I prezzi del petrolio sono rimasti in deciso rialzo durante la seduta europea di lunedì, pur riducendo parte dei guadagni registrati in precedenza, mentre la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare le preoccupazioni per le forniture di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Alle 03:43 ET (07:43 GMT), il Brent guadagnava il 3,5% a 78,68 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) saliva del 3,5% a 73,89 dollari. Entrambi i contratti avevano registrato rialzi vicini al 5% nelle prime fasi della seduta.
La crisi in Medio Oriente riporta al centro i rischi per l’offerta
L’ultimo rialzo è seguito all’espansione degli attacchi missilistici e con droni da parte dell’Iran contro Qatar ed Emirati Arabi Uniti, in risposta ai recenti raid statunitensi.
Teheran ha inoltre annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz dopo che una nave commerciale è stata colpita, riaccendendo i timori per uno dei corridoi energetici più importanti al mondo.
Gli Stati Uniti hanno contestato tale affermazione e il presidente Donald Trump ha ribadito che il traffico commerciale continua a transitare sotto la protezione americana.
Il traffico marittimo rallenta
Nonostante le rassicurazioni di Washington, gli operatori del trasporto marittimo hanno adottato un atteggiamento prudente.
Secondo i dati di monitoraggio delle navi, domenica solo sei imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, il livello più basso delle ultime cinque settimane.
“Shipping operators are adopting a cautious approach and inbound movements have slowed under heightening security concerns,” hanno scritto gli analisti di ANZ.
Crescono i dubbi sulla tenuta dell’accordo
ANZ ha osservato che il mercato aveva inizialmente ridotto parte dei rialzi della scorsa settimana, poiché sia Washington sia Teheran sembravano evitare un’ulteriore escalation.
La banca ha evidenziato che gli Stati Uniti avevano evitato di colpire direttamente le infrastrutture energetiche iraniane e che erano stati avviati contatti diplomatici.
Tuttavia, i nuovi attacchi del fine settimana e il rinnovato annuncio iraniano sulla chiusura dello Stretto di Hormuz hanno riacceso i dubbi sulla solidità dell’accordo provvisorio raggiunto il mese scorso.
Lo Stretto di Hormuz resta decisivo per il mercato petrolifero
Lo Stretto di Hormuz rappresenta la principale via di esportazione del greggio proveniente da Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e altri produttori del Golfo.
Un’interruzione prolungata potrebbe costringere le raffinerie, soprattutto in Asia, a cercare fonti alternative di approvvigionamento, facendo aumentare anche i costi di trasporto e assicurazione.
Gli investitori monitorano inoltre eventuali interventi coordinati dei principali Paesi produttori o possibili rilasci di riserve strategiche.
L’IEA avverte sui rischi per la ripresa dell’offerta
Nel suo rapporto mensile pubblicato la scorsa settimana, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha avvertito che il riaccendersi del conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe compromettere la prevista ripresa dell’offerta globale qualora le difficoltà nei transiti attraverso Hormuz dovessero persistere.
L’agenzia ha riferito che l’offerta mondiale di petrolio è aumentata di 4,1 milioni di barili al giorno a giugno grazie alla ripresa dei flussi attraverso lo Stretto, pur rimanendo inferiore ai livelli precedenti al conflitto.
Secondo l’IEA, la produzione globale dovrebbe continuare a recuperare nel 2027, a condizione che il traffico marittimo migliori ulteriormente.

Leave a Reply