L’OPEC+ dovrebbe estendere anche a marzo l’attuale pausa sugli aumenti della produzione petrolifera quando si riunirà domenica, secondo cinque delegati citati da Reuters, in un contesto di prezzi del greggio tornati sopra i 70 dollari al barile e di crescenti tensioni geopolitiche legate all’Iran. L’alleanza si trova ad affrontare uno scenario di mercato più solido, mentre aumentano i timori di una possibile azione militare degli Stati Uniti contro il Paese mediorientale, membro dell’OPEC.
L’incontro degli otto principali produttori dell’OPEC+ – che insieme rappresentano circa la metà dell’offerta globale di petrolio – arriva con il Brent vicino ai 72 dollari al barile, ai massimi da agosto. Il rafforzamento dei prezzi si è verificato nonostante le precedenti aspettative di un eccesso di offerta che avrebbe potuto esercitare pressioni al ribasso sul mercato.
I Paesi coinvolti – Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman – avevano aumentato le quote produttive complessive di circa 2,9 milioni di barili al giorno tra aprile e dicembre 2025, pari a circa il 3% della domanda globale. I successivi incrementi programmati sono stati poi congelati per il periodo da gennaio a marzo 2026 a causa di una domanda stagionalmente più debole. Tre dei delegati hanno indicato che la riunione di domenica difficilmente prenderà decisioni oltre il mese di marzo.
L’OPEC+, così come le autorità di Arabia Saudita e Russia, non hanno rilasciato commenti immediati. Sempre domenica è prevista anche la riunione del Joint Ministerial Monitoring Committee (JMMC), l’organismo incaricato di monitorare il rispetto degli accordi ma privo di poteri decisionali sulla politica produttiva.
Il mercato petrolifero ha beneficiato anche dell’escalation delle tensioni tra Washington e Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump ha intensificato la pressione sull’Iran per il suo programma nucleare, minacciando un intervento militare e dispiegando un gruppo navale americano nella regione, mentre le sanzioni in vigore continuano a limitare le entrate petrolifere iraniane. Reuters ha riferito giovedì che l’amministrazione statunitense starebbe valutando attacchi mirati contro alti funzionari della sicurezza iraniana per indebolire la leadership del Paese.
Un ulteriore sostegno ai prezzi arriva dalle difficoltà sul fronte dell’offerta in Kazakistan, dove il settore petrolifero ha subito diverse interruzioni operative negli ultimi mesi. Il governo ha dichiarato mercoledì che la produzione nel gigantesco giacimento di Tengiz viene riavviata gradualmente dopo una serie di stop che avevano ridotto l’output.

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