Un accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere il catalizzatore che manca alle azioni europee?

I mercati azionari globali hanno raggiunto nuovi massimi venerdì, sostenuti dalle notizie che indicano progressi verso un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, secondo una recente nota strategica di Barclays, le azioni europee continuano a sottoperformare rispetto a quelle statunitensi, rimanendo intrappolate in un intervallo di negoziazione che dura ormai da circa tre mesi.

I dati della banca mostrano che sia lo STOXX Europe 600 (SXXP) sia l’Euro STOXX 50 (SX5E) restano al di sotto dei massimi registrati il 27 febbraio, mentre l’S&P 500 quota circa il 9% sopra quel livello.

Un accordo potrebbe favorire una rottura al rialzo dei mercati europei

Gli strategist di Barclays ritengono che un accordo formale che porti alla riapertura dello Stretto di Hormuz, accompagnato da un calo dei prezzi del petrolio e da una diminuzione dei rendimenti obbligazionari, potrebbe rappresentare il fattore necessario per spingere al rialzo le azioni europee.

Secondo il rapporto, uno scenario di questo tipo “potrebbe portare a un ampliamento della performance e aiutare le azioni europee a uscire dall’intervallo di negoziazione degli ultimi tre mesi.”

La banca evidenzia che le differenze di performance tra i settori che hanno beneficiato del conflitto e quelli che ne hanno sofferto rimangono particolarmente marcate.

Dall’inizio delle tensioni, energia, telecomunicazioni, utility e assicurazioni hanno registrato performance superiori alla media, mentre i titoli legati ai consumi discrezionali, le società minerarie e le banche hanno generalmente sottoperformato.

I settori legati ai consumi e sensibili ai tassi potrebbero recuperare terreno

Barclays sostiene che l’ampio divario valutativo tra vincitori e perdenti lascia spazio a un forte recupero di alcune delle aree più deboli del mercato nel caso in cui le tensioni geopolitiche continuino ad attenuarsi.

La banca indica come potenziali beneficiari di un rally alimentato dalla chiusura delle posizioni corte settori come il lusso, i viaggi e il tempo libero, l’automotive e il commercio al dettaglio.

Molti di questi comparti sono particolarmente sensibili ai cambiamenti nella fiducia dei consumatori, nei tassi di interesse e nelle aspettative di crescita economica, tutti fattori che potrebbero migliorare se i prezzi dell’energia dovessero diminuire e le preoccupazioni inflazionistiche attenuarsi.

I titoli spaziali emergono come nuovo tema di investimento

Il rapporto identifica inoltre le società legate allo spazio e alle comunicazioni satellitari come uno dei temi d’investimento più forti in Europa.

Le azioni delle aziende esposte ai settori aerospaziale, satellitare e delle tecnologie di lancio hanno registrato forti rialzi in vista di una grande IPO attesa negli Stati Uniti.

Tra le società evidenziate da Barclays figurano Eutelsat (EU:ETL), OHB (TG:OHB), Avio (BIT:AVIO), AAC Clyde Space (USOTC:ACCMF), GomSpace (LSE:0GE8) e Thales (EU:HO).

L’entusiasmo degli investitori è stato alimentato principalmente dalle aspettative legate a una possibile quotazione di SpaceX, che potrebbe diventare una delle più grandi IPO mai realizzate.

I prezzi elevati del petrolio restano un rischio

Nonostante la possibilità di un rimbalzo dei settori che hanno sottoperformato, Barclays avverte che eventuali guadagni potrebbero rivelarsi temporanei.

Il team macroeconomico della banca continua infatti a prevedere prezzi del petrolio elevati per un periodo prolungato, mantenendo vive le preoccupazioni sull’inflazione e limitando potenzialmente il margine per una riduzione dei tassi di interesse.

Allo stesso tempo, Barclays sottolinea che gli shock energetici del passato hanno spesso avuto solo effetti temporanei sui mercati petroliferi.

“Gli shock energetici degli ultimi decenni non hanno avuto un impatto duraturo sul petrolio, con i prezzi che sono diminuiti rapidamente una volta dissipate le tensioni e con l’aumento dell’offerta in eccesso nel tempo”, ha affermato Barclays, osservando che il posizionamento attuale degli investitori non sembra riflettere pienamente questo schema storico.

I flussi di capitale mostrano un sentiment contrastante

Anche i flussi di investimento suggeriscono un atteggiamento più prudente sotto la superficie.

I fondi azionari globali hanno registrato afflussi netti per soli 2,4 miliardi di dollari durante la settimana, interrompendo una serie di otto settimane consecutive di forti acquisti. I fondi obbligazionari, al contrario, hanno attirato 30,5 miliardi di dollari.

Dall’inizio dell’anno, i fondi obbligazionari hanno raccolto 331,2 miliardi di dollari, mentre i fondi azionari hanno registrato afflussi per 361,0 miliardi, riducendo il divario tra le due asset class.

All’interno del comparto azionario, l’Europa ha registrato deflussi netti di 2,3 miliardi di dollari sia nell’ultima settimana sia su base annuale.

I fondi focalizzati sull’Europa escluso il Regno Unito hanno segnato la settima settimana consecutiva di riscatti, con uscite per 2,2 miliardi di dollari nell’ultimo periodo di rilevazione.

Barclays ha inoltre osservato una continua divergenza nel comportamento degli investitori: i fondi domiciliati negli Stati Uniti stanno riducendo l’esposizione alle azioni europee, mentre gli investitori europei continuano ad acquistare azioni statunitensi da nove settimane consecutive.

I mercati attendono importanti dati economici statunitensi

A livello settoriale, la tecnologia è stata l’unica area globale a registrare afflussi netti durante la settimana.

Industriali e materiali hanno subito i maggiori deflussi, mentre in Europa tutti i settori hanno registrato uscite di capitale ad eccezione della sanità. I finanziari e l’energia hanno mostrato la domanda più debole.

Guardando alla prossima settimana, i mercati seguiranno con attenzione diversi importanti dati macroeconomici statunitensi.

Secondo le stime di consenso di Bloomberg citate da Barclays, l’indice ISM manifatturiero di maggio dovrebbe attestarsi a 53,2 il 1° giugno, rispetto al precedente 52,7.

Gli investitori monitoreranno inoltre i dati sui nuovi occupati non agricoli negli Stati Uniti, attesi per il 5 giugno, con il consenso che prevede una crescita di 95.000 posti di lavoro rispetto ai 115.000 del rapporto precedente.

L’esito di questi dati, insieme agli sviluppi relativi a un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, potrebbe svolgere un ruolo importante nel determinare il sentiment dei mercati mentre gli investitori valutano le prospettive per crescita economica, inflazione e tassi di interesse.

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