Author: Fiona Craig

  • BPER Banca supera le attese sugli utili del Q4 grazie alla solidità dei ricavi core e al controllo dei costi, nonostante il dividendo inferiore alle previsioni

    BPER Banca supera le attese sugli utili del Q4 grazie alla solidità dei ricavi core e al controllo dei costi, nonostante il dividendo inferiore alle previsioni

    BPER Banca (BIT:BPE) ha registrato un utile netto di 340 milioni di euro nel quarto trimestre, superando del 32% le previsioni degli analisti, grazie alla solida performance dei ricavi core e a una gestione più efficiente dei costi. I risultati hanno sostenuto il titolo, che giovedì è salito di oltre il 2%.

    L’istituto con sede a Modena ha annunciato un dividendo di 0,65 euro per azione, corrispondente a un payout del 75%. Tuttavia, il dato è risultato inferiore di circa il 7% rispetto alle aspettative di mercato, con gli analisti di Morgan Stanley che prevedevano un payout vicino all’80% per il periodo.

    La performance superiore alle attese è stata trainata dal margine di interesse, pari a 1,11 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto al trimestre precedente e superiore del 2,7% alle stime di consenso. Escludendo una voce straordinaria di 13 milioni di euro nel margine di interesse, l’utile core ante accantonamenti ha superato del 9,5% le previsioni di Morgan Stanley.

    I costi operativi si sono attestati a 878 milioni di euro, risultando inferiori del 13,7% rispetto alle attese degli analisti, principalmente grazie alla riduzione dei costi del personale. Le commissioni nette hanno raggiunto 696 milioni di euro, in aumento del 7,7% su base trimestrale e superiori del 2,7% alle previsioni.

    Il costo del rischio della banca si è attestato a 26 punti base, nettamente al di sotto dei 42 punti base stimati dal consenso, sostenuto in parte da riprese di valore nette presso la controllata BPSO.

    BPER ha riportato un coefficiente Common Equity Tier 1 pari al 14,8%, in linea con le aspettative del mercato ma inferiore di 30 punti base rispetto alla stima di Morgan Stanley. Il dato è sceso di 30 punti base rispetto al trimestre precedente. Le attività ponderate per il rischio sono diminuite del 3% su base trimestrale, pari a una riduzione di 2,3 miliardi di euro, principalmente per il calo del rischio di credito.

    I prestiti alla clientela sono cresciuti del 2,2% rispetto al trimestre precedente su base consolidata, mentre i depositi della clientela sono aumentati del 2,3%. Il portafoglio titoli della banca è cresciuto dell’1,7%. Morgan Stanley ha sottolineato che la crescita dei prestiti è stata “ben superiore al sistema” bancario italiano.

    La qualità degli attivi è migliorata nel trimestre, con lo stock di esposizioni deteriorate lorde in calo di circa il 7% su base trimestrale, mentre i prestiti performing sono cresciuti di circa il 2,4%. Il rapporto NPE lordo è diminuito di 20 punti base, attestandosi al 2,1%. La copertura degli NPE è aumentata di 280 punti base, raggiungendo il 52,8%, mentre la copertura dei crediti performing, pari a 64 punti base, è diminuita di 5 punti base.

    La banca ha registrato un’aliquota fiscale del 25% nel trimestre, mentre le altre voci di ricavo sono risultate circa il doppio rispetto alle stime di consenso degli analisti.

  • La Borsa di Milano apre poco mossa in attesa della BCE; salgono BPER e OVS, in calo i titoli petroliferi

    La Borsa di Milano apre poco mossa in attesa della BCE; salgono BPER e OVS, in calo i titoli petroliferi

    Le contrattazioni a Piazza Affari hanno aperto la seduta con movimenti limitati, in linea con il tono prudente registrato sugli altri mercati europei, mentre gli investitori attendono le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea.

    L’attenzione resta rivolta anche ai dati macroeconomici statunitensi, con la pubblicazione delle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione prevista per le 14:30. I mercati monitorano inoltre il calendario dei dati sul lavoro dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato ieri una legge di spesa federale, ponendo fine allo shutdown parziale che aveva ritardato la diffusione di importanti statistiche occupazionali. Rimane tuttavia incerta la data di pubblicazione del report sui nonfarm payrolls, inizialmente previsto per domani.

    Intorno alle 9:40, l’indice FTSE MIB risultava sostanzialmente invariato.

    I titoli bancari restano sotto osservazione con l’avanzare della stagione delle trimestrali. BPER (BIT:BPE) ha guidato i rialzi del comparto, salendo del 3% dopo aver annunciato un utile netto consolidato di 2,1 miliardi di euro per il 2025 e ricavi core pari a 6,2 miliardi di euro. Secondo Equita, i risultati dell’istituto hanno superato le attese in tutte le principali divisioni operative.

    In rialzo anche Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO), che ha guadagnato l’1,84% avvicinandosi ai massimi storici. Mediobanca (BIT:MB) si è mantenuta stabile dopo il rally di ieri, alimentato dalle indiscrezioni su un possibile delisting del titolo dalla Borsa di Milano. La controllante MPS (BIT:BMPS) ha invece registrato un progresso dell’1,65%. Tra i principali istituti italiani, Unicredit (BIT:UCG) è salita dello 0,3%, mentre Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) ha ceduto lo 0,13%.

    I titoli energetici hanno risentito del calo dei prezzi del petrolio, con Saipem (BIT:SPM) in flessione dell’1% ed ENI (BIT:ENI) in ribasso dello 0,72%.

    Recuperano invece i produttori di cemento dopo le perdite della seduta precedente: Cementir Holding (BIT:CEM) è salita del 2,5% e Buzzi (BIT:BZU) ha guadagnato l’1,6%.

    Sotto i riflettori anche Aeffe (BIT:AEF), in rialzo di oltre il 4% dopo indiscrezioni di stampa secondo cui Invitalia potrebbe essere valutata come possibile azionista e partner finanziario per il gruppo in difficoltà.

    In progresso anche OVS (BIT:OVS), che ha guadagnato oltre il 3% dopo aver pubblicato risultati preliminari 2025 leggermente superiori alle attese sull’EBITDA e nettamente migliori rispetto alle previsioni sul free cash flow, secondo quanto evidenziato dalle analisi di Equita.

  • I mercati azionari USA potrebbero aprire senza una direzione chiara dopo il calo guidato dalla tecnologia: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati azionari USA potrebbero aprire senza una direzione chiara dopo il calo guidato dalla tecnologia: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future sui principali indici statunitensi indicano un’apertura sostanzialmente piatta mercoledì, suggerendo un avvio di seduta prudente mentre gli investitori cercano nuovi spunti dopo le perdite registrate nella sessione precedente.

    I future hanno mostrato poche reazioni anche dopo la pubblicazione del rapporto ADP, che ha evidenziato una crescita dell’occupazione nel settore privato statunitense nettamente inferiore alle attese nel mese di gennaio. Secondo ADP, l’occupazione privata è aumentata di sole 22.000 unità, dopo un incremento di dicembre rivisto al ribasso a 37.000. Gli economisti si aspettavano una crescita di 45.000 posti di lavoro, rispetto ai 41.000 inizialmente stimati per il mese precedente.

    Nonostante la reazione contenuta dei future, i titoli tecnologici potrebbero restare sotto pressione dopo la rotazione settoriale che ha pesato sui mercati nella seduta di martedì. In particolare, il forte calo pre-market di Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD) potrebbe influenzare negativamente il comparto, con il titolo in ribasso del 10,1%.

    AMD è sotto pressione dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre migliori delle attese, ma aver fornito una guidance sul primo trimestre che ha deluso parte degli analisti.

    In controtendenza, Super Micro Computer (NASDAQ:SMCI) offre un segnale positivo: le azioni balzano del 9,5% nel pre-market dopo che la società ha diffuso risultati del secondo trimestre fiscale superiori alle stime e ha rivisto al rialzo le previsioni di ricavi per l’intero esercizio.

    Martedì i mercati azionari hanno chiuso nettamente in calo, annullando ampiamente i guadagni della seduta precedente. Tutti i principali indici hanno terminato in territorio negativo, con il Nasdaq particolarmente penalizzato. L’indice tecnologico ha perso 336,92 punti, pari all’1,4%, chiudendo a 23.255,19. L’S&P 500 ha ceduto 58,63 punti (-0,8%) a 6.917,81, mentre il Dow Jones ha registrato un calo di 166,67 punti (-0,3%) a 49.240,99.

    La debolezza di Wall Street è stata attribuita in larga parte a una rotazione fuori dai titoli tecnologici, come dimostrato dal forte ribasso del Nasdaq. I titoli software hanno registrato alcune delle peggiori performance del comparto, trascinando il Dow Jones U.S. Software Index in calo del 3,5% al livello di chiusura più basso degli ultimi nove mesi.

    Il settore ha sofferto nonostante il forte rialzo di Palantir Technologies (PLTR), che ha guadagnato il 6,9% dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre superiori alle attese e fornito una guidance positiva.

    Anche i titoli dei semiconduttori hanno mostrato una marcata debolezza, con il Philadelphia Semiconductor Index in calo del 2,1%. Le azioni di NXP Semiconductors (NASDAQ:NXPI) sono scese del 4,5%, nonostante il produttore olandese di chip abbia superato le stime degli analisti su ricavi e utili nel quarto trimestre.

    Alcuni settori, invece, hanno beneficiato della rotazione fuori dalla tecnologia. Tra questi il colosso della distribuzione Walmart (NYSE:WMT), che è salito del 2,9% superando per la prima volta una capitalizzazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari.

    «Sarebbe difficile trovare un esempio migliore della recente rotazione del mercato lontano dalla tecnologia rispetto al fatto che Walmart abbia raggiunto per la prima volta una valutazione di 1.000 miliardi di dollari», ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell. Ha aggiunto: «Questo baluardo di Main Street entra in un club che finora era stato occupato solo da aziende tecnologiche e dal veicolo Berkshire Hathaway di Warren Buffett».

    I titoli legati all’oro hanno registrato forti rialzi grazie a un significativo rimbalzo del prezzo del metallo prezioso, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in aumento del 4,4%.

    Anche i titoli dell’acciaio, dell’energia e dell’edilizia hanno chiuso in deciso rialzo, contribuendo a limitare le perdite complessive del mercato.

  • Le borse europee si muovono in modo contrastato dopo i dati sull’inflazione dell’Eurozona: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si muovono in modo contrastato dopo i dati sull’inflazione dell’Eurozona: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento misto mercoledì, mentre gli investitori hanno analizzato i nuovi dati sull’inflazione dell’Eurozona e si sono posizionati in vista delle imminenti decisioni delle banche centrali.

    I dati pubblicati hanno indicato che l’inflazione nell’area euro è scesa sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea nel mese di gennaio, grazie soprattutto al calo dei prezzi dell’energia e al rafforzamento dell’euro. Secondo le stime preliminari di Eurostat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,7% su base annua, in linea con le attese e in rallentamento rispetto al 2,0% registrato a dicembre.

    L’inflazione core, che esclude le componenti più volatili come energia, alimentari, alcol e tabacco, è diminuita leggermente al 2,2% dal 2,3% del mese precedente.

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro hanno registrato un lieve calo dopo che alcune indagini hanno mostrato un nuovo rallentamento della crescita economica regionale per il secondo mese consecutivo a gennaio. I dati finali di S&P Global hanno evidenziato che l’attività del settore privato ha segnato il ritmo di espansione più debole da settembre, penalizzata dal rallentamento dei servizi.

    L’indice composito finale della produzione si è attestato a 51,3 a gennaio, al di sotto sia della stima preliminare sia del dato di dicembre pari a 51,5. Il valore resta comunque sopra la soglia di 50, indicando un’espansione per il tredicesimo mese consecutivo, seppur a un ritmo più moderato.

    L’attenzione del mercato è ora rivolta alle riunioni delle banche centrali di giovedì. La Banca Centrale Europea dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse, con gli investitori concentrati sulle indicazioni riguardanti le prospettive di crescita e inflazione. Anche la Banca d’Inghilterra è attesa mantenere una politica monetaria stabile, con eventuali aggiornamenti alle previsioni economiche che difficilmente mostreranno cambiamenti significativi.

    Sul fronte degli indici, il DAX tedesco ha ceduto lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese è salito dello 0,9% e il FTSE 100 britannico ha guadagnato l’1,2%.

    A livello societario, Novo Nordisk (NYSE:NVO) è crollata a Copenaghen dopo che l’amministratore delegato Mike Doustdar ha sottolineato le difficoltà legate a prezzi statunitensi significativamente più bassi per il farmaco dimagrante Wegovy. In calo anche la svizzera Novartis (NYSE:NVS), dopo aver previsto una flessione degli utili per l’anno in corso.

    Banco Santander (LSE:SAN) ha registrato un forte ribasso dopo aver annunciato l’acquisizione di Webster Financial Corp. in un’operazione da 12 miliardi di dollari. In discesa anche Credit Agricole (EU:ACA), che ha riportato un calo del 39% dell’utile nel quarto trimestre.

    Infine, Infineon Technologies (TG:IFX) ha perso terreno dopo aver comunicato l’intenzione di aumentare gli investimenti nelle tecnologie per i data center, in risposta alla crescente domanda di soluzioni legate all’intelligenza artificiale.

    Sul versante opposto, GSK (LSE:GSK) ha chiuso in rialzo dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre superiori alle attese. Beazley (LSE:BEZ) ha invece messo a segno un forte balzo dopo che Zurich Insurance Group ha raggiunto un accordo preliminare sui principali termini finanziari di una possibile offerta pubblica in contanti per l’assicuratore londinese.

  • L’oro torna sopra i 5.000 dollari l’oncia mentre le tensioni con l’Iran riaccendono la domanda di beni rifugio

    L’oro torna sopra i 5.000 dollari l’oncia mentre le tensioni con l’Iran riaccendono la domanda di beni rifugio

    I prezzi dell’oro sono balzati nuovamente sopra la soglia dei 5.000 dollari l’oncia nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, dopo che nuovi segnali di tensione tra Stati Uniti e Iran hanno rilanciato la domanda di beni rifugio.

    Il metallo prezioso ha esteso i rialzi dopo il forte rimbalzo messo a segno nella seduta precedente, con acquisti sulle debolezze che hanno continuato a sostenere i prezzi dopo la brusca correzione della scorsa settimana, quando erano stati cancellati oltre 1.000 dollari per oncia.

    L’oro spot è salito del 2,3% a 5.060,28 dollari l’oncia alle 01:17 ET (06:17 GMT), mentre i future sull’oro con consegna ad aprile hanno guadagnato il 2,9% a 5.078,96 dollari l’oncia.

    Tornano le preoccupazioni sull’Iran in vista dei colloqui nucleari

    Le rinnovate tensioni geopolitiche sono state un fattore chiave nel rafforzamento della domanda di oro, soprattutto dopo che, secondo notizie diffuse nella notte, l’esercito statunitense avrebbe abbattuto un drone iraniano nel Mar Arabico. In un episodio separato, alcune motovedette iraniane sarebbero state avvistate mentre si avvicinavano a una petroliera collegata agli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz.

    Questi eventi hanno indebolito le precedenti dichiarazioni di Teheran e Washington, secondo cui i colloqui previsti per venerdì si sarebbero svolti regolarmente. La notizia dei negoziati aveva in precedenza rassicurato i mercati, riducendo la domanda di oro come bene rifugio.

    Le recenti perdite dell’oro erano state attribuite in larga parte alle aspettative che la nomina di Kevin Warsh da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla guida della Federal Reserve avrebbe comportato una politica monetaria meno accomodante di quanto sperato dai mercati. Questo scenario aveva spinto al rialzo il dollaro, esercitando pressioni sui metalli. Inoltre, l’oro era esposto a prese di profitto dopo aver toccato un massimo storico vicino ai 5.600 dollari l’oncia la scorsa settimana.

    Nonostante la correzione, l’oro registra ancora un rialzo di quasi il 15% dall’inizio del 2026.

    Gli analisti di ANZ hanno scritto in una nota recente che i fondamentali alla base della forza dell’oro – domanda di beni rifugio, acquisti fisici e acquisti da parte delle banche centrali – restano solidi.

    Argento e platino rimbalzano; OCBC vede una forza duratura dell’oro

    Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato progressi mercoledì, proseguendo il recupero avviato nella seduta precedente. L’argento spot è salito del 2,8% a 87,4955 dollari l’oncia, mentre il platino spot ha guadagnato il 3% a 2.286,72 dollari l’oncia.

    “Il rimbalzo suggerisce che le vendite forzate e le pressioni legate alle liquidazioni per margini potrebbero essersi attenuate, almeno per il momento”, hanno scritto gli analisti di OCBC in una nota.

    Gli analisti hanno tuttavia avvertito che il recupero appare ancora fragile, soprattutto perché “la sensibilità al dollaro USA, il riaggiustamento dei rendimenti e l’incertezza sulla politica della Fed sotto una nuova leadership restano elevati”.

    OCBC ha comunque descritto il recente crollo dei prezzi dell’oro come una fase di normalizzazione, piuttosto che come un “inversione di tendenza”. La banca ha aggiunto che la domanda delle banche centrali, insieme ai rischi geopolitici e fiscali, continuerà probabilmente a sostenere l’attrattiva dell’oro come bene rifugio.

    Secondo OCBC, anche l’argento dovrebbe beneficiare del suo duplice ruolo di metallo prezioso e industriale. La banca ha confermato i target di fine 2026 per oro e argento rispettivamente a 5.600 e 133 dollari l’oncia.

  • Il petrolio balza di oltre l’1% con l’aumento delle tensioni tra USA e Iran; forte calo delle scorte USA sostiene i prezzi

    Il petrolio balza di oltre l’1% con l’aumento delle tensioni tra USA e Iran; forte calo delle scorte USA sostiene i prezzi

    I prezzi del petrolio sono saliti con decisione nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, spinti dal riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, che hanno alimentato i timori di possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Ulteriore sostegno è arrivato dai dati di settore che indicano un calo inatteso e significativo delle scorte di greggio negli Stati Uniti, a seguito dei disagi alla produzione causati dal gelo intenso.

    I future sul Brent con consegna ad aprile sono saliti dell’1,2% a 68,15 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato l’1,4% a 63,69 dollari al barile alle 21:01 ET (02:01 GMT).

    Rischi geopolitici sostengono il petrolio in vista dei colloqui USA–Iran

    Le preoccupazioni si sono intensificate dopo le notizie secondo cui l’esercito statunitense avrebbe abbattuto un drone iraniano che si stava avvicinando a una portaerei americana nel Mar Arabico. In un episodio separato, alcune motovedette iraniane sarebbero state avvistate mentre si avvicinavano a una petroliera battente bandiera statunitense nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più strategiche al mondo.

    Gli eventi si sono verificati a pochi giorni dai colloqui programmati tra Washington e Teheran. Tuttavia, l’incertezza è aumentata dopo che funzionari iraniani avrebbero chiesto di limitare l’agenda degli incontri, previsti per venerdì, a negoziati bilaterali esclusivamente sulle questioni nucleari, alimentando dubbi sulla reale tenuta del dialogo.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato ulteriori azioni militari qualora l’Iran non accettasse le richieste statunitensi di ridimensionare il proprio programma nucleare, mentre Teheran ha avvertito di una dura ritorsione in caso di aggressione americana. Qualsiasi escalation nella regione potrebbe compromettere le forniture di petrolio dal Medio Oriente, un rischio che ha sostenuto i prezzi del greggio nelle ultime sedute.

    Forte riduzione delle scorte USA tra disagi produttivi legati al meteo

    Il mercato petrolifero ha trovato ulteriore supporto nei dati sulle scorte, che hanno mostrato un calo molto più ampio del previsto negli Stati Uniti. Secondo l’American Petroleum Institute, le scorte di greggio sono diminuite di 11,1 milioni di barili nella settimana conclusa il 30 gennaio, contro attese per un aumento di 0,7 milioni di barili.

    I dati dell’API anticipano spesso una tendenza analoga nelle statistiche ufficiali del governo, attese più tardi in giornata. Il forte calo è stato attribuito alle condizioni meteorologiche estreme negli Stati Uniti, che hanno ridotto la produzione e ostacolato le esportazioni dalla costa del Golfo.

    Le interruzioni dell’offerta statunitense hanno contribuito a sostenere i prezzi del petrolio anche nelle ultime settimane, rafforzando i rialzi legati alle tensioni geopolitiche.

  • Bitcoin scende verso i 76.000 dollari dopo forti liquidazioni che lo spingono ai minimi da 15 mesi

    Bitcoin scende verso i 76.000 dollari dopo forti liquidazioni che lo spingono ai minimi da 15 mesi

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) si è mantenuto poco sopra i minimi degli ultimi 15 mesi nella giornata di mercoledì, dopo una brusca ondata di vendite che ha spinto la criptovaluta fin vicino alla soglia dei 73.000 dollari, innescando massicce liquidazioni in un contesto di crescente avversione al rischio.

    La principale criptovaluta al mondo segnava un calo del 2,8% a 76.509,1 dollari alle 01:56 ET (06:56 GMT), dopo aver toccato un minimo intraday di 73.004,3 dollari, livelli che non si vedevano da novembre 2024.

    Con il ribasso del fine settimana, Bitcoin ha registrato una flessione di quasi il 12% nell’ultima settimana, dopo aver perso circa il 10% anche in quella precedente. Il movimento ha portato i prezzi ai livelli più bassi dalla vittoria elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti, cancellando i guadagni che erano stati sostenuti dall’ottimismo su un possibile allentamento normativo per il settore crypto.

    Bitcoin ai minimi da 15 mesi mentre accelerano le liquidazioni

    La discesa è stata accompagnata da liquidazioni su larga scala delle posizioni long con leva. Secondo i dati della società di analisi CoinGlass, nelle ultime 24 ore sono stati spazzati via quasi 740 milioni di dollari di scommesse rialziste, poiché il calo dei prezzi ha attivato margin call e costretto i trader a chiudere le posizioni.

    La debolezza di Bitcoin rappresenta una netta inversione rispetto al rally di fine anno scorso, quando la criptovaluta era salita con forza dopo la vittoria elettorale di Trump. In quel periodo, gli investitori avevano puntato sulle criptovalute scommettendo su un atteggiamento più favorevole della nuova amministrazione statunitense verso gli asset digitali. Ulteriore supporto era arrivato dai tagli dei tassi della Federal Reserve avviati a dicembre 2024, che avevano alimentato l’appetito per gli asset più rischiosi.

    Più recentemente, però, il sentiment è cambiato. Mercoledì oro e altri beni rifugio tradizionali hanno registrato un rimbalzo, sostenuti dall’aumento delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. Allo stesso tempo, il mercato delle criptovalute deve fare i conti con l’incertezza sulla politica monetaria statunitense dopo che Trump ha nominato l’ex governatore della Federal Reserve Kevin Warsh come prossimo presidente della banca centrale. Warsh è considerato ampiamente “falco”, alimentando timori legati alla liquidità.

    Prezzi crypto oggi: altcoin più deboli, Cardano giù del 6%

    Le perdite nel mercato delle criptovalute sono risultate ancora più marcate rispetto a quelle di Bitcoin, con la maggior parte delle altcoin in netto calo.

    Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è scesa del 2,3% a 2.268,92 dollari, mentre XRP ha perso l’1,1% a 1,59 dollari. Solana è crollata del 6%, Cardano ha registrato un calo simile e Polygon è arretrata di circa il 3,5%.

    Tra i meme token, Dogecoin ha segnato una flessione marginale dello 0,2%.

  • I titoli software crollano mentre si attendono i conti di Alphabet; l’oro rimbalza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I titoli software crollano mentre si attendono i conti di Alphabet; l’oro rimbalza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures legati ai principali indici azionari statunitensi hanno mostrato un lieve rialzo, nonostante un forte sell-off nei titoli software e l’attesa per i risultati trimestrali dei grandi gruppi tecnologici. Gli investitori guardano alla pubblicazione dei conti della casa madre di Google, Alphabet (NASDAQ:GOOG), attesi dopo l’apertura di Wall Street, con particolare attenzione ai piani di spesa legati all’intelligenza artificiale. In altri sviluppi, secondo indiscrezioni il governatore della Federal Reserve Stephen Miran avrebbe lasciato il suo incarico di consigliere economico della Casa Bianca, mentre sono attesi nuovi dati sul settore dei servizi negli Stati Uniti e l’oro risale verso i 5.100 dollari l’oncia.

    Futures in rialzo nonostante le tensioni sul tech

    I futures azionari statunitensi hanno registrato progressi contenuti nelle prime ore di mercoledì, mentre il mercato valutava il peggioramento del sentiment sui titoli software esposti all’intelligenza artificiale e attendeva i risultati dei grandi nomi tecnologici.

    Alle 02:53 ET, i futures sul Dow Jones guadagnavano 134 punti (+0,3%), quelli sull’S&P 500 salivano di 19 punti (+0,3%) e i futures sul Nasdaq 100 avanzavano di 57 punti (+0,2%).

    Nella seduta precedente, i principali indici di Wall Street avevano chiuso in forte ribasso, trascinati dalle perdite dei beniamini dell’AI Nvidia (NASDAQ:NVDA) e Microsoft (NASDAQ:MSFT), entrambi in calo di quasi il 3%. Il sentiment sui titoli software si è deteriorato di recente, con gli investitori preoccupati dall’intensificarsi della concorrenza da parte di nuovi modelli di intelligenza artificiale.

    Queste preoccupazioni si sono accentuate dopo che il gruppo di AI Anthropic ha lanciato un nuovo strumento per l’analisi legale, provocando un forte calo delle azioni di gruppi editoriali e società di dati come Thomson Reuters (NYSE:TRI) e LegalZoom (NASDAQ:LZ). La debolezza si è estesa anche ad altri titoli software, tra cui PayPal (NASDAQ:PYPL) ed Expedia Group (NASDAQ:EXPE), entrambi in calo di oltre il 10%. Secondo il Wall Street Journal, due indici S&P legati a software, dati finanziari e società di scambi hanno perso complessivamente circa 300 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    “La grande notizia è stata il crollo del comparto tecnologico, mentre il mercato inizia a considerare l’AI come un fattore complessivamente negativo: le aziende fortemente esposte all’aggressiva costruzione di infrastrutture non ne traggono più beneficio, mentre i timori di disgregazione e sostituzione legate all’AI stanno decimando ampie aree del mercato”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota.

    Non tutto, però, è stato negativo per le azioni. I titoli di Walmart (NYSE:WMT) sono balzati, con il colosso della grande distribuzione che ha continuato a guadagnare quote di mercato attirando consumatori attenti ai prezzi, portando la capitalizzazione del gruppo a 1.000 miliardi di dollari per la prima volta.

    Alphabet sotto i riflettori

    Alla luce delle turbolenze nel settore software, l’attenzione degli investitori è ora concentrata sui risultati di Alphabet, attesi più tardi in giornata. Gran parte dell’interesse sarà rivolta all’ambiziosa e costosa strategia del gruppo nel campo dell’intelligenza artificiale.

    Come molti altri colossi tecnologici, Alphabet ha annunciato piani di investimento per miliardi di dollari destinati alla costruzione di data center e allo sviluppo di chip necessari a sostenere l’AI.

    Negli ultimi tre mesi del 2025, le azioni Alphabet sono salite di circa il 29%, grazie soprattutto all’accoglienza positiva del nuovo modello Gemini AI e a un accordo con Apple per supportare l’assistente vocale Siri sugli iPhone. Analisti citati da Reuters hanno suggerito che Alphabet avrebbe ormai assunto la leadership nella corsa allo sviluppo e alla monetizzazione dell’AI, superando rivali come Microsoft.

    “Il sentiment su Google è (giustamente) molto positivo, poiché le attività core legate alla pubblicità continuano a performare molto bene, mentre l’azienda emerge come la realtà meglio posizionata nell’intero ecosistema dell’AI”, hanno affermato gli analisti di Vital Knowledge. Tuttavia, hanno avvertito che resta incerto se risultati solidi riusciranno a stabilizzare il sentiment sull’AI o se possano invece amplificare le preoccupazioni sulla solidità dell’ecosistema che circonda concorrenti come OpenAI.

    Ulteriori indicazioni sullo stato del settore tecnologico potrebbero arrivare giovedì, quando Amazon (NASDAQ:AMZN) pubblicherà i propri conti. Al di fuori del comparto tech, tra i protagonisti delle trimestrali odierne figura anche Eli Lilly (NYSE:LLY), che ha puntato con decisione sui farmaci per la perdita di peso.

    Miran lascia il ruolo alla Casa Bianca – media

    Secondo quanto riportato dai media, il governatore della Federal Reserve Stephen Miran avrebbe rassegnato le dimissioni dal suo incarico di consigliere economico della Casa Bianca, mantenendo un impegno preso con il Senato degli Stati Uniti.

    La mossa consente a Miran, nominato lo scorso anno dal presidente Donald Trump per occupare temporaneamente un seggio vacante nel Board della Fed fino al 31 gennaio, di restare in carica presso la banca centrale fino alla conferma del suo successore.

    “Ho promesso al Senato che, se fossi rimasto nel Board oltre gennaio, avrei formalmente lasciato il Consiglio”, ha scritto Miran in una lettera di dimissioni citata da più testate, aggiungendo che era “importante restare fedele alla parola data”.

    Da quando è entrato nel Board della Fed, Miran ha sostenuto con forza tagli significativi dei tassi di interesse, spesso discostandosi nettamente dalle posizioni degli altri membri votanti. Questa linea si è allineata alle richieste di Trump di riduzioni rapide dei tassi per sostenere l’economia, attirando le critiche di alcuni senatori democratici, che hanno chiesto le sue dimissioni “immediate” dal Board della Fed.

    In arrivo i dati sui servizi USA

    Il mese scorso la Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi invariati nell’intervallo 3,5%-3,75%, nonostante il dissenso di Miran e del governatore Christopher Waller. Sebbene emergano segnali di rallentamento del mercato del lavoro, l’inflazione resta al di sopra dell’obiettivo del 2%, riducendo l’urgenza di ulteriori tagli dei tassi dopo le numerose riduzioni del 2025.

    Con il rinvio del rapporto mensile sull’occupazione, l’attenzione degli investitori si concentrerà su altri indicatori macroeconomici. Tra questi, l’indice ISM dei servizi di gennaio, che rappresenta oltre due terzi dell’economia statunitense, è atteso a 53,5, in calo rispetto a 54,4. Un valore superiore a 50 indica espansione del settore.

    L’oro risale verso i 5.100 dollari

    I prezzi dell’oro sono tornati a salire mercoledì, avvicinandosi ai 5.100 dollari l’oncia, sostenuti dal riaccendersi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran che ha alimentato la domanda di beni rifugio.

    Il metallo giallo ha esteso i guadagni dopo il forte rimbalzo di martedì.

    La domanda di oro è aumentata in seguito alle notizie secondo cui gli Stati Uniti avrebbero abbattuto un drone iraniano che si avvicinava a una portaerei americana nel Mar Arabico. Separatamente, alcune motovedette iraniane sarebbero state avvistate nei pressi di una petroliera collegata agli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz.

    Questi episodi hanno indebolito le precedenti dichiarazioni di Teheran e Washington sull’intenzione di tenere colloqui venerdì. La notizia dei colloqui aveva temporaneamente rassicurato i mercati e ridotto la domanda di beni rifugio come l’oro.

  • Le Borse europee salgono leggermente mentre prosegue la stagione delle trimestrali; UBS sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee salgono leggermente mentre prosegue la stagione delle trimestrali; UBS sotto i riflettori: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato modesti rialzi mercoledì, con gli investitori impegnati a valutare una nuova tornata di risultati societari in attesa dei dati preliminari sull’inflazione dell’area euro attesi più tardi in giornata.

    Alle 08:02 GMT, il DAX tedesco avanzava dello 0,2%, il CAC 40 francese guadagnava lo 0,4% e il FTSE 100 britannico saliva dello 0,3%.

    Stagione degli utili in primo piano, UBS si distingue

    La forte correzione dei metalli preziosi iniziata alla fine della scorsa settimana si è stabilizzata, consentendo agli investitori di tornare a concentrarsi sulla stagione delle trimestrali, che resta intensa con numerose grandi società europee attese alla prova dei conti.

    UBS (NYSE:UBS) ha brillato dopo aver comunicato un aumento del 56% dell’utile netto, ben oltre le attese, sostenuto dalle solide performance delle divisioni wealth management e investment banking. La banca svizzera, il maggiore gestore patrimoniale al mondo, ha inoltre annunciato l’intenzione di riacquistare almeno 3 miliardi di dollari di azioni nel 2026, lo stesso importo dello scorso anno, con l’obiettivo dichiarato di “fare di più”.

    GSK (LSE:GSK) ha attirato l’attenzione dopo aver previsto una crescita più lenta delle vendite nel 2026, nella prima guidance presentata dal nuovo amministratore delegato Luke Miels. Il gruppo farmaceutico sta orientando la strategia verso il rafforzamento della pipeline per contrastare le future scadenze brevettuali dei principali farmaci contro l’HIV.

    Novartis (NYSE:NVS) ha indicato un calo dell’utile operativo nel 2026 nell’ordine di una bassa percentuale a una cifra, penalizzato dalla crescente concorrenza di versioni più economiche di prodotti affermati, tra cui il farmaco cardiologico Entresto.

    Nel settore bancario, Banco Santander (LSE:SAN) ha riportato un aumento del 12% dell’utile attribuibile per il 2025, il quarto anno consecutivo di risultati record, grazie a un solido margine di interesse e a commissioni ai massimi storici.

    Crédit Agricole (EU:ACA) ha invece registrato un calo del 24% dell’utile netto nel quarto trimestre, appesantito da una rilevante charge di prima consolidazione legata alla partecipazione in Banco BPM, che ha oscurato ricavi annuali record e una proposta di aumento del dividendo.

    Lo sguardo si sposterà anche su Wall Street, dove dopo la chiusura sono attesi i conti di Alphabet (NASDAQ:GOOG). La casa madre di Google dovrebbe riportare un aumento dei ricavi del 15,5% a 111,37 miliardi di dollari. Gli investitori guarderanno soprattutto ai piani di spesa per il 2026, alle prospettive della domanda cloud e agli aggiornamenti sui vincoli di capacità legati all’intelligenza artificiale.

    In arrivo i dati sull’inflazione dell’area euro

    Sul fronte macroeconomico, nel corso della giornata sono attesi i dati preliminari sull’inflazione dell’area euro di gennaio, alla vigilia della decisione sui tassi della Banca Centrale Europea. Le attese indicano un lieve rallentamento dell’inflazione annua all’1,7%, ben al di sotto dell’obiettivo del 2% della BCE.

    La banca centrale dovrebbe lasciare i tassi invariati al 2% per la quinta riunione consecutiva. Tuttavia, uno scostamento significativo dai dati attesi potrebbe riaccendere le preoccupazioni dei policymaker, che di recente hanno segnalato i rischi legati al rapido apprezzamento dell’euro contro il dollaro e al suo potenziale effetto disinflazionistico.

    Il petrolio prosegue il rialzo

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire, sostenuti dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, che alimentano timori di possibili interruzioni delle forniture dalla regione.

    Il Brent con consegna ad aprile è salito dello 0,1% a 67,40 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato lo 0,2% a 63,38 dollari. Entrambi i benchmark avevano chiuso la seduta precedente con rialzi prossimi al 2%.

    Secondo quanto riportato martedì, gli Stati Uniti avrebbero abbattuto un drone iraniano che si avvicinava a una portaerei americana nel Mar Arabico, mentre alcune motovedette iraniane sarebbero state avvistate nei pressi di una petroliera battente bandiera statunitense nello Stretto di Hormuz. Gli episodi si sono verificati alla vigilia di colloqui programmati tra Washington e Teheran, sollevando dubbi sulla loro effettiva realizzazione.

  • Jefferies avverte: Stellantis potrebbe registrare fino a 9 miliardi di euro di oneri straordinari

    Jefferies avverte: Stellantis potrebbe registrare fino a 9 miliardi di euro di oneri straordinari

    Stellantis (BIT:STLAM) potrebbe contabilizzare oneri straordinari compresi tra 5 e 9 miliardi di euro nell’ambito di un’operazione di rafforzamento del bilancio sotto la guida del nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, secondo un’analisi di Jefferies. Tali costi potenziali si inserirebbero in una più ampia revisione strategica volta a riposizionare il gruppo.

    In una nota pubblicata martedì, l’analista di Jefferies Philippe Houchois ha indicato che fino a 3 miliardi di euro potrebbero derivare da svalutazioni legate a un ripensamento della strategia sui veicoli elettrici. Il gruppo, che controlla marchi come Peugeot e Jeep, potrebbe inoltre dover accantonare circa 2 miliardi di euro per compensazioni ai fornitori.

    Ulteriori oneri una tantum potrebbero emergere da una rivalutazione delle garanzie e dai costi connessi alla riduzione della capacità produttiva in Canada. Houchois ha anche richiamato la possibilità di spese legate alla cessazione o al ridimensionamento delle joint venture sulle batterie con LG e Samsung.

    L’analista ha precisato che le stime riflettono esclusivamente la sua valutazione e non si basano su indicazioni o commenti forniti da Stellantis. Ha inoltre ipotizzato la possibilità di una pre-diffusione dei risultati prima della pubblicazione ufficiale.

    Un portavoce di Stellantis ha rifiutato di commentare il report. Il gruppo automobilistico pubblicherà i risultati finanziari annuali il 26 febbraio.