Gas europeo ai massimi dal 2022: gli attacchi Houthi alle infrastrutture saudite alimentano i timori sulle forniture

Oil and gas flare

I prezzi del gas naturale europeo sono saliti mercoledì ai livelli più elevati dal 2022, mentre nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita hanno aumentato le preoccupazioni per le forniture globali di combustibili. Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente hanno esercitato ulteriori pressioni sui mercati energetici europei in vista della stagione invernale, mentre le interruzioni del trasporto di gas naturale liquefatto continuano a influenzare la disponibilità delle forniture.

Il contratto front-month sul gas naturale Dutch TTF, principale riferimento per il mercato europeo, è aumentato dell’1,2% a 97,35 euro per megawattora (MWh), raggiungendo il livello più alto degli ultimi quattro anni circa.

Nel Regno Unito, i futures sul gas naturale NBP hanno guadagnato l’1,5% a 241,00 pence per therm, estendendo i rialzi alla sesta seduta consecutiva.

Gli aumenti hanno seguito le notizie di ulteriori attacchi con missili e droni da parte del movimento Houthi dello Yemen, allineato all’Iran, contro impianti energetici e infrastrutture di trasporto saudite.

Dutch TTF e gas britannico proseguono il rialzo

I mercati europei del gas all’ingrosso hanno registrato nuovi aumenti mentre gli operatori valutavano le possibili conseguenze dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente.

Il contratto Dutch TTF, ampiamente utilizzato come prezzo di riferimento per il gas naturale nell’Europa continentale, è salito dell’1,2% a 97,35 euro/MWh.

Il benchmark britannico NBP ha guadagnato l’1,5% a 241,00 pence per therm, registrando la sesta seduta consecutiva di rialzi.

Entrambi gli indicatori hanno raggiunto livelli che non si registravano dal 2022, quando i mercati energetici europei avevano attraversato una fase di forte volatilità.

Gli ultimi aumenti riflettono le preoccupazioni per la disponibilità di combustibili importati, in particolare gas naturale liquefatto, mentre l’Europa si avvicina al periodo di maggiore domanda stagionale.

Gli attacchi Houthi colpiscono le infrastrutture energetiche saudite

Il nuovo aumento dei prezzi del gas naturale ha seguito ulteriori attacchi contro impianti energetici dell’Arabia Saudita attribuiti al movimento Houthi dello Yemen.

Martedì, il gruppo ha annunciato di aver preso di mira la raffineria di Ras Tanura con un missile balistico.

Ras Tanura è uno dei principali impianti sauditi di raffinazione ed esportazione di petrolio greggio e rappresenta una componente importante dell’infrastruttura energetica nazionale.

L’attacco dichiarato ha seguito precedenti operazioni contro le stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita.

Tra gli obiettivi è stato indicato anche l’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh.

Gli sviluppi hanno aumentato le preoccupazioni per la sicurezza delle infrastrutture energetiche e delle reti di trasporto nella regione.

Gli attacchi segnalati si inseriscono nel contesto delle persistenti tensioni militari che coinvolgono l’Iran e altri Paesi del Medio Oriente.

I colloqui diplomatici incontrano nuove difficoltà

L’escalation è arrivata dopo i colloqui diplomatici svoltisi a Teheran all’inizio della settimana.

Lunedì, delegazioni di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno incontrato alti funzionari iraniani per discutere iniziative volte a ridurre le tensioni regionali.

Le dichiarazioni congiunte successive agli incontri hanno confermato un accordo per proseguire il dialogo finalizzato al ripristino della pace e della sicurezza.

I colloqui avevano alimentato aspettative secondo cui l’impegno diplomatico avrebbe potuto contribuire a ridurre i rischi per la produzione e il trasporto di energia nella regione.

Tuttavia, il successivo annuncio di attacchi contro infrastrutture saudite ha riacceso i timori sulle prospettive di una riduzione duratura delle ostilità.

I mercati energetici hanno reagito rivalutando i rischi legati alle continue interruzioni degli impianti produttivi, degli oleodotti e delle rotte marittime.

L’oleodotto East-West resta una rotta alternativa strategica

L’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita ha assunto particolare importanza a causa delle interruzioni del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’infrastruttura si estende per circa 1.200 chilometri attraverso il territorio saudita, trasportando petrolio greggio dalle aree produttive orientali verso i terminali di esportazione sul Mar Rosso.

L’oleodotto consente a una parte delle esportazioni petrolifere saudite di evitare lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte marittime che collegano il Golfo Persico ai mercati internazionali.

Le difficoltà del traffico navale attraverso lo stretto hanno aumentato l’importanza dei corridoi di trasporto alternativi.

Gli attacchi alle stazioni di pompaggio dell’East-West sollevano quindi preoccupazioni sull’affidabilità delle rotte destinate a ridurre la dipendenza da questo passaggio marittimo.

Sebbene l’oleodotto trasporti principalmente petrolio greggio e non gas naturale, le interruzioni delle infrastrutture energetiche regionali possono influenzare i mercati dei combustibili aumentando l’incertezza sulle forniture e sui trasporti.

Le interruzioni nello Stretto di Hormuz ostacolano il trasporto di GNL

Il conflitto che coinvolge l’Iran ha provocato gravi interruzioni della navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il passaggio marittimo rappresenta una rotta importante per le spedizioni energetiche internazionali, comprese le esportazioni di gas naturale liquefatto dal Golfo Persico.

Le restrizioni e le preoccupazioni per la sicurezza del traffico navale hanno complicato il trasferimento dei carichi di GNL verso i mercati internazionali.

Alcune navi metaniere sono state costrette a utilizzare rotte alternative più lunghe, circumnavigando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.

Secondo le condizioni di mercato riportate, queste deviazioni hanno allungato i tempi di trasporto di circa 10-14 giorni.

I viaggi più lunghi aumentano il fabbisogno di capacità navale e i costi di trasporto, ritardando l’arrivo dei carichi a destinazione.

Per gli acquirenti europei di energia, le interruzioni hanno creato ulteriori difficoltà nel reperire forniture sostitutive prima dell’inverno.

Le consegne di GNL in Europa registrano un forte calo

Le interruzioni delle rotte marittime tradizionali hanno contribuito a una significativa riduzione delle consegne di GNL ai terminali europei di importazione.

Secondo i dati citati nel resoconto di mercato, le consegne spot di GNL agli impianti europei di rigassificazione risultavano inferiori di quasi l’80% rispetto ai livelli dell’anno precedente.

La contrazione riflette gli effetti combinati delle interruzioni del trasporto marittimo, delle rotte più lunghe e della disponibilità limitata di carichi.

Le società energetiche europee dipendono dalle importazioni di GNL come importante fonte di gas naturale, soprattutto quando le forniture tramite gasdotto non sono sufficienti a soddisfare la domanda.

La riduzione delle consegne può aumentare la concorrenza per i carichi disponibili ed esercitare pressioni al rialzo sui prezzi all’ingrosso.

Il calo riportato delle forniture spot assume particolare rilevanza mentre la domanda energetica europea inizia ad aumentare con l’arrivo dei mesi più freddi.

Stoccaggi di gas nell’UE inferiori alla media stagionale

Anche le scorte sotterranee di gas naturale in Europa risultano inferiori ai livelli tipici di fine ottobre.

I dati attribuiti a Gas Infrastructure Europe indicano che gli impianti di stoccaggio dell’Unione Europea erano pieni per circa il 74,6% della capacità.

Il dato si confronta con una media stagionale quinquennale di circa l’86%.

Nello stesso periodo dell’anno precedente, i livelli di riempimento superavano il 95%.

Il livello di ottobre 2026 rappresenta, secondo i dati riportati, il valore regionale più basso per questo periodo dell’anno nelle rilevazioni disponibili dal 2009.

La differenza tra le scorte attuali e i livelli storici indica che l’Europa sta entrando nella stagione del riscaldamento con riserve di gas inferiori alla norma.

Stoccaggi più bassi possono aumentare la sensibilità alle interruzioni delle forniture, soprattutto quando i volumi di GNL importati sono limitati.

Il freddo potrebbe aumentare la domanda all’inizio dell’inverno

Le previsioni meteorologiche hanno aggiunto ulteriori preoccupazioni sulla disponibilità di gas in Europa.

I servizi meteorologici hanno segnalato la possibilità di temperature inferiori alle medie stagionali in alcune aree dell’Europa settentrionale e centrale all’inizio di novembre.

Condizioni più fredde aumenterebbero la domanda di gas naturale destinato al riscaldamento residenziale e commerciale.

Le società energetiche potrebbero quindi iniziare a prelevare gas dagli impianti di stoccaggio sotterraneo prima del previsto o a un ritmo più rapido rispetto a condizioni meteorologiche miti.

Con le riserve dell’UE già inferiori alla media stagionale quinquennale, una maggiore domanda di riscaldamento potrebbe esercitare ulteriori pressioni sulle scorte.

L’entità di tali pressioni dipenderà dalle temperature effettive, dai consumi industriali di gas e dalla disponibilità di importazioni aggiuntive.

La sicurezza energetica resta al centro dell’attenzione dei mercati europei

La combinazione di tensioni geopolitiche, interruzioni del trasporto marittimo e minori riserve di gas ha aumentato l’incertezza nei mercati europei del gas naturale.

Il proseguimento degli attacchi contro le infrastrutture energetiche mediorientali potrebbe complicare gli sforzi per ripristinare la fiducia nelle rotte regionali di approvvigionamento.

Allo stesso tempo, i viaggi più lunghi delle navi metaniere potrebbero influenzare tempi e costi delle consegne ai terminali europei.

La situazione evidenzia la continua esposizione dell’Europa agli sviluppi dei mercati energetici internazionali, soprattutto durante i periodi di maggiore domanda invernale.

I prezzi all’ingrosso del gas rimarranno sensibili ai cambiamenti delle condizioni di sicurezza in Medio Oriente, alla disponibilità di GNL e alle previsioni meteorologiche europee.

Prospettive per i prezzi del gas naturale europeo

I benchmark europei del gas hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2022, mentre gli operatori valutavano le nuove minacce alle infrastrutture energetiche saudite e le persistenti interruzioni delle spedizioni di GNL.

Il contratto Dutch TTF è salito a 97,35 euro/MWh, mentre i futures britannici NBP hanno raggiunto 241,00 pence per therm.

Le preoccupazioni sulle forniture sono aggravate da livelli di stoccaggio sotterraneo nell’UE pari a circa il 74,6%, nettamente inferiori alla media stagionale quinquennale dell’86%.

Le previsioni di temperature più basse all’inizio di novembre potrebbero aumentare ulteriormente la domanda di combustibili per il riscaldamento e accelerare i prelievi dalle riserve.

L’andamento dei prezzi del gas europeo dipenderà dagli sviluppi delle ostilità in Medio Oriente, dal ripristino delle rotte marittime, dalla disponibilità delle importazioni di GNL e dall’intensità delle condizioni meteorologiche invernali.

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