I prezzi dell’oro sono scesi nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, ampliando le perdite recenti e rompendo temporaneamente un importante intervallo di trading, mentre l’incertezza legata al conflitto con l’Iran e alle prospettive sui tassi statunitensi ha sostenuto il dollaro e ridotto la domanda per i beni rifugio.
L’oro spot è sceso dello 0,6% a 4.712,50 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,5% a 4.728,69 dollari l’oncia alle 02:30 ET (06:30 GMT). I prezzi spot hanno toccato brevemente un minimo di 4.694,23 dollari l’oncia, scendendo sotto la fascia di 4.700–4.900 dollari osservata nelle ultime due settimane.
Il dollaro preferito all’oro nei flussi difensivi
Il metallo prezioso ha faticato a trovare slancio mentre i mercati restano incerti sulle prospettive di nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran, nonostante la decisione del presidente Donald Trump di estendere il cessate il fuoco a tempo indeterminato.
Sia Teheran sia Washington hanno mostrato scarsa apertura a riprendere i colloqui dopo il fallimento dei negoziati previsti all’inizio della settimana. L’Iran ha ribadito che gli Stati Uniti devono revocare il blocco prima che possano iniziare nuove trattative, mentre Washington insiste sulla completa riapertura dello Stretto di Hormuz.
Con l’Iran che continua a limitare il passaggio attraverso Hormuz e gli Stati Uniti che mantengono la loro presenza navale e monitorano le spedizioni iraniane nella regione, lo stallo resta irrisolto.
I prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile questa settimana, riflettendo le persistenti restrizioni dell’offerta attraverso lo stretto.
Le prospettive sui tassi pesano sui metalli
Anche i mercati dei metalli più ampi hanno subito pressioni a causa della forza del dollaro, che si è mantenuto vicino ai massimi di circa una settimana e mezza giovedì.
L’argento spot è sceso del 2% a 76,1295 dollari l’oncia, mentre il platino ha perso l’1,4% a 2.050,65 dollari l’oncia.
Il biglietto verde si è rafforzato dopo che il candidato di Trump alla guida della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha dichiarato di non aver preso impegni per ridurre i tassi di interesse, come richiesto dal presidente. Warsh è considerato meno accomodante e la sua nomina a fine gennaio aveva già provocato forti ribassi nei prezzi dell’oro e dei metalli preziosi.
Separatamente, un sondaggio Reuters ha mostrato che gli investitori non si aspettano tagli dei tassi da parte della Federal Reserve per almeno sei mesi, in un contesto di incertezza legato al conflitto con l’Iran.
L’impatto inflazionistico del conflitto—attraverso l’aumento dei prezzi del petrolio—continua inoltre a pesare sui metalli. Gli operatori temono che l’inflazione alimentata dall’energia possa spingere le principali banche centrali verso posizioni più restrittive, con la Banca Centrale Europea e la Bank of England che hanno già segnalato questo rischio.

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