I prezzi del petrolio sono diminuiti lunedì, annullando parte dei guadagni della settimana precedente, mentre proseguivano gli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita hanno mantenuto alta l’attenzione sui possibili rischi per le forniture regionali.
I futures sul Brent sono scesi di 1,90 dollari, pari all’1,63%, a 114,82 dollari al barile alle 09:59 GMT, mentre quelli sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense hanno perso 2,08 dollari, ovvero il 2%, a 101,19 dollari al barile.
Entrambi i benchmark sono rimasti vicini ai massimi di sei mesi dopo i rialzi della settimana precedente. Il Brent aveva guadagnato circa il 6%, mentre il WTI era aumentato del 2,3%. Venerdì, i prezzi del petrolio avevano chiuso con un incremento di quasi 3 dollari.
Gli operatori continuano a valutare gli effetti delle operazioni militari in Medio Oriente, degli attacchi contro le infrastrutture saudite e dei colloqui diplomatici tra i governi della regione.
Gli attacchi Houthi mantengono l’attenzione sulle infrastrutture petrolifere saudite
Gli ultimi sviluppi seguono ulteriori attacchi attribuiti al movimento Houthi dello Yemen, sostenuto dall’Iran.
Durante il fine settimana, gli Houthi hanno dichiarato di aver colpito stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita e l’aeroporto di Riyadh.
Le autorità saudite hanno comunicato domenica di aver intercettato altri missili e droni.
Gli attacchi hanno alimentato preoccupazioni sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche e sulle possibili conseguenze per il trasporto del greggio.
L’oleodotto East-West rappresenta una via di trasporto del petrolio attraverso il territorio saudita, rendendo la sua operatività rilevante per la logistica delle esportazioni regionali.
Sebbene i prezzi del petrolio siano diminuiti durante le contrattazioni di lunedì, il proseguimento degli attacchi ha contribuito all’incertezza sulla disponibilità delle forniture mediorientali.
John Evans, analista di PVM Oil Associates, ha affermato che i rischi aggiuntivi associati agli attacchi contro l’Arabia Saudita potrebbero favorire gli acquisti qualora il Brent tornasse sui minimi della settimana precedente.
“Con i rischi aumentati dagli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita, un eventuale ritorno del Brent sui minimi della scorsa settimana potrebbe attirare acquirenti”, ha dichiarato Evans.
L’analista ha inoltre osservato che l’entità di una correzione dei prezzi è difficile da valutare e che il recente calo non ha necessariamente modificato le aspettative degli investitori che prevedono ulteriori aumenti.
Qatar e governi regionali avviano colloqui diplomatici con l’Iran
Gli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni sono proseguiti durante il fine settimana.
Secondo un funzionario informato sulla situazione, mediatori del Qatar si sono recati a Teheran domenica nell’ambito di discussioni coordinate con gli Stati Uniti.
L’iniziativa aveva l’obiettivo di esplorare possibili misure per ridurre le ostilità regionali.
Alti funzionari di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, Paesi associati al Patto della Mecca, avrebbero inoltre dovuto incontrare i leader iraniani a Teheran lunedì.
I colloqui programmati rappresenterebbero il primo contatto ad alto livello da quando gli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita sono diventati una questione rilevante nel più ampio conflitto regionale.
L’attività diplomatica si è svolta parallelamente alla prosecuzione delle operazioni militari e degli attacchi contro le infrastrutture.
Non è stato annunciato alcun accordo per porre fine alle ostilità o ripristinare le normali condizioni del trasporto energetico.
Di conseguenza, i mercati petroliferi continuano a valutare sia la possibilità di progressi diplomatici sia i rischi associati a ulteriori interruzioni.
Proseguono le interruzioni nello Stretto di Hormuz e a Bab el-Mandeb
Gli effetti della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio, continuano a influenzare il trasporto marittimo commerciale e quello energetico in Medio Oriente.
Le aziende stanno modificando le proprie operazioni in risposta alle interruzioni che interessano lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb.
Entrambi i passaggi marittimi rappresentano rotte importanti per il commercio internazionale e le spedizioni energetiche.
Le restrizioni alle operazioni navali possono influenzare la disponibilità delle navi, i costi di trasporto e i calendari delle consegne di petrolio e altre materie prime.
Secondo i dati raccolti dal Washington Institute for Near East Policy, ottobre ha registrato il numero più elevato di attacchi contro il trasporto marittimo commerciale nello Stretto di Hormuz e nelle acque circostanti da quando l’organizzazione ha iniziato a monitorare gli incidenti di sicurezza marittima a livello globale nel 2017.
L’aumento degli attacchi segnalati ha accentuato le preoccupazioni sull’affidabilità delle rotte marittime regionali.
Le società energetiche e gli operatori del trasporto marittimo continuano a valutare soluzioni alternative e le conseguenze operative del conflitto.
Saudi Aramco prevede stoccaggi di petrolio a Singapore dal 2027
Separatamente, Arabia Saudita e Singapore hanno annunciato un piano che prevede l’avvio dello stoccaggio di greggio da parte di Saudi Aramco a Singapore nella seconda metà del 2027.
I ministri dell’Energia dei due Paesi hanno confermato l’accordo, finalizzato a migliorare la resilienza della catena di approvvigionamento regionale di Aramco.
La capacità di stoccaggio prevista offrirebbe alla società energetica statale saudita un’ulteriore località in cui conservare il petrolio, più vicina ai clienti asiatici.
Questi accordi possono contribuire alla gestione delle forniture attraverso sedi alternative per le scorte e una maggiore flessibilità nei calendari di consegna.
L’annuncio arriva mentre produttori e importatori di energia valutano le conseguenze delle interruzioni delle rotte marittime consolidate.
Le informazioni disponibili non specificano ulteriori dettagli operativi sulle strutture di stoccaggio.
L’AIE prevede effetti sul mercato energetico anche nel 2027
Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), ha affrontato le conseguenze a lungo termine del conflitto durante un evento di settore a Singapore lunedì.
Birol ha dichiarato di non aspettarsi che i mercati energetici nel 2027 tornino alle condizioni precedenti alla guerra che coinvolge l’Iran.
Le sue osservazioni riflettono la possibilità che le interruzioni delle catene di approvvigionamento, delle modalità di trasporto e delle condizioni dei mercati energetici continuino oltre la fase immediata del conflitto.
La valutazione arriva mentre produttori, consumatori e governi esaminano i cambiamenti nel commercio internazionale dell’energia.
La durata delle interruzioni dipenderà dagli sviluppi del conflitto, dal ripristino delle operazioni marittime e dagli adeguamenti delle modalità di approvvigionamento energetico.
Mercati petroliferi tra diplomazia e rischi per le forniture
Il calo dei prezzi del petrolio di lunedì ha seguito le notizie relative a nuove iniziative diplomatiche che coinvolgono Qatar, Iran e altri governi regionali.
Tuttavia, il Brent a 114,82 dollari al barile e il WTI a 101,19 dollari sono rimasti su livelli elevati dopo gli aumenti della settimana precedente.
I continui attacchi contro le infrastrutture saudite, le interruzioni nello Stretto di Hormuz e a Bab el-Mandeb e l’incertezza legata al conflitto rimangono fattori rilevanti per le prospettive delle forniture.
Gli investitori continueranno a monitorare i negoziati diplomatici, gli sviluppi della sicurezza regionale e i cambiamenti nelle modalità di trasporto internazionale del greggio.

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