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  • L’attività manifatturiera dell’Eurozona raggiunge il livello più alto degli ultimi 44 mesi a febbraio

    L’attività manifatturiera dell’Eurozona raggiunge il livello più alto degli ultimi 44 mesi a febbraio

    Il settore manifatturiero dell’Eurozona ha registrato a febbraio la performance migliore degli ultimi quasi quattro anni, secondo i dati PMI HCOB pubblicati lunedì, sostenuti dal più rapido aumento dei nuovi ordini industriali dall’aprile 2022.

    L’indice PMI manifatturiero HCOB dell’Eurozona è salito a 50,8 a febbraio da 49,5 di gennaio, tornando sopra la soglia chiave di 50,0 che separa espansione e contrazione per la prima volta dallo scorso agosto. Il dato rappresenta il miglioramento più significativo delle condizioni operative per le fabbriche dell’area euro da giugno 2022.

    Sei degli otto Paesi monitorati dall’indagine hanno registrato un’espansione manifatturiera a febbraio, il numero più elevato da novembre. La Germania ha segnato il miglior miglioramento delle condizioni industriali in quasi quattro anni, con un PMI pari a 50,9, mentre il settore manifatturiero francese si è sostanzialmente stabilizzato dopo il rimbalzo di gennaio, con un indice a 50,1.

    Spagna e Austria sono risultate le eccezioni, con la Spagna in stagnazione e l’Austria in lieve contrazione.

    La Grecia ha guidato la classifica con un PMI di 54,4, seguita da Irlanda (53,1), Germania (50,9), Paesi Bassi (50,8), Italia (50,6), Francia (50,1), Spagna (50,0) e Austria (49,4).

    La produzione manifatturiera dell’Eurozona ha continuato a crescere a febbraio, segnando un’espansione in 11 degli ultimi 12 mesi. L’indice HCOB PMI Output è salito a 51,9 da 50,5 di gennaio, raggiungendo il livello più alto degli ultimi sei mesi.

    La domanda di beni prodotti nell’area euro è migliorata solo per la seconda volta in quasi quattro anni, con l’espansione più forte dall’aprile 2022. Gli ordini all’export sono invece rimasti in calo, sebbene al ritmo più lento degli ultimi tre mesi.

    L’occupazione manifatturiera ha continuato a diminuire, proseguendo una tendenza in atto da giugno 2023, mentre la riduzione degli ordini arretrati si è attenuata al ritmo più lento degli ultimi tre anni e mezzo.

    I costi degli input sono aumentati sensibilmente, con l’inflazione dei costi accelerata per il terzo mese consecutivo fino al livello più alto degli ultimi 38 mesi. Le aziende intervistate hanno citato l’aumento dei prezzi dell’energia e dei metalli, oltre all’impatto del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere entrato in vigore all’inizio dell’anno.

    Anche i prezzi di vendita sono aumentati per il secondo mese consecutivo — evento verificatosi solo per la seconda volta in quasi tre anni — con l’incremento più marcato da marzo 2023.

    La fiducia delle imprese manifatturiere è migliorata sensibilmente, con le aspettative di crescita per i prossimi dodici mesi salite ai massimi degli ultimi quattro anni.

    “Questo sembra essere una ripresa diffusa del settore manifatturiero dell’Eurozona, con sei degli otto Paesi analizzati ora in territorio di crescita”, ha dichiarato il dott. Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank. “L’industria tedesca, che ha registrato un forte aumento dell’indice PMI principale, è tornata a crescere per la prima volta in tre anni e mezzo.”

    L’attività di acquisto si è avvicinata alla stabilizzazione nella prima parte del trimestre, con il rallentamento della contrazione per il secondo mese consecutivo. Le aziende hanno inoltre segnalato continui ritardi nelle consegne dei fornitori, segnando nove mesi consecutivi di allungamento dei tempi di consegna.

    Le scorte di input acquistati sono diminuite ancora, ma al ritmo più contenuto dall’inizio dell’attuale fase di riduzione, avviata all’inizio del 2023.

  • Il settore manifatturiero italiano torna in espansione a febbraio – PMI

    Il settore manifatturiero italiano torna in espansione a febbraio – PMI

    Il settore manifatturiero italiano è tornato in territorio di crescita a febbraio dopo due mesi consecutivi di contrazione, offrendo segnali cautamente positivi di una possibile ripresa economica nel breve termine.

    L’indice PMI manifatturiero HCOB per l’Italia è salito nettamente a 50,6 a febbraio rispetto al 48,1 di gennaio, superando la soglia di 50 che separa espansione e contrazione.

    Sia la produzione sia i nuovi ordini hanno mostrato un rinnovato slancio, con i rispettivi sottoindici tornati sopra quota 50 per la prima volta in tre mesi. L’indice della produzione è salito a 51,5 da 47,1, mentre quello dei nuovi ordini è aumentato a 50,8 rispetto a 47,4 del mese precedente.

    Al contrario, i nuovi ordini dall’estero hanno continuato a indebolirsi, scendendo a 47,6 e segnando il terzo mese consecutivo di contrazione, con un calo più marcato rispetto al dato di gennaio pari a 48,9.

    Il miglioramento complessivo delle condizioni manifatturiere a febbraio “still rests on fragile foundations,” ha dichiarato Jonas Feldhusen, economista presso Hamburg Commercial Bank.

    L’economia italiana, la terza più grande dell’area euro, è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, leggermente oltre le attese.

    Il governo italiano punta a una crescita economica dello 0,7% nel 2026, dopo un’espansione stimata dello 0,5% nel 2025.

  • Il Regno Unito assegna a Leonardo un contratto da 1 miliardo di sterline per nuovi elicotteri militari

    Il Regno Unito assegna a Leonardo un contratto da 1 miliardo di sterline per nuovi elicotteri militari

    Il governo britannico ha assegnato a Leonardo (BIT:LDO) un contratto da 1 miliardo di sterline per la produzione di una nuova generazione di elicotteri militari, garantendo circa 3.300 posti di lavoro presso lo stabilimento produttivo dell’azienda a Yeovil, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

    In base all’accordo, Leonardo fornirà alle Forze Armate britanniche 23 elicotteri medi multiruolo progettati per operare in coordinamento con sistemi aerei senza pilota, secondo quanto comunicato dalle autorità governative.

    Il contratto dovrebbe inoltre favorire future opportunità di esportazione, con oltre il 40% delle attività produttive previste nello stabilimento di Yeovil. I funzionari hanno sottolineato che il programma potrebbe trasformare il Regno Unito in un hub produttivo per ulteriori ordini internazionali.

    Leonardo aveva precedentemente avvertito che la mancata aggiudicazione della commessa avrebbe potuto mettere a rischio l’ultimo sito britannico dedicato all’assemblaggio di elicotteri militari.

    Il Segretario alla Difesa John Healey ha dichiarato che l’accordo rafforzerà le capacità delle forze armate, tutelerà occupazione altamente qualificata e aprirà importanti opportunità di esportazione per il settore della difesa britannico.

  • I futures indicano un’apertura in forte calo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures indicano un’apertura in forte calo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I futures sui principali indici statunitensi indicavano un’apertura nettamente negativa venerdì, suggerendo che i mercati azionari potrebbero estendere il ribasso registrato nella sessione precedente.

    I futures hanno ampliato le perdite dopo la pubblicazione di nuovi dati sull’inflazione che hanno mostrato un aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti superiore alle attese degli economisti nel mese di gennaio.

    Secondo il Dipartimento del Lavoro, l’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è aumentato dello 0,5% a gennaio dopo un rialzo dello 0,4% a dicembre, rivisto al ribasso.

    Gli economisti prevedevano un incremento dello 0,3%, rispetto all’aumento dello 0,5% inizialmente riportato per il mese precedente.

    Il rapporto ha inoltre mostrato che il tasso annuo di inflazione dei prezzi alla produzione è sceso leggermente al 2,9% a gennaio dal 3,0% di dicembre, mentre gli economisti si aspettavano un rallentamento al 2,8%.

    Le persistenti preoccupazioni per i licenziamenti e le disruption nel mondo del lavoro legate all’intelligenza artificiale potrebbero inoltre pesare sul sentiment dopo che Block (NYSE:XYZ) ha annunciato l’intenzione di ridurre quasi della metà la propria forza lavoro.

    La CFO di Block, Amrita Ahuja, ha dichiarato che la società vede un “opportunità di muoversi più rapidamente con team più piccoli e altamente qualificati utilizzando l’IA per automatizzare una maggiore quantità di lavoro.”

    Dopo i forti rialzi registrati nelle due sessioni precedenti, giovedì i mercati hanno perso terreno. Il Nasdaq, fortemente orientato alla tecnologia, ha mostrato un calo significativo, mentre il Dow Jones Industrial Average è riuscito a chiudere leggermente in positivo.

    Il Nasdaq ha recuperato parte delle perdite iniziali ma ha comunque chiuso in calo di 273,69 punti, pari all’1,2%, a 22.878,38. L’S&P 500 ha perso 37,27 punti, ovvero lo 0,5%, scendendo a 6.908,86, mentre il più ristretto Dow è salito di 17,05 punti — meno dello 0,1% — a 49.499,20.

    Il ribasso di Wall Street è stato in parte determinato dalla reazione negativa ai risultati di Nvidia (NASDAQ:NVDA), con il produttore di chip per l’intelligenza artificiale in calo del 5,5%.

    Le azioni Nvidia hanno ritracciato dai massimi di chiusura degli ultimi tre mesi nonostante risultati del quarto trimestre fiscale superiori alle attese e una guidance positiva.

    “Dice molto il fatto che un titolo simbolo del mercato azionario, capace di superare le previsioni sui ricavi di miliardi di dollari, non riesca più a generare una reazione positiva del prezzo delle azioni”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell. “La musica di sottofondo sta cambiando per Nvidia e questo rappresenta un cambiamento significativo nel sentiment degli investitori.”

    Ha aggiunto: “L’attenzione si è ora spostata sulla crescente concorrenza, sulle preoccupazioni riguardo a livelli eccessivi di investimenti nel settore dell’IA che potrebbero essere insostenibili o inutili, e sulla possibilità che la festa possa finire male.”

    Il calo di Nvidia ha contribuito a trascinare al ribasso l’intero comparto dei semiconduttori, come dimostra il crollo del 3,2% dell’indice Philadelphia Semiconductor Index, che nella sessione precedente aveva chiuso su livelli record.

    Anche i titoli del settore networking hanno registrato un netto ribasso, contribuendo ulteriormente alla debolezza del Nasdaq.

    Al di fuori del comparto tecnologico, i titoli auriferi hanno registrato forti rialzi nonostante il calo del prezzo del metallo prezioso, spingendo il NYSE Arca Gold Bugs Index in aumento del 2,9% fino a un massimo storico di chiusura.

    Anche i titoli delle compagnie aeree hanno mostrato una performance positiva, con il NYSE Arca Airline Index in rialzo del 2,3%.

    Il lieve progresso del Dow è stato in parte sostenuto dal forte rialzo di Salesforce (NYSE:CRM), le cui azioni sono salite del 4,0% dopo risultati trimestrali superiori alle attese.

    Sul fronte macroeconomico statunitense, un ulteriore rapporto del Dipartimento del Lavoro ha evidenziato un moderato aumento delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 21 febbraio.

    Le richieste iniziali di disoccupazione sono salite a 212.000 unità, con un incremento di 4.000 rispetto al livello rivisto della settimana precedente pari a 208.000.

    Gli economisti si aspettavano un aumento a 215.000 richieste rispetto alle 206.000 inizialmente riportate per la settimana precedente.

  • Borse europee contrastate mentre persistono i timori per le disruption legate all’IA: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre persistono i timori per le disruption legate all’IA: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento contrastato venerdì, con gli investitori che restano cauti a causa delle continue preoccupazioni per i licenziamenti e i cambiamenti nel mondo del lavoro legati alla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale.

    Block (NYSE:XYZ), la società di pagamenti guidata dal cofondatore di Twitter e CEO Jack Dorsey, ha recentemente annunciato l’intenzione di ridurre circa il 40% della propria forza lavoro mentre l’automazione basata sull’intelligenza artificiale trasforma le operazioni aziendali.

    Sul fronte macroeconomico, la fiducia dei consumatori nel Regno Unito è inaspettatamente peggiorata a febbraio, raggiungendo il livello più basso degli ultimi tre mesi invece di registrare il lieve miglioramento previsto dagli economisti.

    L’indice di fiducia dei consumatori britannici è sceso a -19 da -16 di gennaio, secondo il Consumer Confidence Barometer elaborato da GfK e dal Nuremberg Institute for Market Decisions (NIM). Gli economisti prevedevano un aumento a -15, rendendo l’ultima rilevazione la più debole da novembre.

    La sterlina è scesa ai minimi da oltre due mesi contro l’euro in un contesto di incertezza politica dopo la vittoria del Partito Verde in un’elezione suppletiva in Inghilterra.

    L’euro si è mosso in un intervallo ristretto contro il dollaro statunitense dopo notizie secondo cui la Banca Centrale Europea avrebbe ridotto l’esposizione agli asset denominati in dollari all’inizio del 2025.

    Tra i principali indici, il FTSE 100 di Londra è salito dello 0,3%, mentre il DAX tedesco ha perso lo 0,2% e il CAC 40 francese è sceso dello 0,6%.

    A livello di singoli titoli, il produttore francese di tubi in acciaio Vallourec (EU:VK) è salito dopo aver riportato ricavi del quarto trimestre superiori alle attese.

    Anche il riassicuratore svizzero Swiss Re (TG:SR9) ha registrato forti guadagni dopo aver annunciato un aumento del 47% dell’utile netto nel 2025.

    Al contrario, la società di recruiting londinese Hays (LSE:HAS) è crollata dopo aver comunicato un forte calo degli utili del primo semestre.

    Melrose (LSE:MRO), proprietaria di GKN Aerospace, è scesa anch’essa dopo aver previsto ricavi per il 2026 inferiori alle aspettative del mercato.

    Il gruppo telecom belga Proximus (EU:PROX) ha registrato un forte ribasso dopo aver annunciato tagli occupazionali e una riduzione del dividendo a seguito di un calo dei ricavi del 6,6% su base annua nel quarto trimestre.

    Anche la società tedesca di consegna di cibo online Delivery Hero (TG:DHER) è scesa dopo aver riportato un valore lordo delle merci (GMV) annuale leggermente inferiore alle aspettative degli analisti.

  • A2A conferma colloqui preliminari su possibili opzioni strategiche

    A2A conferma colloqui preliminari su possibili opzioni strategiche

    La utility italiana A2A (BIT:A2A) ha confermato venerdì di stare valutando possibili alternative strategiche, precisando tuttavia che non è stata presa alcuna decisione, in risposta alle indiscrezioni di stampa su una possibile acquisizione e fusione con il gruppo delle rinnovabili Erg (BIT:ERG).

    La società ha dichiarato di analizzare regolarmente opportunità coerenti con il proprio piano industriale e di mantenere dialoghi con diversi potenziali partner nell’ambito del normale processo di valutazione strategica.

    A2A ha aggiunto che diverse opzioni sono attualmente oggetto di discussioni preliminari ed esplorative e ha affermato che informerà il mercato qualora emergessero sviluppi rilevanti.

  • Piazza Affari leggermente in rialzo, MPS e Mediobanca in calo dopo un avvio volatile

    Piazza Affari leggermente in rialzo, MPS e Mediobanca in calo dopo un avvio volatile

    La Borsa di Milano ha aperto l’ultima seduta di una settimana movimentata per i mercati globali con un tono prudente, mentre gli investitori continuavano a monitorare gli sviluppi geopolitici e a rivalutare le valutazioni dei settori legati all’intelligenza artificiale.

    Nonostante l’incertezza, il mercato azionario ha mantenuto un’impostazione complessivamente positiva, con il FTSE Mib avviato a chiudere la settimana con un rialzo di circa il 2%.

    Intorno alle 9:45, l’indice FTSE MIB segnava un progresso dello 0,17%.

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) è stata al centro dell’attenzione dopo la presentazione del nuovo piano industriale, che include la proposta di fusione con Mediobanca (BIT:MB). Dopo un avvio leggermente positivo, entrambi i titoli hanno invertito la rotta, scivolando in fondo al listino principale con un calo di circa il 3%. Gli investitori stanno valutando gli obiettivi finanziari annunciati dall’istituto senese, in attesa di ulteriori chiarimenti attesi durante la conference call con gli analisti. Non sono emerse novità riguardo al concambio legato alla fusione, che dovrebbe essere definito al termine del processo di analisi previsto per il 10 marzo.

    Nel resto del mercato, Prysmian (BIT:PRY) si è distinta tra i migliori titoli, guidando il principale indice di Piazza Affari con un rialzo del 3,7%.

    Acquisti anche sul comparto energetico, con titoli petroliferi e utility in progresso.

    Fincantieri (BIT:FCT) ha invece mostrato debolezza, cedendo lo 0,8% dopo che Deutsche Bank ha ridotto il target price sul titolo a 18,5 euro dai precedenti 23 euro.

    Infine, Dovalues (BIT:DOV) è balzata del 7,6% dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre in linea o superiori alle attese degli analisti.

  • I prezzi del petrolio scendono mentre USA e Iran proseguono i colloqui; i mercati osservano l’aumento dell’offerta venezuelana

    I prezzi del petrolio scendono mentre USA e Iran proseguono i colloqui; i mercati osservano l’aumento dell’offerta venezuelana

    I prezzi del petrolio sono scesi durante le contrattazioni asiatiche di venerdì dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato di continuare i negoziati sul programma nucleare di Teheran, mentre gli operatori valutavano anche il possibile impatto dell’aumento delle esportazioni di greggio venezuelano sugli equilibri dell’offerta globale.

    I futures sul Brent con consegna ad aprile sono scesi dello 0,4% a 70,48 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso lo 0,5% a 64,92 dollari al barile alle 20:15 ET (01:15 GMT).

    Entrambi i benchmark risultavano leggermente in calo su base mensile a febbraio, poiché i rischi per l’offerta legati alle tensioni geopolitiche sono stati compensati dalle aspettative di un aumento della produzione globale e dai timori di un indebolimento della domanda.

    Negoziati USA-Iran senza accordo, colloqui tecnici in arrivo

    I colloqui tra Washington e Teheran sulle ambizioni nucleari iraniane si sono conclusi giovedì senza il raggiungimento di un accordo formale.

    Tuttavia, entrambe le parti hanno indicato l’intenzione di proseguire le discussioni, con il mediatore Oman che ha confermato l’avvio di negoziati tecnici la prossima settimana a Vienna.

    Gli sviluppi legati all’Iran hanno rappresentato uno dei principali fattori che hanno influenzato il mercato petrolifero a febbraio, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare in Medio Oriente e minacciato possibili azioni in caso di fallimento della diplomazia.

    “La fornitura di petrolio potrebbe essere compresa tra 10 milioni di barili al giorno in meno o 1 milione di barili al giorno in più rispetto ai livelli attuali, a seconda dell’esito degli attuali colloqui di pace”, hanno affermato gli analisti di ANZ in una nota.

    “Tuttavia, l’attenzione è rivolta allo Stretto di Hormuz. Qualsiasi situazione che non comporti un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio in quel passaggio probabilmente provocherebbe solo rialzi temporanei dei prezzi del petrolio”, hanno aggiunto gli analisti di ANZ, sottolineando che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio potrebbe aumentare la produzione per compensare eventuali interruzioni dell’offerta.

    Lo Stretto di Hormuz resta una delle rotte marittime petrolifere più importanti al mondo, con l’Iran che controlla parte della costa settentrionale del passaggio. Qualsiasi escalation con il Paese potrebbe interrompere il traffico petrolifero attraverso questo corridoio strategico, attraverso cui transita una quota significativa del greggio globale.

    Le esportazioni venezuelane destinate ad aumentare grazie all’accordo con gli USA

    Le spedizioni di petrolio nell’ambito di un recente accordo di fornitura tra Stati Uniti e Venezuela dovrebbero raggiungere circa 2 miliardi di dollari entro la fine di febbraio, secondo funzionari statunitensi.

    L’intesa segue la presa di controllo da parte di Washington delle operazioni di esportazione petrolifera venezuelana all’inizio dell’anno, dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi, aprendo la strada a un aumento della produzione e delle esportazioni.

    Da allora, il Venezuela ha incrementato la produzione interna, mentre grandi società di trading come Vitol e Trafigura hanno assunto un ruolo centrale nella commercializzazione del greggio del Paese. Diversi acquirenti in Asia e in Europa — tra cui il grande consumatore India — dovrebbero ricevere carichi di petrolio venezuelano nelle prossime settimane.

    Il ritorno del petrolio venezuelano sui mercati internazionali rappresenta un aumento significativo dell’offerta globale, fattore che potrebbe esercitare pressioni sui prezzi del greggio nei prossimi mesi. I timori di un eccesso di offerta nel 2026 hanno già pesato sui prezzi del petrolio negli ultimi mesi.

  • L’oro resta vicino a 5.200 $/oz mentre la domanda di beni rifugio sostiene un forte andamento a febbraio

    L’oro resta vicino a 5.200 $/oz mentre la domanda di beni rifugio sostiene un forte andamento a febbraio

    I prezzi dell’oro sono rimasti sostanzialmente invariati durante le contrattazioni asiatiche di venerdì e si avviano verso solidi guadagni mensili, sostenuti dalla persistente domanda di beni rifugio in un contesto di crescenti rischi geopolitici e continua incertezza economica.

    Le preoccupazioni legate ai cambiamenti nella politica commerciale degli Stati Uniti, insieme ai timori di un rallentamento della crescita nelle principali economie globali, hanno spinto gli investitori a privilegiare asset difensivi, consentendo al metallo prezioso di recuperare gran parte delle perdite registrate a fine gennaio.

    Anche nuove tensioni geopolitiche hanno sostenuto la domanda dopo lo scoppio di un conflitto tra Pakistan e Afghanistan, sebbene gli scontri siano finora rimasti limitati all’area regionale.

    Oro verso solidi guadagni a febbraio, recupera il calo di gennaio

    L’oro spot è rimasto stabile a 5.187,18 dollari l’oncia alle 00:12 ET (05:12 GMT), mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile sono saliti dello 0,2% a 5.203,61 dollari l’oncia.

    Il metallo registra un rialzo di circa il 6,7% nel mese di febbraio, recuperando in modo significativo dai minimi di inizio mese dopo che un rally speculativo si era rapidamente esaurito.

    I prezzi spot erano scesi fino a circa 4.600 dollari l’oncia all’inizio di febbraio prima di avviare una fase di recupero.

    L’aumento delle tensioni legate all’Iran è stato uno dei principali fattori alla base del rimbalzo dell’oro, dopo che gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare in Medio Oriente e minacciato possibili azioni nel caso in cui Teheran avesse respinto un accordo nucleare.

    I negoziati tra Washington e Teheran si sono conclusi questa settimana senza un accordo, ma entrambe le parti hanno accettato di proseguire i colloqui, alimentando la speranza di un’intesa futura.

    L’incertezza sulle prospettive economiche statunitensi ha inoltre sostenuto i prezzi dell’oro, soprattutto dopo che una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato gran parte dei dazi commerciali del presidente Donald Trump.

    Trump ha successivamente annunciato l’introduzione di nuovi dazi attraverso un diverso quadro legale e ha minacciato ulteriori misure tariffarie, mantenendo i mercati in tensione per possibili perturbazioni economiche.

    Anche altri metalli preziosi sono saliti venerdì e si avviano verso una forte performance mensile. L’argento spot è aumentato dell’1,7% a 89,7785 dollari l’oncia ed è in rialzo del 6% nel mese, mentre il platino spot è balzato del 3% a 2.351,63 dollari l’oncia, registrando un guadagno dell’8,4% a febbraio.

    Il rame registra guadagni moderati a febbraio mentre l’attenzione resta sulla domanda cinese

    Tra i metalli industriali, i prezzi del rame sono saliti leggermente venerdì e si avviano verso guadagni mensili moderati, mentre gli operatori attendono segnali più chiari dalla Cina, il maggiore importatore mondiale.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,2% a 13.333,0 dollari per tonnellata e risultano in rialzo di circa l’1,2% nel mese.

    I futures sul rame COMEX sono aumentati dello 0,4% a 6,0480 dollari per libbra, portando i guadagni mensili a circa l’1,1%.

    La performance relativamente contenuta del rame a febbraio è stata attribuita principalmente alla riduzione dell’attività di mercato durante il Capodanno Lunare cinese, periodo in cui i mercati della Cina continentale sono rimasti chiusi per oltre una settimana.

    Gli analisti di ANZ hanno osservato che le scorte di rame in Cina sono aumentate più del previsto durante la pausa festiva, mentre anche le scorte globali sono cresciute a causa di interruzioni nelle attività minerarie e nel commercio.

    Con la riapertura dei mercati cinesi questa settimana, l’attenzione si è spostata su una possibile ripresa degli acquisti. Si prevede che la domanda di rame aumenterà rapidamente nei prossimi trimestri con l’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

  • Bitcoin scende sotto i 68.000 dollari mentre il rimbalzo perde slancio, verso il quinto mese consecutivo di ribassi

    Bitcoin scende sotto i 68.000 dollari mentre il rimbalzo perde slancio, verso il quinto mese consecutivo di ribassi

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è sceso venerdì, interrompendo il recente rimbalzo dai minimi settimanali mentre la propensione al rischio degli investitori è rimasta debole. La principale criptovaluta mondiale si avvia così verso il quinto mese consecutivo di forti perdite.

    L’intero mercato delle criptovalute ha in gran parte seguito l’andamento di Bitcoin, con gli asset digitali anch’essi destinati a registrare significativi cali a febbraio, mentre investitori retail e istituzionali continuano a mantenere un atteggiamento prudente verso il settore.

    Bitcoin è sceso di quasi l’1% a 67.788,0 dollari alle 00:48 ET.

    Bitcoin verso il quinto mese consecutivo di perdite

    La criptovaluta risultava in calo di circa il 14% nel mese di febbraio, riflettendo un persistente clima “risk-off” nei mercati crypto che non ha mostrato segnali di attenuazione durante il mese.

    L’aumento delle tensioni geopolitiche globali, l’incertezza sulle principali economie mondiali e i timori di nuove perturbazioni legate ai dazi commerciali statunitensi hanno mantenuto gli investitori lontani dagli asset più speculativi come le criptovalute.

    Nel corso del mese Bitcoin era arrivato a perdere fino al 50% rispetto al massimo storico registrato a ottobre, anche se successivamente ha recuperato leggermente dai minimi.

    Nonostante questo recupero, la criptovaluta rimane inserita in una tendenza ribassista persistente da ottobre, con gli acquisti effettuati dal grande investitore corporate Strategy che non sono riusciti a sostenere significativamente i prezzi.

    Strategy ha inoltre rallentato il ritmo degli acquisti di Bitcoin negli ultimi mesi, tra crescenti timori che un ulteriore calo dei prezzi possa costringere la società a vendere parte delle proprie riserve per far fronte agli obblighi di debito.

    MARA Holdings balza grazie all’accordo sull’AI che oscura risultati deboli

    Le azioni di MARA Holdings, precedentemente Marathon Digital (NASDAQ:MARA), sono salite bruscamente giovedì sera dopo che il miner di Bitcoin ha annunciato un accordo con Starwood Capital per convertire parte dei propri siti di mining in data center per l’intelligenza artificiale.

    Il titolo MARA è salito fino al 17% nelle contrattazioni after-hours.

    L’accordo sull’intelligenza artificiale ha ampiamente oscurato la perdita di 1,7 miliardi di dollari registrata nel quarto trimestre, legata al prolungato calo dei prezzi del Bitcoin che ha reso le operazioni di mining fortemente non redditizie.

    Anche i ricavi sono risultati inferiori alle attese. La debolezza del Bitcoin, unita al crescente entusiasmo per l’intelligenza artificiale, ha spinto MARA negli ultimi mesi a orientarsi verso l’utilizzo delle proprie risorse computazionali per data center AI invece che per il mining di criptovalute.

    Prezzi crypto oggi: il rimbalzo delle altcoin perde forza, perdite di febbraio in aumento

    Il mercato crypto nel suo complesso è tornato a scendere venerdì dopo un rimbalzo di breve durata all’inizio della settimana, lasciando molti token avviati verso pesanti perdite mensili.

    Ether, la seconda criptovaluta al mondo, è scesa dell’1,2% a 2.038,21 dollari ed è destinata a perdere quasi il 17% nel mese. Il token è stato ulteriormente penalizzato dopo che il fondatore Vitalik Buterin ha venduto una parte aggiuntiva delle proprie partecipazioni, rafforzando il sentiment prudente del mercato.

    XRP è sceso del 2,3% ed è diretto verso una perdita mensile di circa il 15%, mentre BNB è rimasto sostanzialmente stabile venerdì ma registra comunque un calo vicino al 20% a febbraio.

    Solana ha perso circa il 17% nel mese, mentre Cardano è rimasta pressoché invariata. Tra le meme coin, Dogecoin e $TRUMP hanno registrato cali rispettivamente del 5,4% e del 20% nel corso di febbraio.