L’oro scende mentre il rialzo del petrolio e il tono della BOJ alimentano i timori sull’inflazione

I prezzi dell’oro hanno invertito la rotta nelle contrattazioni asiatiche di martedì, registrando un forte calo mentre la solidità del petrolio e il tono più restrittivo della Bank of Japan hanno accresciuto le preoccupazioni sull’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran.

L’oro spot è sceso dell’1% a 4.633,29 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso l’1% a 4.646,90 dollari/oncia alle 02:32 ET (06:32 GMT).

Anche gli altri metalli preziosi hanno seguito il movimento al ribasso. L’argento spot è diminuito del 3,2% a 75,1425 dollari/oncia, mentre il platino spot è sceso dell’1,3% a 1.961,71 dollari/oncia.

La BOJ mantiene i tassi ma segnala un possibile inasprimento; attenzione sulla Fed

Il calo dell’oro è arrivato dopo che la Bank of Japan ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma ha adottato un tono più restrittivo, avvertendo che le pressioni inflazionistiche—anche a causa del conflitto con l’Iran—potrebbero richiedere ulteriori aumenti dei tassi.

La banca centrale ha alzato le previsioni sull’inflazione dei prezzi al consumo per l’anno fiscale 2026 e ha indicato l’aumento dei costi energetici, in particolare petrolio e carburanti, come uno dei principali fattori.

Questi commenti arrivano alla vigilia della conclusione della riunione di due giorni della Federal Reserve. Sebbene si preveda che anche la Fed manterrà i tassi invariati, il tono della BOJ ha alimentato timori che anche i responsabili statunitensi possano adottare una linea più restrittiva.

I dati sull’inflazione di marzo avevano già mostrato un’accelerazione significativa delle pressioni sui prezzi, aumentando l’incertezza dei mercati.

Il dollaro statunitense si è leggermente rafforzato nelle contrattazioni asiatiche, estendendo i guadagni della settimana precedente.

Questa riunione della Fed dovrebbe essere l’ultima presieduta da Jerome Powell prima della fine del suo mandato il 15 maggio. Powell sarà sostituito dall’ex governatore della Fed Kevin Warsh, che ha recentemente testimoniato davanti al Congresso durante l’audizione di conferma.

Le tensioni con l’Iran persistono mentre i negoziati su Hormuz restano bloccati

Non si registrano progressi significativi nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran, con entrambe le parti bloccate su una posizione di stallo riguardo allo Stretto di Hormuz e al programma nucleare di Teheran.

Secondo alcune indiscrezioni, l’Iran avrebbe proposto di riaprire la rotta marittima all’inizio della settimana, ma Washington ha espresso scetticismo, soprattutto perché la proposta rinvierebbe le discussioni sulle attività nucleari iraniane.

I tentativi di riavviare negoziati diretti sono falliti nel fine settimana, poiché entrambe le parti hanno rifiutato di incontrarsi in Pakistan, lasciando incerto il futuro dei colloqui.

L’impatto inflazionistico del conflitto—insieme al rialzo dei prezzi del petrolio verso livelli vicini a quelli del 2022—ha pesato sull’oro. Le aspettative di tassi di interesse più elevati hanno ridotto l’attrattiva degli asset privi di rendimento come il metallo prezioso, mettendo in secondo piano il suo ruolo tradizionale di bene rifugio.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *