I futures USA scendono mentre lo stallo con l’Iran e i timori sull’inflazione pesano sui mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

I futures azionari statunitensi hanno registrato un calo martedì, mentre gli investitori continuano a monitorare l’incertezza legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran e si preparano alla pubblicazione dei dati chiave sull’inflazione americana.

Alle 03:28 ET, i futures sul Dow Jones erano in ribasso di 71 punti, pari allo 0,1%. I futures sull’S&P 500 cedevano 25 punti, o lo 0,3%, mentre quelli sul Nasdaq 100 perdevano 193 punti, pari allo 0,7%.

Wall Street aveva chiuso la seduta di lunedì leggermente in rialzo, sostenuta soprattutto dai continui guadagni dei titoli legati ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. L’entusiasmo intorno alle società collegate all’AI si è infatti mantenuto solido nonostante le persistenti tensioni geopolitiche.

Tuttavia, gli analisti di Vital Knowledge hanno sottolineato come la performance complessiva del mercato apparisse meno convincente osservando i dettagli interni della seduta.

“[C]ontinuiamo a ritenere che il movimento dei prezzi nei semiconduttori/componenti sia estremamente esteso e insostenibile, mentre un accordo con l’Iran, qualora dovesse concretizzarsi, avrebbe più probabilmente un effetto di ‘sell-the-news’ piuttosto che generare ulteriori rialzi significativi (dato che il mercato già presume che un accordo verrà raggiunto)”, hanno scritto gli analisti in una nota.

Gli esperti hanno inoltre evidenziato che l’S&P 500 equiponderato ha sottoperformato durante la seduta di lunedì, mentre i rendimenti obbligazionari governativi e i prezzi del petrolio continuavano a salire.

Washington e Teheran restano in una fase di stallo

Le speranze di una svolta diplomatica nel breve termine si sono indebolite dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha lasciato intendere come i negoziati con l’Iran siano sostanzialmente bloccati.

Parlando con i giornalisti lunedì, Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco tra Washington e Teheran era “attaccato a un supporto vitale massiccio” dopo aver respinto l’ultima risposta iraniana alla proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti.

Trump ha definito la controproposta iraniana “inaccettabile”, per poi aggiungere successivamente che si trattava di “un pezzo di spazzatura”, affermando inoltre di non ritenere nemmeno necessario leggerla integralmente.

Allo stesso tempo, diversi segnali indicano che il rischio di una nuova escalation militare potrebbe essere in aumento. Secondo CNN, Trump starebbe seriamente valutando la ripresa di operazioni militari su larga scala, mentre cresce la frustrazione per la lentezza dei negoziati.

Alcuni analisti hanno ipotizzato che l’imminente viaggio di Trump in Cina e il previsto incontro con il presidente cinese Xi Jinping possano contribuire a rilanciare il dialogo. La Cina resta infatti uno dei maggiori importatori di petrolio iraniano e potrebbe svolgere un ruolo nel sostenere un eventuale futuro accordo di pace.

Per il momento, tuttavia, l’incertezza sul conflitto continua a offuscare le prospettive economiche globali.

Il petrolio torna sopra i 105 dollari

I mercati energetici hanno reagito rapidamente agli ultimi sviluppi, con i prezzi del petrolio che hanno esteso i recenti rialzi.

I futures sul Brent sono saliti del 2,0% a 106,30 dollari al barile, mantenendosi ampiamente sopra i livelli intorno ai 70 dollari registrati prima dello scoppio del conflitto all’inizio dell’anno.

L’impennata del petrolio è legata soprattutto alle continue tensioni nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo strategico al largo delle coste meridionali iraniane attraverso cui transita normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

La rotta resta di fatto bloccata da settimane a causa delle attività militari statunitensi e iraniane, interrompendo importanti flussi di greggio e alimentando i timori di una crisi energetica globale.

Le ultime dichiarazioni di Trump hanno rafforzato la convinzione del mercato che una soluzione possa non arrivare rapidamente, sostenendo ulteriormente i prezzi dell’energia.

I mercati attendono i dati chiave sull’inflazione USA

Il continuo rialzo del petrolio ha riacceso le preoccupazioni sull’inflazione e aumentato le aspettative che le banche centrali possano mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo.

Gli investitori sono ora concentrati sulla pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti prevista per martedì.

Gli economisti prevedono che l’inflazione headline di aprile acceleri al 3,7% su base annua, rispetto al 3,3% di marzo, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi della benzina. Su base mensile, il CPI è invece atteso in rallentamento allo 0,6% dallo 0,9% precedente.

I mercati seguiranno con attenzione anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia ed è considerata una misura chiave per la Federal Reserve. Il dato core è previsto al 2,7% annuo e allo 0,3% mensile, rispetto al 2,6% e allo 0,2% registrati nel mese precedente.

L’inflazione core è “in definitiva ciò che conta maggiormente” per la Federal Reserve, hanno scritto gli strategist di ING in una nota.

“Tuttavia, è probabilmente ancora troppo presto per aspettarsi prove evidenti di effetti di secondo impatto”, hanno aggiunto.

I repubblicani esaminano le attività imprenditoriali di Sam Altman

Nel frattempo, Sam Altman sarebbe finito sotto crescente pressione da parte di parlamentari repubblicani e di diversi procuratori generali statali repubblicani in vista di una possibile quotazione in borsa di OpenAI entro la fine dell’anno.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la House Oversight Committee guidata dai repubblicani avrebbe avviato un’indagine su possibili conflitti di interesse legati agli investimenti personali di Altman e alle partnership commerciali di OpenAI.

La commissione avrebbe richiesto documenti relativi alle pratiche di governance di OpenAI e ai rapporti con società collegate ad Altman.

Il quotidiano ha inoltre riferito che procuratori generali repubblicani di Florida, Montana, Nebraska, Iowa, West Virginia e Louisiana hanno invitato la Securities and Exchange Commission statunitense a esaminare la governance di OpenAI prima di qualsiasi eventuale IPO.

L’attenzione sul manager arriva dopo precedenti indiscrezioni secondo cui Altman avrebbe incoraggiato OpenAI a sostenere società nelle quali deteneva investimenti personali, tra cui la società di fusione nucleare Helion e la startup aerospaziale Stoke Space.

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