Oro vicino a 4.400 dollari in attesa dei dati sull’inflazione USA

Gold bars

I prezzi dell’oro hanno esteso i guadagni mercoledì, mantenendosi vicini a 4.400 dollari l’oncia mentre gli investitori attendevano nuovi dati sull’inflazione statunitense per ottenere indicazioni sul futuro percorso dei tassi d’interesse della Federal Reserve. I mercati continuano inoltre a monitorare gli sviluppi legati ai tentativi di riaprire lo Stretto di Hormuz.

Alle 03:22 ET (07:22 GMT), XAU/USD guadagnava lo 0,7% a 4.400,02 dollari l’oncia, mentre i Gold Futures avanzavano dello 0,4% a 4.459,30 dollari. XAG/USD saliva dell’1,8% a 65,88 dollari l’oncia, mentre XPT/USD aumentava dello 0,7% a 1.755,16 dollari.

L’incertezza su Hormuz sostiene l’oro mentre restano in primo piano i tassi

L’oro si è mantenuto vicino ai massimi di due mesi mentre gli investitori continuano a valutare le possibilità di un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Il ministro della Difesa del Pakistan ha indicato che Washington e Teheran sarebbero vicine a un’intesa, mentre alcune indiscrezioni su negoziati avanzati tra Oman e Iran suggeriscono che gli sforzi diplomatici stiano proseguendo.

L’Iran ha tuttavia ribadito che la via d’acqua resterà chiusa finché gli Stati Uniti non soddisferanno una serie di richieste, tra cui la revoca del blocco dei porti iraniani e il pagamento di un risarcimento per i danni provocati dagli attacchi militari statunitensi.

I segnali contrastanti continuano ad alimentare la volatilità sui mercati energetici. Gli Stati Uniti e gli Houthi dello Yemen sostenuti dall’Iran hanno riportato separatamente attacchi contro il traffico marittimo nelle aree dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandeb, mentre un elicottero della Marina statunitense ha lanciato missili contro una nave cargo battente bandiera panamense che tentava di attraversare il Golfo di Oman.

Un attacco con drone ha inoltre colpito una raffineria in Libia.

Per il mercato dell’oro, le conseguenze inflazionistiche dei maggiori prezzi dell’energia rimangono centrali. Costi energetici persistentemente elevati potrebbero spingere la Federal Reserve a mantenere i tassi d’interesse alti più a lungo, aumentando il costo opportunità di detenere oro, che non offre rendimento.

CPI USA, acquisti cinesi e livelli tecnici sotto osservazione

Gli investitori attendono ora l’indice dei prezzi al consumo statunitense di mercoledì, seguito giovedì dai dati sui prezzi alla produzione. Un’inflazione più debole potrebbe ridurre la pressione sulla Fed per un ulteriore inasprimento monetario, mentre un dato superiore alle attese potrebbe rilanciare le aspettative di nuovi aumenti dei tassi.

I mercati hanno evitato posizionamenti particolarmente aggressivi prima della pubblicazione del CPI, con gli swap che indicano probabilità sostanzialmente pari per un aumento di un quarto di punto a settembre.

Nel frattempo, la People’s Bank of China ha aumentato le proprie riserve auree per il 21° mese consecutivo a luglio, aggiungendo circa 640.000 once troy e portando le disponibilità complessive a 76,08 milioni di once. Anche gli ETF cinesi garantiti dall’oro hanno continuato ad attirare acquirenti, rafforzando i segnali di una maggiore domanda istituzionale.

Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il recente arretramento dell’oro da 4.435 dollari riflette prese di profitto prima del CPI, commenti più restrittivi da parte della Federal Reserve e la nuova forza dei prezzi energetici.

Secondo Sycamore, l’oro incontra ora una resistenza ribassista intorno a 4.460 dollari, tracciata a partire dal massimo record di fine gennaio vicino a 5.602 dollari, mentre la media mobile a 200 giorni intorno a 4.495 dollari rappresenta un’ulteriore barriera.

Ha affermato che il metallo prezioso dovrà superare e mantenersi al di sopra di entrambi i livelli per aprire la strada a una ripresa più sostenuta verso 5.000 dollari.

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