I prezzi del petrolio sono scesi venerdì dopo i rialzi della seduta precedente, mentre gli investitori valutano il rischio di un’ulteriore escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran insieme ai segnali di ripresa delle esportazioni energetiche da alcune aree del Medio Oriente.
Alle 06:35 GMT, i futures sul Brent con scadenza a dicembre sono scesi dello 0,7% a 101,61 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate hanno perso lo 0,8% a 92,17 dollari al barile.
I due benchmark erano saliti rispettivamente di oltre 4 e 2 dollari al barile nella seduta di giovedì.
I rialzi della seduta precedente hanno fatto seguito a un articolo del Wall Street Journal secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando l’invio di un altro gruppo di portaerei e di ulteriori truppe in Medio Oriente. La notizia ha aumentato l’attenzione del mercato sulle possibili conseguenze di ulteriori azioni militari per le forniture petrolifere della regione.
Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione dei mercati energetici per il suo ruolo di importante rotta di trasporto delle forniture globali di petrolio e gas. I mercati restano sensibili a potenziali interruzioni del traffico delle petroliere o delle infrastrutture energetiche regionali.
Riprendono i flussi delle esportazioni saudite dopo le interruzioni
L’Arabia Saudita ha riavviato le operazioni sull’oleodotto East-West e ha ripreso il carico delle petroliere dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, dopo precedenti interruzioni, secondo le informazioni fornite.
La ripresa ha contribuito al recupero di alcuni flussi regionali di esportazione, compensando in parte le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta in altre aree del Medio Oriente.
Ulteriori elementi sul fronte dell’offerta sono emersi da notizie secondo cui le raffinerie cinesi avrebbero sospeso durante ottobre le esportazioni di carburante verso destinazioni diverse da Hong Kong e Macao.
La misura potrebbe ridurre la disponibilità sui mercati internazionali di prodotti raffinati, tra cui diesel, carburante per aerei e benzina. Le forniture globali di diesel sono inoltre influenzate dalla riduzione delle esportazioni russe e dall’incertezza riguardo a possibili restrizioni sulle esportazioni statunitensi di carburante.
Secondo quanto riportato, gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi europei di valutare il rilascio delle riserve di emergenza di diesel mentre i governi esaminano le condizioni dei mercati globali dei carburanti.
I prezzi dell’energia restano al centro delle prospettive sull’inflazione
Nonostante il recente aumento dei prezzi del greggio, i segnali di ripresa dell’offerta dal Medio Oriente e l’incertezza sulla domanda globale figurano tra i fattori che influenzano il mercato petrolifero.
Gli investitori stanno inoltre monitorando le potenziali implicazioni dei prezzi dell’energia per l’inflazione e la politica monetaria.
Un aumento prolungato dei prezzi del greggio potrebbe contribuire alle pressioni inflazionistiche e influenzare potenzialmente le decisioni di politica monetaria delle banche centrali, compresa la Federal Reserve statunitense. L’entità dell’eventuale impatto dipenderebbe dalla durata e dall’ampiezza dell’aumento dei prezzi dell’energia e dalle altre condizioni economiche.

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