Author: Fiona Craig

  • Il manifatturiero italiano mostra segnali di ripresa nonostante la contrazione

    Il manifatturiero italiano mostra segnali di ripresa nonostante la contrazione

    Il settore manifatturiero italiano ha iniziato il 2026 ancora in territorio di contrazione, ma con i primi segnali di stabilizzazione, secondo l’ultimo sondaggio HCOB PMI Manifatturiero Italia pubblicato lunedì.

    L’indice PMI principale è salito leggermente a 48,1 a gennaio, rispetto a 47,9 di dicembre, rimanendo al di sotto della soglia di 50,0 che separa espansione e contrazione, ma indicando un lieve rallentamento del ritmo di flessione. L’attività ha continuato a ridursi, tuttavia il calo della produzione e dei nuovi ordini è risultato meno marcato rispetto al mese precedente.

    L’occupazione è stata l’unica area in crescita, con le imprese manifatturiere che hanno aumentato il personale nel corso di gennaio, principalmente attraverso assunzioni a tempo indeterminato. Questo andamento è stato associato a un netto miglioramento della fiducia delle imprese, salita su uno dei livelli più elevati degli ultimi quattro anni e mezzo.

    Le pressioni sui costi, invece, si sono intensificate in modo significativo. I prezzi degli input sono aumentati al ritmo più rapido degli ultimi oltre tre anni, spinti dall’aumento dei costi delle materie prime. Di conseguenza, i produttori hanno incrementato i propri prezzi di vendita per la seconda volta in tre mesi, anche se il ritmo complessivo dell’inflazione dei prezzi di vendita è rimasto contenuto.

    Le condizioni della domanda restano deboli. I nuovi ordini sono diminuiti per il secondo mese consecutivo, seppur a un ritmo più lento rispetto a dicembre, mentre anche gli ordini dall’estero hanno continuato a calare in modo moderato. Gli intervistati hanno indicato la fragilità della domanda, le cancellazioni degli ordini e un contesto di mercato difficile come i principali fattori di pressione.

    La produzione ha seguito un andamento analogo, registrando una contrazione per il secondo mese consecutivo ma a un passo più moderato. Alcune aziende hanno inoltre segnalato persistenti difficoltà nel reperire determinate materie prime.

    L’attività di acquisto è diminuita ulteriormente, poiché i produttori si sono concentrati sulla riduzione delle scorte. Sia le giacenze di input sia quelle di prodotti finiti sono scese a gennaio, riflettendo acquisti rinviati, livelli produttivi più bassi, consegne più rapide e la volontà di smaltire le scorte esistenti.

    Sul fronte più positivo, le tensioni nelle catene di approvvigionamento, presenti dalla metà del 2025, si sono attenuate nel corso del mese. I tempi di consegna degli input si sono accorciati, sostenuti da una maggiore stabilità a monte e da volumi di acquisto più contenuti.

    Commentando i dati, Nils Müller, junior economist di Hamburg Commercial Bank, ha affermato che, sebbene il settore rimanga in contrazione, i dati di gennaio offrono “segnali preliminari che il comparto potrebbe avviarsi verso condizioni più solide”. Ha aggiunto che le aspettative delle imprese si sono rafforzate in modo significativo, sostenute dalle attese di una ripresa settoriale, da possibili tagli ai costi di finanziamento e dal lancio di nuovi prodotti.

  • Intesa Sanpaolo registra una crescita dell’utile del 7,6% e annuncia un piano di remunerazione agli azionisti da 8,8 miliardi di euro

    Intesa Sanpaolo registra una crescita dell’utile del 7,6% e annuncia un piano di remunerazione agli azionisti da 8,8 miliardi di euro

    Intesa Sanpaolo SpA (BIT:ISP) ha presentato lunedì solidi risultati annuali, riportando un aumento del 7,6% dell’utile netto 2025 a 9,3 miliardi di euro e delineando un piano di distribuzione complessiva di 8,8 miliardi di euro agli azionisti tramite dividendi e riacquisti di azioni, rafforzando la propria posizione tra le banche più redditizie d’Europa.

    Il gruppo bancario con sede a Milano ha proposto dividendi complessivi per 6,5 miliardi di euro relativi al 2025. Di questi, 3,2 miliardi sono già stati distribuiti come dividendo intermedio a novembre, mentre i restanti 3,3 miliardi saranno pagati a maggio 2026. La banca ha inoltre comunicato di aver ottenuto l’autorizzazione dalla Banca Centrale Europea per avviare un programma di buyback da 2,3 miliardi di euro, previsto a partire da luglio 2026.

    I ricavi operativi sono cresciuti dello 0,6% su base annua a 27,3 miliardi di euro, sostenuti dall’aumento del 6,3% delle commissioni nette a 10 miliardi e dalla crescita del 4,6% dei proventi assicurativi a 1,8 miliardi. Il margine di interesse è invece diminuito del 5,9% a 14,8 miliardi di euro, in seguito al calo dei tassi Euribor, pur rimanendo superiore ai livelli del 2023.

    Il controllo dei costi ha continuato a supportare la redditività: i costi operativi sono scesi dello 0,6% a 11,5 miliardi di euro, portando il margine operativo a 15,8 miliardi, in aumento dell’1,5% rispetto al 2024. Il rapporto costi/ricavi è migliorato al 42,2% dal 42,7%.

    Nel corso dell’esercizio, Intesa Sanpaolo ha destinato oltre 1 miliardo di euro dell’utile ante imposte al rafforzamento del bilancio, includendo circa 650 milioni di euro in ulteriori rettifiche su crediti e 285 milioni di accantonamenti e altri oneri. La qualità del credito ha mostrato un netto miglioramento, con crediti deteriorati netti scesi a 0,8 miliardi di euro da 1,1 miliardi a fine 2024. Il rapporto NPL si è attestato allo 0,8% su base netta e all’1,5% su base lorda secondo la metodologia dell’Autorità Bancaria Europea. Il costo del rischio è stato pari a 41 punti base, o 26 punti base escludendo le rettifiche aggiuntive.

    La generazione di capitale è rimasta solida. Il Common Equity Tier 1 ratio ha raggiunto il 13,9% al 31 dicembre, in aumento di circa 110 punti base nel corso del 2025, nonostante l’impatto di 40 punti base legato all’implementazione di Basilea 4 e di 20 punti base dovuto al prelievo una tantum sugli extraprofitti. Dopo la deduzione del buyback pianificato, il CET1 ratio si colloca al 13,2%.

    Sul fronte commerciale, la banca ha erogato circa 86 miliardi di euro di finanziamenti a medio e lungo termine nel 2025, con un incremento del 23% rispetto al 2024. Ha inoltre accompagnato circa 2.850 imprese italiane nel ritorno allo stato di bonis, contribuendo a tutelare circa 14.250 posti di lavoro.

    Per il 2026, Intesa Sanpaolo prevede un utile netto intorno ai 10 miliardi di euro e ha confermato un payout ratio del 95%, composto per il 75% da dividendi in contanti e per il 20% da riacquisti di azioni. Il gruppo ha infine indicato di aver generato 4,9 miliardi di euro di imposte nel 2025, che salgono a 5,5 miliardi includendo il prelievo straordinario imputato al capitale.

  • Le azioni di BFF Bank crollano del 32% dopo le dimissioni del CEO e l’avvertimento sugli utili

    Le azioni di BFF Bank crollano del 32% dopo le dimissioni del CEO e l’avvertimento sugli utili

    Le azioni di BFF Bank (BIT:BFF) sono scese di oltre il 32% lunedì, dopo che la banca italiana ha annunciato l’uscita dell’amministratore delegato e lo stanziamento di accantonamenti per 95 milioni di euro nell’ambito di un’operazione di pulizia del portafoglio, accompagnata da un deciso taglio alle previsioni di utile per il 2026.

    La banca ha comunicato che l’amministratore delegato Massimiliano Belingheri lascerà l’incarico esecutivo, restando però nel consiglio di amministrazione come membro non esecutivo. Il direttore finanziario Giuseppe Sica è stato nominato direttore generale, assumendo tutti i poteri precedentemente detenuti da Belingheri.

    BFF ha riportato un utile netto adjusted di 150 milioni di euro per il 2025 e un utile netto contabile di 70 milioni di euro, riflettendo un onere una tantum ante imposte pari a 95 milioni di euro legato alla revisione del portafoglio in vista di una cartolarizzazione pianificata. Contestualmente, la banca ha ridotto l’obiettivo di utile netto adjusted per il 2026 a 160 milioni di euro, rispetto ai precedenti 240 milioni, citando una crescita più debole dei prestiti nel 2025 e una performance di incasso inferiore alle attese.

    Il nuovo target si confronta con una stima di circa 175 milioni di euro da parte di Jefferies e con il consenso Bloomberg di circa 188 milioni di euro.

    Nell’ambito della revisione, BFF ha effettuato accantonamenti per 72,2 milioni di euro dopo aver riesaminato l’intero portafoglio italiano di giudizi sfavorevoli relativi a prestiti verso enti del settore pubblico. La banca ha precisato che il 98% di tali accantonamenti riguarda cause attualmente in appello. È stato inoltre registrato un impatto una tantum di 22,4 milioni di euro a seguito dell’estensione del termine per la riscossione degli interessi di mora da 2.100 a 2.400 giorni.

    Il management ha indicato un rallentamento delle riscossioni nel periodo 2023–2025, ma ha aggiunto che la piena esecuzione delle ingiunzioni dovrebbe ridurre i tempi di incasso in futuro. La revisione ha anche individuato errori in circa 54 milioni di euro di allocazioni di cassa nel factoring antecedenti a giugno 2023, pari a meno dello 0,2% delle riscossioni complessive del periodo. Di conseguenza, i conti rettificati del 2024 dovrebbero mostrare un patrimonio netto inferiore di circa 14 milioni di euro rispetto a quanto precedentemente comunicato.

    BFF ha inoltre indicato che il Common Equity Tier 1 ratio al 31 dicembre 2025 è atteso in un intervallo compreso tra il 13,2% e il 13,7% dopo gli effetti una tantum e la riduzione delle esposizioni deteriorate, prima di eventuali dividendi.

    Guardando al 2026, la banca prevede un utile per azione di circa 0,80 euro, un rapporto costi/ricavi inferiore al 50% rispetto al precedente obiettivo di meno del 40%, e un ritorno sul capitale tangibile di circa il 24%, in calo rispetto al target precedente di oltre il 40%.

    Secondo Jefferies, Belingheri detiene circa 11,4 milioni di azioni, pari a circa il 6% del capitale. Gli analisti di Jefferies hanno confermato il giudizio “buy” con un prezzo obiettivo di 12 euro, pur prevedendo una reazione negativa del mercato. Gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno invece messo la raccomandazione sotto revisione dopo l’annuncio.

  • OPEC+ verso la proroga del blocco della produzione a marzo mentre il petrolio sale

    OPEC+ verso la proroga del blocco della produzione a marzo mentre il petrolio sale

    L’OPEC+ dovrebbe estendere anche a marzo l’attuale pausa sugli aumenti della produzione petrolifera quando si riunirà domenica, secondo cinque delegati citati da Reuters, in un contesto di prezzi del greggio tornati sopra i 70 dollari al barile e di crescenti tensioni geopolitiche legate all’Iran. L’alleanza si trova ad affrontare uno scenario di mercato più solido, mentre aumentano i timori di una possibile azione militare degli Stati Uniti contro il Paese mediorientale, membro dell’OPEC.

    L’incontro degli otto principali produttori dell’OPEC+ – che insieme rappresentano circa la metà dell’offerta globale di petrolio – arriva con il Brent vicino ai 72 dollari al barile, ai massimi da agosto. Il rafforzamento dei prezzi si è verificato nonostante le precedenti aspettative di un eccesso di offerta che avrebbe potuto esercitare pressioni al ribasso sul mercato.

    I Paesi coinvolti – Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman – avevano aumentato le quote produttive complessive di circa 2,9 milioni di barili al giorno tra aprile e dicembre 2025, pari a circa il 3% della domanda globale. I successivi incrementi programmati sono stati poi congelati per il periodo da gennaio a marzo 2026 a causa di una domanda stagionalmente più debole. Tre dei delegati hanno indicato che la riunione di domenica difficilmente prenderà decisioni oltre il mese di marzo.

    L’OPEC+, così come le autorità di Arabia Saudita e Russia, non hanno rilasciato commenti immediati. Sempre domenica è prevista anche la riunione del Joint Ministerial Monitoring Committee (JMMC), l’organismo incaricato di monitorare il rispetto degli accordi ma privo di poteri decisionali sulla politica produttiva.

    Il mercato petrolifero ha beneficiato anche dell’escalation delle tensioni tra Washington e Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump ha intensificato la pressione sull’Iran per il suo programma nucleare, minacciando un intervento militare e dispiegando un gruppo navale americano nella regione, mentre le sanzioni in vigore continuano a limitare le entrate petrolifere iraniane. Reuters ha riferito giovedì che l’amministrazione statunitense starebbe valutando attacchi mirati contro alti funzionari della sicurezza iraniana per indebolire la leadership del Paese.

    Un ulteriore sostegno ai prezzi arriva dalle difficoltà sul fronte dell’offerta in Kazakistan, dove il settore petrolifero ha subito diverse interruzioni operative negli ultimi mesi. Il governo ha dichiarato mercoledì che la produzione nel gigantesco giacimento di Tengiz viene riavviata gradualmente dopo una serie di stop che avevano ridotto l’output.

  • L’oro cede quasi il 4% mentre i mercati attendono la scelta di Trump sul nuovo presidente della Fed

    L’oro cede quasi il 4% mentre i mercati attendono la scelta di Trump sul nuovo presidente della Fed

    I prezzi dell’oro hanno proseguito il calo nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, penalizzati da prese di profitto dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha segnalato che annuncerà il nome del prossimo presidente della Federal Reserve nel corso della giornata. La prospettiva di una maggiore chiarezza sulla leadership della banca centrale ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione dopo il forte rally di gennaio.

    L’oro spot è sceso del 3,6% a 5.180,26 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza aprile hanno perso il 2,8% a 5.199,24 dollari l’oncia alle 01:28 ET (06:28 GMT). Nonostante il brusco arretramento, il metallo prezioso resta avviato a chiudere un gennaio eccezionale, dopo aver toccato una serie di massimi storici nel corso del mese.

    In calo anche gli altri metalli preziosi dopo una settimana molto volatile. L’argento spot ha ceduto il 5,5% a 109,2920 dollari l’oncia, ritracciando dal record segnato giovedì, mentre il platino spot è sceso del 6,5% a 2.474,98 dollari l’oncia. Giovedì l’oro aveva raggiunto un massimo vicino a 5.600 dollari l’oncia, sostenuto dalla domanda di beni rifugio dopo le notizie su possibili ulteriori attacchi statunitensi contro l’Iran. Le contrattazioni sono state brevemente disturbate anche da un problema tecnico alla London Metal Exchange.

    Trump pronto ad annunciare il candidato alla Fed; Warsh in pole position

    Trump ha dichiarato ai giornalisti giovedì sera che annuncerà venerdì mattina il nome del prossimo presidente della Federal Reserve. Diverse indiscrezioni indicano l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come principale candidato, un’ipotesi rafforzata dalle parole dello stesso Trump. “Molte persone pensano che sia qualcuno che avrebbe potuto essere lì già qualche anno fa”, ha detto il presidente.

    Warsh, che nel 2017 aveva perso la corsa alla guida della Fed contro Jerome Powell, ha in larga parte sostenuto le richieste di Trump per tagli dei tassi più aggressivi. La sua possibile nomina arriva in un contesto di crescente incertezza dei mercati sull’indipendenza della banca centrale, dopo le ripetute pressioni pubbliche di Trump per una forte riduzione dei tassi.

    La Fed ha lasciato invariato il costo del denaro nella riunione di questa settimana e Powell, nella conferenza stampa successiva, ha invitato il suo eventuale successore a non farsi coinvolgere nella politica elettorale. L’annuncio di Trump potrebbe eliminare una fonte rilevante di incertezza per i mercati, riducendo parte della domanda di oro come bene rifugio.

    Detto ciò, l’ipotesi di una politica monetaria più accomodante sotto una nuova leadership potrebbe sostenere l’oro nel lungo periodo. Le perdite più contenute dei futures rispetto al prezzo spot suggeriscono che il mercato stia già scontando questo scenario.

    Oro in rialzo di circa il 20% a gennaio, argento guida i guadagni

    Nonostante il forte calo di venerdì, l’oro spot resta in rialzo di circa il 20% nel mese di gennaio, mentre anche gli altri metalli preziosi sono avviati a chiudere con guadagni consistenti.

    Il metallo giallo è stato al centro di un forte flusso verso i beni rifugio, alimentato dall’aumento delle tensioni geopolitiche globali, in particolare tra gli Stati Uniti e altre grandi potenze. A sostenere il comparto ha contribuito anche il netto indebolimento del dollaro, legato alle preoccupazioni sulla solidità fiscale degli Stati Uniti e all’incertezza sulla politica dei tassi.

    Anche argento, platino e palladio hanno beneficiato degli acquisti, con l’argento protagonista assoluto di gennaio, avviato a un rialzo superiore al 50%. Il platino segna un progresso di circa il 20%, mentre il palladio guadagna quasi il 18%.

  • Speculazioni sulla Fed, risultati Apple e accordo sullo shutdown guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Speculazioni sulla Fed, risultati Apple e accordo sullo shutdown guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno registrato un lieve arretramento venerdì, mentre gli investitori valutavano le crescenti speculazioni su una possibile nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. Sul fronte societario, Apple ha fornito un forte sostegno grazie a risultati trimestrali solidi, mentre i metalli preziosi hanno ritracciato dai massimi storici. Intanto, il rischio di uno shutdown del governo statunitense sembra essere stato scongiurato.

    Apple brilla nel trimestre e migliora le prospettive

    Apple (NASDAQ:AAPL) ha pubblicato risultati nettamente superiori alle attese in termini di ricavi e utili nel primo trimestre fiscale, che include il periodo natalizio. Il gruppo ha registrato la migliore crescita trimestrale delle vendite di iPhone degli ultimi quattro anni, con ricavi da iPhone in aumento del 23,3% su base annua a 85,27 miliardi di dollari, il dato più elevato dal quarto trimestre del 2021.

    La domanda è stata particolarmente forte per la nuova gamma iPhone 17, soprattutto per i modelli Pro di fascia alta, consentendo ad Apple di aumentare la quota di mercato globale degli smartphone a circa il 20% nel 2025, dal 18% del 2024. La società ha inoltre sorpreso positivamente sul fronte della guidance, prevedendo una crescita dei ricavi fino al 16% nel trimestre di marzo, sostenuta dalla domanda di iPhone, da una forte ripresa in Cina e da un’accelerazione in India. Le spese operative sono attese tra 18,4 e 18,7 miliardi di dollari, leggermente superiori a quelle del primo trimestre.

    Nonostante i risultati brillanti, Apple ha segnalato persistenti vincoli dal lato dell’offerta. “Al momento siamo vincolati. E a questo punto è difficile prevedere quando domanda e offerta torneranno in equilibrio”, ha dichiarato l’amministratore delegato Tim Cook, aggiungendo: “stiamo riscontrando una minore flessibilità nelle catene di fornitura rispetto al normale, in parte a causa dell’aumento della domanda di cui ho appena parlato”. Come molti operatori del settore, l’azienda continua a fare i conti con la scarsità di chip di memoria, che incide sulla produzione.

    Future USA in calo con il ritorno alla cautela

    I future di Wall Street hanno mostrato un calo, con un atteggiamento più prudente degli investitori in vista dell’annuncio sulla Fed. Alle 03:25 ET, i future sull’S&P 500 cedevano 55 punti (-0,8%), quelli sul Nasdaq 100 erano in calo di 240 punti (-0,9%) e i future sul Dow Jones perdevano circa 400 punti (-0,8%).

    Giovedì, Wall Street ha chiuso una seduta mista: S&P 500 e Nasdaq Composite in ribasso, appesantiti dal comparto tecnologico dopo le perdite di Microsoft (NASDAQ:MSFT), mentre il Dow Jones Industrial Average ha registrato un lieve progresso. Su base settimanale, S&P 500 e Nasdaq sono in rialzo di circa lo 0,8%, mentre il Dow è leggermente negativo.

    L’attenzione resta alta anche su una nuova tornata di trimestrali, con i risultati attesi da Exxon Mobil (NYSE:XOM), Chevron (NYSE:CVX), American Express (NYSE:AXP), Verizon (NYSE:VZ), Regeneron Pharmaceuticals (NASDAQ:REGN) e Aon (NYSE:AON).

    Kevin Warsh favorito per la guida della Fed

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì sera che annuncerà a breve il nome del successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, alimentando le ipotesi su Kevin Warsh, ex governatore della Fed, come principale candidato. “Molte persone pensano che sia qualcuno che avrebbe potuto essere lì già qualche anno fa”, ha detto Trump. “Sarà una persona molto rispettata, conosciuta da tutti nel mondo finanziario”.

    Le dichiarazioni sono state interpretate come un chiaro riferimento a Warsh, che nel 2017 aveva perso la corsa alla presidenza della Fed proprio contro Powell. Reuters ha riferito che Warsh ha visitato la Casa Bianca giovedì, mentre Wall Street Journal e Bloomberg hanno indicato che l’amministrazione si sta preparando a nominarlo.

    Warsh è considerato favorevole a tassi di interesse più bassi, in linea con le posizioni espresse da Trump nell’ultimo anno, ma è visto anche come una scelta relativamente moderata rispetto ad altri nomi circolati. Trump ha più volte criticato Powell per non aver tagliato i tassi in modo più deciso, alimentando timori sull’indipendenza della banca centrale, rafforzati all’inizio del mese quando Powell ha definito politicamente motivata un’indagine penale sui lavori di ristrutturazione della Fed.

    Accordo last-minute evita lo shutdown

    Si è attenuata anche l’incertezza politica dopo il raggiungimento di un accordo notturno per evitare un nuovo shutdown del governo federale. La Casa Bianca e i Democratici al Senato hanno concordato di far avanzare un ampio pacchetto di leggi di spesa, separando il bilancio del Dipartimento per la Sicurezza Interna e finanziandolo temporaneamente per due settimane ai livelli attuali.

    Sabato rappresentava la scadenza per approvare cinque leggi di spesa necessarie a mantenere operative ampie parti dell’amministrazione federale. L’amministrazione Trump aveva già affrontato uno shutdown di 43 giorni lo scorso autunno. L’intesa è vista come un modo per guadagnare tempo in vista di ulteriori negoziati, soprattutto dopo le polemiche sull’applicazione delle politiche migratorie seguite alla morte dei cittadini statunitensi Alex Pretti e Renee Good a Minneapolis.

    Oro, argento e petrolio in ritracciamento

    I metalli preziosi hanno registrato un forte calo dopo aver toccato livelli record, complice il rafforzamento del dollaro legato alle attese su un presidente della Fed meno accomodante. L’oro spot è sceso del 3,1% a 5.184,26 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro con scadenza aprile hanno perso il 4,1% a 5.151,24 dollari. Nonostante la correzione, l’oro resta in rialzo di oltre il 20% da inizio gennaio, avviandosi verso il sesto aumento mensile consecutivo e il miglior rialzo mensile dal 1982.

    Anche gli altri metalli hanno rallentato dopo una settimana molto volatile: l’argento spot è crollato del 7,3% a 106,073 dollari l’oncia dopo aver toccato un record giovedì, mentre il platino ha perso l’8,5% a 2.394,98 dollari.

    I prezzi del petrolio sono scesi dopo tre sedute consecutive di rialzo, pur restando avviati verso forti guadagni settimanali, con il mercato concentrato sui rischi geopolitici legati a un possibile intervento militare statunitense contro l’Iran. Il Brent è sceso dell’1,8% a 68,36 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l’1,8% a 64,24 dollari. Entrambi i benchmark restano comunque in rialzo di oltre il 5% su base settimanale.

    L’OPEC e i suoi alleati, noti come OPEC+, si riuniranno domenica. Le indiscrezioni indicano che il gruppo dovrebbe mantenere invariata la produzione, dopo aver sospeso da gennaio gli aumenti mensili avviati nel 2025, quando l’offerta era cresciuta di circa 2,9 milioni di barili al giorno, contribuendo a indebolire i prezzi a causa dei timori di eccesso di offerta e di un rallentamento della domanda globale.

  • Le borse europee salgono grazie agli utili societari, nonostante le tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee salgono grazie agli utili societari, nonostante le tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso la seduta di venerdì in rialzo, sostenuti da risultati societari complessivamente positivi e da dati macroeconomici resilienti, anche se il contesto geopolitico resta teso. Intorno alle 09:30 GMT, il DAX tedesco guadagnava circa l’1%, il CAC 40 francese lo 0,5% e il FTSE 100 britannico lo 0,2%.

    Segnali di graduale ripresa nell’eurozona

    I dati macro hanno indicato un miglioramento progressivo dell’economia dell’area euro. In Francia, il PIL è cresciuto moderatamente nel quarto trimestre del 2025, rallentando rispetto al forte rimbalzo estivo ma chiudendo l’anno con una performance superiore alle attese. La crescita trimestrale si è attestata allo 0,2%, in calo rispetto allo 0,5% del terzo trimestre, mentre sull’intero 2025 l’economia è cresciuta dello 0,9%, superando l’ipotesi dello 0,7% utilizzata nella pianificazione di bilancio del governo.

    In Germania, il mercato del lavoro ha mostrato segnali di debolezza, con il numero dei disoccupati invariato a gennaio. Su base destagionalizzata, i senza lavoro sono rimasti a 2,976 milioni, con il tasso di disoccupazione stabile al 6,3%. In questo contesto, la Banca Centrale Europea dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati nella riunione della prossima settimana, con l’inflazione vicina all’obiettivo e primi segnali di stabilizzazione economica.

    Attenzione su geopolitica e Federal Reserve

    Le tensioni geopolitiche restano elevate. Secondo indiscrezioni, la Casa Bianca starebbe valutando ulteriori azioni militari contro l’Iran, mentre una maggiore presenza navale statunitense viene dispiegata nella regione. Parallelamente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale e apre la strada a possibili dazi sui beni provenienti da Paesi che commerciano petrolio con Cuba.

    Trump ha inoltre dichiarato che annuncerà a breve il nome del prossimo presidente della Federal Reserve, con i media che indicano l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come principale candidato.

    Società in evidenza: Adidas, Swatch e CaixaBank

    Sul fronte societario, Adidas (BIT:1ADS) è stata sotto i riflettori dopo aver annunciato vendite record nel 2025 e un piano di buyback da 1 miliardo di euro. Swatch (TG:UHR) ha comunicato una crescita delle vendite del 4,7% a cambi costanti nel secondo semestre, pur segnalando un forte calo dell’utile annuale.

    Nel settore bancario, CaixaBank (TG:A2RZTQ) ha riportato un utile netto di 5,89 miliardi di euro nel 2025, in aumento dell’1,8%, con un ritorno sul capitale tangibile del 17,5%, una riduzione dei crediti deteriorati al minimo storico del 2,1% e un incremento del dividendo del 15%.

    Negli Stati Uniti, Apple (NASDAQ:AAPL) ha superato agevolmente le attese su utili e ricavi nel primo trimestre fiscale, registrando la migliore crescita trimestrale delle vendite di iPhone degli ultimi quattro anni.

    Petrolio e oro in calo dai massimi

    Le materie prime hanno ritracciato dai recenti massimi. I prezzi del petrolio sono scesi nella seduta di venerdì, pur restando avviati verso forti rialzi settimanali per il timore che un eventuale attacco statunitense all’Iran possa interrompere le forniture. Il Brent è sceso dello 0,8% a 69,03 dollari al barile, mentre il WTI ha perso lo 0,8% a 64,87 dollari. Su base settimanale, entrambi i contratti restano in rialzo di circa il 5% e si avviano a chiudere il primo mese positivo dopo sei mesi.

    Anche l’oro ha registrato una brusca correzione, allontanandosi dai massimi storici dopo le notizie sull’imminente annuncio del nuovo presidente della Fed. Kevin Warsh, considerato meno accomodante rispetto ad altri candidati, ha rafforzato il dollaro, penalizzando le materie prime denominate nella valuta statunitense. L’oro spot è sceso del 5,4% a 5.061,59 dollari l’oncia, mentre i futures di aprile hanno perso il 6,4% a 5.024,68 dollari. Nonostante il calo, il metallo prezioso resta in rialzo di oltre il 20% da inizio gennaio, avviandosi verso il sesto aumento mensile consecutivo e il miglior rialzo mensile dal 1982.

  • Safilo in rialzo dopo risultati del quarto trimestre superiori alle attese nonostante il calo dei ricavi

    Safilo in rialzo dopo risultati del quarto trimestre superiori alle attese nonostante il calo dei ricavi

    Le azioni Safilo Group (BIT:SFL) hanno registrato un forte rialzo dopo che il produttore di occhiali ha riportato una redditività del quarto trimestre 2025 superiore alle aspettative, pur in presenza di una flessione dei ricavi. L’EBITDA adjusted del trimestre è aumentato del 12,4% su base annua, raggiungendo 19,8 milioni di euro, ben al di sopra delle stime di mercato pari a circa 13,4 milioni di euro, grazie a un’attenta gestione dei costi e a un significativo miglioramento dei margini.

    Il margine lordo è cresciuto di 240 punti base, attestandosi al 61,9%, a dimostrazione del fatto che il gruppo è riuscito in larga parte a compensare l’impatto dei dazi attraverso aumenti selettivi dei prezzi e una progressiva riallocazione della produzione al di fuori della Cina. La sorpresa positiva sui risultati ha sostenuto il titolo, che in mattinata ha segnato un progresso di circa il 7,6%.

    I ricavi trimestrali si sono attestati a 225 milioni di euro, leggermente al di sotto delle attese degli analisti di 227,4 milioni di euro, con un rallentamento della crescita nella maggior parte delle aree geografiche. In Europa le vendite sono salite dello 0,7% dopo un terzo trimestre particolarmente brillante, il Nord America ha registrato una crescita dell’1,5%, mentre l’area Asia-Pacifico ha subito un calo a doppia cifra dopo la buona performance dei primi nove mesi dell’anno.

    Sull’intero esercizio 2025, Safilo ha riportato ricavi pari a 983,4 milioni di euro, in diminuzione dell’1% rispetto al 2024, mentre a cambi costanti le vendite sono cresciute dell’1,8%. L’EBITDA adjusted è aumentato del 12% a 104,2 milioni di euro, confermando i benefici derivanti dalla disciplina sui margini e dall’efficienza operativa. Il gruppo ha inoltre rafforzato la struttura finanziaria, riducendo il debito netto a 46 milioni di euro dagli 82,7 milioni di euro dell’anno precedente, nonostante investimenti per 25 milioni di euro nell’acquisizione di una partecipazione del 25% in Inspecs e 18 milioni di euro destinati al riacquisto di azioni proprie.

    Sul piano operativo, il marchio Smith è tornato a crescere nei canali retail fisici nel corso del quarto trimestre, mentre il portafoglio di marchi contemporary e lifestyle di Safilo ha continuato a rappresentare un importante motore di crescita, sostenendo il miglioramento complessivo della redditività del gruppo.

  • Recordati collabora con Moderna per lo sviluppo di una terapia per una rara malattia metabolica

    Recordati collabora con Moderna per lo sviluppo di una terapia per una rara malattia metabolica

    La casa farmaceutica italiana Recordati (BIT:REC) ha siglato una partnership strategica con Moderna per lo sviluppo e la commercializzazione di mRNA-3927, un trattamento sperimentale per l’acidemia propionica (PA). In base all’accordo, Recordati verserà a Moderna un pagamento iniziale di 50 milioni di dollari, con la possibilità di ulteriori 110 milioni di dollari legati a milestone di sviluppo e regolatorie nel breve termine, oltre a royalty progressive sulle future vendite del prodotto.

    La collaborazione mira a portare sul mercato quella che potrebbe diventare la prima terapia in grado di modificare il decorso della malattia, una patologia metabolica ereditaria rara che colpisce circa una persona ogni 100.000–150.000 a livello globale. L’acidemia propionica è associata a crisi metaboliche gravi e potenzialmente fatali, oltre a complicanze multisistemiche di lungo periodo. Il candidato mRNA-3927 è progettato per affrontare la causa alla base della patologia, ripristinando l’attività dell’enzima propionil-CoA carbossilasi, carente nei pazienti affetti.

    I dati clinici pivotal sono attesi entro la fine del 2026. Risultati intermedi pubblicati sulla rivista Nature hanno già mostrato segnali preliminari di miglioramento clinico, accompagnati da un profilo di tollerabilità favorevole e da un numero limitato di effetti collaterali tali da richiedere l’interruzione del trattamento. Recordati ha precisato di non attendersi un impatto significativo sull’EBITDA prima dell’eventuale lancio del farmaco.

    L’accordo combina le competenze di Moderna nella tecnologia mRNA con la consolidata infrastruttura commerciale globale di Recordati nel settore delle malattie rare e dei disturbi metabolici. L’arruolamento dei pazienti per lo studio registrativo è già stato completato, un elemento che potrebbe accelerare il percorso verso l’approvazione regolatoria e la successiva commercializzazione.

  • La Borsa di Milano apre in rialzo con le banche in evidenza; Avio e Safilo in forte progresso

    La Borsa di Milano apre in rialzo con le banche in evidenza; Avio e Safilo in forte progresso

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta in territorio positivo, con Piazza Affari sostenuta soprattutto dalla buona intonazione dei titoli bancari e delle utility. L’attenzione degli investitori è rivolta anche al fronte macroeconomico, con la pubblicazione in giornata dei dati sul PIL italiano e dell’area euro. Negli Stati Uniti, i mercati attendono inoltre l’annuncio di Donald Trump sul successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, con le indiscrezioni che indicano l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come possibile candidato dopo il suo recente incontro alla Casa Bianca. Intorno alle 9:25, l’indice FTSE MIB segnava un progresso dello 0,61%.

    Tra i singoli titoli, Pirelli (BIT:PIRC) cedeva l’1,1%, ritracciando parte dei guadagni della seduta precedente, alimentati dalle attese di una possibile soluzione alle preoccupazioni legate alla presenza cinese nell’azionariato. Debole anche il comparto della difesa, con Fincantieri (BIT:FCT) in calo dell’1,6% e Leonardo (BIT:LDO) in flessione dello 0,6%.

    Gli acquisti si sono concentrati sul settore bancario, con l’indice di comparto in rialzo di circa l’1%. A guidare i rialzi sono state le principali banche, UniCredit (+1,0%) e Intesa Sanpaolo (+1,3%), mentre Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) e la controllata Mediobanca (BIT:MB) avanzavano anch’esse di circa l’1%.

    Avio SpA (BIT:AVIO) si è messa in luce tra i migliori titoli della seduta, con un balzo di circa il 6% dopo l’annuncio dell’aumento delle stime su portafoglio ordini e ricavi netti per il 2025. In una nota, Jefferies ha definito l’aggiornamento della guidance “un segnale forte” mentre il gruppo entra in una fase di crescita sia nella propulsione spaziale sia in quella per la difesa. In forte rialzo anche Safilo Group (BIT:SFL), dopo aver comunicato una crescita dei ricavi del 6,8%, sostenuta dai risultati preliminari 2025 che indicano vendite per 983,4 milioni di euro, in aumento dell’1,8% a cambi costanti, dopo un quarto trimestre in lieve progresso.

    Nel comparto dei semiconduttori, STMicroelectronics (BIT:STM) è rimbalzata dell’1,35% dopo i risultati diffusi nella seduta precedente. Le utility hanno mostrato un andamento moderatamente positivo, con Terna (BIT:TRN) e Snam (BIT:SRG) entrambe in rialzo di circa lo 0,6%. Vendite invece sui titoli energetici, con Saipem (BIT:SPM) in calo dell’1,6% e ENI (BIT:ENI) in flessione dello 0,9%.