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  • Gli analisti promuovono il nuovo piano di UniCredit dopo risultati solidi e outlook rivisto al rialzo

    Gli analisti promuovono il nuovo piano di UniCredit dopo risultati solidi e outlook rivisto al rialzo

    UniCredit (BIT:UCG) resta sotto i riflettori dopo la pubblicazione dei risultati 2025 e l’aggiornamento al rialzo delle previsioni per il 2026, alimentando un rinnovato ottimismo tra gli analisti. Il titolo scambiava intorno a 78,70 euro nella mattinata di martedì, dopo il balzo del 6,36% registrato nella seduta precedente.

    La banca ha chiuso l’anno e il quarto trimestre con risultati record, segnando il ventesimo anno consecutivo di crescita profittevole e generazione di capitale. Nel 2025 UniCredit ha superato le attese del mercato, registrando un utile netto di 10,6 miliardi di euro e un ritorno sul capitale (ROE) del 19,2%. Il management prevede di distribuire complessivamente 9,5 miliardi di euro agli azionisti, in crescita del 6%, inclusi 4,75 miliardi di dividendi. I ricavi hanno raggiunto 24,5 miliardi di euro, mentre il reddito netto si è attestato a 23,9 miliardi, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente nonostante l’impatto dei tassi di interesse più bassi.

    La guidance è stata rivista al rialzo, con UniCredit che ora punta a un utile netto di 11 miliardi di euro già quest’anno, rispetto al precedente obiettivo di 10 miliardi indicato per il 2027. Il nuovo piano “Unlimited” definisce obiettivi di crescita ambiziosi, tra cui un utile netto di circa 13 miliardi di euro entro il 2028 e ricavi netti pari a 27,5 miliardi. La banca ha inoltre indicato l’intenzione di restituire agli azionisti circa 30 miliardi di euro nei prossimi tre anni e circa 50 miliardi in cinque anni, con la valutazione annuale dell’eventuale utilizzo o restituzione del capitale in eccesso.

    Parlando della strategia, l’amministratore delegato Andrea Orcel ha definito il percorso come “una strategia eccellente, un piano eccellente e un’eccellente esecuzione organica”. Rispondendo alle domande su una possibile strategia di M&A durante la call con gli analisti, ha ribadito che “fusioni e acquisizioni condotte a condizioni appropriate e con il giusto razionale strategico possono creare un valore significativo”.

    La reazione delle case di investimento è stata in gran parte positiva. Morgan Stanley ha alzato il giudizio su UniCredit a overweight da equalweight e ha incrementato il target price a 95,50 euro da 82,60 euro. “Riteniamo che il piano 2026-2028 rappresenti un cambiamento radicale nella strategia e nella percezione degli investitori su UniCredit, che porterà a un significativo miglioramento del consenso e a un multiplo di valutazione più elevato”, hanno scritto gli analisti.

    Anche altri broker hanno rivisto al rialzo le valutazioni. Mediobanca ha aumentato il prezzo obiettivo a 92 euro da 86, confermando il rating outperform, mentre BNP Paribas ha portato il target a 95 euro da 85, mantenendo anch’essa una raccomandazione outperform. Equita ha incrementato il target price del 4% a 86 euro e ha confermato il giudizio buy dopo aver rivisto al rialzo le stime. “La conference call ha inviato segnali positivi sulle tendenze attese per i prossimi anni”, hanno spiegato gli analisti di Equita, aggiungendo che le previsioni 2026-2028 dovrebbero aumentare in media del 4%, “riflettendo principalmente dinamiche dei ricavi più favorevoli e un miglioramento nella gestione dei costi operativi, beneficiando di investimenti e iniziative già spesati nel 2025”.

    Secondo Equita, i risultati operativi e ante imposte sono risultati inferiori alle attese, mentre l’utile netto è stato migliore del previsto, influenzato da diverse poste straordinarie. Tra queste figurano componenti legate ai ricavi da trading e ai costi di integrazione, in parte compensate da plusvalenze su investimenti connesse al riconoscimento del badwill derivante dal consolidamento delle partecipazioni in CBK e Alpha. I ricavi sono risultati circa il 4% sotto le stime, ma sostanzialmente in linea se si escludono le componenti una tantum.

    Gli esperti di Banca Akros hanno inoltre evidenziato un utile netto superiore al consenso, supportato anche da un effetto fiscale positivo, sottolineando tuttavia la presenza di oneri straordinari per circa 1,4 miliardi di euro destinati a sostenere la crescita futura della redditività. Il risultato operativo, secondo la banca d’affari, è stato in linea con le previsioni.

    UniCredit ha infine ribadito i nuovi obiettivi di medio termine, prevedendo un tasso di crescita annuo composto (CAGR) dell’utile netto del 7% nel periodo 2025-2028, con circa 11 miliardi di euro nel 2026 e circa 13 miliardi nel 2028. Queste stime “superano le attese del consenso pari rispettivamente a 10,6 miliardi e 11,9 miliardi di euro, principalmente grazie a un migliore controllo dei costi”, ha osservato il broker.

    La banca ha confermato l’intenzione di remunerare gli azionisti per circa 30 miliardi di euro nei prossimi tre anni e circa 50 miliardi nei prossimi cinque, sulla base di distribuzioni ordinarie con un payout dell’80% (di cui il 50% in dividendi, in linea con le stime), con eventuali ritorni aggiuntivi valutati su base annuale.

    WebSim Intermonte ha infine sottolineato risultati complessivamente migliori delle attese, pur rilevando che i dati operativi sono risultati più deboli del previsto, soprattutto a causa di ricavi da trading negativi. La società ha aggiunto che i target 2028 di UniCredit risultano superiori al consenso principalmente grazie a minori costi operativi e accantonamenti su crediti, mantenendo una raccomandazione neutral sul titolo con un prezzo obiettivo di 70 euro.

  • Le azioni di Monte dei Paschi in calo dopo utili del T4 inferiori alle attese

    Le azioni di Monte dei Paschi in calo dopo utili del T4 inferiori alle attese

    Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha registrato un utile netto di 1,35 miliardi di euro nel quarto trimestre del 2025, un risultato sostenuto dallo sblocco di crediti d’imposta legati all’acquisizione di Mediobanca. Nonostante il contributo di queste componenti straordinarie, i numeri hanno deluso le aspettative del mercato.

    L’utile riportato si è collocato circa il 5% al di sotto del consenso Visible Alpha, portando il titolo a perdere intorno al 2% nelle contrattazioni a Milano. Su base stand-alone, gli analisti di Morgan Stanley hanno osservato che il risultato core ante accantonamenti è stato inferiore alle stime del 2%, a causa di un mancato raggiungimento dell’1% sia sul margine di interesse (NII) sia sulle commissioni. Questi elementi sono stati in parte compensati da costi operativi leggermente più bassi. Il costo del rischio si è attestato a 37 punti base, meglio dei 56 punti base attesi dal mercato.

    Monte dei Paschi ha annunciato un dividendo di 0,86 euro per azione, sostanzialmente stabile su base annua e leggermente inferiore agli 0,87 euro previsti dal consenso Visible Alpha.

    La banca ha inoltre confermato di voler accelerare il processo di integrazione con Mediobanca, che continuerà a operare come entità giuridica separata, focalizzata sul private banking e sulle attività di corporate e investment banking. Il consiglio di amministrazione è atteso approvare la strategia del gruppo combinato il 26 febbraio.

    “A una prima lettura, i risultati appaiono deludenti, mentre l’impegno verso una piena integrazione è, a nostro avviso, un aspetto positive”, ha commentato in una nota l’analista di Morgan Stanley Noemi Peruch.

    Monte dei Paschi ha infine indicato che il coefficiente CET1 si attestava al 16,2%, collocando l’istituto tra le banche meglio capitalizzate del settore.

  • Le azioni Michelin sotto pressione dopo i risultati deludenti di Goodyear

    Le azioni Michelin sotto pressione dopo i risultati deludenti di Goodyear

    Michelin (EU:ML) hanno mostrato una lieve debolezza nelle prime ore di contrattazione di martedì, dopo che il concorrente statunitense Goodyear Tire and Rubber Co (NASDAQ:GT) ha pubblicato risultati del quarto trimestre inferiori alle attese e un outlook cauto sui volumi. L’aggiornamento ha pesato sul sentiment dell’intero settore globale dei pneumatici.

    A metà mattinata in Europa, il titolo Michelin cedeva circa lo 0,3%. In controtendenza, l’italiana Pirelli (BIT:PIRC) saliva dello 0,4%, mentre la tedesca Continental (TG:CON) guadagnava lo 0,2%.

    In una nota settoriale, gli analisti di Citigroup hanno evidenziato che Michelin è “la più esposta” al mercato statunitense tra i gruppi europei e che “ presenta una significativa esposizione al mercato dei camion negli Stati Uniti, ancora debole, sebbene con una maggiore diversificazione geografica rispetto a Goodyear”.

    “Di conseguenza, riteniamo che qualsiasi lettura negativa su Michelin non dovrebbe spingere il titolo a scendere di oltre il 2% oggi”, hanno aggiunto. Gli analisti hanno inoltre osservato che Pirelli è la meno esposta tra le società considerate, anche grazie alla mancanza di esposizione al segmento dei camion negli Stati Uniti.

    Nel premarket statunitense, le azioni Goodyear sono scese di oltre l’8% dopo che il gruppo ha riportato un utile per azione di 0,39 dollari nel quarto trimestre, inferiore alle stime del consenso Bloomberg pari a 0,49 dollari.

    Secondo gli analisti di Wolfe Research, l’outlook implicito di Goodyear per il trimestre in corso riflette l’aspettativa di un calo del 10% dei volumi globali di pneumatici su base annua, a causa di un “ accumulo di scorte nel settore e di condizioni meteorologiche avverse”.

    Essi hanno aggiunto che, sebbene Goodyear non abbia fornito una guidance dettagliata per l’esercizio 2026 né quantificato le attese sui volumi, le altre ipotesi annuali indicano che la società “ dovrebbe riuscire a riportare i volumi su livelli stabili anno su anno nel 2026 oppure annunciare nuove e profonde misure di riduzione dei costi” affinché il risultato operativo per segmento sia in linea con il 2025 e il flusso di cassa libero di quest’anno risulti “appena sopra il punto di pareggio”.

  • L’oro sale mentre il rally dei metalli preziosi si rafforza in vista dei dati chiave USA

    L’oro sale mentre il rally dei metalli preziosi si rafforza in vista dei dati chiave USA

    Il prezzo dell’oro è aumentato di quasi l’1% lunedì, proseguendo i rialzi della scorsa settimana dopo il balzo di circa il 4% registrato venerdì, mentre gli investitori si posizionano in attesa di una serie di dati economici statunitensi rinviati.

    Il metallo giallo ha scambiato in territorio positivo per tutta la seduta, consolidando una fase di forza che ha portato le quotazioni ai massimi di diverse settimane, in un contesto di persistente incertezza sui mercati finanziari.

    L’argento ha sovraperformato l’oro, salendo di quasi il 5% lunedì dopo l’impennata di circa il 10% nella seduta precedente, a conferma del rinnovato interesse degli investitori per i metalli preziosi.

    L’attenzione ora si sposta sui principali indicatori macroeconomici degli Stati Uniti attesi nei prossimi giorni, tra cui i dati su occupazione e inflazione rinviati, che potrebbero offrire nuovi indizi sull’orientamento futuro della politica monetaria della Federal Reserve.

    Il rally dei metalli preziosi riflette una rivalutazione delle prospettive di crescita economica e dell’evoluzione dei tassi di interesse, con le prossime pubblicazioni macro destinate a influenzare il sentiment e le decisioni di trading nel breve termine.

  • Wall Street verso una possibile volatilità con l’avvicinarsi dei dati macro chiave: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Wall Street verso una possibile volatilità con l’avvicinarsi dei dati macro chiave: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un avvio di seduta sostanzialmente piatto lunedì, segnalando che i mercati potrebbero faticare a trovare una direzione chiara dopo il forte rimbalzo registrato a fine della scorsa settimana.

    Gli investitori sembrano prendersi una pausa per valutare la recente volatilità, che ha visto un brusco calo guidato dal settore tecnologico a metà settimana, seguito da una decisa ripresa venerdì. In assenza di dati macroeconomici di rilievo all’inizio della settimana, alcuni operatori potrebbero restare cauti in vista di una serie di pubblicazioni importanti nei prossimi giorni.

    L’attenzione sarà probabilmente rivolta al rapporto mensile sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro, un indicatore molto seguito e rinviato la scorsa settimana a causa del breve shutdown del governo federale. Le attese indicano una crescita di circa 70.000 posti di lavoro a gennaio, rispetto ai 50.000 di dicembre, con il tasso di disoccupazione visto stabile al 4,4%.

    Sotto i riflettori anche i dati su vendite al dettaglio e inflazione dei prezzi al consumo, che potrebbero influenzare le aspettative sull’evoluzione dei tassi di interesse.

    Dopo una serie di sedute negative, venerdì le azioni hanno messo a segno un forte recupero. Tutti e tre i principali indici hanno registrato rialzi significativi, con il Dow Jones Industrial Average che ha chiuso sopra quota 50.000 per la prima volta.

    Gli indici hanno toccato nuovi massimi intraday nella parte finale della seduta, per poi ridurre parte dei guadagni in chiusura. Il Dow è salito di 1.206,95 punti (+2,5%) a 50.115,67, il Nasdaq ha guadagnato 490,63 punti (+2,2%) a 23.031,21 e l’S&P 500 è avanzato di 133,90 punti (+2,0%) a 6.932,30.

    Su base settimanale, il Dow ha segnato un progresso del 2,5%, mentre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,1% e il Nasdaq è sceso dell’1,8%.

    Il rimbalzo è stato in gran parte attribuito a operazioni di acquisto su debolezza, con alcuni investitori tornati sul mercato dopo il recente calo. I titoli tecnologici avevano guidato la fase ribassista, spingendo il Nasdaq al livello di chiusura più basso degli ultimi due mesi, mentre l’S&P 500 aveva toccato il minimo intraday di oltre un mese nelle prime ore di giovedì.

    Il sentiment è stato sostenuto anche dai dati dell’Università del Michigan, che hanno mostrato un inatteso miglioramento della fiducia dei consumatori statunitensi a febbraio. L’indice di fiducia è salito a 57,3 da 56,4 di gennaio, contro attese di un calo a 55,5, raggiungendo il livello più alto da agosto 2025.

    Il miglioramento è stato trainato in particolare dai consumatori con una maggiore esposizione ai mercati azionari.

    Il recupero dei mercati è avvenuto nonostante il forte calo di Amazon. Le azioni di Amazon (NASDAQ:AMZN) hanno perso il 5,6% dopo risultati del quarto trimestre leggermente inferiori alle attese e una previsione di spesa in conto capitale per il 2026 superiore alle stime.

    In altri settori, i titoli delle compagnie aeree hanno registrato forti rialzi, con l’indice NYSE Arca Airline in crescita del 7,1% ai massimi da oltre tre anni. Anche i titoli dell’hardware informatico e dei semiconduttori sono rimbalzati con decisione, spingendo l’indice NYSE Arca Computer Hardware e il Philadelphia Semiconductor Index rispettivamente del 6,8% e del 5,7%.

    L’aumento del prezzo dell’oro ha inoltre sostenuto i titoli legati ai metalli preziosi, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in rialzo del 5,5%. Bene anche networking, finanziari e servizi petroliferi, contribuendo a un clima generalmente positivo per la maggior parte dei settori.

  • Le borse europee avanzano con il calo delle tensioni sul tech e il supporto dell’M&A: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee avanzano con il calo delle tensioni sul tech e il supporto dell’M&A: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato per lo più rialzi lunedì, con le preoccupazioni legate al settore tecnologico in attenuazione e una serie di notizie su fusioni e acquisizioni che ha sostenuto il sentiment degli investitori.

    Il calendario macroeconomico è stato relativamente leggero, anche se l’ultimo rapporto KPMG/REC sul mercato del lavoro ha mostrato un ulteriore calo delle assunzioni permanenti nel Regno Unito a gennaio, in un contesto di domanda debole e timori delle imprese sui costi. Tuttavia, il ritmo della flessione si è ridotto al livello più contenuto degli ultimi 18 mesi.

    A metà mattinata, il FTSE 100 di Londra segnava un calo dello 0,2%, mentre il CAC 40 di Parigi saliva dello 0,1% e il DAX di Francoforte guadagnava lo 0,5%.

    Il settore bancario italiano ha fornito un contributo significativo, con UniCredit (BIT:UCG) in forte rialzo dopo aver riportato un utile netto record di 10,6 miliardi di euro nel 2025.

    Nel comparto tecnologico, STMicroelectronics (BIT:STMMI) è balzata dopo l’annuncio dell’ampliamento della collaborazione strategica con Amazon Web Services.

    Le operazioni di M&A hanno inoltre spinto altri titoli. Le azioni di InPost (EU:INPST) sono salite con forza dopo l’accordo per l’acquisizione del gruppo polacco dei locker per pacchi da parte di un consorzio guidato da Advent insieme a FedEx, a 15,60 euro per azione.

    Nel settore sanitario, Novo Nordisk (NYSE:NVO) ha registrato un balzo dopo che la società statunitense di telemedicina Hims & Hers ha annunciato il ritiro dal mercato della propria pillola dimagrante “copycat”.

    Non tutti i titoli hanno però beneficiato del clima positivo: NatWest (LSE:NWG) è scesa dopo che la banca britannica ha annunciato l’acquisizione del wealth manager Evelyn Partners, sostenuto da fondi di private equity.

  • Eni e CDP Venture Capital investono oltre 500.000 euro in EXE Engineering

    Eni e CDP Venture Capital investono oltre 500.000 euro in EXE Engineering

    Il gruppo energetico italiano Eni (BIT:ENI) e CDP Venture Capital hanno investito congiuntamente oltre 500.000 euro nella startup EXE Engineering, secondo quanto comunicato in una nota diffusa lunedì.

    Le nuove risorse finanziarie serviranno ad accelerare la roadmap di sviluppo di EXE Engineering e a sostenere l’espansione dei suoi progetti in nuovi contesti operativi.

    La startup prevede di utilizzare il capitale per rafforzare il proprio percorso di crescita ed esplorare ulteriori opportunità di business in diversi settori.

    Il supporto di Eni, una delle principali aziende energetiche italiane, e di CDP Venture Capital rappresenta un importante riconoscimento del valore della tecnologia e del modello di business di EXE Engineering.

    I dettagli finanziari dell’operazione, inclusa la struttura dell’investimento e la quota di partecipazione acquisita dai due investitori, non sono stati resi noti.

  • Brembo e JAC Group siglano una partnership strategica per promuovere l’innovazione automobilistica

    Brembo e JAC Group siglano una partnership strategica per promuovere l’innovazione automobilistica

    Lo specialista italiano dei sistemi frenanti Brembo (BIT:BRE) e il costruttore automobilistico cinese JAC Group hanno firmato il 5 febbraio un accordo di partnership strategica volto a rafforzare la loro collaborazione di lungo periodo e ad accelerare l’innovazione.

    L’alleanza si concentrerà sullo sviluppo congiunto di piattaforme veicolari di nuova generazione, con un’attenzione particolare al mercato automobilistico cinese, uno dei più grandi e in più rapida crescita a livello globale.

    In base all’accordo, le due società collaboreranno allo sviluppo di tecnologie di frenata avanzate pensate per rispondere alle esigenze in evoluzione dei consumatori cinesi e dei costruttori locali, unendo il know-how tecnico di Brembo alla conoscenza del mercato di JAC Group.

    La collaborazione si estenderà anche allo sviluppo di soluzioni software, a conferma della crescente importanza dell’integrazione digitale nei sistemi frenanti, in un contesto in cui i veicoli diventano sempre più connessi e autonomi.

    Brembo, riconosciuta a livello globale per i suoi sistemi frenanti ad alte prestazioni, continua ad ampliare la propria presenza in Asia, mentre JAC Group prosegue nella ricerca di partnership tecnologiche per rafforzare l’innovazione e la competitività della propria gamma di veicoli.

  • Il petrolio scende di oltre l’1% mentre la diplomazia USA-Iran attenua i timori sull’offerta

    Il petrolio scende di oltre l’1% mentre la diplomazia USA-Iran attenua i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente lunedì, con un calo superiore all’1%, mentre si sono ridotte le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente dopo la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran.

    I futures sul Brent hanno perso 84 centesimi, pari all’1,2%, a 67,21 dollari al barile alle 07:47 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è sceso di 82 centesimi, o dell’1,3%, a 62,73 dollari.

    “Con nuovi colloqui all’orizzonte, il timore immediato di interruzioni dell’offerta in Medio Oriente si è notevolmente attenuato”, ha dichiarato Tony Sycamore, market analyst di IG.

    Washington e Teheran hanno confermato l’intenzione di proseguire i negoziati indiretti dopo quelli che entrambe le parti hanno definito colloqui costruttivi tenutisi venerdì in Oman. La notizia ha contribuito ad allentare i timori che un fallimento delle trattative potesse avvicinare la regione a un conflitto aperto, soprattutto alla luce del recente rafforzamento della presenza militare statunitense nell’area.

    Circa un quinto del consumo mondiale di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran, rendendo la regione cruciale per l’equilibrio dei mercati energetici globali.

    Sia il Brent sia il WTI hanno chiuso la scorsa settimana con ribassi superiori al 2%, segnando il primo calo settimanale in sette settimane, grazie a segnali di distensione geopolitica.

    Rimangono tuttavia rischi latenti. Il ministro degli Esteri iraniano ha avvertito che l’Iran colpirebbe basi statunitensi in Medio Oriente in caso di attacco, sottolineando la fragilità dell’attuale equilibrio.

    “La volatilità resta elevata mentre persiste una retorica contrastante. Qualsiasi notizia negativa potrebbe riaccendere rapidamente i premi per il rischio sui prezzi del petrolio questa settimana”, ha affermato Priyanka Sachdeva, senior market analyst di Phillip Nova.

    Gli investitori seguono inoltre gli sforzi occidentali per limitare le entrate petrolifere della Russia, che contribuiscono a finanziare la guerra in Ucraina. Venerdì la Commissione europea ha proposto un ampio divieto sui servizi che supportano le esportazioni marittime di greggio russo.

    Nel frattempo, i raffinatori indiani — un tempo i maggiori acquirenti di greggio russo via mare — stanno evitando i carichi con consegna ad aprile e potrebbero restare alla finestra più a lungo, secondo fonti del settore. Questa scelta potrebbe anche favorire la conclusione di un accordo commerciale tra Nuova Delhi e Washington.

    “I mercati petroliferi resteranno sensibili all’ampiezza di questa svolta lontano dal greggio russo, alla durata della riduzione degli acquisti indiani oltre aprile e alla rapidità con cui potranno essere attivati flussi alternativi”, ha aggiunto Sachdeva.

  • Bitcoin sopra i 70.000 dollari mentre il sentiment di rischio si stabilizza dopo una settimana volatile

    Bitcoin sopra i 70.000 dollari mentre il sentiment di rischio si stabilizza dopo una settimana volatile

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) si è mantenuto sopra quota 70.000 dollari lunedì, consolidando i guadagni dopo il forte rimbalzo di fine settimana dai livelli vicini a 60.000 dollari. Il movimento arriva mentre gli investitori rivalutano l’esposizione al rischio dopo le pesanti liquidazioni e spostano l’attenzione sui principali dati macroeconomici statunitensi attesi nei prossimi giorni.

    La principale criptovaluta mondiale scambiava in rialzo di circa l’1,5% a 70.402,5 dollari alle 01:25 ET (06:25 GMT), allontanandosi ulteriormente dal minimo di circa 60.187 dollari, un livello che rappresentava un minimo di circa 16 mesi toccato all’inizio della scorsa settimana.

    Venerdì Bitcoin ha riconquistato la soglia dei 70.000 dollari, mettendo a segno un balzo superiore al 12% in una sola seduta. Il rimbalzo è coinciso con i rialzi dei titoli tecnologici e dei metalli preziosi, sostenendo più in generale gli asset rischiosi. Anche gli acquisti su debolezza e una maggiore stabilità dei mercati globali hanno contribuito al recupero.

    Il forte calo registrato a inizio settimana si inseriva in un più ampio clima “risk-off”. La vendita sui titoli tecnologici statunitensi — in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale — insieme alle liquidazioni forzate sui mercati dei futures crypto ha accentuato la pressione al ribasso. A ciò si sono aggiunti deflussi prolungati dagli ETF spot su Bitcoin e una riduzione delle posizioni a leva, aumentando la volatilità.

    Le elezioni in Giappone migliorano il sentiment

    Il clima di mercato ha ricevuto ulteriore sostegno dopo la netta vittoria elettorale del primo ministro giapponese Sanae Takaichi, che rafforza il suo mandato a favore di stimoli fiscali e tagli alle tasse. L’esito del voto ha spinto al rialzo le borse regionali ed è stato associato a un rinnovato appetito per il rischio su alcuni asset globali.

    Sebbene lo yen si fosse inizialmente indebolito in vista del voto, la successiva stabilizzazione della valuta insieme ai rialzi azionari ha contribuito a rafforzare il sentiment complessivo.

    Ora l’attenzione si concentra su una serie di dati chiave dagli Stati Uniti attesi nel corso della settimana, tra cui i dati sull’occupazione rinviati a mercoledì e il rapporto sull’inflazione CPI di venerdì. Queste pubblicazioni potrebbero influenzare le aspettative sulla politica della Federal Reserve, con i mercati che iniziano a scontare possibili tagli dei tassi nella seconda parte del 2026 se l’inflazione rallentasse e il mercato del lavoro mostrasse segnali di indebolimento.

    Altcoin per lo più stabili

    Le principali criptovalute alternative si sono mosse in un range ristretto lunedì, dopo il recente rimbalzo.

    Ethereum è rimasto invariato a 2.076,41 dollari, mentre XRP è salito dell’1,1% a 1,43 dollari. Solana ha registrato un lieve calo, mentre Cardano e Polygon hanno trattato sostanzialmente piatte. Tra i meme token, Dogecoin ha perso circa il 2%.