I mercati oscillano mentre il petrolio resta elevato e Intel balza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

I future legati ai principali indici statunitensi si sono mossi in modo contrastato venerdì, oscillando attorno alla parità, mentre i prezzi del petrolio sono rimasti sopra i 100 dollari al barile a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Hormuz, nonostante una fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono balzate nelle contrattazioni after-hours dopo una previsione positiva del produttore di chip.

Future senza direzione chiara

I future azionari statunitensi hanno mostrato un andamento incerto in vista dell’ultima seduta della settimana, mentre si attenuavano le speranze di un accordo rapido tra Stati Uniti e Iran e persistevano le preoccupazioni per le forniture energetiche.

Alle 03:21 ET, i future sul Dow Jones erano in calo di 58 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 in rialzo di 10 punti, pari allo 0,1%, e i future sul Nasdaq 100 in aumento di 172 punti, pari allo 0,6%.

Wall Street ha chiuso in ribasso giovedì, con il sentiment appesantito dal calo delle aspettative su un accordo duraturo tra Washington e Teheran che permetta la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via cruciale per il petrolio rimasta in gran parte chiusa al traffico delle petroliere nelle ultime settimane.

Nonostante ciò, il clima tra gli investitori è stato sostenuto da una stagione degli utili statunitensi complessivamente solida. Tra i protagonisti della seduta precedente, Texas Instruments, le cui azioni sono salite di oltre il 19% dopo risultati e guidance superiori alle attese, trainando anche il settore dei semiconduttori.

La forte domanda di chip analogici per data center ha evidenziato il continuo aumento degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, contribuendo a far superare ai mercati le preoccupazioni geopolitiche e a recuperare gran parte delle perdite legate al conflitto con l’Iran.

Trump prolunga la tregua Israele-Libano

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato giovedì che la tregua tra Israele e Libano sarà estesa di tre settimane dopo colloqui con rappresentanti dei due Paesi.

Tuttavia, l’assenza di esponenti di Hezbollah dai negoziati ha sollevato dubbi sulla durata dell’accordo. Scontri tra Israele e Hezbollah sono stati segnalati anche nelle ore precedenti all’annuncio.

All’inizio della settimana, Trump aveva inoltre annunciato un cessate il fuoco a tempo indeterminato tra Stati Uniti e Iran, mantenendo però il blocco dei porti iraniani.

La situazione resta incerta. L’Iran ha reagito alle misure statunitensi mostrando il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz — attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale — attaccando e sequestrando diverse navi. Gli Stati Uniti hanno a loro volta sequestrato imbarcazioni battenti bandiera iraniana e Trump ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “sparare e uccidere” le imbarcazioni iraniane che tentassero di posare mine nello stretto.

È prevista per venerdì alle 8:00 ora della costa orientale una conferenza stampa del segretario alla Difesa Pete Hegseth e del generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti.

Il petrolio resta sopra i 100 dollari

Con pochi segnali di una riapertura imminente dello Stretto di Hormuz, i prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile, alimentando timori di inflazione e rallentamento della crescita globale.

Alle 03:57 ET, il Brent era in rialzo dell’1,2% a 106,30 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense cresceva dell’1,0% a 96,77 dollari al barile.

Entrambi i benchmark restano ben al di sopra dei livelli pre-conflitto, alimentando i timori di uno shock energetico globale che potrebbe spingere le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, con effetti a catena sui mercati finanziari.

“Gli sviluppi futuri del conflitto in Medio Oriente restano poco chiari e ora sembra che le pressioni inflazionistiche si stiano ampliando”, hanno affermato gli analisti di ING.

Il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha avvertito questa settimana che la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta “la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia” e ha invitato i governi a trovare fonti energetiche alternative.

Intel vola grazie alle prospettive legate all’AI

Le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono salite di oltre il 21% nelle contrattazioni after-hours dopo che il gruppo ha previsto un forte aumento dei ricavi trainato dalla domanda dei data center legati all’intelligenza artificiale.

Sebbene Intel sia stata considerata finora meno centrale nel boom dell’AI, i suoi processori stanno guadagnando terreno grazie alla crescente richiesta di potenza di calcolo per sistemi autonomi avanzati.

L’azienda ha inoltre beneficiato di una partecipazione del 10% da parte dell’amministrazione Trump e dell’ingresso come partner strategico insieme a Tesla e SpaceX in un progetto per la produzione di chip in Texas.

Intel ha alzato la previsione di fatturato per il trimestre in corso a un intervallo tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari, ben al di sopra delle attese del mercato. L’amministratore delegato Lip-Bu Tan ha dichiarato che lo sviluppo di soluzioni AI più vicine agli utenti finali sta “aumentando in modo significativo la domanda per le CPU di Intel e per le sue soluzioni avanzate di wafer e packaging”.

Attenzione ai dati sulla fiducia dei consumatori

Sul fronte macroeconomico, gli investitori attendono la lettura finale dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per aprile.

Una stima preliminare ha mostrato un calo a un minimo storico di 47,6, in discesa rispetto al 53,3 di marzo e ben al di sotto delle previsioni.

L’indagine ha evidenziato un peggioramento diffuso tra diverse fasce della popolazione, anche se i dati sono stati raccolti prima dell’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Secondo Joanne Hsu, direttrice dell’indagine, molti consumatori hanno attribuito il conflitto con l’Iran a “cambiamenti sfavorevoli nell’economia”.

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