I prezzi del petrolio sono diminuiti venerdì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che Washington non lancerà attacchi militari contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato del Congresso previste a novembre, attenuando alcune preoccupazioni immediate riguardo a ulteriori interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente.
I futures sul Brent hanno perso 72 centesimi, pari allo 0,7%, scendendo a 103,53 dollari al barile alle 02:20 GMT. I futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) sono diminuiti di 52 centesimi, o dello 0,6%, attestandosi a 90,97 dollari al barile.
Nonostante il ribasso di venerdì, il Brent rimaneva avviato verso un aumento settimanale dopo il rialzo del 4% registrato giovedì, quando nuovi attacchi contro le navi che trasportano petrolio greggio dal Medio Oriente avevano alimentato preoccupazioni sulla disponibilità delle forniture.
Il WTI, invece, si dirigeva verso una moderata perdita settimanale, nonostante le interruzioni della produzione petrolifera offshore nel Golfo del Messico provocate dall’uragano Isaias.
Trump esclude un’azione militare immediata contro l’Iran
Giovedì Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano impegnati in “discussioni produttive” con l’Iran, indicando che non erano previsti attacchi militari prima delle elezioni di metà mandato del Congresso del 3 novembre.
Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo notizie di stampa secondo cui Washington stava valutando possibili operazioni militari contro obiettivi iraniani prima del voto.
I commenti hanno attenuato i timori di un’immediata escalation del conflitto, che prosegue da otto mesi e ha provocato notevoli interruzioni nei mercati energetici regionali.
Anche gli sviluppi diplomatici sono rimasti al centro dell’attenzione dopo che l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che il ministro degli Esteri Abbas Araqchi aveva dichiarato che Teheran stava esaminando la risposta statunitense a una proposta iraniana riguardante la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Secondo la proposta, questa rotta marittima di importanza strategica potrebbe riaprire entro sette giorni, anche se non è stato comunicato alcun accordo definitivo.
Lo Stretto di Hormuz rimane centrale per le prospettive del mercato petrolifero, data la sua importanza per il trasporto internazionale di energia.
Prima del conflitto, le spedizioni attraverso lo stretto rappresentavano circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio e prodotti petroliferi.
L’aumento delle minacce contro le navi commerciali nel Golfo e nello Stretto di Hormuz durante ottobre ha contribuito a forti oscillazioni dei prezzi del greggio.
Un miglioramento duraturo della sicurezza marittima potrebbe contribuire a ridurre le interruzioni dei trasporti, anche se i tempi e la portata di una possibile riapertura rimangono incerti.
Gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni sul commercio energetico iraniano
Nonostante i contatti diplomatici, Washington ha continuato a esercitare pressioni economiche su Teheran.
Giovedì gli Stati Uniti hanno introdotto ulteriori sanzioni contro individui, reti commerciali e 17 navi coinvolte nel trasporto di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e prodotti petrolchimici.
Le misure rientrano negli sforzi di Washington per esercitare pressione sull’Iran mentre proseguono i negoziati per porre fine al conflitto.
La combinazione di contatti diplomatici e sanzioni ha portato gli operatori a valutare le probabilità di una soluzione negoziata insieme al rischio di ulteriori restrizioni sulle esportazioni energetiche iraniane.
L’uragano Isaias interrompe la produzione petrolifera nel Golfo del Messico
Le preoccupazioni sulle forniture sono state influenzate anche dall’uragano Isaias, in avvicinamento alla costa statunitense del Golfo del Messico.
I produttori offshore hanno sospeso una parte significativa delle operazioni come misura precauzionale contro la tempesta.
Secondo la US Marine Minerals Administration, giovedì erano stati sospesi circa 1,3 milioni di barili al giorno di produzione petrolifera.
Il volume rappresentava il 62,9% della produzione corrente nella regione offshore interessata.
Le chiusure temporanee hanno aggiunto un ulteriore elemento di incertezza alle forniture mondiali di petrolio, anche se la durata delle interruzioni dipenderà dalla traiettoria dell’uragano e dalla capacità degli operatori di riprendere la produzione in sicurezza.
Gli Stati Uniti rimangono il maggiore produttore mondiale di petrolio, rendendo gli sviluppi che interessano la produzione nel Golfo del Messico rilevanti per i mercati internazionali del greggio.
Le prospettive del mercato petrolifero restano legate ai rischi sulle forniture
Il calo dei prezzi del greggio di venerdì ha riflesso un’attenuazione delle preoccupazioni geopolitiche immediate dopo le dichiarazioni di Trump, piuttosto che una risoluzione delle più ampie interruzioni delle forniture.
Il previsto aumento settimanale del Brent ha evidenziato la persistente influenza dei rischi per la sicurezza marittima in Medio Oriente, mentre l’avvicinamento dell’uragano ha aggiunto incertezza alla produzione statunitense.
Gli operatori continueranno a valutare gli sviluppi diplomatici tra Washington e Teheran, la situazione dei trasporti attraverso lo Stretto di Hormuz, l’impatto delle sanzioni statunitensi e la ripresa della produzione offshore nel Golfo del Messico.

Leave a Reply