Author: Fiona Craig

  • Leonardo segna nuovi massimi storici mentre Trump invoca un forte aumento della spesa per la difesa

    Leonardo segna nuovi massimi storici mentre Trump invoca un forte aumento della spesa per la difesa

    Leonardo (BIT:LDO) e l’intero comparto della difesa restano al centro dell’attenzione sui mercati europei, dopo le dichiarazioni di Donald Trump a favore di un significativo incremento del bilancio militare degli Stati Uniti.

    I titoli dell’ex Finmeccanica hanno aperto la seduta a Milano in forte rialzo, salendo di oltre il 4,5% e superando quota 60 euro per azione, aggiornando il massimo storico dopo aver toccato solo il giorno precedente il record di 57,36 euro. Il movimento ha segnato la sesta seduta consecutiva positiva per Leonardo, con un guadagno superiore al 20% in pochi giorni.

    Gli acquisti hanno interessato anche altri titoli della difesa a Piazza Affari, con Fincantieri (BIT:FCT) intorno a 20,10 euro tra i migliori del FTSE MIB dopo Leonardo, mentre Avio (BIT:AVIO) ha registrato un progresso di circa l’1,2%.

    Il rally si è esteso al resto d’Europa. BAE Systems (LSE:BA.) ha messo a segno un rialzo di circa il 6%, mentre in Germania Renk (TG:R3NK) è salita di circa il 4% e Rheinmetall (TG:RHM) di circa il 3%. Bene anche Kongsberg (TG:KOZ1), Dassault Aviation (EU:AM), Saab (BIT:1SAAB) e Hensoldt (TG:HAG), con rialzi compresi tra il 2% e il 2,5%.

    Trump ha invocato un aumento del 50% della spesa annuale per la difesa, che potrebbe portare il budget a circa 1.500 miliardi di dollari entro il 2027. Il presidente ha definito questo investimento fondamentale per realizzare quella che ha descritto come una “Forza militare da sogno”, destinata a diventare la più potente e tecnologicamente avanzata al mondo.

    Un elemento centrale della proposta riguarda gli investimenti nelle tecnologie avanzate. Trump ha sottolineato che le risorse dovrebbero essere destinate allo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, alla difesa missilistica e alle capacità cyber, con l’obiettivo di mantenere le forze armate statunitensi sempre un passo avanti rispetto ai potenziali avversari. L’entità dell’aumento proposto solleva tuttavia interrogativi sulle implicazioni di lungo periodo.

    Sul fronte societario, Bank of America ha confermato ieri la raccomandazione di acquisto su Leonardo, riducendo però il target price a 62,60 euro da 63 euro in vista dei risultati trimestrali e preliminari 2025 attesi per il 24 febbraio.

    Nonostante i segnali di un possibile cessate il fuoco tra Russia e Ucraina — che appare oggi più vicino che in qualsiasi altro momento degli ultimi quattro anni e che potrebbe indurre alcuni investitori a prendere profitto — il settore europeo della difesa continua a beneficiare del supporto degli analisti.

    Bernstein mantiene una visione positiva, ritenendo che l’evoluzione geopolitica non cambi in modo sostanziale le prospettive di spesa. “Indipendentemente dalla situazione in Ucraina, riteniamo che le prospettive per la spesa militare restino invariate: l’Europa deve riarmarsi”, spiega il broker. Bernstein aggiunge: “Crediamo che il settore possa recuperare tatticamente dalla correzione ed entrare in una seconda fase del ciclo europeo, in cui la performance sarà determinata da una maggiore esposizione a Paesi e segmenti specifici”.

    Bernstein indica Rheinmetall come la propria prima scelta nel settore, grazie ai piani di spesa tedeschi e alla sua vicinanza geografica alla Russia. Gli analisti hanno inoltre alzato il giudizio su Thales a outperform e ribadito l’outperform su Leonardo. Al contrario, BAE Systems e Dassault Aviation sono state declassate a market-perform, mentre TKMS ha ricevuto un upgrade a market-perform dopo la debolezza post-IPO che ha riportato il titolo su valutazioni ritenute più eque.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Wall Street potrebbe aprire in modo incerto dopo il recente rally

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, Wall Street potrebbe aprire in modo incerto dopo il recente rally

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicano un avvio di seduta sostanzialmente piatto mercoledì, segnalando che il mercato potrebbe faticare a trovare una direzione chiara dopo i rialzi registrati nelle ultime due sessioni.

    Dopo il buon avvio della prima settimana completa di contrattazioni del nuovo anno, alcuni investitori potrebbero scegliere di prendersi una pausa per riconsiderare le posizioni. Va tuttavia ricordato che anche martedì i futures indicavano un’apertura cauta, prima che il Dow e l’S&P 500 chiudessero entrambi su nuovi massimi storici.

    I futures sono rimasti sostanzialmente invariati dopo la pubblicazione del rapporto di ADP, che ha mostrato una crescita dell’occupazione nel settore privato statunitense leggermente inferiore alle attese nel mese di dicembre.

    Secondo ADP, l’occupazione privata è aumentata di 41.000 unità a dicembre, dopo un calo rivisto di 29.000 posti a novembre. Gli economisti si attendevano un aumento di circa 47.000 posti di lavoro, a fronte della perdita di 32.000 inizialmente stimata per il mese precedente.

    Commentando i dati, la capo economista di ADP, la dott.ssa Nela Richardson, ha affermato: “Le piccole imprese hanno recuperato le perdite occupazionali di novembre con assunzioni positive a fine anno, anche se i grandi datori di lavoro hanno ridotto l’organico”.

    Il momentum positivo si è esteso anche alla seduta di martedì, prolungando il rally di inizio anno. Con gli ultimi rialzi, sia il Dow che l’S&P 500 hanno chiuso su nuovi record storici.

    I principali indici hanno terminato la giornata poco sotto i massimi intraday. Il Dow è balzato di 484,90 punti, pari all’1,0%, a 49.462,08 punti. Il Nasdaq ha guadagnato 151,35 punti, lo 0,7%, a 23.547,17, mentre l’S&P 500 è salito di 42,77 punti, lo 0,6%, a 6.944,82.

    Un contributo significativo alla forza del Dow è arrivato da Amazon (NASDAQ:AMZN), con il titolo in rialzo del 3,4%. Il colosso dell’e-commerce ha chiuso su un nuovo massimo storico dopo aver annunciato il lancio di Alexa.com per gli utenti Alexa+ Early Access, un’iniziativa vista come un tentativo di competere più direttamente con ChatGPT e Gemini.

    Hanno sostenuto l’indice anche i forti rialzi di Amgen (NASDAQ:AMGN), Salesforce (NYSE:CRM) e IBM Corp. (NYSE:IBM).

    Il proseguimento del rialzo dei mercati è avvenuto nonostante l’assenza di catalizzatori immediati, mentre gli investitori guardano ora alla pubblicazione di diversi dati macroeconomici statunitensi nei prossimi giorni.

    L’appuntamento principale della settimana dovrebbe essere il rapporto mensile sull’occupazione del Dipartimento del Lavoro, atteso venerdì. I dati potrebbero influenzare le aspettative sui tassi di interesse in vista della prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve.

    Sebbene la Fed sia ampiamente attesa mantenere i tassi invariati nella riunione del 27-28 gennaio, i mercati continuano a scontare almeno un ulteriore taglio di 25 punti base nei mesi successivi.

    A livello settoriale, i titoli dell’hardware informatico hanno registrato alcune delle migliori performance, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in rialzo del 4,3%.

    L’aumento del prezzo dell’oro ha inoltre sostenuto i titoli auriferi, come evidenziato dal balzo del 4,1% dell’indice NYSE Arca Gold Bugs. Buona anche la performance del settore biotech, con l’indice NYSE Arca Biotechnology in crescita del 3,0%.

    Anche i titoli dei semiconduttori, del retail e della sanità hanno mostrato progressi significativi, mentre il comparto energetico ha sottoperformato a causa del calo dei prezzi del petrolio.

  • DAX, CAC, FTSE100, Borse europee contrastate a metà settimana

    DAX, CAC, FTSE100, Borse europee contrastate a metà settimana

    Le borse europee hanno mostrato un andamento contrastato mercoledì, dopo la prevalente forza registrata nella seduta precedente, mentre gli investitori hanno valutato nuovi dati macroeconomici e notizie societarie.

    Il FTSE 100 di Londra ha perso circa lo 0,6%, mentre il CAC 40 di Parigi si è mantenuto vicino alla parità. Il DAX di Francoforte ha invece registrato un rialzo di circa lo 0,7%.

    Dalla Germania sono arrivati dati contrastanti. Il numero dei disoccupati è aumentato meno del previsto nel mese di dicembre, segnalando una certa tenuta del mercato del lavoro. Tuttavia, le vendite al dettaglio tedesche sono scese dello 0,6% su base mensile a novembre 2025, contro attese di un incremento.

    Sul fronte societario, il gruppo svedese Skanska (BIT:1SKAB) ha registrato un rialzo dopo aver completato la vendita di un progetto residenziale e alberghiero sviluppato internamente a Copenaghen.

    Buona performance anche per LEG Immobilien (TG:LEG), dopo che la società immobiliare tedesca ha annunciato la cessione di circa 900 unità residenziali per un valore complessivo di 63 milioni di euro nel quarto trimestre del 2025.

    Il produttore di turbine eoliche Nordex (TG:NDX1) ha messo a segno un forte rialzo dopo essere stato selezionato per fornire oltre 414 MW di turbine per 15 progetti distribuiti in tutta Europa.

    In controtendenza, GSK (LSE:GSK) ha chiuso in calo nonostante l’annuncio di risultati positivi di Fase III per il farmaco sperimentale bepirovirsen.

  • Il petrolio scende dopo le dichiarazioni di Trump sulle forniture venezuelane agli USA

    Il petrolio scende dopo le dichiarazioni di Trump sulle forniture venezuelane agli USA

    I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che Washington ha raggiunto un accordo per consentire l’importazione di fino a 2 miliardi di dollari di greggio venezuelano, una mossa destinata ad aumentare l’offerta nel principale mercato mondiale di consumo di petrolio.

    I futures sul Brent sono scesi di 64 centesimi, pari all’1,1%, a 60,06 dollari al barile alle 05:50 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso 82 centesimi, ovvero l’1,4%, a 56,44 dollari al barile. Entrambi i benchmark hanno ampliato le perdite di oltre 1 dollaro rispetto alla seduta precedente, mentre gli operatori scontano una disponibilità abbondante di greggio a livello globale nel corso dell’anno.

    Secondo il mercato, l’intesa potrebbe inizialmente comportare il dirottamento di carichi originariamente destinati alla Cina. Il Venezuela sarebbe inoltre interessato a smaltire milioni di barili attualmente bloccati su petroliere e nei depositi, anche per evitare un’ulteriore escalation con gli Stati Uniti.

    Trump aveva in precedenza chiesto al Venezuela di aprire il proprio settore petrolifero alle compagnie statunitensi, avvertendo del rischio di un inasprimento dell’intervento militare. Poco dopo, nel fine settimana, le forze USA hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro.

    Secondo gli analisti, l’accordo contribuirà a mantenere i prezzi sotto pressione in un mercato già caratterizzato da un eccesso di offerta. “Le esportazioni di petrolio venezuelano verso gli Stati Uniti hanno innanzitutto destabilizzato il mercato USA, e questo finirà per aggravare l’eccesso di offerta a livello globale”, ha dichiarato Yang An, analista di Haitong Futures.

    Gli analisti di Morgan Stanley stimano che il mercato petrolifero potrebbe registrare un surplus fino a 3 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2026, alla luce della debole crescita della domanda lo scorso anno e dell’aumento dell’offerta da parte dei produttori OPEC e non-OPEC.

    Tuttavia, secondo una nota diffusa mercoledì dagli analisti di BMI, parte di Fitch Solutions, l’afflusso di maggiori volumi di petrolio venezuelano a basso costo potrebbe rallentare gli investimenti e l’espansione della capacità produttiva negli Stati Uniti e in altre aree.

    Il Venezuela sta vendendo il suo greggio di riferimento, il Merey, con uno sconto di circa 22 dollari al barile rispetto al Brent per consegna nei propri porti. “Questo aumenta le aspettative sui prezzi del petrolio nel medio termine, soprattutto se il regime venezuelano dovesse sopravvivere”, hanno aggiunto gli analisti di BMI.

  • L’oro arretra dopo il forte rally, prese di profitto e dollaro più forte

    L’oro arretra dopo il forte rally, prese di profitto e dollaro più forte

    I prezzi dell’oro hanno registrato un calo nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, ritracciando dai forti rialzi dei giorni precedenti mentre gli investitori hanno preso profitto. Il movimento si è inserito in un contesto di lieve rafforzamento del dollaro e di mercati ancora concentrati sui rischi geopolitici e sull’attesa di dati macroeconomici chiave dagli Stati Uniti.

    L’oro spot è sceso di circa l’1% a 4.450,55 dollari l’oncia alle 02:13 ET (07:13 GMT), mentre i futures sull’oro USA con consegna a marzo hanno ceduto lo 0,8% a 4.460,55 dollari l’oncia. La flessione segue un deciso rally durato due sedute, sostenuto dalla domanda di beni rifugio dopo l’improvvisa escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela.

    L’attenzione si sposta dai rischi geopolitici ai dati USA

    Il rally ha perso slancio a metà settimana, con gli operatori che hanno incassato i guadagni e rivolto l’attenzione ai segnali macroeconomici. A pesare è stato anche il rimbalzo del dollaro, che rende l’oro più costoso per gli investitori che operano in altre valute.

    L’incertezza geopolitica resta elevata dopo l’operazione delle forze statunitensi in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, un evento che ha scosso i mercati globali e inizialmente rafforzato la domanda di asset rifugio come l’oro.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha successivamente dichiarato che Washington intende vendere petrolio venezuelano ed è in dialogo con Caracas su futuri accordi energetici. L’ipotesi di un ritorno del greggio venezuelano sui mercati globali attraverso canali controllati dagli USA ha alleviato alcune preoccupazioni sull’offerta di petrolio, senza però ridurre in modo significativo le tensioni geopolitiche più ampie.

    Ora l’attenzione degli investitori è rivolta ai dati economici statunitensi in uscita nei prossimi giorni, in particolare al rapporto sui non-farm payrolls previsto per venerdì. I numeri saranno determinanti per le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve. I mercati scontano attualmente due ulteriori tagli dei tassi nel corso dell’anno, uno scenario generalmente favorevole all’oro, poiché riduce il costo opportunità di detenere attività prive di rendimento.

    Ripiegano anche gli altri metalli

    Nel resto del comparto dei metalli preziosi si sono registrate vendite marcate. L’argento ha perso il 2,1% a 79,26 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso del 6% a 2.302,60 dollari l’oncia, con gli investitori che hanno ridimensionato le posizioni dopo il recente balzo dei prezzi.

    Tra i metalli di base, i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,5% a 13.133,20 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame USA sono scesi dell’1,2% a 6,02 dollari la libbra. Entrambi i contratti avevano toccato nuovi massimi storici all’inizio della settimana.

  • Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati osservano l’accordo petrolifero tra Trump e il Venezuela mentre l’attenzione si sposta su una raffica di dati USA

    Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures, I mercati osservano l’accordo petrolifero tra Trump e il Venezuela mentre l’attenzione si sposta su una raffica di dati USA

    I future sugli indici azionari statunitensi faticavano a trovare una direzione chiara mercoledì, con gli investitori divisi tra gli sviluppi geopolitici e l’attesa per un fitto calendario di dati macroeconomici. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Stati Uniti e Venezuela hanno raggiunto un accordo che consentirà a Caracas di esportare fino a 2 miliardi di dollari di greggio domestico verso gli USA, a pochi giorni da un’operazione militare americana di alto profilo che ha portato alla cattura del leader venezuelano. Sul fronte societario, Constellation Brands (NYSE:STZ) si prepara a pubblicare i risultati trimestrali, mentre il gruppo affronta una domanda debole.

    Future senza direzione

    I future di Wall Street si muovevano intorno alla parità nelle prime ore della seduta, mentre gli operatori valutavano l’attenuarsi dello shock geopolitico e si preparavano ai dati economici in arrivo.

    Alle 02:47 ET, i future sul Dow salivano di 46 punti (+0,1%), quelli sull’S&P 500 scendevano di 6 punti (-0,1%), mentre i future sul Nasdaq 100 arretravano di 50 punti (-0,2%).

    Nella seduta precedente Wall Street aveva chiuso in rialzo, sostenuta dal balzo dei titoli dei semiconduttori legato all’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. I titoli della memoria e dello storage, come Seagate Technology (NASDAQ:STX), SanDisk (NASDAQ:SNDK) e Micron Technology (NASDAQ:MU), sono stati favoriti dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, durante una conferenza tecnologica molto seguita. Nel suo intervento, Huang ha affermato che la prossima generazione di chip includerà un ulteriore livello di tecnologia di archiviazione che consentirà ai chatbot di fornire risposte più rapide a domande più lunghe.

    In evidenza anche Moderna (NASDAQ:MRNA), balzata di quasi l’11% dopo che gli analisti di BofA Global Research hanno alzato il target price sul titolo.

    I titoli energetici hanno invece invertito la rotta, arretrando dopo i rialzi di inizio settimana seguiti all’operazione statunitense contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro. Chevron (NYSE:CVX) ha perso il 4,5%, mentre Exxon Mobil (NYSE:XOM) è scesa del 3,4%.

    Il Venezuela esporta greggio verso gli USA

    Trump ha dichiarato martedì che Washington e Caracas hanno concordato un’intesa che permetterà al Venezuela di esportare fino a 2 miliardi di dollari di petrolio verso gli Stati Uniti.

    In precedenza il presidente aveva chiesto che il Venezuela e la presidente ad interim Delcy Rodríguez concedessero agli Stati Uniti e alle compagnie petrolifere americane pieno “accesso” al vasto settore petrolifero del Paese, avvertendo che un mancato accordo avrebbe potuto esporre Caracas a ulteriori interventi militari USA.

    In un post sui social media, Trump ha scritto che il Venezuela trasferirà agli Stati Uniti tra 30 e 50 milioni di barili di “petrolio sanzionato”. Milioni di barili sono rimasti bloccati da quando Washington ha imposto un blocco nel mese di dicembre.

    Secondo Reuters, l’accordo potrebbe inizialmente costringere a riallocare carichi di greggio destinati alla Cina, uno dei principali acquirenti del petrolio venezuelano nell’ultimo decennio.

    Le quotazioni del petrolio sono scese, con il Brent in calo dello 0,9% a 60,18 dollari al barile e il WTI statunitense in flessione dell’1,2% a 56,46 dollari.

    Attenzione ai dati

    Gli analisti di ING hanno osservato in una nota che lo “shock” legato all’attacco statunitense al Venezuela si è “in gran parte esaurito”, con i prezzi del petrolio tornati su livelli simili a quelli precedenti e le azioni ancora in rialzo.

    “A meno che gli Stati Uniti non intensifichino le minacce sulla Groenlandia o non intervengano nuovamente in Venezuela, i mercati dovrebbero tornare a concentrarsi sui dati nella seconda parte della settimana”, hanno scritto gli analisti, tra cui Frantisek Taborsky e Francesco Pesole.

    La Casa Bianca ha riferito che Trump sta valutando opzioni per acquisire la Groenlandia, incluso un possibile ricorso alla forza militare, ritenendo il territorio strategico per la sicurezza nazionale. I leader europei hanno però espresso una netta opposizione.

    Nonostante l’incertezza geopolitica, l’attenzione dei mercati è destinata a spostarsi su una serie di dati economici chiave dagli Stati Uniti. Gli economisti si aspettano che il rapporto di ADP mostri un aumento di circa 49.000 posti di lavoro nel settore privato a dicembre, dopo il calo di 32.000 a novembre. Altri dati dovrebbero indicare un lieve calo delle offerte di lavoro a 7,61 milioni.

    Le condizioni del mercato del lavoro sono state centrali nelle recenti decisioni della Federal Reserve, che nel 2025 ha tagliato i tassi più volte, privilegiando il sostegno all’occupazione rispetto alle pressioni inflazionistiche persistenti.

    In arrivo l’ISM servizi

    Gli investitori attendono anche nuovi dati sull’attività del settore dei servizi USA. L’indice ISM non manifatturiero dell’Institute for Supply Management è atteso in lieve calo a 52,2 da 52,6.

    A novembre il comparto servizi era rimasto sostanzialmente stabile, con occupazione debole e costi degli input in aumento. Poiché i servizi rappresentano oltre due terzi dell’economia USA, i dati ISM potrebbero offrire indicazioni importanti sulla salute della prima economia mondiale a fine quarto trimestre.

    Constellation Brands sotto i riflettori

    Sul fronte societario, l’attenzione è rivolta ai conti di Constellation Brands. Secondo le stime Bloomberg, il gruppo dovrebbe registrare un utile per azione rettificato di 2,64 dollari nel terzo trimestre fiscale, su ricavi netti di circa 2,16 miliardi di dollari.

    Le spedizioni di birra sono viste in calo del 2,91%, mentre i volumi di depletion — che misurano le vendite al consumo finale — dovrebbero scendere del 3,96%. La birra rappresenta la quota maggiore dei ricavi del gruppo.

    Constellation e concorrenti come Molson Coors (NYSE:TAP) e Brown-Forman (NYSE:BF.A) stanno affrontando una domanda più debole di alcolici e dazi più elevati sulle lattine in alluminio, che hanno compresso i margini. A ciò si aggiungono le preoccupazioni sull’immigrazione e l’incertezza economica, che hanno frenato la spesa dei consumatori latinoamericani negli USA, un segmento chiave per marchi come Corona e Modelo.

  • DAX, CAC, FTSE100, Borse europee quasi ferme mentre gli investitori valutano gli sviluppi in Venezuela e i dati USA in arrivo

    DAX, CAC, FTSE100, Borse europee quasi ferme mentre gli investitori valutano gli sviluppi in Venezuela e i dati USA in arrivo

    Le Borse europee si sono mosse intorno alla parità nella giornata di mercoledì, dopo una serie di chiusure record, con gli investitori che hanno rallentato il passo per valutare le recenti evoluzioni geopolitiche e prepararsi a un fitto calendario di dati macroeconomici statunitensi.

    Alle 09:05 GMT, l’indice paneuropeo Stoxx 600 risultava sostanzialmente invariato. Il DAX di Francoforte guadagnava circa lo 0,4%, mentre il CAC 40 di Parigi cedeva lo 0,3% e il FTSE 100 di Londra perdeva lo 0,6%.

    A livello di singoli titoli, Nestlé ha esteso le perdite della seduta precedente dopo aver annunciato il richiamo di alcuni prodotti per la nutrizione infantile a causa di un possibile rischio di contaminazione.

    Secondo gli analisti, i mercati finanziari sembrano guardare oltre lo shock provocato dal raid militare statunitense del fine settimana che ha portato alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro. L’attenzione degli investitori starebbe progressivamente spostandosi dagli eventi geopolitici ai segnali macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti.

    Il focus si concentra ora su una serie di indicatori chiave del mercato del lavoro statunitense. Gli economisti prevedono che i dati del processore di buste paga ADP mostrino un aumento di circa 49.000 posti di lavoro nel settore privato a dicembre, in recupero rispetto al calo di 32.000 registrato a novembre. Un altro indicatore dovrebbe inoltre segnalare una lieve flessione delle offerte di lavoro — una misura della domanda di manodopera — a circa 7,61 milioni nel mese di novembre.

    Lo stato di salute del mercato del lavoro è stato un elemento centrale nelle recenti decisioni sui tassi di interesse della Federal Reserve, che nel 2025 ha ridotto più volte il costo del denaro, privilegiando il sostegno a un quadro occupazionale in indebolimento rispetto alle persistenti pressioni inflazionistiche.

    Gli investitori attendono inoltre la pubblicazione di nuovi dati sull’attività del settore dei servizi negli Stati Uniti. I servizi rappresentano oltre due terzi dell’economia americana, rendendo l’indagine dell’Institute for Supply Management un indicatore chiave per valutare lo stato della prima economia mondiale verso la fine del quarto trimestre.

    Prezzi del petrolio in calo

    Le quotazioni del petrolio sono scese, con il Brent in flessione dello 0,9% a 60,18 dollari al barile e il WTI statunitense in calo dell’1,2% a 56,46 dollari al barile.

    Il ribasso è seguito alle dichiarazioni di Donald Trump, che martedì ha affermato che Washington e Caracas hanno raggiunto un accordo che consentirà al Venezuela di esportare fino a 2 miliardi di dollari di greggio domestico verso gli Stati Uniti.

    Trump aveva in precedenza chiesto al Venezuela e alla presidente ad interim Delcy Rodríguez di concedere agli Stati Uniti e alle compagnie petrolifere americane pieno “accesso” al vasto e redditizio settore petrolifero del Paese, avvertendo che un mancato accordo avrebbe potuto portare a ulteriori interventi militari statunitensi. In un post sui social media, Trump ha scritto che il Venezuela trasferirà a Washington tra 30 e 50 milioni di barili di “petrolio sanzionato”, dopo che milioni di barili sono rimasti bloccati a seguito dell’imposizione di un blocco nel mese di dicembre.

  • Bernstein aggiorna le previsioni sui prezzi del rame per il 2026

    Bernstein aggiorna le previsioni sui prezzi del rame per il 2026

    Bernstein ha delineato un nuovo scenario per i prezzi del rame nel 2026, prevedendo una media di circa 11.500 dollari per tonnellata nel primo trimestre dell’anno, prima di un ridimensionamento verso i 10.000 dollari per tonnellata nel terzo e quarto trimestre, con l’attenuarsi dell’attuale slancio di mercato.

    Nella sua analisi, Bernstein osserva che il rame ha recentemente raggiunto livelli record superiori a 13.000 dollari per tonnellata. Il rialzo è stato sostenuto da una combinazione di interruzioni dell’offerta, come eventi geotecnici, e fattori di origine umana, tra cui operazioni di arbitraggio e scioperi del lavoro. Nella mattinata di mercoledì, il rame era scambiato intorno a 13.238 dollari per tonnellata.

    Secondo la società di ricerca, gli attuali prezzi elevati riflettono il forte supporto strutturale legato al tema dell’elettrificazione globale, che continua a sostenere il valore di lungo periodo del rame. Allo stesso tempo, la componente speculativa contribuisce a mantenere le quotazioni su livelli particolarmente elevati.

    Guardando al futuro, Bernstein prevede una fase di moderazione dei prezzi con l’indebolimento della domanda e l’aumento dei fenomeni di sostituzione. Gli analisti segnalano inoltre che un possibile rallentamento delle vendite di veicoli elettrici potrebbe pesare sul sentiment nella seconda metà del 2026.

    Il gruppo avverte infine che notizie macroeconomiche negative potrebbero accelerare eventuali correzioni. In particolare, sviluppi sfavorevoli legati all’intelligenza artificiale o ai veicoli elettrici potrebbero innescare rapide uscite dagli investimenti sul rame, con conseguenti bruschi aggiustamenti dei prezzi.

  • Il settore delle costruzioni in Italia chiude il 2025 con una contrazione più marcata

    Il settore delle costruzioni in Italia chiude il 2025 con una contrazione più marcata

    Il settore delle costruzioni italiano ha concluso il 2025 su basi più deboli, con un’accelerazione del calo dell’attività a fronte di una domanda in indebolimento, secondo l’ultima indagine HCOB Italy Construction PMI pubblicata mercoledì.

    L’indice principale HCOB Italy Construction PMI Total Activity Index è sceso a 47,9 a dicembre, rispetto a 48,2 di novembre, segnalando il protrarsi di una fase di contrazione. Il dato indica una riduzione moderata dell’attività e rappresenta uno dei cali più significativi registrati nel corso del 2025, secondo solo alla flessione osservata in agosto.

    Tutti e tre i principali comparti del settore sono rimasti in territorio negativo per il secondo mese consecutivo. L’edilizia residenziale ha evidenziato il peggior andamento, mentre il comparto commerciale si è dimostrato relativamente più resiliente, registrando la flessione più contenuta.

    Anche i nuovi ordini hanno continuato a diminuire, segnando il secondo calo consecutivo. Il ritmo della contrazione è stato il più rapido degli ultimi quattro mesi, con gli operatori che hanno indicato gare d’appalto non aggiudicate e una maggiore incertezza di mercato come i principali fattori di debolezza della domanda.

    Il ridimensionamento dei portafogli ordini e il completamento di alcuni progetti hanno spinto le imprese a ridurre nuovamente gli acquisti nel mese di dicembre. La contrazione dell’attività di approvvigionamento è stata la più marcata da agosto, riflettendo l’esigenza di adeguare l’utilizzo degli input a volumi di lavoro più contenuti.

    Nonostante il rallentamento generale, l’occupazione ha registrato un lieve aumento anche a dicembre, mantenendo un ritmo di crescita simile a quello osservato dalla fine dell’estate. Al contrario, il ricorso ai subappaltatori è diminuito al tasso più elevato degli ultimi quattro mesi, segnalando un approccio più prudente all’utilizzo di manodopera esterna.

    Le pressioni sui costi si sono intensificate, con l’inflazione dei prezzi degli input salita al livello più alto da maggio 2025. Le imprese hanno segnalato aumenti dei costi per materie prime ed energia, pur restando l’inflazione complessiva al di sotto della media di lungo periodo.

    Le performance dei fornitori sono peggiorate lievemente, con tempi di consegna più lunghi a causa di carenze di alcune materie prime e di vincoli di capacità presso i venditori.

    Guardando al 2026, le imprese del settore costruzioni hanno mostrato un moderato miglioramento delle aspettative sull’attività futura, sostenute dalla previsione di nuove aperture di cantieri e da maggiori investimenti. Tuttavia, il livello di ottimismo rimane contenuto rispetto agli standard storici.

    Commentando i dati, Nils Müller, Junior Economist di Hamburg Commercial Bank, ha osservato che il comparto residenziale è stato il più debole, “registrando la contrazione più marcata degli ultimi quasi 18 mesi”, mentre l’attività commerciale è diminuita per la sesta volta in sette mesi e l’ingegneria civile ha segnato il quarto calo consecutivo.

  • Italgas tocca nuovi massimi mentre il mercato reagisce all’operazione green bond di Snam

    Italgas tocca nuovi massimi mentre il mercato reagisce all’operazione green bond di Snam

    Italgas si è imposta come il titolo più brillante nelle prime fasi di contrattazione a Piazza Affari, con un forte rialzo delle azioni in seguito all’annuncio di un’operazione obbligazionaria green da parte di Snam (BIT:SRG).

    I titoli Italgas hanno inizialmente aperto invariati, per poi entrare in negoziazione con un balzo superiore al 9%, raggiungendo un nuovo massimo storico a 10,84 euro. Successivamente i guadagni si sono ridimensionati, con il titolo stabilizzatosi intorno a un progresso del 5% nel corso della mattinata.

    Il rally porta Italgas (BIT:IG) a registrare un incremento di circa il 10% dall’inizio del 2026, mentre su base annua il titolo mostra una crescita di circa il 125% negli ultimi dodici mesi.

    Secondo un operatore di mercato citato da Reuters, il forte movimento del titolo Italgas è riconducibile a un effetto tecnico legato all’operazione obbligazionaria annunciata oggi da Snam.

    L’operazione prevede l’emissione di un green bond da 500 milioni di euro con scadenza nel 2031, convertibile in azioni ordinarie Italgas già esistenti, accompagnata dal riacquisto delle obbligazioni convertibili in azioni Italgas attualmente in circolazione e in scadenza nel 2028. I nuovi titoli saranno emessi con un valore nominale di 100.000 euro e dovrebbero riconoscere una cedola annua a tasso fisso compresa tra l’1,5% e il 2%, pagabile semestralmente posticipata il 14 gennaio e il 14 luglio di ogni anno, con il primo pagamento previsto il 14 luglio 2026.

    Le obbligazioni avranno una durata di cinque anni e saranno rimborsate alla pari alla scadenza, salvo i casi di rimborso anticipato, conversione in azioni o riacquisto e cancellazione. È prevista la facoltà per l’emittente di rimborsare in azioni, con un’eventuale integrazione in contanti se necessario.

    Il prezzo di conversione iniziale sarà fissato applicando un premio stimato tra il 22,5% e il 27,5% rispetto al prezzo di riferimento, determinato come media aritmetica dei prezzi medi ponderati per i volumi registrati nel periodo di averaging.

    Snam ha indicato che i proventi dell’emissione del green bond saranno destinati, in tutto o in parte, al finanziamento di progetti eleggibili, in linea con il proprio Green Financing Sustainable Finance Framework, disponibile sul sito della società.