I prezzi dell’oro sono diminuiti martedì, mentre nuove vendite sui metalli preziosi hanno cancellato parte del recupero della seduta precedente. Gli investitori valutano gli sviluppi dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, le aspettative sull’inflazione e le imminenti elezioni americane di metà mandato.
L’oro spot ha perso lo 0,7%, scendendo a 3.920,44 dollari l’oncia alle 00:55 ET (05:55 GMT), mentre i futures statunitensi sull’oro sono diminuiti dell’1% a 3.929,67 dollari l’oncia. Il ribasso è seguito a un guadagno dell’1,9% registrato lunedì, quando i segnali di progresso diplomatico tra Washington e Teheran avevano sostenuto le quotazioni.
Anche il resto del mercato dei metalli preziosi ha registrato perdite, riflettendo la persistente pressione delle vendite dopo il forte calo dell’oro in ottobre e la recente volatilità dei titoli tecnologici.
Metalli preziosi in ribasso mentre l’oro perde terreno
L’oro è sceso sotto i 3.950 dollari l’oncia, mentre gli investitori hanno ridotto l’esposizione ai metalli preziosi dopo il recupero di lunedì.
L’argento ha registrato una flessione più marcata, perdendo il 2,8% a 49,2455 dollari l’oncia, mentre il platino è diminuito dell’1% a 1.432,32 dollari.
Il palladio spot ha ceduto l’1,6% a 952,15 dollari l’oncia, mentre i futures sul palladio sono scesi dell’1,9% a 944,00 dollari.
Nel frattempo, l’indice del dollaro statunitense ha registrato un lieve calo dello 0,1% a 101,75.
Il modesto indebolimento del dollaro ha fornito scarso sostegno all’oro, suggerendo che le pressioni di vendita più ampie e l’incertezza sui mercati finanziari continuano a influenzare le quotazioni.
L’ultimo ribasso è arrivato dopo un ottobre difficile, durante il quale il metallo ha perso il 6,8%, scendendo sotto la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia.
Successivamente, i prezzi hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi dodici mesi, alimentando dubbi sulla solidità di un eventuale recupero a breve termine.
I negoziati USA-Iran influenzano oro e petrolio
Gli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran sono diventati un fattore importante per i mercati dei metalli preziosi e dell’energia.
Lunedì l’oro era salito dell’1,9% dopo che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva dichiarato che il suo governo aveva ricevuto maggiori poteri dalla guida suprema del Paese per portare avanti i negoziati di pace.
Anche il presidente statunitense Donald Trump aveva indicato progressi nelle discussioni, alimentando le aspettative che il conflitto potesse avvicinarsi a una soluzione diplomatica.
Gli sviluppi avevano contribuito a un calo superiore al 7% dei prezzi del Brent lunedì, prima che il mercato petrolifero si stabilizzasse martedì.
Il ribasso dei prezzi dell’energia ha contribuito ad attenuare i timori di ulteriori aumenti dell’inflazione, riducendo potenzialmente la pressione sulle banche centrali affinché adottino politiche monetarie più restrittive.
Tuttavia, nuove operazioni militari in Medio Oriente rimangono un rischio e le aspettative di progresso diplomatico potrebbero cambiare rapidamente in caso di intensificazione delle ostilità.
Il calo del petrolio potrebbe ridurre le pressioni sui tassi di interesse
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, descritto nel rapporto come in corso da nove mesi, ha contribuito all’aumento dei prezzi dell’energia e delle pressioni inflazionistiche.
Il rincaro dei carburanti e dei trasporti può influenzare i prezzi al consumo e i costi delle imprese, complicando gli sforzi delle banche centrali per controllare l’inflazione.
Un’inflazione persistentemente elevata può aumentare le aspettative di tassi di interesse più alti oppure ritardare eventuali riduzioni del costo del denaro.
Queste condizioni tendono a penalizzare l’oro, poiché il metallo non genera interessi e rende relativamente più interessanti gli strumenti finanziari che offrono un rendimento.
Il recente calo del petrolio ha temporaneamente ridotto i timori di ulteriori restrizioni monetarie.
Il rapporto tra prezzi dell’energia, inflazione e aspettative sui tassi rimane comunque un elemento importante per gli investitori che valutano le prospettive dell’oro.
Le vendite sui titoli tecnologici aumentano la pressione sull’oro
L’oro ha subito ulteriori pressioni di vendita legate alla volatilità dei mercati azionari globali.
Il calo della scorsa settimana dei titoli collegati all’intelligenza artificiale ha spinto alcuni investitori a liquidare posizioni in oro per coprire perdite su altre attività finanziarie.
Le vendite hanno contribuito alla debolezza del metallo, nonostante la sua tradizionale reputazione di investimento difensivo durante i periodi di incertezza.
I titoli tecnologici sono rimasti sotto pressione martedì, con ulteriori ribassi sui mercati asiatici dopo una più marcata ondata di vendite tra i produttori statunitensi di semiconduttori.
La persistente debolezza del settore tecnologico potrebbe quindi esporre l’oro a ulteriori liquidazioni, mentre gli investitori ribilanciano i portafogli e gestiscono i rischi legati alla volatilità.
Gli sviluppi evidenziano come l’oro possa registrare cali nel breve termine durante vendite generalizzate sui mercati, soprattutto quando gli investitori hanno bisogno di liquidità.
Le elezioni USA potrebbero aumentare la volatilità dell’oro
Gli investitori si preparano anche alle elezioni statunitensi di metà mandato, i cui risultati potrebbero influenzare gli scambi sui metalli preziosi durante la sessione asiatica di mercoledì.
Eventuali cambiamenti negli equilibri politici a Washington potrebbero modificare le aspettative sulle politiche economiche americane, sulla spesa pubblica e sull’inflazione.
Gli operatori prestano particolare attenzione alla possibilità che l’esito del voto riporti al centro del dibattito il deficit fiscale statunitense e le prospettive di lungo periodo per i prezzi.
Maggiori preoccupazioni sull’inflazione, sui conti pubblici o sull’incertezza geopolitica potrebbero aumentare la domanda di oro come bene rifugio.
La reazione del mercato dipenderà tuttavia dai risultati elettorali e dall’interpretazione delle loro conseguenze per la politica monetaria e fiscale.
Condizioni di ipervenduto e domanda cinese sostengono le quotazioni
Nonostante il recente ribasso, alcuni indicatori suggeriscono che l’oro potrebbe avvicinarsi a condizioni favorevoli per un recupero.
Una misura della forza relativa del metallo è entrata in territorio di ipervenduto la scorsa settimana, indicando che le vendite potrebbero essersi spinte troppo oltre.
Sebbene i segnali tecnici di ipervenduto non garantiscano un rimbalzo, possono suggerire un possibile indebolimento della pressione ribassista.
Anche la domanda fisica ha fornito sostegno.
Secondo ANZ, le famiglie cinesi hanno aumentato gli acquisti di oro durante il recente calo dei prezzi, approfittando delle quotazioni più basse.
Questo interesse potrebbe contribuire a limitare ulteriori perdite, soprattutto se le pressioni di vendita sui mercati finanziari dovessero attenuarsi.
La domanda fisica e i segnali tecnici dovranno tuttavia confrontarsi con gli sviluppi macroeconomici e il posizionamento degli investitori.
Prospettive per il mercato dell’oro
L’oro rimane esposto a diversi fattori contrastanti, mentre gli investitori valutano gli sviluppi geopolitici, le aspettative di politica monetaria e la volatilità dei mercati finanziari.
Le prospettive di progressi nei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto alcune preoccupazioni sull’inflazione alimentata dall’energia, mentre le recenti vendite sui titoli tecnologici hanno creato ulteriori pressioni sulle quotazioni.
Le elezioni americane di metà mandato potrebbero rappresentare un’altra fonte di volatilità, soprattutto se i risultati modificassero le aspettative su inflazione, politica fiscale o incertezza economica.
Le condizioni tecniche di ipervenduto e l’aumento degli acquisti fisici da parte delle famiglie cinesi potrebbero offrire sostegno, ma una ripresa delle ostilità in Medio Oriente o ulteriori ribassi azionari potrebbero complicare qualsiasi recupero.
Gli investitori continueranno a monitorare la posizione dell’oro sotto i 4.000 dollari l’oncia, gli sviluppi dei mercati energetici e il quadro politico a Washington per individuare segnali sulla prossima direzione delle quotazioni.

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