argento ha registrato un moderato progresso dello 0,5%, salendo a 75,69 dollari l’oncia.
Il platino ha mostrato una performance ancora migliore, avanzando dell’1,1% fino a 1.940,95 dollari l’oncia.
Anche i metalli industriali hanno chiuso in territorio positivo: i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono saliti dello 0,3% a 13.663,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno guadagnato anch’essi lo 0,3%, raggiungendo quota 6,44 dollari per libbra.

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