L’oro sale leggermente ma resta in range mentre i mercati guardano al blocco dell’Iran e all’inflazione USA

I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve aumento martedì, ma hanno continuato a muoversi all’interno di un intervallo ristretto, mentre gli investitori valutavano le implicazioni di un blocco navale statunitense contro l’Iran e attendevano nuovi dati sull’inflazione dagli Stati Uniti.

Nonostante i modesti guadagni, il metallo prezioso è rimasto sostanzialmente nel range osservato nell’ultima settimana, con le preoccupazioni per l’inflazione legata al conflitto con l’Iran che hanno compensato la tipica domanda di beni rifugio per l’oro e gli altri metalli preziosi.

Il prezzo spot dell’oro è salito dello 0,5% a 4.762,42 dollari l’oncia alle 01:42 ET (05:42 GMT), mentre i future sull’oro sono aumentati dello 0,4% a 4.784,05 dollari l’oncia. Nell’ultima settimana, i prezzi spot si sono mossi principalmente tra circa 4.700 e 4.900 dollari l’oncia.

Anche altri metalli preziosi hanno registrato rialzi, con l’argento spot in aumento dell’1,4% a 76,6375 dollari l’oncia e il platino in crescita dello 0,6% a 2.087,69 dollari l’oncia.

Dollaro più debole sostiene l’oro mentre si sviluppa il blocco dell’Iran

L’oro e gli altri metalli hanno trovato supporto in un dollaro statunitense più debole, mentre i mercati reagivano a segnali preliminari di possibile allentamento delle tensioni nel conflitto con l’Iran dopo l’avvio del blocco navale da parte degli Stati Uniti.

Diversi report hanno indicato che Washington e Teheran restano aperte a ulteriori negoziati dopo che i colloqui del fine settimana in Pakistan non hanno prodotto una svolta. Secondo Bloomberg, entrambe le parti stanno valutando un nuovo round di discussioni prima della scadenza dell’attuale tregua di due settimane prevista per la prossima settimana.

Il vicepresidente statunitense JD Vance, che ha guidato i colloqui in Pakistan, ha espresso un cauto ottimismo sui progressi, sottolineando che spetterà all’Iran decidere se un accordo potrà essere raggiunto.

Il dollaro si è indebolito mentre la propensione al rischio degli investitori migliorava grazie alla prospettiva di un possibile cessate il fuoco, anche se un accordo appare ancora lontano. Gli asset più sensibili al rischio, in particolare le azioni, hanno registrato forti guadagni all’inizio della settimana.

I mercati attendono i dati sull’inflazione USA per ulteriori indicazioni

L’attenzione si concentra ora sui dati sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI) degli Stati Uniti, attesi nel corso della giornata di martedì, che dovrebbero fornire ulteriori indicazioni sull’andamento dell’inflazione nella principale economia mondiale.

Gli investitori seguiranno con attenzione eventuali segnali di un aumento delle pressioni inflazionistiche legato all’energia nel mese di marzo, soprattutto dopo che i dati sull’indice dei prezzi al consumo pubblicati la scorsa settimana hanno evidenziato un’accelerazione significativa dell’inflazione.

Lo scoppio del conflitto con l’Iran ha fortemente perturbato i mercati energetici globali, facendo salire i prezzi di petrolio e gas dopo che Teheran ha limitato l’accesso allo Strait of Hormuz.

L’aumento dei costi energetici ha alimentato i timori che l’inflazione possa rimanere elevata, spingendo la Federal Reserve e altre grandi banche centrali verso una politica monetaria più restrittiva nei prossimi mesi.

Queste preoccupazioni sull’inflazione hanno pesato sull’oro, riportando i prezzi al di sotto dei massimi record raggiunti a fine gennaio.

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