Author: Fiona Craig

  • Le borse europee estendono il calo mentre le minacce sui dazi continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee estendono il calo mentre le minacce sui dazi continuano a pesare sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno proseguito la discesa martedì, ampliando le perdite della seduta precedente, mentre gli investitori restano preoccupati per le possibili conseguenze economiche legate a nuovi dazi commerciali.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco cedeva lo 0,9%, il CAC 40 francese lo 0,8% e il FTSE 100 britannico lo 0,8%.

    Le tensioni sui dazi offuscano le prospettive di crescita

    I mercati regionali erano scivolati bruscamente lunedì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un’escalation dei dazi contro diversi alleati europei, qualora Washington non fosse autorizzata ad acquistare la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca.

    Il clima prudente sembrava destinato a protrarsi anche martedì, con la riapertura dei mercati statunitensi dopo la chiusura festiva di lunedì, attesa con nuovi ribassi. Trump ha dichiarato in tarda serata di lunedì che incontrerà diversi funzionari al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, ma ha ribadito la propria posizione sulla Groenlandia, affermando che “la Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro”.

    I leader europei hanno ampiamente respinto le richieste di Trump e starebbero preparando misure di ritorsione nel caso in cui i dazi venissero effettivamente introdotti. Un vertice straordinario dei leader dell’UE è previsto per giovedì, aumentando il rischio di un più ampio conflitto commerciale transatlantico.

    Ad accentuare il tono cauto, Citigroup ha declassato martedì il giudizio sulle azioni europee, citando l’elevata incertezza sulle prospettive degli utili.

    Rallenta la crescita salariale nel Regno Unito, aumentano le attese di tagli dei tassi

    I dati macroeconomici britannici diffusi martedì indicano un allentamento delle pressioni inflazionistiche. Il tasso di disoccupazione è rimasto elevato a novembre, mentre la crescita dei salari ha rallentato, rafforzando le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Bank of England nel corso dell’anno.

    Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,1% nei tre mesi fino a novembre, invariato rispetto al periodo precedente e al livello più alto dall’inizio del 2021. Nel frattempo, la crescita delle retribuzioni, al netto dei bonus, è scesa al 4,5% su base annua, dal 4,6% precedente.

    La Bank of England ha ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base al 3,75% nella riunione di dicembre e tornerà a riunirsi all’inizio di febbraio.

    In Germania, i prezzi alla produzione sono diminuiti in linea con le attese a dicembre, registrando un calo annuo del 2,5%, secondo i dati dell’ufficio federale di statistica.

    Riflettori sul settore farmaceutico britannico

    Sul fronte societario, il settore farmaceutico britannico è stato al centro dell’attenzione. GSK (LSE:GSK) ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo per l’acquisizione di RAPT Therapeutics (NASDAQ:RAPT), società biofarmaceutica californiana in fase clinica, per un valore stimato del capitale di circa 2,2 miliardi di dollari.

    Separatamente, AstraZeneca (LSE:AZN) ha comunicato che uscirà dal Nasdaq e procederà a una quotazione diretta delle proprie azioni ordinarie e del debito al New York Stock Exchange, con efficacia dopo la chiusura dei mercati del 30 gennaio.

    Petrolio stabile dopo una seduta volatile

    I prezzi del petrolio si sono mostrati relativamente stabili martedì, consolidando dopo le forti oscillazioni della sessione precedente, innescate dalle rinnovate minacce tariffarie di Trump verso l’Europa.

    Il Brent è sceso dello 0,5% a 63,63 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha perso lo 0,6% a 58,97 dollari.

    Al di là delle tensioni geopolitiche, l’attenzione degli operatori è rivolta al rapporto mensile dell’International Energy Agency, in pubblicazione mercoledì, che potrebbe fornire nuovi indizi sull’evoluzione dell’offerta. L’agenzia ha più volte avvertito del rischio di un surplus di offerta nel 2026.

    Il rapporto segue quello diffuso la scorsa settimana dall’Organization of the Petroleum Exporting Countries, che ha invece offerto una visione più ottimistica sulla domanda di petrolio nel 2026 e 2027.

  • UniCredit sotto i riflettori dopo il rialzo del target price di Mediobanca in vista dei conti 2025

    UniCredit sotto i riflettori dopo il rialzo del target price di Mediobanca in vista dei conti 2025

    L’attenzione degli analisti è concentrata su UniCredit (BIT:UCG), mentre la banca si prepara a pubblicare i risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2025.

    Martedì Mediobanca ha aumentato il target price su UniCredit a 86 euro da 80 euro, a fronte di un prezzo del titolo pari a 71,41 euro, in calo dello 0,10% nelle prime fasi della seduta su Borsa Italiana. La revisione implica un potenziale rialzo superiore al 20% rispetto ai livelli attuali, intorno a 71 euro.

    In media, il target price degli analisti si colloca nell’area 74–75 euro, con una stima massima di circa 85,70 euro. L’aggiornamento di Mediobanca si posiziona quindi nella parte alta del range.

    La settimana scorsa anche Equita ha rivisto al rialzo il proprio obiettivo sul titolo di Piazza Gae Aulenti, portandolo a 83 euro da 71,50 euro. La revisione riflette un multiplo più elevato, coerente con la view di settore e supportato da una maggiore visibilità su una redditività elevata e sostenibile e sui ritorni per gli azionisti. A questi livelli, il titolo tratterebbe a un P/E 2027 di circa 10,5x e a un P/TE di 2,2x, rispetto a 2,0x. Equita ha confermato la raccomandazione di acquisto, sottolineando valutazioni ancora interessanti, con un P/E 2027 inferiore a 9x e un dividend yield intorno al 6%.

    Il consiglio di amministrazione di UniCredit si riunirà l’8 febbraio 2026 per approvare i risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2025, che saranno poi presentati al mercato il giorno successivo, 9 febbraio 2026, tramite pubblicazione e conference call.

    Il consenso degli analisti, raccolto presso 16 broker, prevede utili record nel 2025, nonostante il calo del margine di interesse legato alla riduzione dei tassi, più che compensato dall’aumento delle commissioni. Le stime per il 2025 indicano ricavi per 24,798 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto ai 24,865 miliardi del 2024, costi operativi pari a 9,46 miliardi e un margine operativo lordo di 15,34 miliardi. Le rettifiche su crediti sono attese a 618 milioni di euro, in calo dai 641 milioni del 2024.

    L’utile netto per il 2025 è previsto superare per la prima volta i 10 miliardi di euro, attestandosi a 10,459 miliardi, in crescita di circa il 12% rispetto ai 9,314 miliardi dell’anno precedente.

    Per il solo quarto trimestre, gli analisti stimano ricavi pari a 5,952 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 6 miliardi del 2024, con margine di interesse (NII) in discesa a 3,357 miliardi da 3,649 miliardi. L’utile netto trimestrale è atteso in aumento a 1,74 miliardi di euro da 1,56 miliardi, con attività ponderate per il rischio (RWA) pari a 296,4 miliardi rispetto ai 277,1 miliardi del 2024 e un CET1 ratio del 14,5%.

    Nel frattempo, UniCredit ha comunicato di aver acquistato complessivamente 1.072.218 azioni proprie tra il 12 e il 16 ottobre, a un prezzo medio ponderato di 70,9250 euro, nell’ambito del programma di buyback avviato il 23 ottobre 2025. Al 16 gennaio, dall’inizio della seconda tranche del Residual SBB 2024, l’istituto ha riacquistato complessivamente 20.369.044 azioni, pari all’1,31% del capitale sociale, per un controvalore totale di 1,34 miliardi di euro.

    Tenendo conto anche degli acquisti effettuati nella prima tranche del Residual SBB 2024, UniCredit detiene attualmente 47.874.209 azioni proprie, pari al 3,07% del capitale sociale.

  • Cinque temi da seguire sui mercati nella settimana ahead

    Cinque temi da seguire sui mercati nella settimana ahead

    Gli investitori si preparano a una settimana accorciata dalla chiusura dei mercati azionari statunitensi lunedì per il Martin Luther King Jr. Day. L’attività è però destinata ad aumentare rapidamente, con le ultime minacce tariffarie del presidente Donald Trump, due importanti casi davanti alla Corte Suprema e le trimestrali di grandi nomi come Netflix (NASDAQ:NFLX) e Intel (NASDAQ:INTC) sotto i riflettori. Potrebbero inoltre emergere maggiori dettagli sul piano di Trump per l’accessibilità abitativa, mentre si avvicinano le elezioni di medio termine di novembre.

    1. L’Europa valuta la risposta ai dazi di Trump sulla Groenlandia

    I leader europei dovrebbero discutere nel corso della settimana una risposta ai dazi proposti da Trump, mentre secondo alcune indiscrezioni i funzionari UE starebbero valutando misure di ritorsione severe nel caso in cui le tariffe venissero attuate.

    Sabato Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti imporrebbero dazi del 10% su otto Paesi europei — Danimarca, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Norvegia e Regno Unito — fino a quando Washington non potrà acquistare la Groenlandia. Ha aggiunto che le tariffe salirebbero al 25% a giugno se l’acquisizione del territorio danese semi-autonomo non dovesse andare in porto.

    Trump ha sostenuto che l’acquisto della Groenlandia sia necessario per la sicurezza nazionale, mentre i governi europei hanno definito la mossa come un ricatto.

    In vista di un vertice di emergenza previsto per giovedì a Bruxelles, i Paesi UE starebbero preparando una serie di opzioni, tra cui dazi su 93 miliardi di euro di importazioni statunitensi. Un’altra possibilità è il cosiddetto “Anti-Coercion Tool”, che potrebbe limitare l’accesso degli Stati Uniti a investimenti, attività bancarie e commercio di servizi.

    In questo contesto, gli analisti ritengono che l’incertezza legata alla politica commerciale di Trump — un tema ricorrente per tutto il 2025 — possa intensificarsi.

    “Se l’ultimo anno ha dimostrato qualcosa, è che gli effetti macroeconomici dei dazi sono sia incerti sia non lineari”, ha affermato in una nota Neil Shearing, capo economista del gruppo Capital Economics.

    Shearing prevede che l’impatto economico dei dazi sarebbe “modesto”, sottraendo “alcuni decimi di punto percentuale” alla crescita delle economie colpite e aggiungendo un importo simile all’inflazione statunitense. Tuttavia, ha avvertito che le conseguenze politiche potrebbero essere “di gran lunga maggiori”, aggiungendo che qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di impadronirsi della Groenlandia con la forza o la coercizione causerebbe “danni potenzialmente irreparabili” all’alleanza NATO.

    2. L’attenzione si sposta sulla Corte Suprema

    Le ultime minacce tariffarie di Trump arrivano mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti è attesa a pronunciarsi sulla legittimità dell’ampio uso dei dazi da parte del presidente.

    I mercati si aspettano in larga misura che la Corte bocci il ricorso di Trump a una legge sui poteri economici di emergenza internazionale degli anni ’70 per imporre le tariffe. Il sito di scommesse Polymarket assegna attualmente solo il 31% di probabilità a una decisione favorevole a Trump.

    Sebbene i consiglieri del presidente abbiano suggerito che potrebbero essere esplorate altre vie legali, gli analisti avvertono che ciò aggiungerebbe ulteriore incertezza al destino dei dazi, inclusi quelli minacciati sulla Groenlandia.

    Parallelamente, mercoledì la Corte Suprema ascolterà le argomentazioni in un caso relativo al tentativo di Trump di licenziare la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. Cook ha fatto causa a Trump in agosto dopo che il presidente ha cercato di rimuoverla per presunte irregolarità ipotecarie, una mossa interpretata da molti come un attacco all’indipendenza della Fed.

    “La Corte Suprema è stata relativamente favorevole alla Fed nel difenderla dalle interferenze della Casa Bianca, e gli investitori sperano che ciò resti valido anche durante l’udienza sul caso Cook”, hanno affermato gli analisti di Vital Knowledge.

    3. Attesi i conti di Netflix

    Sul fronte societario, Netflix pubblicherà i risultati trimestrali dopo la chiusura di Wall Street martedì.

    Secondo le stime di consenso Bloomberg, il colosso dello streaming dovrebbe registrare un utile per azione di 0,55 dollari su ricavi pari a 11,96 miliardi di dollari. Tuttavia, l’attenzione potrebbe concentrarsi più sulle discussioni riguardanti l’interesse di Netflix per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, offerta che deve confrontarsi con una proposta concorrente di Paramount Skydance.

    La battaglia per Warner Bros. potrebbe protrarsi per mesi e attirare l’attenzione delle autorità regolatorie sia negli Stati Uniti sia in Europa. Netflix guarda a Warner Bros., che include HBO Max e franchise come “Harry Potter” e “Friends”, per sostenere la crescita dei ricavi. Nonostante il successo di serie come “Stranger Things” e l’ingresso nello sport in diretta, gli investitori restano concentrati sulla capacità della società di ottenere ritorni dagli investimenti in pubblicità e videogiochi.

    4. Intel al banco di prova

    Intel presenterà i risultati dopo la chiusura dei mercati statunitensi giovedì.

    Sotto la guida del CEO Lip-Bu Tan, il produttore di chip ha avviato una riduzione dei costi e un rafforzamento della struttura finanziaria, mentre la concorrenza nei mercati delle CPU per PC e server si intensifica. Gli sforzi per entrare nel mercato dei chip per l’intelligenza artificiale non hanno ancora dato i frutti sperati.

    Lo scorso anno Intel ha però ricevuto un importante sostegno quando Nvidia (NASDAQ:NVDA), SoftBank (USOTC:SFTBY) e il governo degli Stati Uniti hanno investito nella società. Nvidia, in particolare, ha acquistato azioni Intel per 5 miliardi di dollari a dicembre.

    All’inizio di questo mese, Intel ha inoltre annunciato un nuovo chip AI per laptop, nel tentativo di rassicurare gli investitori sui prodotti basati sul suo processo produttivo di nuova generazione.

    5. Attesi nuovi dettagli sul piano casa di Trump

    L’amministrazione Trump dovrebbe fornire ulteriori dettagli sul piano per rendere l’abitazione più accessibile, un tema centrale per gli elettori in vista delle elezioni di medio termine di quest’anno.

    I costi abitativi elevati, insieme a tassi ipotecari ancora alti, hanno spinto molti americani a rimandare l’acquisto di una casa. La scorsa settimana, il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett ha dichiarato che l’amministrazione intende consentire l’uso di parte dei fondi pensione per il pagamento dell’anticipo sull’acquisto di un’abitazione. Hassett ha aggiunto che Trump “presenterà il piano definitivo” durante la sua partecipazione al Forum Economico Mondiale di Davos questa settimana.

    Trump ha anche illustrato una serie di altre misure volte a ridurre i costi, tra cui il divieto agli investitori istituzionali di acquistare abitazioni unifamiliari, l’ordine a Fannie Mae e Freddie Mac di acquistare 200 miliardi di dollari in titoli ipotecari e un tetto ai tassi di interesse sulle carte di credito.

  • I titoli del lusso europei scendono mentre la minaccia di dazi di Trump riaccende i timori commerciali

    I titoli del lusso europei scendono mentre la minaccia di dazi di Trump riaccende i timori commerciali

    I titoli del lusso in Europa hanno registrato forti ribassi lunedì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riaperto alla possibilità di nuovi dazi sulle importazioni di beni europei, riaccendendo le preoccupazioni per un ritorno delle tensioni commerciali transatlantiche.

    Il comparto del lusso ha sottoperformato il mercato più ampio, con gli investitori preoccupati che eventuali dazi più elevati negli Stati Uniti possano penalizzare la domanda in uno dei mercati chiave del settore. Fortemente dipendente dalla spesa discrezionale e dai flussi del commercio globale, il settore risulta particolarmente sensibile all’incertezza politica.

    Le azioni di LVMH (EU:MC), il più grande gruppo del lusso al mondo, hanno perso circa il 4%, mentre Hermès (EU:RMS) ha ceduto intorno al 3,1%. Kering è scesa di quasi il 2,8% per il riemergere dei timori sulla crescita delle esportazioni, alle 10:20 GMT. Il gruppo dell’occhialeria EssilorLuxottica (EU:EL) ha registrato un calo di circa l’1%.

    In Svizzera, Richemont (BIT:1CFR) e Swatch Group (LSE:0QM4) hanno perso tra il 2% e il 3,7%. Anche i titoli del lusso italiani sono finiti sotto pressione, con Moncler (BIT:MONC) e Brunello Cucinelli (BIT:BC) in calo tra il 2,1% e il 2,5%.

    Altrove, Ferrari (BIT:RACE) ha ceduto circa il 2,3%, mentre la gioielleria Pandora (TG:3P7) è scesa di circa il 2,6%. A Londra, il marchio britannico del lusso Burberry (LSE:BBRY) ha perso intorno al 2,6%.

    Trump ha dichiarato nel fine settimana di stare valutando l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni europee, riaccendendo i timori di una nuova disputa commerciale in una fase in cui il settore del lusso sta già affrontando una domanda disomogenea in Cina e un rallentamento della crescita globale.

    Secondo gli analisti, l’incertezza legata ai dazi potrebbe pesare sulla visibilità degli utili delle aziende del lusso, molte delle quali generano una quota rilevante dei ricavi dai consumatori statunitensi e dalle vendite transfrontaliere.

    A peggiorare il sentiment, Goldman Sachs ha declassato LVMH da “overweight” a “equal-weight”, affermando che la valutazione del titolo lascia poco spazio a ulteriori rialzi nonostante il miglioramento del momentum dei marchi. La banca ha sottolineato che le performance di Louis Vuitton e Dior si sono rafforzate e dovrebbero sostenere vendite del quarto trimestre superiori alle attese, ma ha avvertito che i movimenti valutari, i potenziali venti contrari legati ai dazi e la persistente debolezza della divisione vini e spirits rappresentano rischi al ribasso per le stime sugli utili del 2026.

  • Il petrolio scende mentre il rallentamento delle tensioni in Iran riduce il premio geopolitico

    Il petrolio scende mentre il rallentamento delle tensioni in Iran riduce il premio geopolitico

    I prezzi del petrolio hanno registrato un calo lunedì dopo il rialzo della sessione precedente, con segnali di attenuazione delle tensioni civili in Iran che hanno ridotto i timori di un intervento militare statunitense capace di interrompere le forniture da uno dei principali produttori del Medio Oriente.

    Il Brent era scambiato a 63,85 dollari al barile alle 07:34 GMT, in calo di 28 centesimi, pari allo 0,44%.
    Il West Texas Intermediate statunitense con consegna a febbraio ha perso 36 centesimi, o lo 0,61%, a 59,08 dollari al barile. Il contratto scade martedì, mentre quello più liquido con scadenza marzo era in ribasso di 24 centesimi, o dello 0,40%, a 59,10 dollari.

    Le violente proteste in Iran, innescate da difficoltà economiche, sembrano essere state represse dopo una dura repressione che, secondo le autorità, avrebbe causato 5.000 vittime.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è apparso più cauto rispetto alle precedenti minacce di intervento, affermando sui social media che l’Iran avrebbe annullato le impiccagioni di massa dei manifestanti, sebbene Teheran non abbia annunciato ufficialmente tali piani. Queste dichiarazioni hanno contribuito a ridurre il rischio percepito di un’azione militare statunitense in grado di interrompere le esportazioni di petrolio dall’Iran, quarto produttore dell’OPEC.

    Il ribasso segnala un ulteriore arretramento dai massimi plurimensili toccati la scorsa settimana, anche se i prezzi avevano comunque chiuso in rialzo venerdì. Allo stesso tempo, il dispiegamento di asset militari statunitensi nel Golfo continua a mantenere vivo un certo grado di cautela sul fronte geopolitico.

    “Il ritracciamento è seguito a un rapido smontaggio del ‘premio Iran’ che aveva spinto i prezzi ai massimi delle ultime 12 settimane, innescato da segnali di allentamento della repressione delle proteste nel Paese”, ha dichiarato in una nota Tony Sycamore, analista di mercato di IG.

    Sycamore ha aggiunto che il movimento è stato accentuato dai dati sulle scorte statunitensi, che hanno mostrato un consistente aumento delle riserve di greggio, rafforzando le pressioni ribassiste sul fronte dell’offerta.

    I mercati statunitensi restano chiusi lunedì per la festività del Martin Luther King Jr. Day.

    I dati diffusi la scorsa settimana dall’Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 3,4 milioni di barili nella settimana conclusa il 9 gennaio, a fronte di attese per un calo di 1,7 milioni di barili secondo un sondaggio Reuters.

    Gli operatori seguono inoltre con attenzione gli sviluppi nel settore petrolifero venezuelano, dopo che Trump ha affermato che gli Stati Uniti gestiranno l’industria petrolifera del Paese dopo la cattura di Nicolas Maduro. Il segretario all’Energia degli Stati Uniti ha dichiarato a Reuters venerdì che Washington si sta muovendo il più rapidamente possibile per concedere a Chevron una licenza di produzione ampliata in Venezuela.

    Tuttavia, il mercato resta scettico sulle prospettive di un rapido aumento della produzione venezuelana.

    “Venezuela e Ucraina restano per ora in secondo piano”, ha affermato Vandana Hari, fondatrice della società di analisi Vanda Insights.
    “Ci aspettiamo un andamento laterale per il resto della giornata, con i mercati USA chiusi.”

    Infine, dati governativi cinesi pubblicati lunedì mostrano che la lavorazione delle raffinerie in Cina è cresciuta del 4,1% su base annua nel 2025, mentre la produzione di greggio è aumentata dell’1,5% rispetto al 2024, con entrambi i dati che hanno raggiunto nuovi massimi storici.

  • L’oro vola verso i 4.700 dollari mentre le tensioni sui dazi legati alla Groenlandia spingono la domanda di beni rifugio

    L’oro vola verso i 4.700 dollari mentre le tensioni sui dazi legati alla Groenlandia spingono la domanda di beni rifugio

    I prezzi dell’oro hanno toccato nuovi massimi storici durante la sessione asiatica di lunedì, avvicinandosi a quota 4.700 dollari l’oncia, mentre gli investitori si sono rifugiati nei beni difensivi dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato nuovi dazi contro diversi Paesi europei nell’ambito della sua iniziativa sulla Groenlandia.

    L’oro spot è salito dell’1,6% a 4.667,33 dollari l’oncia alle 02:26 ET (07:26 GMT), dopo aver raggiunto un massimo intraday record di 4.690,75 dollari. Anche i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno segnato un nuovo picco, toccando 4.697,71 dollari l’oncia.

    Rischio dazi e attese sui tagli dei tassi sostengono l’oro

    L’oro ha esteso il forte rialzo della scorsa settimana dopo che Trump ha annunciato nel fine settimana l’intenzione degli Stati Uniti di introdurre nuovi dazi su otto Paesi europei contrari al piano di Washington di assumere il controllo della Groenlandia.

    Secondo la proposta, dal 1° febbraio verrebbe applicato un dazio del 10% sui beni provenienti dai Paesi interessati, con un aumento al 25% previsto da giugno in assenza di un accordo. Tra i Paesi coinvolti figurano Francia, Germania e Regno Unito, oltre a diversi Stati nordici e dell’Europa settentrionale.

    L’annuncio ha suscitato dure critiche da parte dei funzionari europei e ha riacceso i timori di una più ampia disputa commerciale transatlantica, spingendo gli investitori verso i metalli preziosi.

    La minaccia dei dazi si inserisce in un contesto già favorevole per l’oro, che nelle ultime settimane ha beneficiato delle crescenti aspettative di un allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno. Dati macroeconomici statunitensi più deboli e segnali di raffreddamento dell’inflazione hanno rafforzato le scommesse su un taglio dei tassi, riducendo il costo opportunità di detenere asset privi di rendimento come l’oro.

    Anche l’argento ha registrato un forte rialzo, balzando di oltre il 4% fino a un nuovo massimo storico di 94,03 dollari l’oncia. Il metallo beneficia sia della domanda difensiva sia del suo utilizzo industriale.

    Il platino è salito di oltre l’1% a 2.358,69 dollari l’oncia, sostenuto dal crescente interesse degli investitori per gli asset fisici.

    Il rame si rafforza dopo i dati sulla crescita cinese

    Tra i metalli industriali, il rame ha chiuso in rialzo lunedì dopo che i dati hanno mostrato che l’economia cinese ha raggiunto l’obiettivo di crescita del 5% fissato da Pechino per il 2025, attenuando i timori sulla domanda del principale importatore mondiale.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono saliti dello 0,6% a 12.881,0 dollari la tonnellata. Il rame ha inoltre beneficiato del rally degli asset fisici nella parte finale del 2025, con gli investitori che puntano su un aumento della domanda legato alla crescita degli investimenti globali nei data center.

    I dati cinesi hanno mostrato che la crescita del PIL nel trimestre di dicembre è risultata leggermente superiore alle attese, alimentando le speranze che l’economia resti resiliente, un segnale positivo per la domanda globale di rame.

    Tuttavia, le cifre hanno anche evidenziato una ripresa disomogenea, con le esportazioni ancora principali motori della crescita mentre gli investimenti delle imprese e la spesa privata restano deboli. Questo squilibrio ha rafforzato le attese di ulteriori misure di stimolo da parte di Pechino, con la People’s Bank of China attesa martedì a decidere su un tasso chiave di riferimento.

  • Bitcoin scende a 92.500 dollari mentre le tensioni sui dazi legati alla Groenlandia frenano il rischio

    Bitcoin scende a 92.500 dollari mentre le tensioni sui dazi legati alla Groenlandia frenano il rischio

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha registrato un calo durante la sessione asiatica di lunedì, riducendo parte del rimbalzo della scorsa settimana dopo che le nuove minacce tariffarie del presidente statunitense Donald Trump — legate alla Groenlandia — hanno indebolito il sentiment verso gli asset rischiosi.

    La flessione di Bitcoin ha pesato anche sull’intero comparto crypto, con diversi token esposti a prese di profitto dopo i guadagni registrati nei giorni precedenti.

    Bitcoin è sceso del 2,8% a 92.519,6 dollari alle 00:56 ET (05:56 GMT). Dopo un rialzo di circa il 5% la scorsa settimana, la principale criptovaluta mondiale tratta ora al di sotto dei recenti massimi.

    Il clima è stato ulteriormente appesantito dal rinvio di un disegno di legge molto atteso negli Stati Uniti, volto a definire un quadro normativo per il settore crypto. Il dibattito è stato posticipato dopo le obiezioni sollevate da alcune voci dell’industria, in particolare Coinbase, aumentando l’incertezza per gli investitori.

    I dazi sulla Groenlandia colpiscono il rischio

    Trump ha dichiarato di voler imporre dazi fino al 25% sulle importazioni provenienti da diverse grandi economie europee — tra cui Danimarca, Francia e Regno Unito — finché non verrà raggiunto un accordo per il trasferimento della Groenlandia sotto il controllo statunitense.

    I leader europei hanno respinto con decisione la proposta, con la Francia che, secondo indiscrezioni, starebbe preparando misure economiche di ritorsione contro gli Stati Uniti. Lo scontro ha innescato forti ribassi sui mercati globali più sensibili al rischio, alimentando i timori su tensioni all’interno della NATO e su possibili azioni più dirette degli Stati Uniti legate alla Groenlandia.

    Trump, che da tempo sostiene l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale USA, ha anche evocato l’ipotesi di un intervento militare nel territorio danese. Tali dichiarazioni sono state prese più seriamente dai mercati dopo l’incursione statunitense in Venezuela all’inizio del 2026.

    Sebbene le criptovalute non siano direttamente colpite da dazi o tensioni geopolitiche, questi fattori riducono l’appetito per il rischio necessario a sostenere investimenti speculativi. Le ripetute minacce tariffarie di Trump nel corso del 2025 hanno già coinciso con diversi episodi di “risk-off” nel mercato crypto.

    L’aumento dell’avversione al rischio ha inoltre spinto alcuni investitori a privilegiare beni rifugio tradizionali come l’oro rispetto agli asset digitali.

    Quasi 900 milioni di dollari liquidati nel mercato crypto

    La volatilità ha provocato una forte ondata di liquidazioni nel mercato delle criptovalute, con posizioni per 869,5 milioni di dollari chiuse nelle ultime 24 ore, secondo i dati di Coinglass.

    La maggior parte delle liquidazioni ha riguardato posizioni long. Solo Bitcoin ha visto cancellate scommesse per circa 229,5 milioni di dollari, mentre Ether e Solana hanno registrato liquidazioni rispettivamente per circa 154,6 milioni e 60,5 milioni di dollari.

    Le vendite del fine settimana hanno di fatto annullato gran parte del modesto recupero osservato nell’ultima settimana, confermando la fragilità del sentiment nel settore.

    Le altcoin seguono Bitcoin al ribasso

    La maggior parte delle principali criptovalute ha chiuso in calo lunedì, seguendo l’andamento di Bitcoin.

    Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è scesa del 3,5% a 3.199,06 dollari. XRP ha perso il 4,7%, tornando sotto quota 2 dollari. Solana è arretrata del 6,6%, mentre Cardano e BNB hanno ceduto rispettivamente il 7,8% e il 2,3%.

    Pesanti ribassi anche tra le memecoin, con Dogecoin in calo del 7,4% e $TRUMP in flessione del 6,4%.

  • La minaccia dei dazi sulla Groenlandia scuote i mercati mentre rallenta la crescita cinese – i fattori chiave della giornata: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    La minaccia dei dazi sulla Groenlandia scuote i mercati mentre rallenta la crescita cinese – i fattori chiave della giornata: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati globali si sono mossi al ribasso dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato la minaccia di dazi legata al suo piano di acquisizione della Groenlandia, mentre nuovi dati hanno mostrato un rallentamento dell’economia cinese nell’ultimo trimestre dell’anno. I leader europei hanno discusso possibili contromisure, l’oro ha toccato nuovi massimi storici e il petrolio è sceso mentre gli investitori valutavano il rischio di un’escalation delle tensioni commerciali e geopolitiche.

    Futures USA e borse globali in calo

    I futures azionari statunitensi sono scesi nettamente lunedì, mentre i mercati assorbivano l’avvertimento di Trump secondo cui potrebbero essere imposti dazi a diversi Paesi europei finché Washington non sarà autorizzata ad acquistare la Groenlandia.

    Alle 03:05 ET, i futures sul Dow Jones perdevano 404 punti, pari allo 0,8%, quelli sull’S&P 500 cedevano 66 punti (-1,0%) e i futures sul Nasdaq 100 erano in calo di 336 punti (-1,3%).

    Con Wall Street chiusa per il Martin Luther King Jr. Day, la reazione immediata alle dichiarazioni di Trump si è concentrata sui futures, mentre il clima di avversione al rischio si è esteso alle borse europee e asiatiche.

    In una nota, gli analisti di ING hanno affermato che le dichiarazioni di Trump — successive ai dazi generalizzati imposti lo scorso anno — hanno portato le tensioni commerciali in “una dimensione completamente nuova, guidata meno dalla logica economica e più da motivazioni politiche”.

    “L’esperienza degli ultimi 12 mesi ci ha insegnato a non reagire in modo eccessivo, poiché non tutti gli annunci clamorosi o drammatici sono stati poi attuati. La scomoda verità, tuttavia, è che alcuni di essi lo sono stati”, hanno scritto gli analisti, tra cui Carsten Brzeski e Bert Colijn.

    L’Europa valuta la risposta ai dazi legati alla Groenlandia

    Domenica i leader europei hanno concordato di intensificare il confronto sulle possibili risposte alle minacce tariffarie di Trump, con indiscrezioni secondo cui Bruxelles starebbe valutando misure di ritorsione particolarmente dure nel caso in cui i dazi venissero applicati.

    Sabato Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti imporrebbero dazi del 10% sulle esportazioni di otto Paesi europei — Danimarca, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Norvegia e Regno Unito — fino a quando gli USA non riusciranno ad acquistare la Groenlandia. In caso di insuccesso, ha aggiunto, le tariffe salirebbero al 25%.

    Trump ha sostenuto che l’acquisizione della Groenlandia sia necessaria per la sicurezza nazionale, una posizione respinta dai governi europei, che hanno definito l’approccio una forma di ricatto.

    In vista di un vertice UE d’emergenza previsto per giovedì a Bruxelles, gli Stati membri starebbero preparando una serie di contromisure, tra cui un pacchetto di dazi su 93 miliardi di euro di importazioni statunitensi e l’eventuale utilizzo dello “Strumento anti-coercizione”, che potrebbe limitare l’accesso degli Stati Uniti agli investimenti, ai servizi finanziari e al commercio dei servizi europei. Secondo Reuters, citando una fonte UE, la prima opzione avrebbe al momento il maggiore sostegno.

    La nuova minaccia di dazi getta inoltre un’ombra sul futuro dell’accordo commerciale USA-UE raggiunto lo scorso anno, con funzionari europei che ora affermano di non poter procedere alla ratifica mentre Washington tenta di ottenere il controllo della Groenlandia.

    “A questo punto l’esito di queste nuove tensioni commerciali non è chiaro, ma è ormai evidente che non esiste più alcuna certezza in materia di commercio o dazi”, hanno aggiunto gli analisti di ING.

    Oro e argento sui massimi storici

    I prezzi dell’oro sono balzati su nuovi massimi storici durante la sessione asiatica, con un forte aumento della domanda di beni rifugio dopo l’ultima minaccia tariffaria di Trump.

    L’oro spot è salito dell’1,6% a 4.667,33 dollari l’oncia alle 02:26 ET (07:26 GMT), dopo aver toccato un record di 4.690,75 dollari in precedenza. Anche i futures sull’oro USA hanno segnato un nuovo massimo a 4.697,71 dollari l’oncia.

    L’argento ha registrato un rialzo ancora più marcato, guadagnando oltre il 4% fino a un nuovo record di 94,03 dollari l’oncia, sostenuto sia dalla domanda difensiva sia dal suo ruolo di metallo industriale.

    Il petrolio arretra

    I prezzi del petrolio sono scesi, restituendo parte dei guadagni della scorsa settimana mentre i mercati valutano il rischio di un conflitto commerciale legato alla Groenlandia.

    Il Brent è sceso dello 0,1% a 59,74 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha perso lo 0,1% a 55,95 dollari al barile.

    Il greggio era salito all’inizio della scorsa settimana per i timori che le tensioni in Iran potessero interrompere le forniture dal Medio Oriente, regione chiave per la produzione globale. Tuttavia, gran parte di questo premio al rischio è svanito dopo che Trump ha escluso un intervento militare immediato degli Stati Uniti, favorendo un ritracciamento dei prezzi prima della stabilizzazione di fine settimana.

    La Cina centra l’obiettivo di crescita nonostante il rallentamento

    Secondo i dati diffusi lunedì, l’economia cinese è cresciuta leggermente più del previsto nel quarto trimestre del 2025, grazie alle misure di stimolo e a un miglioramento dei consumi che hanno permesso di raggiungere l’obiettivo annuale di Pechino.

    Il PIL è aumentato del 4,5% su base annua nel periodo ottobre-dicembre, in linea con le attese ma in rallentamento rispetto al 4,8% del trimestre precedente, segnando il ritmo più debole degli ultimi tre anni. Su base trimestrale, la crescita è stata dell’1,2%, leggermente sopra le previsioni dell’1,1%.

    Il dato ha portato la crescita dell’intero 2025 al 5%, centrando il target ufficiale. Le autorità dovrebbero confermare lo stesso obiettivo anche per il prossimo anno, mentre la Cina continua a confrontarsi con rinnovate tensioni commerciali con gli Stati Uniti, consumi deboli e una crisi immobiliare di lunga durata.

  • I mercati europei scivolano sui timori dei dazi mentre si intensifica lo scontro su Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei scivolano sui timori dei dazi mentre si intensifica lo scontro su Groenlandia: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee hanno aperto la settimana in forte calo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato l’introduzione di sanzioni economiche contro diversi Paesi europei qualora continuassero a opporsi al piano statunitense di acquisizione della Groenlandia.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco perdeva l’1,3%, il CAC 40 francese cedeva l’1,6% e il FTSE 100 britannico era in ribasso dello 0,4%.

    La minaccia dei dazi pesa sul sentiment

    Nel fine settimana, Trump ha indicato che gli Stati Uniti sono pronti a imporre dazi sulle esportazioni verso il mercato americano provenienti da otto Paesi europei contrari all’iniziativa sulla Groenlandia. Tra questi figurano Francia, Germania e Regno Unito, oltre a diversi Stati nordici e dell’Europa settentrionale.

    Secondo il presidente USA, un dazio iniziale del 10% entrerebbe in vigore dal 1° febbraio, per poi salire al 25% a giugno nel caso in cui non si raggiungesse un accordo che consenta agli Stati Uniti di ottenere il controllo della Groenlandia, territorio semi-autonomo appartenente alla Danimarca.

    In risposta, l’Unione Europea ha già sospeso la ratifica dell’accordo commerciale UE-USA. Secondo indiscrezioni di stampa, Bruxelles potrebbe riattivare un pacchetto di controdazi da 93 miliardi di euro sui beni statunitensi, una mossa che rischia di far salire ulteriormente la tensione e aumentare la probabilità di un più ampio conflitto commerciale transatlantico.

    “Questo nuovo punto di attrito ha aumentato le preoccupazioni per un possibile indebolimento delle alleanze NATO e per la messa in discussione degli accordi commerciali siglati lo scorso anno con diversi Paesi europei, alimentando un clima di avversione al rischio sui mercati azionari e rafforzando la domanda di beni rifugio come oro e argento”, ha dichiarato Tony Sycamore, analista di mercato di IG.

    La vicenda porta sotto i riflettori il World Economic Forum, al via nel corso della giornata a Davos, che vedrà la partecipazione di leader politici ed economici globali, inclusa una nutrita delegazione statunitense guidata dallo stesso Trump.

    Attesa per l’inflazione dell’Eurozona

    Il principale dato macroeconomico della giornata è l’indice dei prezzi al consumo di dicembre dell’Eurozona, in una seduta resa più tranquilla dall’assenza dei mercati statunitensi per la festività del Martin Luther King Jr. Day.

    L’inflazione annua dell’area euro è attesa al 2,0%, in calo rispetto al 2,1% di novembre e in linea con l’obiettivo della Banca Centrale Europea per la prima volta dalla metà del 2025.

    La BCE ha mantenuto i tassi invariati dopo la conclusione del ciclo di tagli a giugno e ha segnalato il mese scorso di non avere particolare urgenza di modificare la politica monetaria, grazie a un rallentamento dell’inflazione e a una crescita sorprendentemente solida verso la fine del 2025. Il prossimo meeting dell’istituto è previsto per l’inizio di febbraio.

    Dati pubblicati in precedenza hanno inoltre mostrato che la crescita economica cinese è scesa a un minimo di tre anni nel quarto trimestre, con un PIL in aumento del 4,5% su base annua, in rallentamento rispetto al 4,8% del trimestre precedente.

    Società e settori sotto osservazione

    Il calendario societario europeo è piuttosto scarno, anche se il produttore britannico di materiali per l’edilizia Marshalls (LSE:MSLH) ha comunicato che l’utile ante imposte rettificato per il 2025 è in linea con le attese del mercato, nonostante l’incertezza nei mercati finali.

    L’attenzione degli investitori potrebbe inoltre concentrarsi sui titoli tecnologici statunitensi quotati in Europa, che potrebbero essere oggetto di misure di ritorsione da parte delle autorità europee nel caso in cui Washington procedesse con i dazi legati alla disputa sulla Groenlandia.

    Il petrolio arretra

    I prezzi del petrolio sono scesi leggermente, restituendo parte dei guadagni della scorsa settimana mentre i mercati valutano il rischio crescente di una guerra commerciale legata alla Groenlandia.

    Il Brent è sceso dello 0,1% a 59,74 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha perso lo 0,1% a 55,95 dollari.

    I prezzi del greggio erano saliti a inizio della scorsa settimana per i timori che le tensioni in Iran potessero compromettere le forniture dal Medio Oriente, area che rappresenta una quota rilevante della produzione globale. Tuttavia, gran parte di questo premio al rischio si è dissolto dopo che Trump ha escluso un intervento militare immediato degli Stati Uniti, favorendo un ritracciamento prima della stabilizzazione di fine settimana.

  • Enel stacca il dividendo mentre gli analisti alzano i target price

    Enel stacca il dividendo mentre gli analisti alzano i target price

    Riflettori puntati su Enel (BIT:ENEL) a inizio seduta, con il titolo influenzato dalla giornata ex-dividendo in un contesto debole per il FTSE MIB, in calo di circa l’1,30% a causa delle rinnovate preoccupazioni su un possibile scontro commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea. Nonostante la pressione sul mercato, diversi analisti hanno ribadito fiducia nelle prospettive di medio-lungo termine del gruppo.

    Le azioni Enel hanno ceduto circa lo 0,5% nelle prime battute di scambio a Piazza Affari, scendendo in area 9,095 euro. Il titolo resta comunque in rialzo di circa il 4% dall’inizio dell’anno e ha chiuso il 2025 con un progresso di circa il 29%, nettamente migliore rispetto al +2% registrato nello stesso periodo dal FTSE MIB.

    Oggi il gruppo stacca un dividendo intermedio pari a 0,23 euro per azione, in crescita del 7% rispetto all’acconto distribuito nel 2024, con pagamento previsto per mercoledì 21 gennaio 2026. Su base annua, il dividendo di Enel esprime un rendimento intorno al 5%.

    Enel pubblicherà i risultati del quarto trimestre 2025 il 19 marzo. Nei primi nove mesi dell’anno, la società ha registrato un utile netto di 5,236 miliardi di euro, in calo del 10,8% su base annua, anche per l’assenza del contributo delle attività dismesse. L’EBITDA si è attestato a 16,870 miliardi di euro, in diminuzione del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2024.

    Per l’intero 2025, il management prevede un EBITDA ordinario compreso tra 22,9 e 23,1 miliardi di euro e un utile netto ordinario leggermente superiore al limite alto della guidance, fissata tra 6,7 e 6,9 miliardi di euro.

    Nel comparto utilities, anche Snam (BIT:SRG) è ex-dividendo, con un acconto pari a 0,1208 euro per azione, anch’esso in pagamento mercoledì 21 gennaio 2026.

    Il sentiment degli analisti su Enel resta positivo. Morgan Stanley ha alzato il target price a 8,8 euro da 8,6 euro, mentre Deutsche Bank ha effettuato un analogo aumento a 8,8 euro da 8,6 euro. Equita SIM ha confermato una visione costruttiva, includendo Enel tra le top pick per il 2026 e mantenendo la raccomandazione buy, con un target price portato a 10,30 euro da 9,70 euro.

    Secondo Equita, la revisione riflette una maggiore valorizzazione delle attività regolate e degli asset di generazione termoelettrica, che rafforzano ulteriormente il profilo difensivo del gruppo. La SIM sottolinea il posizionamento solido ed equilibrato di Enel nel settore utilities, sostenuto dalla forte esposizione alle infrastrutture, dalla crescita delle rinnovabili e da una gestione integrata dei margini energetici.

    Tra i principali fattori di supporto vengono citati il rinnovo delle concessioni di distribuzione in Italia, l’uscita dal regime di maggior tutela nel 2027, potenziali investimenti nella rete spagnola e la possibilità di un re-leveraging del bilancio fino a 7–8 miliardi di euro. Questa flessibilità finanziaria potrebbe essere destinata a buyback, capex o a un aumento della remunerazione agli azionisti.

    Ulteriori elementi positivi potrebbero arrivare dal nuovo ciclo regolatorio in Spagna, dallo sviluppo del mercato dei data center — dove Enel è già presente in Italia, Spagna e America Latina — e dal nuovo piano strategico atteso il 23 febbraio 2026, che potrebbe delineare nuove opportunità di crescita. Equita evidenzia inoltre che, pur con multipli in linea con le medie storiche, la valutazione resta interessante grazie a un profilo di rischio più contenuto e a una maggiore focalizzazione sui mercati regolati.

    Tra le altre mosse degli analisti, Deutsche Bank ha declassato Italgas (BIT:IG) a hold da buy, pur alzando il target price a 10,3 euro da 10 euro. La banca ha inoltre incrementato i target su Terna (BIT:TRN) a 10 euro da 9,6 euro e su Snam (BIT:SRG) a 7 euro da 6,5 euro.