Oro sopra i 4.500 dollari grazie al dollaro debole e alle mosse del Tesoro USA

Large gold nugget

Il prezzo dell’oro si è mantenuto saldamente sopra i 4.500 dollari l’oncia venerdì, proseguendo il rialzo sostenuto dall’indebolimento del dollaro statunitense e dalle iniziative del Tesoro USA volte a ridurre i costi di finanziamento a lungo termine.

Il metallo prezioso ha guadagnato circa il 4% questa settimana e si avvia così verso il terzo rialzo settimanale consecutivo. Dall’inizio di agosto, l’oro registra inoltre un progresso superiore all’11%.

Alle 01:32 ET (05:32 GMT), l’oro spot guadagnava lo 0,3% a 4.530,95 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro avanzavano dello 0,3% a 4.587,11 dollari. L’argento saliva dell’1,0% a 68,79 dollari l’oncia e il platino dell’1,6% a 1.866,01 dollari. Il Dollar Index statunitense perdeva invece lo 0,1% a 98,77.

I buyback del Tesoro aiutano l’oro a consolidarsi sopra i 4.500 dollari

L’oro ha conservato gran parte dei guadagni dopo aver superato con decisione quota 4.500 dollari, un livello che aveva faticato a oltrepassare durante la recente fase di recupero. Il movimento estende il forte rimbalzo dai minimi di fine giugno, vicini a 3.942 dollari l’oncia.

L’andamento del mercato obbligazionario statunitense ha svolto un ruolo importante nel rally. Questa settimana il Tesoro ha annunciato che raddoppierà gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza attraverso il proprio programma di buyback, portandoli ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione nel prossimo trimestre.

La decisione ha contribuito a ridurre i rendimenti a lungo termine, fornendo ulteriore sostegno all’oro.

Giovedì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che il governo potrebbe aumentare ulteriormente gli acquisti, sostenendo inoltre che gli attuali rendimenti non riflettono correttamente i fondamentali dell’economia.

Il calo dei rendimenti obbligazionari tende a favorire l’oro perché il metallo non genera interessi. Quando i rendimenti dei titoli di Stato diminuiscono, si riduce il costo opportunità legato alla detenzione di oro rispetto alle attività fruttifere.

La discesa dei rendimenti ha inoltre indebolito il dollaro, rendendo il metallo meno costoso per gli investitori che utilizzano altre valute. La valuta statunitense si avviava verso una perdita settimanale superiore allo 0,8%.

Fed e mercato del lavoro restano sotto osservazione

Gli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense hanno aggiunto un ulteriore elemento al quadro. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono diminuite, indicando che le condizioni occupazionali restano relativamente solide nonostante l’inaspettato calo dell’occupazione registrato a luglio.

La Federal Reserve deve quindi continuare a bilanciare l’andamento del mercato del lavoro con le persistenti pressioni inflazionistiche mentre gli investitori valutano la futura direzione della politica monetaria.

Secondo CME FedWatch, i mercati attribuiscono attualmente una probabilità di circa il 64% al mantenimento dei tassi invariati a settembre e del 36% a un rialzo.

Tassi più elevati rappresenterebbero generalmente un fattore negativo per l’oro, poiché aumenterebbero i rendimenti disponibili sugli strumenti che generano interessi rispetto al metallo prezioso.

Anche alcuni esponenti della Fed hanno richiamato l’attenzione sull’interazione tra politica monetaria e strategia di gestione del debito del Tesoro. Le misure volte a ridurre i rendimenti a lungo termine potrebbero infatti rendere più accomodanti le condizioni finanziarie mentre la banca centrale cerca ancora di contenere l’inflazione.

Le sanzioni contro l’Iran aggiungono sostegno all’oro

Anche i rischi geopolitici contribuiscono all’attrattiva del metallo prezioso dopo che Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti imporranno all’Iran le “sanzioni più dure” della storia.

Secondo il Segretario al Tesoro, restrizioni economiche più severe potrebbero ridurre la necessità di ulteriori operazioni militari su larga scala, anche se le tensioni legate all’Iran continuano a sostenere la domanda di beni rifugio.

Gli analisti di ANZ hanno osservato che il rally di questa settimana ha inoltre rafforzato il ruolo dell’oro nel contesto della crescente diversificazione degli investitori dal dollaro e dagli asset statunitensi.

Il superamento dei 4.500 dollari è coinciso con le aspettative che il Tesoro continui a intervenire sui rendimenti a lungo termine, mentre la conseguente debolezza del dollaro ha fornito un ulteriore impulso alla domanda di oro.

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