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  • MPS e Delfin ribadiscono la smentita di colloqui con UniCredit

    MPS e Delfin ribadiscono la smentita di colloqui con UniCredit

    È arrivata una nuova smentita sulle indiscrezioni secondo cui Delfin potrebbe cedere la propria partecipazione in Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) a UniCredit (BIT:UCG), dopo le dichiarazioni diffuse il giorno precedente da Piazza Gae Aulenti.

    Il consiglio di amministrazione di Delfin ha affermato ieri che “non ha mai discusso alcuna possibilità di dismettere la propria partecipazione finanziaria in MPS, che deriva in larga parte dalla conversione di azioni precedentemente detenute in Mediobanca (BIT:MB)”. La nota esclude esplicitamente l’esistenza di negoziazioni con UniCredit o con altri operatori per la cessione totale o parziale della quota del 17,5% detenuta nell’istituto di Palazzo Salimbeni.

    La holding della famiglia Del Vecchio ha sottolineato che, in qualità di investitore finanziario di lungo periodo, “opera con un approccio orientato alla creazione di valore nel tempo, nel migliore interesse della società e dei suoi azionisti, e anche a beneficio della crescita del Paese”.

    “In questo contesto, anche alla luce di una performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività e valorizzazione del capitale, Delfin rinnova il proprio pieno sostegno al management di MPS e al suo percorso di rafforzamento”, conclude la nota.

    Nonostante le ripetute smentite, il settore bancario italiano resta al centro delle speculazioni su fusioni e acquisizioni. “Tra l’autorizzazione della Banca Centrale Europea all’aumento della partecipazione di Crédit Agricole in Banco BPM (BIT:BAMI) e le voci secondo cui UniCredit avrebbe mostrato interesse ad acquisire una quota di MPS, il 2026 si preannuncia come un anno di ulteriori riorganizzazioni strategiche dopo l’acquisizione a sorpresa di Mediobanca da parte di MPS”, ha dichiarato Alessandro Boratti, responsabile dell’analisi sulle banche italiane di Scope Ratings, poche ore dopo che UniCredit aveva ufficialmente messo a tacere le indiscrezioni su un interesse per la quota Delfin.

    “Le banche italiane mantengono un surplus di capitale superiore ai loro obiettivi minimi di lungo periodo, il che conferisce loro flessibilità strategica”, ha aggiunto Boratti. “Avevamo già osservato che alcuni istituti stavano iniziando a utilizzare i buffer in eccesso per operazioni di fusioni e acquisizioni.” Secondo l’analista, un’ulteriore fase di consolidamento del settore “dovrebbe aprire la strada a sinergie di costo, che consideriamo positive dal punto di vista del credito”.

    Nel frattempo, MPS è tornata ieri sul mercato obbligazionario, collocando con successo un covered bond europeo da 750 milioni di euro a quattro anni, destinato per il 64% a investitori internazionali e per il 36% a investitori istituzionali italiani. Gli ordini hanno superato i 2,4 miliardi di euro per il titolo in scadenza il 22 gennaio 2030, che dovrebbe ottenere un rating Aa2 da Moody’s e AA+ da Fitch.

    Lo spread è stato fissato a 30 punti base sopra il midswap, in calo rispetto a un’indicazione iniziale di circa 37 punti base. Il prezzo di ri-offerta è stato pari a 99,577 con una cedola annua del 2,625%. A titolo di confronto, l’ultimo covered bond emesso da Monte dei Paschi nel giugno 2025, anch’esso da 750 milioni di euro, con scadenza gennaio 2031 e cedola del 2,750%, era stato collocato a uno spread significativamente più elevato, pari a 54 punti base, raccogliendo ordini per poco più di 1,5 miliardi di euro.

    I joint bookrunner dell’operazione sono stati Commerzbank, Crédit Agricole CIB, Mediobanca — in qualità di global coordinator — Santander, UBS, UniCredit e MPS stessa.

  • I titoli tecnologici pronti a guidare un rimbalzo iniziale di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I titoli tecnologici pronti a guidare un rimbalzo iniziale di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sugli indici azionari statunitensi indicavano un’apertura in rialzo giovedì, suggerendo che i mercati potrebbero recuperare parte delle perdite accumulate nelle due sedute precedenti.

    I titoli tecnologici sono pronti a guidare il rimbalzo, come dimostra l’aumento di circa l’1,0% dei future sul Nasdaq 100.

    Il miglioramento del sentiment sul comparto tech riflette in parte la reazione positiva del mercato ai risultati di Taiwan Semiconductor (NYSE:TSM). Le azioni del gruppo sono salite di oltre il 5% nel pre-market dopo che il maggiore produttore mondiale di chip conto terzi ha registrato un forte aumento degli utili nel quarto trimestre.

    “Dopo l’aggiornamento sui ricavi della scorsa settimana era un segreto di Pulcinella che TSMC avrebbe riportato un trimestre record, ma i dettagli restano comunque impressionanti”, ha affermato Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell.

    “In particolare i livelli di spesa in conto capitale a cui TSMC si sta impegnando, che suggeriscono una piena fiducia nella solidità del boom dell’IA”, ha aggiunto. “Questo è ulteriormente confermato dalla guidance dell’azienda che indica una crescita del 30% nel 2026”.

    Sul fronte macroeconomico, i nuovi dati sul mercato del lavoro statunitense hanno fornito un sostegno. Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese inaspettatamente nella settimana conclusa il 10 gennaio, attestandosi a 198.000, in calo di 9.000 rispetto al dato rivisto della settimana precedente pari a 207.000. Gli economisti si aspettavano invece un aumento a 215.000.

    Il potenziale rimbalzo arriva dopo un’altra seduta negativa mercoledì, quando i mercati hanno esteso le perdite pur recuperando parte del forte calo iniziale. Tutti e tre i principali indici hanno chiuso in territorio negativo: il Nasdaq ha perso 238,12 punti (-1,0%) a 23.471,75, l’S&P 500 è sceso di 37,14 punti (-0,5%) a 6.926,60 e il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 42,36 punti (-0,1%) a 49.149,63.

    La debolezza recente è stata in parte attribuita all’aumento delle incertezze geopolitiche, tra cui le tensioni legate alla Groenlandia, l’instabilità politica in Iran e il conflitto in corso tra Russia e Ucraina.

    Anche i titoli bancari hanno pesato sul sentiment. Wells Fargo (NYSE:WFC) ha perso il 4,6% dopo aver riportato utili trimestrali superiori alle attese ma ricavi inferiori alle previsioni. Bank of America (NYSE:BAC) è scesa del 3,8% nonostante risultati migliori del previsto, mentre Citigroup (NYSE:C) ha registrato un deciso calo pur avendo superato le stime sugli utili.

    In precedenza, il Dipartimento del Commercio aveva comunicato che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono cresciute più del previsto a novembre, con un aumento dello 0,6% su base mensile dopo una flessione rivista dello 0,1% in ottobre. Gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,4%. Al netto delle auto, le vendite sono aumentate dello 0,5%, contro attese dello 0,4%.

    Un rapporto separato del Dipartimento del Lavoro ha inoltre mostrato un moderato aumento dei prezzi alla produzione a novembre.

    Per settori, i titoli software hanno guidato i ribassi nella seduta precedente, trascinando il Dow Jones U.S. Software Index in calo del 2,4% ai minimi di chiusura degli ultimi otto mesi. Debolezza anche tra i titoli del networking, con l’indice NYSE Arca Networking in calo dell’1,6%. I titoli delle compagnie aeree e del retail hanno sofferto, mentre il comparto energetico ha mostrato una performance decisamente positiva.

  • Borse europee contrastate mentre utili societari e dati sulla crescita del Regno Unito guidano i mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre utili societari e dati sulla crescita del Regno Unito guidano i mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno mostrato un andamento misto giovedì, mentre gli investitori valutavano una serie di risultati societari insieme ai nuovi dati macroeconomici del Regno Unito, mantenendo inoltre l’attenzione sui solidi risultati di TSMC e sugli sviluppi geopolitici legati a Groenlandia e Iran.

    Sul fronte macroeconomico, i dati ufficiali hanno mostrato che l’economia britannica è rimbalzata più del previsto a novembre. Il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,3% su base mensile, invertendo il calo dello 0,1% registrato in ottobre e superando le stime che indicavano un aumento limitato allo 0,1%.

    Dati separati hanno evidenziato un lieve restringimento del deficit commerciale visibile del Regno Unito, sceso a 23,7 miliardi di sterline a novembre dai 24,2 miliardi del mese precedente. Tuttavia, il disavanzo è risultato superiore alle attese degli analisti, pari a 20,3 miliardi di sterline.

    Nelle prime fasi di contrattazione, il CAC 40 francese cedeva lo 0,1%, il DAX tedesco guadagnava lo 0,1%, mentre il FTSE 100 britannico sovraperformava con un rialzo dello 0,5%.

    Tra i singoli titoli, Alstom (EU:ALO) è salito dopo che il gruppo ferroviario francese si è aggiudicato un contratto da circa 500 milioni di euro per la fornitura di 26 ulteriori treni a due piani Coradia Max alla Landesanstalt Schienenfahrzeuge Baden-Württemberg.

    Safestore Holdings (LSE:SAFE) ha registrato un progresso dopo aver comunicato una solida crescita operativa per l’esercizio chiuso al 31 ottobre 2025.

    Le azioni di Schroders (LSE:SDR) sono avanzate dopo che il gestore patrimoniale ha dichiarato di attendersi utili per il 2025 superiori alle aspettative di mercato.

    Anche il gruppo di pub e ristorazione Mitchells & Butlers (LSE:MAB) ha guadagnato terreno dopo aver riportato un aumento del 4,5% delle vendite like-for-like nel primo trimestre.

    Nel settore tecnologico, ASML (EU:ASML), produttore olandese di apparecchiature per semiconduttori, ha registrato un forte rialzo dopo che TSMC ha superato le attese di fatturato e utile nel quarto trimestre, confermando la solidità della domanda di chip avanzati per l’intelligenza artificiale.

    Altrove, le azioni di Swedbank sono balzate dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiuso formalmente una lunga indagine sulle precedenti carenze nei controlli antiriciclaggio della banca.

    Sul fronte opposto, il costruttore immobiliare Taylor Wimpey (LSE:TW.) è sceso dopo aver avvertito che i margini di profitto operativi potrebbero subire pressioni nel 2026.

    I titoli Dunelm Group (LSE:DNLM) hanno registrato un forte calo, dopo che il rivenditore ha segnalato che l’utile dell’intero esercizio dovrebbe attestarsi nella parte bassa delle attese, a seguito di una crescita più lenta nel secondo trimestre.

    Anche Geberit (TG:GBRA), produttore svizzero di sistemi idraulici, ha chiuso in ribasso nonostante un aumento del 4,4% delle vendite del quarto trimestre, con gli investitori concentrati su margini e prospettive della domanda.

  • Amazon lancia l’AWS European Sovereign Cloud con un piano di investimenti da 7,8 miliardi di euro

    Amazon lancia l’AWS European Sovereign Cloud con un piano di investimenti da 7,8 miliardi di euro

    Amazon Web Services (NASDAQ:AMZN) ha annunciato la disponibilità generale dell’AWS European Sovereign Cloud, una piattaforma cloud indipendente progettata esclusivamente per rispondere ai requisiti normativi e di sovranità dei dati in Europa.

    La nuova infrastruttura cloud è interamente ospitata all’interno dell’Unione Europea ed è fisicamente e logicamente separata dalle altre regioni AWS a livello globale.

    Amazon ha dichiarato di voler investire oltre 7,8 miliardi di euro nello sviluppo dell’AWS European Sovereign Cloud in Germania, un’iniziativa che dovrebbe sostenere in media circa 2.800 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno ogni anno.

    Oltre al progetto in Germania, il gruppo prevede di estendere l’infrastruttura del sovereign cloud in tutta l’UE. Questa espansione inizierà con il lancio di nuove AWS Local Zones in Belgio, nei Paesi Bassi e in Portogallo.

    L’European Sovereign Cloud è pensato per offrire ai clienti un’infrastruttura cloud dedicata e conforme alle normative regionali sulla governance e sulla sovranità dei dati, mantenendo al contempo una separazione operativa dalla rete cloud globale di AWS.

  • Trump parla di Powell, TSMC registra profitti record, attesi nuovi risultati bancari – mercati in movimento: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Trump parla di Powell, TSMC registra profitti record, attesi nuovi risultati bancari – mercati in movimento: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno mostrato un andamento misto giovedì, con i contratti legati a S&P 500 e Nasdaq in lieve rialzo e quelli sul Dow in leggero calo. Il sentiment è stato influenzato dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla leadership della Federal Reserve, dai risultati record del produttore di chip TSMC (NYSE:TSM) e dall’attesa per ulteriori trimestrali bancarie nel corso della giornata. In parallelo, i prezzi del petrolio sono scesi bruscamente dopo che Trump ha segnalato un allentamento delle tensioni con l’Iran.

    Future contrastati

    I future di Wall Street si sono mossi attorno alla parità, mentre gli investitori valutavano i rischi geopolitici e i primi segnali della stagione delle trimestrali.

    Alle 02:47 ET, i future sul Dow perdevano 29 punti (-0,1%), quelli sull’S&P 500 salivano di 4 punti (+0,1%), mentre i future sul Nasdaq 100 guadagnavano 48 punti (+0,2%).

    Nella seduta precedente, i principali indici statunitensi avevano chiuso in ribasso, penalizzati dalla debolezza generalizzata dei titoli tecnologici e dalle vendite successive alle trimestrali delle grandi banche.

    I Treasury hanno registrato un moderato rialzo, con i rendimenti in calo su diverse scadenze. Gli analisti hanno indicato come fattori di supporto un dato sui prezzi alla produzione più debole delle attese e il calo del petrolio.

    Trump dice di non voler licenziare Powell — Reuters

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato di “non avere alcun piano” per rimuovere il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, nonostante il Dipartimento di Giustizia abbia aperto un’indagine penale sul numero uno della banca centrale statunitense.

    Parlando con Reuters, Trump ha aggiunto che è “troppo presto” per dire come intenda procedere, osservando che la Casa Bianca si trova in “una sorta di fase di attesa” con Powell e che “decideremo cosa fare”.

    Le preoccupazioni sono aumentate dopo che Powell ha reso noto di aver ricevuto una citazione in giudizio dal DOJ, riaccendendo il dibattito sull’indipendenza della Fed. Powell ha negato qualsiasi illecito, sostenendo che l’indagine fa parte di una campagna per influenzare la politica dei tassi di interesse, che Trump da tempo chiede di ridurre in modo rapido e aggressivo.

    Interrogato sui timori che un indebolimento dell’indipendenza della Fed possa danneggiare il dollaro e alimentare l’inflazione, Trump ha risposto: “Non mi importa”.

    Il presidente ha inoltre lasciato intendere di preferire uno dei “due Kevin” — l’ex governatore della Fed Kevin Warsh o il direttore del Consiglio Economico Nazionale Kevin Hassett — per sostituire Powell alla scadenza del suo mandato a maggio. Ha invece escluso il segretario al Tesoro Scott Bessent, affermando che “vuole restare dov’è”.

    TSMC registra un utile record nel Q4 trainato dall’AI

    Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. ha pubblicato risultati del quarto trimestre superiori alle attese, con utili a livelli record grazie alla forte domanda di chip avanzati utilizzati nelle applicazioni di intelligenza artificiale.

    Il maggiore produttore mondiale di chip conto terzi ha inoltre alzato in modo significativo le previsioni di spesa in conto capitale, segnalando l’intenzione di espandere aggressivamente la capacità produttiva per far fronte alla domanda legata all’AI.

    TSMC prevede ora una spesa in conto capitale per il 2026 compresa tra 52 e 56 miliardi di dollari, rispetto ai 40,90 miliardi del 2025, ha dichiarato il CFO Wendell Huang durante la conference call post-risultati. Huang ha avvertito che i margini nel medio-lungo termine potrebbero ridursi a causa dei forti investimenti, soprattutto all’estero. Anche il CEO C.C. Wei ha segnalato “spese in conto capitale e costi significativamente più elevati” nei prossimi anni.

    L’utile netto del trimestre chiuso al 31 dicembre ha raggiunto il record di 505,74 miliardi di dollari taiwanesi (16 miliardi di dollari), superando le stime Bloomberg di 467,0 miliardi e ben al di sopra dei 374,68 miliardi di un anno prima.

    In arrivo i conti di Morgan Stanley e Goldman Sachs

    L’attenzione si sposta ora su ulteriori trimestrali bancarie negli Stati Uniti, con i risultati di Morgan Stanley (NYSE:MS) e Goldman Sachs (NYSE:GS) attesi prima dell’apertura.

    Questi dati completeranno una settimana intensa per i principali istituti di Wall Street, dopo i conti di JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo. Le trimestrali bancarie sono osservate come indicatori dello stato dell’economia e del mondo corporate statunitense all’inizio del 2026.

    Finora, i dirigenti hanno descritto l’economia statunitense come resiliente, nonostante l’incertezza legata a dazi, inflazione persistente e segnali di raffreddamento del mercato del lavoro. Complessivamente, JPMorgan, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo hanno registrato utili complessivi per 123,2 miliardi di dollari, in aumento di quasi il 5% rispetto al 2024, secondo il Wall Street Journal.

    Il petrolio crolla con l’allentarsi dei timori sull’Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente, interrompendo una serie positiva di cinque sedute, dopo che Trump ha adottato un tono più prudente sull’Iran, riducendo i timori di interruzioni dell’offerta nel breve termine.

    Il Brent è sceso del 3,5% a 64,20 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso il 3,4% a 59,92 dollari al barile. Il calo segue un rialzo di oltre il 10% nelle cinque sedute precedenti, che aveva spinto i prezzi ai massimi da diversi mesi.

    Trump ha dichiarato mercoledì di essere stato informato che le uccisioni legate alla repressione delle proteste in Iran starebbero diminuendo e di ritenere che al momento non vi sia alcun piano per esecuzioni su larga scala.

  • Borse europee contrastate mentre i riflettori restano su Groenlandia e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate mentre i riflettori restano su Groenlandia e Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno mostrato un andamento contrastato giovedì, con gli investitori impegnati a valutare gli sviluppi geopolitici legati a Groenlandia e Iran, insieme a dati economici britannici migliori delle attese.

    Alle 08:20 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,2% e il FTSE 100 britannico lo 0,1%, mentre il CAC 40 francese guadagnava lo 0,1%.

    Groenlandia e Iran sotto osservazione

    I temi geopolitici sono rimasti in primo piano dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo sulla Groenlandia, a seguito di incontri di alto livello tra funzionari statunitensi, danesi e groenlandesi.

    “Penso che qualcosa si risolverà”, ha dichiarato Trump a proposito della Groenlandia, mentre il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha affermato che persiste un “disaccordo fondamentale” con Washington dopo i colloqui alla Casa Bianca.

    Le dichiarazioni sono arrivate dopo gli incontri tra i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia e il segretario di Stato USA Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance. In risposta alla situazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato un consiglio di difesa straordinario. La Francia ha inoltre inviato personale militare in Groenlandia per partecipare a un’esercitazione organizzata da Danimarca e Groenlandia, territorio d’oltremare danese.

    Diversi Paesi alleati, tra cui Germania, Norvegia e Svezia, hanno già iniziato a schierare truppe in Groenlandia come segnale di sostegno.

    Il sentiment è stato inoltre sostenuto da un allentamento delle tensioni sull’Iran. Trump ha dichiarato di essere stato informato che le uccisioni legate alla repressione delle proteste starebbero diminuendo e di ritenere che al momento non vi sia alcun piano per esecuzioni su larga scala. Le sue parole seguono i timori, cresciuti nelle scorse settimane, di possibili attacchi statunitensi dopo le ripetute minacce di intervento a sostegno dei manifestanti iraniani.

    L’economia britannica rimbalza a novembre

    Sul fronte macroeconomico, i dati pubblicati giovedì mostrano che l’economia del Regno Unito è cresciuta dello 0,3% a novembre, superando le attese di un incremento dello 0,1% su base mensile.

    La Bank of England prevede una crescita nulla dell’economia britannica nel trimestre ottobre-dicembre 2025, pur stimando una crescita di fondo intorno allo 0,2% a trimestre.

    Focus sulle società

    Tra le notizie societarie, Richemont (BIT:1CFR) è finita sotto i riflettori dopo aver registrato un aumento delle vendite nel terzo trimestre, grazie alla forte domanda nelle Americhe, in Giappone e in Medio Oriente, che ha compensato gli effetti valutari.

    Nel Regno Unito, Mitchells & Butlers (LSE:MAB) ha riportato un solido avvio d’esercizio, con vendite like-for-like in crescita del 4,5% nel primo trimestre.

    Il costruttore edile Taylor Wimpey (LSE:TW.) ha avvertito che i margini operativi potrebbero subire pressioni nel 2026 a causa di un portafoglio ordini iniziale più debole e di prezzi più bassi sulle vendite in blocco.

    Anche il gestore patrimoniale Schroders (LSE:SDR) ha attirato l’attenzione, affermando che i risultati 2025 dovrebbero superare le attese di mercato, sostenuti da ricavi in crescita e costi stabili.

    A Wall Street, l’attenzione è rivolta alle trimestrali di Goldman Sachs (NYSE:GS), Morgan Stanley (NYSE:MS) e del gestore BlackRock (NYSE:BLK).

    Forte calo del petrolio

    I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente, interrompendo una serie positiva di cinque sedute, dopo che Trump ha segnalato un approccio più prudente sull’Iran, riducendo i timori di interruzioni dell’offerta nel breve termine.

    Il Brent è sceso del 2,9% a 64,57 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso il 2,8% a 60,26 dollari. Il calo segue un rialzo di oltre il 10% nelle cinque sedute precedenti, che aveva spinto i prezzi ai massimi da diversi mesi.

  • UniCredit respinge le indiscrezioni sulla quota Delfin in MPS

    UniCredit respinge le indiscrezioni sulla quota Delfin in MPS

    UniCredit (BIT:UCG) ha smentito con fermezza giovedì le indiscrezioni di mercato secondo cui sarebbe interessata ad acquisire la partecipazione di Delfin in Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS).

    In una nota, il management di UniCredit ha definito le recenti voci su MPS «speculative e prive di fondamento», precisando che lo stesso vale per le ipotesi relative «al presunto interesse all’acquisto di altre partecipazioni».

    La banca ha aggiunto che «è deplorevole dover intervenire ancora una volta per smentire voci che sono pura invenzione e che non hanno altro effetto se non alimentare confusione e distorsioni sul mercato».

    UniCredit ha ribadito di aver «sempre chiaramente affermato che le operazioni di M&A rappresentano uno strumento strategico per il gruppo», sottolineando che il team interno dedicato ha il compito di «valutare tutte le opzioni, sia all’interno sia, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico del gruppo». La banca ha inoltre precisato che «questa attività comporta, in ogni momento, discussioni, analisi e valutazioni preliminari di potenziali target, elementi che in nessun modo implicano la concreta possibilità che un’operazione venga effettivamente completata». L’eventuale decisione di procedere con un’operazione di M&A, ha concluso UniCredit, «si basa esclusivamente sulla capacità del potenziale target non solo di integrarsi nella strategia di UniCredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di performance finanziaria».

    Nonostante la smentita, il quotidiano italiano MF riferisce che Delfin sarebbe disponibile a cedere la propria partecipazione del 17,5% in Banca Monte dei Paschi di Siena. MPS, dal canto suo, non ha né confermato né smentito la notizia. Secondo i media, il presidente di Delfin Francesco Milleri non avrebbe obiezioni a monetizzare la quota, che ai prezzi correnti vale circa 5 miliardi di euro.

    Un’uscita sarebbe quindi possibile, soprattutto se venisse riconosciuto un premio tra il 15% e il 20% rispetto ai valori di mercato, giustificato dal fatto che l’operazione garantirebbe all’acquirente una partecipazione di maggioranza relativa nella terza banca italiana. Al momento, tuttavia, non risultano «proposte formali» né trattative in corso. Secondo le indiscrezioni, inoltre, la maggior parte degli eredi Del Vecchio non sarebbe contraria all’idea di cedere l’investimento in Rocca Salimbeni, approfittando dei massimi recenti del titolo.

    Intanto, a Piazza Affari, le azioni UniCredit hanno aperto la seduta in rialzo di circa l’1% a 72,14 euro, in un contesto positivo per il FTSE MIB (+0,20%).

    Il giudizio degli analisti sul titolo resta in prevalenza favorevole. Il consenso indica un forte buy o outperform, con 14–15 raccomandazioni di acquisto contro solo 1–2 hold e nessun sell negli ultimi tre mesi. Il target price medio è intorno a 73,60 euro, con un potenziale rialzo di circa il 17,7% rispetto ai 62,55 euro, mentre le stime spaziano da un minimo di 64,31 euro a un massimo di 80,89 euro.

    Tra le valutazioni più recenti spiccano quelle di Goldman Sachs, che il 2 ottobre 2025 ha ribadito il giudizio buy con target a 80,50 euro; Citi, che il 29 settembre ha confermato il buy con obiettivo a 73 euro; JP Morgan, anch’essa buy con target a 78 euro; e Morgan Stanley, che a inizio settembre ha mantenuto il giudizio hold alzando il target a 74 euro.

    Infine, MarketScreener continua a indicare un consenso outperform, mentre Scope Ratings ha riaffermato nel dicembre 2025 il rating A con outlook Stabile, citando la solidità degli utili e della qualità del credito di UniCredit.

  • I futures indicano un avvio debole per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures indicano un avvio debole per Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un’apertura in ribasso mercoledì, suggerendo che le azioni potrebbero estendere le recenti perdite dopo aver chiuso la seduta di martedì, caratterizzata da elevata volatilità, leggermente in calo.

    Le flessioni nel pre-market di Wells Fargo (NYSE:WFC) stanno pesando sul sentiment, con il titolo in calo di circa il 2,6%. Il movimento segue la pubblicazione di risultati del quarto trimestre superiori alle attese sugli utili, ma deludenti sul fronte dei ricavi.

    Anche Bank of America (NYSE:BAC) era in ribasso prima dell’apertura, nonostante abbia riportato risultati trimestrali migliori delle stime degli analisti.

    Al contrario, le azioni di Citigroup (NYSE:C) sono attese in rialzo nelle prime contrattazioni dopo aver comunicato utili del quarto trimestre superiori alle attese.

    Sul fronte macroeconomico, i nuovi dati del Dipartimento del Commercio hanno mostrato che le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate più del previsto a novembre. Le vendite sono salite dello 0,6% nel mese, dopo una flessione rivista dello 0,1% a ottobre. Gli economisti si aspettavano un aumento dello 0,4%.

    Al netto delle vendite di auto e componenti, le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,5% a novembre dopo un aumento dello 0,2% a ottobre, superando anche in questo caso le attese di un +0,4%.

    Separatamente, il Dipartimento del Lavoro ha segnalato un moderato aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti nel mese di novembre.

    I titoli avevano faticato a trovare una direzione nella seduta di martedì, dopo aver recuperato dalle perdite iniziali di lunedì e aver chiuso leggermente in rialzo. Martedì, i principali indici hanno oscillato attorno alla parità prima di terminare in territorio negativo.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 398,21 punti, pari allo 0,8%, a 49.191,99. Il Nasdaq Composite è sceso di 24,03 punti, ovvero lo 0,1%, a 23.709,87, mentre l’S&P 500 ha ceduto 13,53 punti, lo 0,2%, a 6.963,74.

    Il Dow ha arretrato rispetto al record di chiusura di lunedì, appesantito dal forte calo di JPMorgan Chase (NYSE:JPM), sceso del 4,2%. Il titolo è stato penalizzato dopo che la banca ha registrato un calo degli utili del quarto trimestre su base annua, pur superando le attese sugli utili rettificati.

    L’andamento irregolare dei mercati riflette l’incertezza sulle prospettive a breve termine, alimentata dall’aumento delle tensioni geopolitiche globali e da una serie di proposte politiche del presidente Donald Trump.

    Trump ha recentemente invocato un tetto di un anno ai tassi di interesse delle carte di credito al 10%. Ha inoltre suggerito di vietare alle aziende della difesa il pagamento di dividendi o il riacquisto di azioni, oltre a proporre restrizioni per impedire ai grandi investitori istituzionali di acquistare abitazioni unifamiliari.

    Nel frattempo, i dati sull’inflazione diffusi dal Dipartimento del Lavoro hanno mostrato che i prezzi al consumo sono aumentati in linea con le attese a dicembre. L’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% nel mese.

    L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è aumentata dello 0,2% a dicembre, al di sotto delle attese di un +0,3%. Su base annua, l’inflazione generale è rimasta stabile al 2,7%, mentre quella core è rimasta invariata al 2,6%, contro attese di un lieve aumento.

    A livello settoriale, i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti ribassi, trascinando l’indice NYSE Arca Airline in calo del 2,0%. Debolezza anche per i titoli software, con il Dow Jones U.S. Software Index in calo dell’1,6%.

    I titoli bancari sono stati nel complesso in ribasso, mentre il comparto energetico ha sovraperformato grazie all’impennata dei prezzi del petrolio. Anche i titoli dei settori networking e acciaio hanno mostrato segnali di forza.

  • Borse europee contrastate in vista dei colloqui sulla Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee contrastate in vista dei colloqui sulla Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno mostrato un andamento misto mercoledì, mentre gli investitori si posizionano in vista dell’incontro previsto tra funzionari di Stati Uniti, Groenlandia e Danimarca per discutere del futuro del territorio artico.

    I mercati attendono inoltre una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi reciproci introdotti dal presidente Donald Trump, elemento che contribuisce a mantenere un clima di cautela.

    Nel dettaglio, il FTSE 100 di Londra è salito dello 0,3%, mentre il CAC 40 di Parigi si muoveva leggermente sotto la parità. Il DAX di Francoforte ha sottoperformato, scendendo dello 0,5%.

    Le azioni di BP Plc (LSE:BP.) hanno registrato un calo dopo che il gruppo energetico britannico ha avvertito di possibili svalutazioni comprese tra 4 e 5 miliardi di dollari nel quarto trimestre.

    In forte ribasso anche il gruppo educativo Pearson (LSE:PSON), nonostante abbia riportato una crescita delle vendite dell’8% nel quarto trimestre.

    Debole anche il titolo del recruiter Hays (LSE:HAYS), dopo aver comunicato un calo delle commissioni trimestrali superiore alle attese.

    Sul fronte positivo, i titoli energetici RWE (TG:RWE) e SSE (LSE:SSE) sono saliti dopo essere stati inclusi tra gli sviluppatori che si sono aggiudicati contratti con prezzi dell’elettricità garantiti nell’ultima asta britannica per l’eolico offshore.

  • Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

    Il petrolio arretra dopo il rally legato ai rischi di offerta in Iran; sotto osservazione l’aumento delle scorte USA

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, allontanandosi dai massimi di diverse settimane toccati nella seduta precedente, mentre gli investitori valutavano i timori di possibili interruzioni dell’offerta in Iran a fronte di dati che mostrano un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

    Alle 20:18 ET (01:18 GMT), i futures sul Brent con scadenza marzo perdevano lo 0,4% a 65,19 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense scendevano dello 0,5% a 60,87 dollari al barile.

    Entrambi i contratti erano balzati di oltre il 2,5% martedì, portando il Brent a un massimo di 11 settimane e il WTI a un picco di 10 settimane, estendendo un rally che dura ormai da quattro sedute consecutive.

    I rischi sull’offerta iraniana sostengono i recenti rialzi

    L’impennata dei prezzi all’inizio della settimana è stata alimentata dall’aumento delle tensioni geopolitiche legate alle proteste antigovernative in Iran, che hanno sollevato timori su possibili interruzioni delle esportazioni di greggio da parte di uno dei maggiori produttori dell’OPEC.

    I trader hanno progressivamente incorporato un premio per il rischio geopolitico, alla luce della possibilità di interruzioni delle forniture.

    Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno contribuito ad accrescere il nervosismo dei mercati. Trump ha avvertito di possibili azioni militari se le autorità iraniane continueranno la repressione violenta dei manifestanti e ha invitato i dimostranti a “prendere il controllo delle vostre istituzioni”, scrivendo sui social che “gli aiuti sono in arrivo”.

    Ha inoltre minacciato di imporre dazi ai Paesi che continuano a commerciare con Teheran, nel tentativo di isolare ulteriormente il regime, alimentando così il premio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio.

    Forte aumento delle scorte USA – API

    In questo contesto di tensioni geopolitiche, i dati diffusi martedì dall’American Petroleum Institute hanno mostrato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,3 milioni di barili la scorsa settimana, ben al di sopra delle attese degli analisti, che prevedevano un incremento di circa 2 milioni di barili.

    Le scorte di benzina sono cresciute di circa 8,2 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono aumentate di circa 4,3 milioni di barili, indicando un’ampia disponibilità di prodotti raffinati.

    L’attenzione si sposta ora sui dati ufficiali dell’Energy Information Administration, attesi più tardi nella giornata di mercoledì, che dovrebbero confermare le tendenze delle scorte di greggio e dei prodotti petroliferi.