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  • La Borsa di Milano scende per prese di profitto; pesano le incertezze sulla Fed, giù le banche, bene Enel, Azimut tenta il rimbalzo

    La Borsa di Milano scende per prese di profitto; pesano le incertezze sulla Fed, giù le banche, bene Enel, Azimut tenta il rimbalzo

    Le azioni a Milano e negli altri principali listini europei sono in calo questa mattina, dopo il recente rally che aveva portato il FTSE MIB ai massimi dal 2001.

    A Tokyo, la Borsa ha chiuso in forte ribasso a causa delle prese di profitto diffuse—soprattutto nel settore tecnologico—mentre anche Wall Street ha archiviato una seduta negativa ieri sera.

    A pesare ulteriormente sono le minori aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del prossimo mese. Il mercato attribuisce ora circa il 50% di probabilità a un movimento di un quarto di punto al meeting FOMC di dicembre, un fattore che sta frenando il sentiment globale.

    Anche i dati macro cinesi pubblicati oggi non aiutano: produzione industriale e vendite al dettaglio di ottobre sono scese ai livelli più bassi da agosto dello scorso anno.

    Verso le 9:30, il FTSE MIB arretrava dello 0,95%.

    I titoli bancari erano in forte calo, con l’indice di settore in flessione dell’1,6%. Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO) perdeva il 2,7%, mentre Banco BPM (BIT:BAMI) arretrava del 2,5%. Mediobanca (BIT:MB) si muoveva in controtendenza, in lieve rialzo dello 0,15%. I due big UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) lasciavano sul terreno oltre l’1,2%.

    Azimut (BIT:AZM) tentava un recupero, salendo dell’1,2% dopo il crollo del 10% di ieri legato all’ispezione della Banca d’Italia, che aveva aumentato l’incertezza sui tempi dello spin-off della nuova banca di wealth management. In una dichiarazione diffusa questa mattina, l’amministratore delegato Giorgio Medda ha affermato di ritenere le conclusioni dell’ispezione “pienamente gestibili”, precisando che “non sono collegate all’operazione TNB” e confermando di attendersi l’approvazione entro il secondo trimestre del prossimo anno.

    Leonardo (BIT:LDO) segnava un forte ribasso, perdendo il 2,1% dopo il rally della vigilia.

    Enel (BIT:ENEL) beneficiava dei risultati trimestrali, salendo dell’1,7% dopo la pubblicazione dei conti dei nove mesi avvenuta ieri sera. Barclays ha commentato in una nota che i risultati “sono stati migliori del previsto”, apprezzando anche l’aumento della guidance sull’utile netto. Terna (BIT:TRN) guadagnava l’1,1%, sostenuta anch’essa dai risultati dei nove mesi.

    Nel lusso, Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) balzava del 2,4%, Brunello Cucinelli (BIT:BC) avanzava dello 0,5% e Aeffe (BIT:AEF) dell’1,4%.

  • La joint venture ACC di Stellantis sarebbe vicina ad abbandonare il progetto della gigafactory di Termoli

    La joint venture ACC di Stellantis sarebbe vicina ad abbandonare il progetto della gigafactory di Termoli

    ACC — la joint venture tra Stellantis (BIT:STLAM), TotalEnergies (EU:TTE) e Mercedes (TG:MBG) — sarebbe sul punto di abbandonare “definitivamente” il progetto della gigafactory di Termoli, già sospeso in precedenza, secondo quanto riportato dalla stampa.

    La notizia è stata pubblicata da MF, che non ha citato fonti ma ha affermato che la decisione sarebbe imminente e potrebbe diventare ufficiale entro la fine dell’anno o nei primi mesi del 2026.

    Lo scorso 4 giugno, ACC aveva annunciato di aver rinviato i piani per la gigafactory a causa dell’evoluzione del mercato automobilistico, con la domanda che si sta orientando “verso veicoli elettrici a basso costo”.

    In un comunicato, la società ha dichiarato di “stare ancora valutando i suoi piani di investimento per l’Italia (e lo stesso per la Germania) con l’obiettivo di prendere una decisione entro la fine di quest’anno, nella migliore delle ipotesi”.
    Nel frattempo, ACC ha spiegato che “si sta concentrando sul miglioramento dell’efficienza produttiva e della competitività della sua Gigafactory di Billy-Berclau/Douvrin (Francia)”.

  • L’utile netto di Enel cala leggermente, ma il gruppo alza le previsioni per il 2025

    L’utile netto di Enel cala leggermente, ma il gruppo alza le previsioni per il 2025

    Enel (BIT:ENEL) ha rivisto al rialzo la guidance per l’anno in corso dopo aver pubblicato ieri sera, a mercati chiusi, i risultati dei primi nove mesi del 2025.

    Il gruppo ha registrato ricavi pari a 59,702 miliardi di euro, in aumento del 3,6% rispetto ai 57,634 miliardi dello stesso periodo del 2024, grazie soprattutto alla crescita delle vendite di commodity sul mercato all’ingrosso in un contesto di prezzi medi più elevati.

    L’utile netto del gruppo è diminuito lievemente (-0,29%), passando da 5,2514 miliardi nel 2024 agli attuali 5,236 miliardi. L’EBITDA ordinario è anch’esso sceso rispetto all’anno precedente, riducendosi di 187 milioni di euro. Tuttavia, al netto degli effetti delle variazioni di perimetro—riferite principalmente alla cessione delle attività di distribuzione e generazione elettrica in Perù—l’EBITDA ordinario sarebbe aumentato di 153 milioni di euro (+0,9%), sostenuto dai risultati positivi in Spagna e Colombia, che hanno più che compensato la riduzione dei margini in Italia. Nel complesso dell’America Latina, la buona performance operativa ha controbilanciato un effetto cambio negativo pari a 332 milioni di euro.

    L’EBIT ha seguito la stessa dinamica, attestandosi a 10,924 miliardi di euro per il periodo gennaio–settembre, in calo del 14,2% rispetto all’anno precedente. La riduzione di 1,8 miliardi riflette l’andamento operativo, l’aumento degli ammortamenti legati ai nuovi impianti entrati in funzione e maggiori rettifiche di valore su alcuni asset rinnovabili negli Stati Uniti e in Cile, compensando la diminuzione delle svalutazioni dei crediti.

    Il nuovo Piano Strategico del gruppo verrà presentato alla comunità finanziaria nel febbraio 2026.

    È stato approvato un acconto sul dividendo 2025 pari a 0,23 euro per azione, in aumento del 7% rispetto all’acconto del 2024, e pagabile dal 21 gennaio. La società ha ricordato che la politica dei dividendi, coerente con il Piano Strategico 2025–2027, prevede un dividendo minimo di 0,46 euro per azione per l’esercizio 2025, con un possibile incremento fino a un payout del 70% dell’utile netto ordinario.

    Per il 2025, Enel prevede un EBITDA ordinario compreso tra 22,9 e 23,1 miliardi di euro, mentre l’utile netto ordinario dovrebbe collocarsi leggermente al di sopra del limite superiore della guidance (6,7–6,9 miliardi).

    Dopo la diffusione dei risultati, il titolo Enel ha aperto oggi ai massimi storici sopra i 9 euro, con un progresso dell’1,30%.

    Barclays ha confermato la raccomandazione overweight e un target price di 9 euro su Enel. I risultati del terzo trimestre «sono stati migliori del previsto e la guidance è stata rivista al rialzo», sottolineano gli analisti, che continuano a considerare il titolo una delle scelte principali del settore.

    Gli analisti di WebSim Intermonte parlano di «risultati solidi», “ancora una volta principalmente sostenuti dal crescente contributo delle Reti”.
    La società aggiunge: “Continuiamo ad apprezzare il crescente peso delle attività regolate nel business mix, così come la concentrazione geografica in Italia e Spagna”.
    WebSim conclude: “Questo, insieme alla forte contrazione registrata dallo spread BTP-BUND negli ultimi dodici mesi, ha permesso il rerating del titolo, con il P/E a 1 anno di ENEL salito da 10,0x agli attuali 12,9x”, mantenendo un prezzo obiettivo di 9,5 euro e una raccomandazione neutrale.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures, Il crollo di Disney potrebbe pesare su Wall Street

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures, Il crollo di Disney potrebbe pesare su Wall Street

    I futures sugli indici statunitensi indicano un’apertura in ribasso giovedì, suggerendo che le azioni potrebbero muoversi verso il basso dopo due sessioni consecutive di risultati contrastanti.

    Il sentiment di mercato è sotto pressione a causa del forte calo pre-market di Disney (NYSE:DIS), le cui azioni scendono del 6,0% dopo che la società ha pubblicato utili del quarto trimestre fiscale superiori alle attese ma ricavi inferiori alle previsioni.

    Il movimento ribassista potrebbe comunque essere attenuato dopo la firma, da parte del presidente Donald Trump ieri sera, del disegno di legge che pone ufficialmente fine allo shutdown governativo più lungo nella storia degli Stati Uniti. La misura ripristina i finanziamenti per la maggior parte delle agenzie federali fino al 30 gennaio, aprendo la strada al ritorno dei principali dati economici e riducendo l’incertezza per gli investitori.

    Restano però dubbi sul calendario statistico. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato ai giornalisti mercoledì che i rapporti sull’occupazione e sull’inflazione di ottobre “probabilmente non verranno mai pubblicati” a causa della durata dello shutdown.

    Mercoledì, i principali indici statunitensi hanno nuovamente mostrato andamenti divergenti, replicando il quadro contrastato di martedì. Il Dow ha toccato un nuovo massimo storico in chiusura, mentre il Nasdaq, ad alta concentrazione tecnologica, ha continuato a indebolirsi.

    Il Nasdaq è sceso di 61,84 punti, o lo 0,3%, a 23.406,46. L’S&P 500 è salito modestamente di 4,31 punti, o lo 0,1%, chiudendo a 6.850,92. Il Dow è balzato di 326,86 punti, o lo 0,7%, chiudendo a 48.254,82.

    Il rialzo del Dow è stato favorito da una forte performance di UnitedHealth (NYSE:UNH), Goldman Sachs (NYSE:GS) e Cisco Systems (NASDAQ:CSCO).

    Al contrario, il continuo calo del Nasdaq riflette persistenti timori sulle valutazioni troppo elevate, nonostante il forte balzo di Advanced Micro Devices (AMD). AMD è salita del 9,0% dopo che la CEO Lisa Su ha dichiarato che la crescita dei ricavi annuali della società dovrebbe mediamente superare il 35% nei prossimi tre-cinque anni. Ha inoltre affermato che AMD potrebbe ottenere una quota “a doppia cifra” nel mercato dei chip AI per data center, attualmente dominato da Nvidia (NASDAQ:NVDA).

    Gli operatori hanno monitorato anche gli sviluppi a Washington, dove la Camera dei Rappresentanti si preparava a votare sul disegno di legge che conclude formalmente lo shutdown storico.

    La performance settoriale è stata mista. I titoli auriferi hanno registrato un forte rialzo grazie al balzo del prezzo dell’oro, con il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 3,7%. Anche i titoli delle compagnie aeree hanno messo a segno guadagni solidi, con il NYSE Arca Airline Index in crescita del 2,6%.

    Forza anche nei settori dell’acciaio, farmaceutico e dei semiconduttori, mentre i titoli energetici sono crollati a causa del forte calo del prezzo del petrolio.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le azioni europee in calo mentre gli investitori attendono dati economici chiave dopo la riapertura del governo USA

    DAX, CAC, FTSE100, Le azioni europee in calo mentre gli investitori attendono dati economici chiave dopo la riapertura del governo USA

    Le borse europee hanno invertito i guadagni iniziali giovedì pomeriggio, scendendo mentre gli investitori attendono una serie di dati economici cruciali, dopo la fine del più lungo shutdown federale nella storia degli Stati Uniti, conclusosi mercoledì sera con la firma da parte del presidente Donald Trump di un nuovo pacchetto di finanziamento.

    La Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani, ha approvato il provvedimento con 222 voti favorevoli e 209 contrari, con due deputati assenti.

    Dopo aver firmato il disegno di legge nella Sala Ovale, Trump ha affermato che il governo ora “riprenderà le operazioni normali” dopo che “le persone sono state ferite così gravemente” dal lungo shutdown.

    Il compromesso prevede un nuovo finanziamento temporaneo che estende l’operatività del governo fino al 30 gennaio.

    Le aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve il mese prossimo hanno contribuito a limitare le perdite sui mercati.

    Tra i principali indici europei, Regno Unito e Germania sono passati in territorio negativo, mentre la Francia è rimasta saldamente in rialzo.
    Lo Stoxx 600 europeo è salito dello 0,11%, il FTSE 100 è sceso dello 0,34%, il DAX tedesco ha perso lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è avanzato dello 0,69%.

    Movimenti di mercato nel Regno Unito

    A Londra, 3I Group (LSE:III) è crollata di quasi 16%, nonostante un forte aumento degli utili del primo semestre, dopo aver segnalato un contesto più difficile e un recente indebolimento delle performance di Action, il rivenditore discount che rappresenta la maggior parte del suo portafoglio.

    L’utile del semestre è aumentato a £3,287 miliardi da £2,048 miliardi, mentre l’utile per azione è salito a 339,8 pence da 211,6 pence.

    Tra i titoli più deboli figurano Aviva (LSE:AV.), WPP (LSE:WPP), Admiral (LSE:ADM), SSE (LSE:SSE), Barratt Redrow (LSE:BTRW), Vodafone (LSE:VOD), BP (LSE:BP.), Coca-Cola Europacific Partners (LSE:CCEP), Kingfisher (LSE:KGF), Bunzl (LSE:BNZL), Entain (LSE:ENT), GSK (LSE:GSK), Shell (LSE:SHEL), Smith & Nephew (LSE:SN.) e Compass Group (LSE:CPG) con ribassi tra l’1% e il 2,5%.

    Spicca invece Endeavour Mining (LSE:EDV), balzata dell’11,5% grazie a un solido terzo trimestre sostenuto da prezzi dell’oro elevati, una produzione robusta e una maggiore generazione di cassa.

    Burberry Group (LSE:BRBY) è salita dopo aver annunciato che la perdita prima delle imposte del primo semestre si è ridotta a £48 milioni da £80 milioni.

    Tra i titoli in rialzo anche Convatec Group (LSE:CTEC) (+6,5%), Fresnillo, Spirax Group, Persimmon, Metlen Energy & Metals, IAG, Hiscox, Experian, Babcock International, Standard Chartered ed EasyJet.

    Mercato tedesco

    A Francoforte, Siemens è scesa del 5,5% dopo aver riportato un calo dell’utile trimestrale a €1,619 miliardi (€2,05 per azione) rispetto a €1,900 miliardi (€2,38) dell’anno precedente.

    Siemens Healthineers è in calo del 3,2%, mentre RWE ed E.ON perdono rispettivamente 2,1% e 2%.
    In ribasso anche Fresenius Medical Care, Beiersdorf e Fresenius.

    In controtendenza, Merck è salita di oltre 6% dopo che l’utile netto del terzo trimestre è aumentato a €898 milioni (€2,07 per azione) da €812 milioni (€1,86). L’EPS rettificato è salito a €2,32.

    Tra i titoli in rialzo figurano Munich RE, Bayer, MTU Aero Engines, Hannover Rück e Infineon, con guadagni compresi tra l’1% e l’1,7%.

    Mercato francese

    A Parigi, Kering, Teleperformance, Crédit Agricole, Bouygues, Société Générale, Saint-Gobain, AXA, Unibail-Rodamco, Thales, Dassault Systèmes e TotalEnergies hanno registrato rialzi tra l’1% e il 2,5%.

    Carrefour è salita di oltre 1,5% dopo che la famiglia Saadé ha rilevato una partecipazione del 4%, diventando il nuovo azionista di maggioranza.

    In calo Edenred (-1,9%), Pernod Ricard (-1,5%), e con ribassi più contenuti Legrand, Publicis Groupe e Hermès International.

    Dati macroeconomici

    • La produzione industriale dell’Eurozona è aumentata dello 0,2% su base mensile a settembre, dopo il calo dell’1,1% di agosto. Su base annua è cresciuta dell’1,2%, sotto le attese del 2,1%.
    • Il tasso di disoccupazione francese è salito al 7,7% nel terzo trimestre dal 7,6% rivisto.
    • Il PIL del Regno Unito è cresciuto dello 0,1% nel terzo trimestre, rallentando dallo 0,3%; il PIL mensile è sceso dello 0,1%.
    • Il deficit commerciale UK si è ridotto a £18,89 miliardi da £19,53 miliardi.
  • Il petrolio scende mentre le scorte USA aumentano e l’OPEC prevede un eccesso di offerta nel 2026

    Il petrolio scende mentre le scorte USA aumentano e l’OPEC prevede un eccesso di offerta nel 2026

    I prezzi del petrolio sono scesi nuovamente giovedì, estendendo il forte calo della sessione precedente, dopo che nuovi dati sulle scorte statunitensi hanno alimentato i timori che l’offerta globale continui a superare la domanda.

    Alle 06:45 GMT, i futures sul Brent erano stabili a 62,71 dollari al barile, invariati dopo il calo del 3,8% di mercoledì. Il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 3 centesimi, o dello 0,1%, a 58,46 dollari al barile, prolungando la flessione del 4,2% della seduta precedente.

    Secondo fonti di mercato che citano i dati dell’American Petroleum Institute, le scorte di greggio USA sono aumentate di 1,3 milioni di barili nella settimana terminata il 7 novembre. Le scorte di benzina e distillati sono invece diminuite.

    I prezzi hanno subito una forte pressione mercoledì dopo che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio ha segnalato che nel 2026 l’offerta mondiale potrebbe superare la domanda—un cambiamento rispetto alle precedenti previsioni di deficit.

    Suvro Sarkar, responsabile del settore energetico presso DBS Bank, ha dichiarato: “La debolezza (dei prezzi) sembra essere guidata dalla revisione dell’OPEC dell’equilibrio domanda-offerta nel 2026 nel suo rapporto mensile, che conferma che il gruppo ora riconosce la possibilità di un eccesso di offerta nel 2026, in contrasto con la sua posizione più rialzista di sempre.”

    Ha aggiunto: “Ciò si inserisce nella recente decisione di sospendere la riduzione dei tagli volontari alla produzione nel 1° trimestre. Dato che si tratta solo di una lettura più realistica del mercato, non cambia i fondamentali, quindi la reazione del mercato sembra eccessiva.”

    L’OPEC ha affermato che il surplus previsto per il prossimo anno deriva dall’aumento della produzione dell’OPEC+, il gruppo che include sia membri OPEC sia alleati come la Russia.

    Yang An, analista di Haitong Securities, ha commentato: “Il segnale dell’OPEC di un surplus di offerta ha liberato il sentimento ribassista precedentemente represso nella sessione precedente, mentre l’aumento delle scorte di greggio USA ha aggiunto pressione, spingendo i prezzi del petrolio a continuare a scendere giovedì mattina.”

    Gli operatori attendono ora i dati ufficiali sulle scorte della U.S. Energy Information Administration, attesi più tardi nella giornata. Altri rapporti pubblicati mercoledì hanno ulteriormente pesato sul sentiment.

    Nel suo Short-Term Energy Outlook, l’EIA ha affermato che la produzione petrolifera USA dovrebbe raggiungere un livello record ancora più elevato del previsto. L’agenzia prevede inoltre che le scorte globali cresceranno fino al 2026, poiché la produzione aumenterà più rapidamente della domanda.

    Guardando avanti, alcuni analisti ritengono che i prezzi rimarranno vicini ai livelli attuali.

    Sarkar di DBS ha affermato: “Dovrebbe esserci un notevole supporto ai prezzi del petrolio intorno ai 60 $/barile, soprattutto considerando che potrebbero verificarsi interruzioni a breve termine nelle esportazioni russe una volta che entreranno in vigore sanzioni più severe.”

  • L’oro supera i 4.200 $/oncia mentre persiste l’incertezza, nonostante la riapertura del governo USA

    L’oro supera i 4.200 $/oncia mentre persiste l’incertezza, nonostante la riapertura del governo USA

    I prezzi dell’oro sono aumentati durante la sessione asiatica di giovedì, proseguendo il recente trend rialzista mentre gli operatori restano cauti sulle prospettive dell’economia statunitense, anche dopo il voto dei legislatori che ha posto fine al più lungo shutdown governativo nella storia USA.

    Il metallo prezioso è salito costantemente nell’ultima settimana, sostenuto da una serie di deboli indicatori privati sul mercato del lavoro che hanno alimentato le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre. Tuttavia, il ritmo dei rialzi si è attenuato nelle ultime sedute, poiché i mercati hanno drasticamente ridotto le scommesse su un taglio dei tassi a dicembre.

    Anche gli acquisti costanti delle banche centrali — in particolare della Banca Popolare Cinese — hanno sostenuto il prezzo dell’oro. I dati hanno mostrato che la banca centrale cinese ha aumentato le proprie riserve per il dodicesimo mese consecutivo a settembre.

    L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.210,63 $ l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna a dicembre sono rimasti stabili a 4.214,60 $/oncia alle 00:06 ET (05:06 GMT).

    Oro sostenuto dall’incertezza economica mentre il governo USA riapre

    I rialzi di questa settimana arrivano anche se Washington ha messo fine al suo shutdown federale durato quasi 43 giorni. Il presidente Donald Trump ha firmato il disegno di legge di finanziamento mercoledì sera, poco dopo l’approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti, consentendo alle agenzie di riprendere la pubblicazione dei dati economici chiave.

    Si prevede che le prossime rilevazioni di ottobre e novembre mostrino chiaramente l’impatto dello shutdown. Trump ha affermato che lo shutdown è costato all’economia statunitense 1,5 trilioni di dollari.

    Gli analisti di ANZ hanno scritto: “La prospettiva di dati economici deboli a seguito dello shutdown del governo USA ha contribuito a spingere l’oro verso l’alto”, aggiungendo che gli acquisti delle banche centrali e l’incertezza economica generale stanno sostenendo il mercato.

    Anche gli altri metalli preziosi sono avanzati: il platino spot è salito dello 0,1% a 1.620,15 $/oncia, mentre l’argento spot è balzato dell’1,7% a 54,1665 $/oncia.

    Il sentiment positivo nei metalli è rimasto intatto anche se gli operatori hanno ridotto le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed a dicembre. Secondo CME FedWatch, il mercato ora prezza una probabilità del 50,4% per un taglio di 25 punti base — contro il 62,4% del giorno precedente.

    Il rame sale grazie alla riapertura degli USA e alle speranze di stimolo dalla Cina

    Anche i metalli industriali sono saliti, con il rame che ha proseguito la sua forte performance delle ultime settimane.

    I futures sul rame del London Metal Exchange sono aumentati dello 0,2% a 10.933,80 $ la tonnellata, mentre i futures COMEX sono saliti dello 0,7% a 5,1215 $ la libbra.

    La riapertura del governo statunitense ha migliorato il sentiment, alimentando l’aspettativa che le attività delle imprese locali subiranno meno interruzioni e che la domanda di rame possa rafforzarsi.

    Anche le recenti promesse della Cina di ulteriori stimoli economici — incluse le iniziative previste dal nuovo piano quinquennale — hanno contribuito all’ottimismo, aumentando le aspettative di una maggiore produzione industriale e di una domanda interna più solida.

  • Il dollaro arretra con la riapertura del governo USA; la sterlina fatica a trovare slancio

    Il dollaro arretra con la riapertura del governo USA; la sterlina fatica a trovare slancio

    Il dollaro statunitense è sceso giovedì dopo che il presidente Donald Trump ha firmato un provvedimento che pone fine al più lungo shutdown governativo della storia, migliorando l’appetito per il rischio, mentre la sterlina ha faticato a progredire dopo dati deludenti sulla crescita del Regno Unito.

    Alle 03:50 ET (08:50 GMT), il Dollar Index — che misura il biglietto verde contro sei principali valute — era in calo dello 0,2% a 99,150, vicino ai minimi di un mese.

    Il dollaro rifugio si indebolisce dopo la riapertura del governo

    Il dollaro, tipicamente ricercato nei momenti di incertezza, ha perso terreno dopo che Trump ha firmato il disegno di legge mercoledì sera nello Studio Ovale, sbloccando i fondi federali dopo l’approvazione alla Camera.

    L’accordo è arrivato poche ore prima che lo shutdown entrasse nel suo 43º giorno consecutivo, il più lungo nella storia degli Stati Uniti.

    La chiusura aveva provocato ampie interruzioni dei servizi federali, in particolare nel settore dell’aviazione e della sicurezza, e aveva impedito la pubblicazione di dati economici fondamentali per la Federal Reserve.

    Con la riapertura, ci si attende ora un’ondata di dati arretrati, compreso il molto atteso rapporto mensile sull’occupazione.

    Gli analisti di ING hanno dichiarato: “La Casa Bianca ha detto che i dati sui salari e sul CPI di ottobre probabilmente non verranno pubblicati, il che significa che la volatilità impiegherà tempo a riprendersi.”

    La sterlina fatica nonostante un dollaro più debole

    In Europa, GBP/USD è rimasto pressoché invariato a 1,3133, incapace di beneficiare della debolezza del dollaro dopo i deludenti dati sulla crescita britannica.

    I dati pubblicati giovedì hanno mostrato una crescita dello 0,1% nel periodo luglio–settembre, dopo lo 0,3% registrato tra aprile e giugno.

    L’economia si è persino contratta a settembre, con il PIL mensile in calo dello 0,1%, sotto il dato invariato di agosto, aumentando la pressione sulla Bank of England affinché riprenda l’allentamento monetario.

    ING ha commentato: “Ciò complica il lavoro del Cancelliere Rachel Reeves in vista della presentazione del Bilancio, dove cercherà di rassicurare i mercati con misure fiscali prudenti, pur evitando di frenare eccessivamente la crescita o alimentare l’inflazione.”

    EUR/USD è salito dello 0,2% a 1,1612, in attesa dei dati sulla produzione industriale dell’eurozona.

    ING ha scritto:
    “EUR/USD sta cercando di superare 1,160 e, anche se siamo rialzisti sulla coppia verso fine anno, ammettiamo che un movimento decisivo potrebbe essere prematuro. Servono dati USA deboli prima che 1,170 diventi un obiettivo realistico nel breve termine. Per ora ci aspettiamo un trading in range.”

    Lo yen si avvicina ai livelli che potrebbero innescare interventi

    In Asia, USD/JPY è rimasto stabile a 154,77 dopo aver superato brevemente quota 155 per la prima volta in quasi dieci mesi. Lo yen ha inoltre toccato un nuovo minimo storico contro l’euro.

    Il livello 155 ha portato a interventi del governo giapponese in passato, e ora i trader osservano se l’amministrazione di Sanae Takaichi interverrà di nuovo.

    USD/CNY è sceso dello 0,2% a 7,0966 dopo una forte fissazione del tasso centrale da parte della People’s Bank of China, mentre AUD/USD è salito dello 0,6% a 0,6577 grazie a dati occupazionali migliori del previsto.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Trump firma il disegno di legge che pone fine allo shutdown negli USA; Cisco alza le previsioni: ecco cosa muove i mercati

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Trump firma il disegno di legge che pone fine allo shutdown negli USA; Cisco alza le previsioni: ecco cosa muove i mercati

    I futures statunitensi sono saliti giovedì mattina dopo che il presidente Donald Trump ha firmato un provvedimento che mette ufficialmente fine al più lungo shutdown federale nella storia del Paese. Con la riapertura del governo, gli operatori si preparano ora a un’ondata di dati macroeconomici rimandati, anche se la Casa Bianca ha già avvertito che alcuni indicatori chiave relativi a ottobre potrebbero non essere mai pubblicati. Nel frattempo, Cisco Systems ha aumentato la sua guidance annuale grazie alla forte domanda legata all’intelligenza artificiale, mentre nuovi dati mostrano che l’economia britannica è cresciuta solo modestamente nel terzo trimestre.

    Futures in rialzo

    I futures sugli indici americani erano in territorio positivo giovedì, mentre i mercati accoglievano con favore la fine dello shutdown record.

    Alle 02:59 ET, i futures sul Dow guadagnavano 89 punti (+0,2%), i futures sull’S&P 500 salivano di 6 punti (+0,1%) e i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 37 punti (+0,2%).

    I principali indici avevano chiuso la seduta precedente in modo contrastante: il Dow Jones Industrial Average aveva raggiunto un nuovo massimo storico e l’S&P 500 aveva registrato un lieve aumento, mentre il Nasdaq Composite era scivolato a causa di una rotazione fuori dai titoli tecnologici più costosi.

    Il sentiment è stato frenato anche da un rapporto secondo cui i costi operativi di OpenAI, produttore di ChatGPT, potrebbero essere molto più elevati del previsto — aumentando i timori sulle valutazioni eccessive dei titoli legati all’intelligenza artificiale.

    Tuttavia, Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) è balzata del 9% dopo aver fissato un obiettivo di 100 miliardi di dollari per i ricavi del segmento data center.

    Trump firma il provvedimento che mette fine allo storico shutdown

    Mercoledì sera, il presidente Donald Trump ha firmato la legge che sblocca i finanziamenti federali e pone fine ai 43 giorni di shutdown, il più lungo mai registrato. Il disegno di legge era stato approvato dalla Camera con 222 voti a favore e 209 contrari, principalmente lungo linee di partito, dopo aver ricevuto l’approvazione del Senato all’inizio della settimana.

    La firma, avvenuta nello Studio Ovale, ha permesso di annullare i licenziamenti temporanei dei dipendenti federali e di garantire il ripristino degli stipendi. Tuttavia, la disputa sui sussidi ampliati dell’Affordable Care Act — il nodo principale dello shutdown — resta largamente irrisolta.

    Con la riapertura del governo, gli operatori di mercato si aspettano la ripresa delle pubblicazioni di dati macroeconomici fondamentali. Gli analisti di ING hanno dichiarato: “Con un po’ di fortuna, potremmo vedere i dati sull’occupazione già all’inizio della prossima settimana”, sebbene funzionari dell’amministrazione Trump avvertano che i rapporti su occupazione e inflazione di ottobre potrebbero non essere mai diffusi. Ciò lascerebbe la Federal Reserve senza indicatori cruciali prima della prossima decisione sui tassi a dicembre.

    Cisco alza le previsioni per l’anno

    Le azioni di Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) sono salite di oltre il 7% nel trading after-hours dopo che l’azienda ha migliorato la sua guidance annuale.

    Puntando sul boom dell’intelligenza artificiale che alimenta enormi investimenti nei data center, il gruppo prevede ora ricavi fiscali 2026 compresi tra 60,2 e 61 miliardi di dollari, rispetto alla precedente stima di 59–60 miliardi. Anche le previsioni sugli utili per azione sono state riviste a 4,08–4,14 dollari, rispetto ai 4–4,06 dollari precedenti.

    Cisco ha inoltre dichiarato di aspettarsi 3 miliardi di dollari di ricavi dall’infrastruttura AI nell’anno in corso.

    L’economia britannica cresce a malapena nel terzo trimestre

    L’economia del Regno Unito è cresciuta solo leggermente nel terzo trimestre e si è contratta a settembre, in vista di un bilancio considerato pesante dal lato fiscale.

    I dati dell’Office for National Statistics mostrano una crescita dello 0,1% tra luglio e settembre, dopo lo 0,3% del trimestre precedente. Il PIL mensile è sceso dello 0,1% a settembre. Su base annua, la crescita si è attestata all’1,3%.

    L’oro supera i 4.200 dollari

    Il prezzo dell’oro è salito oltre i 4.200 dollari l’oncia, estendendo il suo recente rally mentre i trader restano cauti sullo stato dell’economia statunitense nonostante la fine dello shutdown.

    Il metallo prezioso è salito negli ultimi giorni grazie a dati deboli sul mercato del lavoro privato, che hanno alimentato le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed a dicembre. Tuttavia, il ritmo dei guadagni ha rallentato, con diversi rapporti che segnalano divisioni tra i membri della Fed sulla decisione.

    Anche l’acquisto continuato da parte delle banche centrali — in particolare in Cina — ha sostenuto i prezzi. I dati più recenti mostrano che la People’s Bank of China ha aumentato le riserve auree per il dodicesimo mese consecutivo a settembre.

  • DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee salgono dopo la riapertura del governo USA; la crescita del Regno Unito delude

    DAX, CAC, FTSE100, Le borse europee salgono dopo la riapertura del governo USA; la crescita del Regno Unito delude

    Le borse europee sono salite per lo più giovedì, sostenute dalla conclusione del più lungo shutdown del governo statunitense, mentre nuovi dati hanno mostrato che l’economia del Regno Unito è cresciuta appena nel terzo trimestre.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco avanzava dello 0,1% e il CAC 40 francese guadagnava lo 0,6%, mentre il FTSE 100 nel Regno Unito perdeva lo 0,3%.

    Lo shutdown negli Stati Uniti finisce

    Il sentiment è migliorato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato mercoledì sera un disegno di legge che sblocca i finanziamenti e pone fine allo shutdown più lungo della storia del Paese.

    Il provvedimento — che finanzierà il governo fino almeno al 30 gennaio — è stato approvato dalla Camera con 222 voti favorevoli e 209 contrari, sostenuto da 216 repubblicani e sei democratici, dopo il precedente via libera del Senato.

    Lo shutdown aveva causato pesanti disagi ai servizi federali, in particolare nel traffico aereo e nella sicurezza dei trasporti, provocando migliaia di cancellazioni di voli e pesando sulla crescita economica statunitense.

    L’economia britannica quasi ferma

    Nel Regno Unito, i dati diffusi giovedì hanno mostrato che l’economia è cresciuta solo dello 0,1% nel terzo trimestre del 2025, in rallentamento rispetto allo 0,3% del trimestre precedente, secondo l’Office for National Statistics. Nel solo mese di settembre, il PIL è sceso dello 0,1%.

    James Bentley, direttore di Financial Markets Online, ha dichiarato:
    “La settimana scorsa la Bank of England ha affermato che, a suo avviso, l’inflazione ha raggiunto il picco. Pur avendo votato di stretta misura per non tagliare subito il tasso base, il Comitato di Politica Monetaria ha lasciato la porta spalancata a un taglio a dicembre.”

    Ha aggiunto:
    “I dati sul PIL di oggi danno alla Banca ogni motivo per varcare quella porta il mese prossimo. Con i timori inflazionistici in diminuzione, la sua priorità sarà rilanciare la crescita stagnante del Regno Unito – e un taglio dei tassi a dicembre ora sembra quasi garantito.”

    Risultati societari

    Nel panorama aziendale europeo:

    • Siemens (TG:SIE) ha registrato utili e flussi di cassa record per il 2025 fiscale.
    • Merck KGaA (NYSE:MRK) ha migliorato la propria guidance per il 2025 dopo un forte terzo trimestre.
    • Deutsche Telekom (TG:DTE) ha rivisto al rialzo l’outlook 2025 e prevede di aumentare il dividendo.
    • Aviva (LSE:AV.) ha dichiarato di attendersi una crescita dell’EPS operativo dell’11% nei prossimi tre anni.
    • Burberry (LSE:BRBY) ha registrato un aumento delle vendite comparabili superiore alle attese.
    • Hapag-Lloyd (TG:HLAG) ha riportato un calo del 50% dell’utile dei primi nove mesi.
    • Rolls-Royce (LSE:RR.) ha confermato l’outlook 2025 dopo un solido andamento in ottobre.

    Prezzi del petrolio in calo

    Il petrolio è sceso leggermente giovedì, estendendo le perdite della sessione precedente, mentre l’aumento delle scorte statunitensi ha alimentato timori sulla domanda.

    Il Brent è sceso dello 0,1% a 62,63 dollari al barile, mentre il WTI è calato dello 0,2% a 58,39 dollari. Entrambi i benchmark erano scesi di circa il 4% mercoledì, dopo che l’API aveva segnalato un aumento delle scorte di 1,3 milioni di barili nella settimana al 7 novembre.

    Il sentiment è stato ulteriormente indebolito dalle previsioni dell’OPEC secondo cui nel 2026 l’offerta supererà leggermente la domanda.